magazzino di Ozan

Ecco il grande magazzino di Ozan  UGENTO

Da “Il tacco d’Italia” mese di giugno

Dopo la scoperta della tomba con il suo ricco corredo della fine del IV sec. a. C., sullo stesso tracciato di via Rovigo a Ugento, dal secondo saggio di scavo archeologico, emergono le fondazioni di una struttura architettonica dello stesso periodo, che lascia pensare a un complesso monumentale di notevole importanza, considerate le dimensioni dei due vani esplorati.

Si susseguono entusiastiche, le dichiarazioni dei giovani archeologi (Paolo Schiavano, Roberto Maruccia, Doris Ria), i quali, guidati da Daniela Tanzella, (Soprintendenza archeologica per la Puglia)e coadiuvati da altri studenti della Facoltà di Beni Culturali (Fabio Rosafio, Alessandro Torsello, Francesca Muscella e Ilaria De Filippis), possono continuare a lavorare con passione per lo stesso fine: ricostruire la storia della prestigiosa Ozan.

Quello che siamo riusciti ad indagare, seguendo la trincea dell’Italcogim per i lavori di metanizzazione, è solo una piccola parte, composta da due ambienti: tre filari di grandi blocchi di calcarenite nel primo e due nel secondo, un grande magazzino, come lasciano ipotizzare i numerosi frammenti di anfore commerciali. Insieme a vari resti di ceramica abbiamo trovato anche un frammento di macina da tufo.

L’antico abitato messapico si espandeva quindi proprio dove oggi sorgono le case di via Rovigo, nella parte bassa dell’odierna Ugento.

A tre voci, gli archeologi ugentini sottolineano l’importanza della loro recente scoperta: l’adattamento dei piani della pavimentazione, differenti e sfalsati provocano una pendenza nella parte centrale che risulta concava e ricavata nel bolo. Una intelligente opera di ingegneria con la quale i nostri antenati sono riusciti ad ottenere un alzato maggiore , risparmiando sull’utilizzo di ulteriori blocchi monolitici. Insomma un semi-interrato con funzione di deposito, le cui dimensioni dovevano essere notevoli, a giudicare dalla ceramica che vi era conservata, parte della quale frantumata in seguito al crollo, potrà essere interamente ricomposta. Dati archeologici che testimoniano la quotidianità e la vitalità dell’antica città fortificata da lunghe mura, tratti della quali sono stati eretti nelle immediate vicinanze.

Certamente a questo punto occorre intervenire con una maggiore valorizzazione. Un percorso già iniziato dall’assessore alla cultura Massimo Lecci, che ha sempre dato il suo appoggio e il suo incoraggiamento all’equipe di giovani ricercatori. Dopo i ritrovamenti di via Peri, all’angolo tra due strade, e quelli della cisterna di via Marconi, è facile pensare alla realizzazione di un museo diffuso, soltanto con la semplice accortezza di opportune modifiche della circolazione automobilistica.

La musealizzazione in loco, tramite fra il passato e oggi, porterà non solo a una diversa sensibilizzazione verso i beni culturali, ma ad un maggiore interessi da parte dei turisti, che potranno riscoprire l’archeologia nell’entroterra di un luogo dalle attrattive non solo balneari.

Dopo il restauro della sede del museo civico, in fase di ristrutturazione, sarà infatti possibile esporre i reperti nel deposito del locale. Diventa necessario quindi andare oltre le opportunità scaturite dallo scavo per le condutture del metano, per rendere più fruibile una città-parco-archeologico.

“Poter rivivere spazi che ci riportano così indietro nel tempo, siano quelli di una ricca sepoltura messapica e di una monumentale struttura abitativa, o quelli che restituiscono fasi di storia romana nella parte più alta, oggi risulta per noi una vera e propria sfida –affermano all’unisono Paolo, Roberto e Doris– nonostante le difficoltà di farli coesistere in un contesto moderno, il cui stile di vita non sempre risulta conciliabile”.

Commento di Stefano Cortese

Ho avuto modo di visitare il sito di via Rovigo più volte. Quello che devo sottolineare è la presenza di ceramica non solo del IV secolo a.C., ma di età tardoromana, rappresentata dalla notissima “sigillata” e che permette datazioni precise. Un grosso plauso va ai miei colleghi nello scavo e interpretazioni archeologiche ma in tendenza alle nuove prospettive archeologiche non si devono sacrificare le stratigrafie più recenti come quelli di età romane o medievali, anche se adesso si cavalca sull’onda dell’archeologia dei Messapi.

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