cave Itri

CAVE ITRI

Costituite grosso modo da tre zone, una fossile con scavi “a camino”, una ampia e abbandonata con scavi per pietre e tufo e un’altra, più profonda, ancora attiva.

Nei siti dove il banco calcarenitico assume maggior spessore, ed in particolare in prossimità delle Masserie Monaci, Itri, L’Ariò e Capurre, intensa è stata storicamente l’attività estrattiva, che praticata con mezzi manuali e per un uso immediatamente locale fino ad epoca recente, ha articolato in maniera non lesiva l’orografia di questa porzione di territorio, favorendo l’insediarsi di specie rupicole e di rettili, uccelli e mammiferi (di particolare interesse tra questi ultimi la volpe, il tasso e, un tempo, l’istrice) ed arricchendo in definitiva il sito. Assai differente è stato ed è tuttora l’impatto delle nuove tecniche estrattive, intensive e meccanizzate: un intero tratto della formazione è stato asportato in nell’area compresa tra le Masserie Li Foggi e L’Ariò, lasciando al suo posto un’immensa lacuna non solo visiva, nel paesaggio, ma anche funzionale nella sequenza dell’ecosistema utilizzata come discarica nelle aree non più attive. Queste cave costituiscono uno dei più seri fattori di degrado dell’intera area. Numerosi sono gli affioramenti della falda superficiale lungo questa formazione, altamente permeabile. (da www.parcodigallipoli.it)

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