Santa Maria al Bagno

SANTA MARIA AL BAGNO

Santa Maria al Bagno é un grazioso paesino del Comune di Nardò posto nel mezzo della favolosa baia che va da Gallipoli fino alla punta di Santa Caterina, altro centro turistico della marina di Nardò. Santa Maria al Bagno nasce come porto poiché vi trovavano rifugio le navi a causa del mare in tempesta, fu poi frequentata dagli abitanti di Nardò per gli scambi commerciali; in seguito, vista la bellezza del mare e della sua costa, i signori di Nardò incominciarono a costruirvi le loro dimore estive, ubicate a qualche centinaio di metri dal mare.

Nel medioevo fu ripetutamente saccheggiata da pirati e saraceni, in particolare, furono i Veneziani che, dopo la caduta di Gallipoli nel 1484, gli crearono più danni.
Gli abitanti furono costretti ad abbandonare Santa Maria al Bagno, riparando nei paesi vicini dell’entroterra. Le incursioni si protrassero per secoli. Per difendere le popolazioni da questi attacchi, nel 1563, Carlo V realizzò un programma di difesa delle coste costruendo una lunga catena di torri di avvistamento, a quell’epoca risale infatti la torre del Fiume di Rivabella.

Ora il paese è sede di villeggiatura degli abitanti dei comuni vicini e dei turisti alla ricerca di acque cristalline e coste selvagge.
Santa Maria al Bagno sorge in uno scenario caratterizzato da un alternarsi di rientranze e sporgenze, punte aspre e dolci pendii, boschi e pinete.

La costa é bassa e comoda per la discesa al mare. Per gli amanti della spiaggia, basta spostarsi al centro del paese dove c’è una spiaggia piccola (1)

La baia jonica della rinascita – Santa Maria al Bagno: la quiete dopo la tempesta

6 maggio 2010 in Nardò | Tags: Daniela Bacca, Santa Maria al Bagno | by Redazione

di Daniela Bacca

Santa Maria al Bagno accoglie, fin dalla genesi, il sole dei tramonti tra i più suggestivi e vivi del Sud. Un sole d’accoglienza, ospitalità e speranza che nel corso dei secoli, con la sua luce calda ed i suoi colori accesi, ha sorriso e seguito il cammino e le rotte della gente salentina e delle civiltà mediterranee.

(ph D. Bacca)

Approdo gentile e villaggio ospitale di: operosi pescatori, che vissero tra gli scogli, le grotte, la sabbia della sua pittoresca baia; nobili villeggiati, che innalzarono incantevoli dimore e ville eclettiche rosse, gialle, rosa, azzurre e bianche; di pellegrini devoti, che oggi si ritrovano lungo i sentieri del mare e della terra nella processione settembrina tra le più emozionanti del Salento.

Scrigno di Storie personali e di Storia collettiva. Santa Maria fu il bagno dolce, mitico e generoso, grazie alle sue fresche acque, alle sue materne insenature, alla mitezza del clima e delle gente. Santa Maria fu anche il bagno timoroso, amaro e doloroso, a causa degli attacchi dei pirati e dei saraceni medievali, e, dopo tanti secoli, sulla scia profetica dei “corsi e ricorsi storici”, del terrore legato alla Seconda Guerra Mondiale, come ci suggeriscono le Quattro Colonne appartenenti alla Torre difensiva e costiera del Fiume di Galatena, e le casematte militari a forma di igloo.

Santa Maria abbraccia ogni passo umano e pellegrino con il suo ridente sole. Santa Maria abbracciò, tra il 1943 ed il 1947 il sole profugo degli ebrei che si salvarono e furono liberati dai campi di concentramento e di sterminio. Scelto e denominato dalle autorità inglesi come “Desplaced Persons camp n°34”, la baia ed il borgo divennero luogo dell’accoglienza e della solidarietà, immediatamente pochi giorni dopo il Natale del ’43. Le incantevoli dimore di villeggiatura balneari dei nobili furono requisite, perché destinate ad ospitare migliaia di profughi che scesero da decine di camion “umani” , parcheggiati nella piazzetta sul lungomare. Santa Maria al Bagno fu un bagno di folla che pian piano si integrò con i residenti del borgo, condividendo reciprocità, gioie, speranze, lavoro, sacrifici, tradizioni, costumi ed identità.

Gli ebrei ebbero la loro Sinagoga, realizzata in un locale della piazzetta del paese, i ragazzini frequentavano la scuola, non mancarono i momenti della gioia e ricreativi in ogni luogo della marina neretina. Le fotografie che testimoniano la loro presenza ed i loro vissuti sono scatti di spensieratezza ed amore. In meno di due anni nel campo profughi 34 furono celebrati circa 400 matrimoni, come quello, tra i più romantici ed appassionati, tra Zivi Miller e Giulia My. Fu proprio Zivi a testamentare con i suoi affreschi gli astri della religione, della nascita, della promessa e della speranza, sulle pareti di una casetta discreta, ubicata nella non lontana ed allora selvatica campagna discreta del paese. Luogo di preghiera, di amore, di segretezza, di spiritualità. I murales di Zivi, sono stati strappati da quel luogo mistico e mitico per essere custoditi nel “Museo dell’ Accoglienza e della Memoria” di Santa Maria al Bagno, frontale al mare che fu porto di arrivo e partenza di vite straordinarie.

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