Ninfeo delle Fate

NINFEO DELLE FATE – LECCE                   16/08/2008

vedi anche MASSERIA PAPALEO nella sezione Masserie

Troviamo il luogo molto degradato, molta spazzatura ed evidenti segni della presenza di “extracomunitari” che nella masseria hanno trovato un alloggio di fortuna. Le pareti e le statue del ninfeo sono consumate dal tempo e dall’incuria, notiamo anche segni di asportazione di fregi. Il soffitto del Ninfeo presenta profonde spaccature che ne fanno presagire un non lontano crollo.

l’ingresso del Ninfeo, l’architrave sulla porta è molto consumata

la cupoletta della stanza circolare

la porta di passaggio nella stanza circolare

tratto da: “Il ninfeo delle fate ” di Andrea Fiocco, Tiziana Zellino

Nella nostra esplorazione alla ricerca del Salento del mistero, siamo rimasti affascinati da un sito di notevole interesse artistico e monumentale, sul quale corrono molte storie e leggende e che nel nome stesso evoca il soprannaturale: il “ninfeo delle fate”.
Uscendo da Lecce in direzione di S. Cesario, una strada traversa porta alla Masseria Papaleo, nella quale è inglobato un ninfeo cinquecentesco. l’edificio richiama nel nome, nella struttura e nella funzione i ninfei dell’epoca greca e romana: costruzioni che sorgevano in località ricche di acqua, dedicate al culto delle ninfe, ma adibite anche a luoghi di svaghi e riunioni. Nel ‘500 diversi edifici del genere furono costruiti nella nostra provincia: di epoca precedente è il ninfeo che si trova presso la torre di Belloluogo e che tuttora è rifornito di acqua da un fiume sotterraneo.
Anche il luogo dove sorge il ninfeo delle fate era in origine segnato da palle e stagni, poi prosciugati nell’operazione di bonifica delle “tagghiate”.
Scavato in un masso monolitico, sul quale si erge la masseria, il ninfeo si compone di due vani: uno, di m. 10×5, presenta alle pareti delle nicchie con statue di ninfe scolpite a mezzo rilievo nel masso. Le statue sono corrose e sfregiate dall’umidità e l’ambiente è stato rozzamente “rinfrescato” con vernice azzurra. Il secondo vano, che ha un diametro di circa 5 m., è di forma circolare con una cupola emisferica. Da un’apertura della cupola, ora ostruita, doveva verosimilmente ricevere aria e luce. Un sedile corre lungo le pareti del locale, probabilmente una piscina.
Secondo le fonti, il ninfeo risale al sec. XVI e poté forse essere edificato da Scipione de Summa, Preside della Provincia (1532-1542) per la quasi identità dello stemma scolpito sulla porta di ingresso al ninfeo, ora assai corroso (cfr. Amilcare Foscarini, Guida Storico-Artistica di Lecce, ed. Conte, Lecce, 1929, p. 166).
Il ninfeo è detto delle fate perché si dice che in quel luogo esse amassero ritrovarsi, preferendo rocce, caverne, sorgenti; e le statue rappresenterebbero alcune delle più giovani e belle tra esse, compresa la Regina delle Fate.
Qualcuno racconta che anche oggi escono dal ninfeo – specie di notte – e che talvolta bussano alle porte delle case spaventando la gente, che possono impietrire con uno sguardo. Queste donne ultraterrene sono apparse talvolta in vaporosi abiti bianchi, talaltra nude e affascinanti: “mezze nute”, ci diceva un contadino. Possono cambiare aspetto a loro piacere, divenire alte come palazzi, rendersi invisibili o tramutarsi in animali. Una signora ci ha narrato così di avere visto un giorno un animale fantastico balzar fuori al tramonto dal canneto vicino al ninfeo in un gran polverone, e di essere fuggita spaventata. Colei che abita la masseria si dice abbia visto un giorno una fata, vestita di bianco; seduta al tavolo di casa sua, e dopo poco sparita. D’altronde, secondo la tradizione, questi esseri avrebbero corpi leggeri e mutevoli, “astrali”, dalla natura simile a quella di una nube condensata. “Sono così mutevoli per la tenuità degli spiriti che li animano, che essi possono farli apparire o scomparire a piacere” (cfr. Robert Kirk, Il regno segreto, tr. it. Adelphi, Milano, 1980, p. 14).
Nel ninfeo era nascosta l’acchiatura delle fate ed è per questo che fino a qualche anno fa non vi si faceva entrare nessuno. Ora si dice che il contadino che lavorava il fondo circostante abbia trovato, nascosta in una nicchia, l’acchiatura e che egli sia protetto dalle fate: in una notte di tempesta esse lo salvarono da un fulmine che lo sfiorò, bruciacchiandogli i calzoni, senza fargli male. Egli ci ha detto di non credere alle fate, che chiama con espressione poetica “illusione di vita”, e di non averle mai viste. Ma non è forse vero che chi riceve favori dalle fate o intrattiene rapporti con loro non deve farne parola con nessuno? (…)

altri contributi:

http://www.salogentis.it/2012/05/23/il-ninfeo-delle-fate-nella-masseria-papaleo/

http://massimonegro.wordpress.com/2013/01/15/lecce-masseria-papaleo-li-ove-dimorano-le-fate/

One thought on “Ninfeo delle Fate

  1. una meraviglia che bisogna salvaguardare ma vedo che l’articolo e’ del 2008 penso salvo smentita che nulla di positivo e successo sono pronto per fare qualcosa

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