dolmen Grassi

DOLMEN GRASSI – MINERVINO

Circondato da alberi di ulivo, non distante dagli altri dolmen ancora presenti nel territorio, risale all’Età del Bronzo (sec. XVI a.C.) e fu scoperto da Maggiulli nel 1893. Diviso in due parti distinte, di cui solo una oggi è visibile, risulta difficile stabilirne la forma originaria. Se all’origine era un unico pezzo, doveva trattarsi di un esemplare imponente e di forma allungata: la copertura misurava, in base alle ricostruzioni, m. 5,40 x 1,50 e poggiava su tredici pilastri; un’altra ipotesi è che si trattasse di due dolmen contrapposti; in Puglia rappresenta un caso isolato (P. Malagrinò, cit.). Attualmente l’Amministrazione ha vincolato tutte le presenze megalitiche rimaste nel territorio attraverso un piano di recupero dei beni ambientali, operante nel programma operativo plurifondo della Puglia 1994-99. Il territorio di Giurdignano ospitava fino a poco tempo fa sei dolmen; di questi oggi ne rimangono quattro: Grassi, Chiancuse, Orfine, Paolo Niuri, distrutti gli altri due, Sferracavalli e Cauda; un settimo esemplare, il dolmen Stabile, ricadente nel territorio di Giuggianello, è facilmente raggiungibile attraverso le vie vicinali da Giurdignano (vd. strada per masseria Quattro Macine). Per quanto riguarda il significato del termine, dolmen deriva dal dialetto bretone (dol=tavola e men=pietra): non si sa a cosa servissero in origine tali costruzioni; dagli studi svolti in proposito si presume che, per l’asse di orientamento, che coicide con il corso del sole, l’apertura rivolta ad est e alcuni scheletri ritrovati all’interno, avessero funzione sepolcrale; un’altra osservazione riguarda l’enorme diffusione del fenomeno a livello geografico e cronologico: ancora oggi in Etiopia, India, Madagascar il megalitismo è diffuso.
Visite guidate sono disponibili da parte dell’associazione culturale “Sant’Arcangelo de Casulis”.Provincia di Lecce

foto arneotrek

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