il masso della Vecchia

MASSO DELLA VECCHIA

“Lu furticiddhu de la Vecchia e de lu Nanni” costituisce uno degli elementi più singolari del paesaggio naturale del Salento.

Si tratta di un blocco monolitico di roccia calcarea che, a dirla con C. De Giorgi, “sembra a prima giunta un fungo di forme colossali col suo cappello e col suo peduncolo”, e che, ergendosi nella cornice di ulivi e lecci, ha suggestionato per secoli le genti di queste zone.

Secondo una delle leggende “dotte”, la sua origine si fa risalire ad Ercole che, sbarcato sulle coste salentine, si scontrò con l’ostilità delle popolazioni locali, ed infuriato scagliò contro di esse alcuni massi staccati dalla scogliera. La tradizione popolare invece ricorda la strega (la Vecchia) che in quei paraggi lavorava con l’arcolaio (“lu furticiddhu” è appunto l’anello di forma discoidale che, nel fuso dell’arcolaio, blocca la fibra filata) e l’orco (lu Nanni), che sicuramente non poco timore dovette incutere in queste zone. Il “Masso (o furticiddhu) della Vecchia” non è l’unica particolarità che si può trovare in queste campagne; infatti nel confinante podere incontriamo il “Letto della Vecchia”, un enorme monolite a forma di cuscino, e un masso che, secondo una leggenda attribuita ad Aristotele, viene chiamato “Piede di Ercole”.

A ridosso del muretto che separa i due fondi è facile trovare un altro masso, questa volta a forma di goccia, caduto dal proprio piedistallo, mentre poco lontano un bellissimo esemplare di pajara vigila sulla dolce campagna salentina.

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“Lu furticiddhu de la Vecchia e de lu Nanni”costituisce uno degli elementi più singolari del paesaggio naturale del Salento.

Si tratta di un blocco monolitico di roccia calcarea che, a dirla con C. De Giorgi, “sembra a prima giunta un fungo di forme colossali col suo cappello e col suo peduncolo”, e che, ergendosi nella cornice di ulivi e lecci, ha suggestionato per secoli le genti di queste zone.

Secondo una delle leggende “dotte”, la sua origine si fa risalire ad Ercole che, sbarcato sulle coste salentine, si scontrò con l’ostilità delle popolazioni locali, ed infuriato scagliò contro di esse alcuni massi staccati dalla scogliera. La tradizione popolare invece ricorda la strega (la Vecchia) che in quei paraggi lavorava con l’arcolaio (“lu furticiddhu” è appunto l’anello di forma discoidale che, nel fuso dell’arcolaio, blocca la fibra filata) e l’orco (lu Nanni), che sicuramente non poco timore dovette incutere in queste zone. Il “Masso (o furticiddhu) della Vecchia” non è l’unica particolarità che si può trovare in queste campagne; infatti nel confinante podere incontriamo il “Letto della Vecchia”, un enorme monolite a forma di cuscino, e un masso che, secondo una leggenda attribuita ad Aristotele, viene chiamato “Piede di Ercole”.

A ridosso del muretto che separa i due fondi è facile trovare un altro masso, questa volta a forma di goccia, caduto dal proprio piedistallo, mentre poco lontano un bellissimo esemplare di pajara vigila sulla dolce campagna salentina.

Ma una leggenda rende questi monumenti millenari ancora più interessanti. Secondo la storia popolare, infatti, questi luoghi erano il rifugio di una vecchia strega che amava dimorare tra queste rocce. Divideva il suo tempo tra il suo masso ed il letto e spesso si mostrava ai viandanti che passavano da queste parti. Per essi aveva in serbo una domanda ed una ricca ricompensa in caso di risposta esatta: dodici pollastrelle d’oro!

Purtroppo, la sorte di colui che, accettando la sfida, non era in grado di dare la giusta risposta al quiz era segnata: veniva trasformato in pietra!

A smaltire il gran numero di pietre che venivano accumulandosi ci pensava un degno aiutante della vecchia, un orco, che provvedeva a piazzare nuovi pietroni nei fondi vicini.

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segue tratto da: http://www.salogentis.it/2012/02/02/i-massi-della-vecchia-a-giuggianello/

 

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Letto della Vecchia

A pochi metri dal suo giaciglio, le vecchia strega poteva disporre di un fuso, lu furticeddhu. Nomenclatura medioevale per indicare un’anello a forma di disco che blocca il filo lavorato nel fuso.

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Fuso della vecchia o masso oscillante di Ercole

 

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Piede di Ercole

I Massi della Vecchia sono grossi blocchi calcarei di epoca miocenica la cui composizione calcarenitica ha favorito, tramite l’azione degli agenti atmosferici, la produzione di curiose e strane forme che la fantasia popolare ha associato, sin dall’antichità, a bizzarri nomi e leggende. Sono situati sulla Collina dei Fanciulli e delle Ninfe, in due poderi denominati “Cisterna Longa” e “Tenenti”.
I due massi più scenografici sono:

– Furticiddhu della Vecchia

Si tratta di un unico blocco monolitico la cui forma richiama la rondella di un fuso (“furticiddhu” in dialetto locale) che serviva per filare a mano la lana. Nella descrizione di Cosimo De Giorgi, la forma del monolite viene associata a un enorme fungo con cappello e peduncolo. Il monumento è legato alla preistoria locale e ad una leggenda che ricollega la sua origine ad Ercole. Infatti secondo lo studioso francese François Lenormant[11], è possibile identificare l’enorme masso con il “Masso oscillante d’Ercole” della leggenda di cui parla Aristotele nel “De Mirabilis Auscultationibus” (“Le Audizioni Meravigliose”). Il filosofo, infatti, sostenne che nella parte estrema della Japigia esiste una pietra tanto grande che sarebbe stata impresa impossibile trasportarla persino su un enorme carro. Ma Ercole, sollevatala senza alcuno sforzo, la gettò dietro le sue spalle ed essa si posò nel terreno in maniera tale che anche la semplice pressione del dito di un bambino sarebbe stata in grado di rimuoverla.

– Letto della Vecchia

Si tratta di una grossa pietra calcarea di forma circolare posta su un basamento. La denominazione deriva dalla forte somiglianza ad un enorme giaciglio. Al monumento è legata la leggenda di una vecchia che trasforma in pietre chiunque non riesca a rispondere alle sue domande. Contrariamente, chi risponde correttamente riceve in dono un gallina con sette pulcini d’oro.

– Piede d’Ercole

Si tratta di un monolite a forma di zampa di un grosso animale. Secondo la tradizione si tratterebbe dell’impronta del piede di Ercole.

 

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