grotta delle Fate

vedi anche: http://www.lapiazzataviano.it/Piazza%20sito/LA%20PIAZZA%20PDF/La%20Piazza%20-%202006%20-%20N.%2003/03%20-%202006.pdf     pagina 18

2 febbraio 2011, un cono detritico di terra e spazzatura chiude quasi l’ingresso che si apre direttamente nella caverna principale larga circa 20 metri e alta da 2 a 4 metri circa. Il pavimento è coperto da frane della volta, . Sulla sinistra si apre una stretta imboccatura che conduce in un basso corridoio in discesa, anche questo sembra opera di un crollo, sul fondo si apre una fessura dalla quale si vede un altro ambiente più in basso di qualche metro ma che non ho potuto raggiungere con i miei mezzi. Sulla destra la caverna si allarga verso il basso, sul soffitto qualche piccola stallattite,sul fondo, dietro a un grosso masso, si apre una breve galleria che sfocia in un ambiente singolare,  quasi pieno di fogli di roccia bianca staccatisi dal soffitto. Sul fondo delle frane impediscono il proseguimento. Sulla sinistra si apre invece un piccolo e basso pozzetto che immette in un lungo e basso cunicolo che non mi sono senstito di intraprendere. Visti un tutto 4 pipistrelli.

La Grotta delle Fate tra storia e leggenda

Nell’interpretazione dei ragazzi della Scuola Elementare di Salve

Sullagrotta delle Fate sono state tramandate diverse leggende; fra queste quella delle “Fate” è la più antica delle leggende salentine. E’ stata raccolta dal Tasselli in “Antichità di Leuca”.

I testi e le immagini proposti di seguito sono tratti dal lavoro “Salve Turista” realizzato dai ragazzi della Scuola Elementare di Salve nell’anno scolastico 1998/99.

La leggenda delle FateEra notte. Alcuni contadini, dormienti nei campi, furono svegliati all’improvviso da un corteo di leggiadre fanciulle danzanti e di orrendi esseri che suonavano una dolce melodia di flauti.

Con loro meraviglia il corteo scomparve in una voragine del vicino canale.

L’indomani i contadini, dopo aver cercato inutilmente nella grotta le misteriose fate, riferirono l’accaduto in paese e da allora tutti ebbero paura di avvicinarsi all’oscuro antro.

A lungo fantasticarono sulla magica visione e cercarono di identificare con ninfe e creature dei boschi le enigmatiche fate.

 

La leggenda del  Trappeto d’oroUn giorno un giovane pastore, Nicolino, per cercare le pecore smarrite, si avventurò nella grotta.Seguendo l’abbaiare del suo cane, Nicolino scoprì in fondo ad un cunicolo un’altra grotta, al cui centro c’era una massiccia macina di pietra con nella vasca sassolini d’oro al posto delle olive.

All’improvviso la macina cominciò a girare da sola, come per magia, e a macinare oro.

Nicolino, spaventato e stupefatto, corse in paese ad avvisare i compaesani, i quali si affrettarono verso la grotta per accaparrarsi la ricchezza.

Ma una volta entrati nella grotta favolosa e toccata la polvere d’oro, la macina si fermò e il frantoio in un istante diventò un vecchio e impolverato rudere.

Nella rabbia generale qualcuno scoprì sulla macina una scritta che diceva: “Pòppiti ca avutru nù ssiti, stati ‘ntre l’oru e no lu canuscìti“. Così capirono che era inutile cercare ricchezze irraggiungibili e vane, perchè il vero oro era quello donato dalla loro terra: il prezioso olio delle nostre copiose olive. 

tratto sa www.salveweb.it

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>