la chiesa del Diavolo o Madonna di Costantinopoli

La Chiesa dei Diavoli a Tricase

su gentile concessione del sito: www.salogentis.iti

immagini tratte da www.salogentis.it

Pubblicato da: Francesco Accogli | 29 gen 2009 | pubblicato in: Cripte e Ambienti Rupestri, Leggende, Tricase | 991 visite |

Patto infernale tra un Principe malvagio ed il Re del Male. Storia di forzieri d’oro mai trovati e promesse non mantenute. L’ombra del Diavolo anche sul canale del Rio.

La Chiesa dei Diavoli

Su una strada (via SS. Medici), poco praticata ed a tratti anche mal tenuta, che conduce dal centro del paese a Tricase Porto, in via Borgo Pescatori, sorge una costruzione ottagonale, oggi circondata da sterpaglia ed immondizie. Potrebbe rappresentare una meta per turisti e curiosi, ma resta, comunque, un patrimonio storico e culturale da recuperare.

Quel che si sa della struttura porta a un affascinante e arcano intreccio tra storia e leggenda. La costruzione è stata edificata per essere la “Chiesa Nuova” e tale è stata per quei contadini che oltre tre secoli fa volevano un tempio per pregare non distante dai luoghi del lavoro.

LA STORIA

Fu detta “Chiesa Nuova” anche per le particolarità che la caratterizzavano: la forma ottagonale e la posizione decentrata rispetto ai luoghi dove quotidianamente si espletavano le pratiche cittadine. Gli storici interpretano la scelta del sito come la volontà di annunciare, a chi veniva dal mare, che la Vergine era “la Celeste Patrona”, la materna custode di Tricase.
Da un’Epigrafe latina, incisa sul filatterio della porta della Chiesa, si evince che il tempio era stato fatto costruire in onore della Beata Vergine di Costantinopoli nell’anno 1685, da Jacopo Francesco Arborio Gattinara, marchese di S. Martino. Il nome del committente era evidenziato anche su un’altra epigrafe scomparsa, probabilmente trafugata, insieme alla statua che sovrastava il portale della Chiesa, tipologicamente affine a quella di Tutino.

Alcuni degli altari della chiesaAlcuni degli altari della chiesa

All’interno, gli altari di pietra erano circondati, in origine, da numerosi dipinti su tela anch’essi scomparsi nel nulla. Ognuna di quelle pitture esprimeva il titolo del rispettivo altare: sull’Altare Maggiore era raffigurata la Vergine di Costantinopoli, adorata da angeli, santi e dal committente stesso; sugli altri altari i dipinti dell’Annunciata di S. Anna, della Vergine del Carmine e di San Liborio.

La Chiesa fino al Settecento inoltrato ha svolto la sua funzione grazie all’opera di un cappellano che officiava quotidianamente la Messa, e di un custode che abitava tre stanze del tempietto, apposta adibitegli, e che faceva suonare le campane, trasferite poi, in seguito all’interdizione di fine ‘800, nel campanile della parrocchia di Sant’Angelo.
Durante la festa di San Vito, la tradizionale fiera si svolgeva nei dintorni della Chiesa Nuova, sicché la zona si riempiva di paesani e mercanti venuti da fuori. Ma quando la fiera fu trasferita nel centro di Tricase, per la Chiesa cominciò un periodo di progressiva decadenza che la portò all’attuale stato di abbandono. Così, nel 1878, una visita del vescovo Maselli ne sancì la fine con l’interdizione proprio a causa dell’avanzato degrado in cui versava.

LA LEGGENDA

Fin qui la storia, quella che si può leggere sui libri. Ma intorno alla Chiesa Nuova vi è stato, da sempre, un alone di leggenda e mistero, legati al nome del Signore del Male. Infatti la Chiesa dedicata alla Madonna di Costantinopoli, oggi è da tutti più conosciuta come la “Chiesa dei Diavoli”. La leggenda narra di tal “Principe vecchio” (del quale però mai si specifica il nome) che, secondo la tradizione popolare, aveva un rapporto privilegiato con il Re del Male.
Di questo principe si dice anche fosse molto rigido e crudele. Pare infatti non esitasse a far saltare le teste di quanti non gli andassero a garbo, nella botola della sala del trono di palazzo Gallone. Pressato dalle richieste dei contadini che volevano una Chiesa in quella zona perché gli fosse d’aiuto per scacciare la “malombra”, il principe, secondo la leggenda, chiese aiuto al suo “amico” diavolo con il quale fece un patto: il diavolo avrebbe sfruttato le forze del male per costruire la chiesa in una sola notte ed il principe, in cambio, doveva offrire, in quella chiesa, l’ostia consacrata ad un caprone, che rappresenta il signore dell’inferno.

La voltaLa volta

Il Maligno mantenne la promessa ed in più nella costruzione custodì uno scrigno pieno di monete d’oro da regalare al principe.
Ma il Principe vecchio, per quanto fosse temerario non ebbe il coraggio di sfidare Dio nel suo tempio e, venendo meno al patto, provocò l’ira del diavolo il quale scatenò un fortunale che trasportò le campane sino al canale del Rio, dove nelle notti di tempesta ancora oggi se ne udirebbe il suono. Non è casuale l’accostamento tra la Chiesa dei diavoli ed il canale del Rio.

Infatti, un’altra leggenda, racconta che quest’ultimo sia stato “scavato” in una notte di allegra follia, proprio dal signore del male. Tornando alla Chiesa Nuova, si racconta anche che, per dispetto, il maligno avrebbe fatto sparire le tele e le incisioni in pietra presenti all’interno del tempio in questione. Sempre secondo la leggenda, il Principe non si preoccupava più di tanto della collera del diavolo, ma pensò di recuperare il forziere delle monete, che trovò, ma erano di volgarissimo rame, e non d’oro come lui sperava.

Dopo la chiusura della Chiesa e la crescita di erbacce e sterpaglie, pare che molti altri tentarono il recupero del tesoro, ovviamente con poca fortuna ottenendo, di contro, l’effetto di deturpare ulteriormente quanto rimasto dell’edificio. L’ultimo mistero, quello delle entrate murate, la leggenda lo giustifica come un provvedimento teso ad arginare il Male racchiuso in quelle mura; la storia, invece, racconta che la muratura delle tre porte si rese necessaria per fronteggiare il continuo saccheggio da parte di vandali e profani.

Giuseppe Cerfeda

In “Il Gallo”, Sabato 15 Giugno 1996, p.3

Questa leggenda fa parte di una raccoltà di testi e aneddoti della stroria di Tricase, ripubblicati in un’unica soluzione nel testo “Tradizioni Popolari a Tricase” (2002), Edizioni dell’Iride, a cura di Francesco e Carlo Accogli

NOTA: la muratura che impediva l’accesso all’edificio è stata rimossa nel 2002, un primo passo verso un piano di recupero e rivalutazione della struttura.

TRICASE –

LA CHIESA DEL DIAVOLO E LA LEGGENDA DEL PRINCIPE VECCHIO

Tanti secoli fa regnava a Tricase un principe tanto spietato e crudele che per un nonnulla faceva giustiziare quanti potevano disturbare la sua nobile vista. Questo principe veniva chiamato dai suoi sudditi “Principe Vecchio”.

Essendo perseguitato dalle richieste di alcuni contadini che volevano una chiesa nella zona dei SS Medici, il principe decise di chiedere aiuto al suo amico Diavolo con il quale instaurò un patto: il Diavolo avrebbe costruito in una sola notte la chiesa sfruttando l’energia malefica ed in cambio il principe, in quella stessa chiesa, avrebbe dovuto offrire un’ostia consacrata ad un caprone che rappresentava Satana.

Lucifero non venne meno al patto e, costruita la chiesa in una sola notte, decise di regalare al principe anche un forziere di monete d’oro.

Il principe tuttavia, nonostante tutta la sua malvagità, non ebbe il coraggio di sfidare Dio e non mantenne il patto prestabilito.

Tutto ciò scatenò l’ira del re del Male che fece scoppiare un violento fortunale trascinando le campane della chiesa sul fondo del Canale del Rio. Ed e’ proprio per questo motivo che durante le tempeste ancora oggi si sente il suono delle campane che giacciono in fondo al mare.

Ancora furioso per essere stato raggirato, il Diavolo ritornò in chiesa e fece sparire i dipinti su tela e le sculture in pietra che adornavano l’altare.
Il Principe non si preoccupò più di tanto dell’ira del diavolo, anzi corse a recuperare il forziere nel quale però, al posto dell’oro, trovò delle inutili monete di rame.
Da quel giorno i cittadini di Tricase decisero di murare le entrate per evitare che lo Spirito del Male uscisse fuor

Il Principe Vecchio e il Libro del Comando

Tanto tempo fa, nel palazzo Gallone di Tricase, viveva un principe molto crudele che aveva dei rapporti di profonda amicizia con il Re del Male. Tale e tanta era la sua amicizia che ogni suo desiderio veniva immediatamente esaudito dal Diavolo. Questo principe, probabilmente per la sua età veneranda, veniva da tutti chiamato Principe Vecchio.

I cittadini di Tricase, vedendo le opere soprannaturali che il Diavolo compiva per ordine del Principe ed intimoriti del fatto che la situazione si potesse aggravare, decisero di scoprire in che modo il Principe riusciva a comunicare e a farsi ubbidire dal diavolo.

Per questo motivo, due uomini si introdussero nottetempo nel palazzo e osservarono il Principe di nascosto. Ad una certa ora, lo videro dirigersi verso una stanza del castello. Entratovi, disserrò un baule, tirò fuori un grosso libro rosso, lo posò su un leggio e lo aprì. D’un tratto la stanza fu immersa da una luce rossa come di fuoco e apparve il Re del Male che disse: Comanda padrone e io ubbidirò. Il principe rispose: Voglio che entro domani sera le acque del mare invadano la piazza. Il Diavolo riprese: Va bene, eseguirò.

I due uomini, molto spaventati da quel che stava per accadere, aspettarono che il Principe uscisse ed entrarono nella stanza. Avevano intenzione di chiedere qualcosa che neanche il Signore delle Tenebre sarebbe riuscito a realizzare. Riaprirono il libro, si ripeté l’incanto di luce e riapparve il Diavolo: Comanda padrone, disse. Comando torte d’acqua e sarcine de rena. Tutto ciò naturalmente era impossibile da realizzare ed il Re del Male, per la vergogna e l’ira per non poter fare quello che gli era stato comandato, scappò e scomparve nel nulla insieme al libro, sconfitto dal coraggio e dall’astuzia dei due.

La leggenda narra che, se non fosse stato per quei due uomini, oggi la piazza del castello sarebbe sommersa dal mare.

 

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