specchia di Giuggianello

SPECCHIA DI GIUGGIANELLO

Il grande basamento della specchia di Giuggianello: centro fortificato messapico o santuario? Comunque uno straordinario sito archeologico da valorizzare

Pasquale Maggiulli, storico e studioso locale di Muro Leccese, in un volumetto pubblicato a Lecce nel 1909, “Specchie & trulli in Terra d’Otranto“, riferisce che in prossimità dell’abitato di Giuggianello, sotto il basamento di un antichissimo trullo, che si ergeva sulla Serra a levante, furono ritrovati pochi anni prima due idoletti in terracotta, rappresentanti il busto di una divinità femminile. Tali idoletti, raccolti in una collezione privata poi andata distrutta, confrontati con altri tre ritrovati in Sardegna in un grande “Nuraghe” della Nura secondo uno studioso del tempo, il Bresciani, raffiguravano Astante Sidonia, dea venerata dai Fenici, assimilata a Venere ed alle divinità semitiche della pioggia.
La frequenza fenicia nel Salento,
sembra essere attestata oltre che da ritrovamento di monete cartaginesi, specie a Ugento, dal toponimo salentino “Aradeo“, da “Arado”, fiorente città fenicia. Questa e numerose altre ipotesi sui toponimi salentini, sulla presenza di Galli e Elleni, sulla provenienza degli Japigi-Messapi (il toponimo Oria deriverebbe “Ur”, città sumerica, così Mesagne da “Messane Padda” della I dinastia sumerica 2550-2380 a.C.), sono contenute nei due volumi di “Japigia uno stato sovrano dal IV secolo a.C.” (Capone Ed.) pubblicati da Mario Franchini, medico leccese e appassionato di filogia, una passione ereditata dal padre Romeo, filologo e studioso, amico e compagno di studi di Oronzo Parlangeli.
Oggi, a cento anni dal ritrovamento degli idoletti, il grande basamento della Specchia di Giuggianello (con circa 20 metri di diametro), è stato individuato e in parte esplorato nei primi mesi di quest’anno da una équipe di archeologhi dell’Università di Lecce, di concerto con la Soprintendenza archeologica, sotto la direzione di Francesco D’Andria. Il gruppo era composto da Giovanni Mastronuzzi, Valeria Melissano, Amedeo Galati, Emanuela Andreano.
Da quanto si è appreso, D’Andria ha catalogato la costruzione come una torre di avvistamento messapica, forse collegata al vicino centro fortificato messapico di Muro Leccese. Resta però
il mistero degli idoletti allora ritrovati che potrebbe far pensare anche ad un santuario.
Molte novità potrebbero ancora emergere in quanto la struttura è enorme e solo in minima parte è stata indagata; massi riutilizzati si notano nelle campagne circostanti. Ma esiste il problema della mancanza di fondi da parte del Comune per proseguire una eventuale ricerca.

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