motta Torricella

MOTTA TORRICELLA  – SUPERSANO

foto  Angelo Puscio

Specchia Torricella, più volte citata da studiosi locali ( De Giorgi ) come monumento di interesse archeologico, ma variamente datato, consiste in un terrapieno circolare artificiale, con tracce di una torre sulla sommità.
Recenti ricerche dell’Università degli Studi di Lecce ( Insegnamento di Archeologia Medievale ) hanno dimostrato che si tratta di una Motta di età Normanna, presumibilmente databile alla fase di conquista del territorio nel corso dell’XI secolo. Si erge in un’area già frequentata in età classica, sebbene i vari reperti visibili in superficie si riferiscono al periodo di frequentazione della Motta, che pare sia continuato sino al XIV secolo.Attualmente sono visibili nella parte superiore della Motta le fondazioni della torre e, disseminati sul terreno, abbondanti frammenti di ceramica medievale.
La Motta è un tipo di monumento raramente attestato nell’Italia Meridionale, al di fuori dei riferimenti nelle fonti documentarie.Nel Salento molte altre motte dovevano esistere, ma sono state distrutte.
Un Casale Torricella è attestato in un documento del 1464, mentre il feudo Torricella figurava in un atto del 1641.

tratto da www.comune.supersano.le.it

I normanni giunsero in Puglia e, in generale, nell’Italia Meridionale, intorno all’anno Mille. Si trattava di popolazioni nordiche che avevano da appena cento anni conquistato quella regione settentrionale della Francia che da essi prese il nome: la Normandia.

In poco tempo le bande normanne presero il controllo del meridione italiano, togliendolo ai longobardi e, nel caso della Puglia e del Salento, ai Bizantini. La loro tecnica di conquista era semplice: una o più bande si fermavano nelle campagne impedendo che esse fornissero il necessario sostegno alle città. Affamando le città, si assicuravano il controllo del territorio circostante.

Per fare questo, dovevano essere in grado di costruire in breve tempo delle adeguate fortificazioni: le motte. La motta normanna non è altro che una collinetta artificiale, circondata da un fossato. Il materiale estratto dal fossato di protezione era indispensabile per innalzare la collina. Sulla collina veniva costruita una torre in legno di uno o, al massimo, due piani, destinata a dimora del signore; una prima palizzata proteggeva la torre e la sommità della motta; una seconda palizzata, innalzata immediatamente all’interno del fossato, proteggeva il cortile esterno della motta. In questo modo si veniva a creare una semplice ma efficace fortificazione.

Le motte erano sconosciute nell’Italia meridionale prima dell’arrivo dei normanni; attualmente, in Puglia, ne esistono solo due riconosciute: la motta di Vaccarizza, vicino Troia, in provincia di Foggia e la Motta di Torricella, in agro di Supersano, lungo la strada che da Torrepaduli (frazione di Ruffano), porta a Surano.

La Motta di Torricella (da www.japigia.com)

Trovare questo antico monumento, fortunatamente, non è difficile ed il fatto che è proprio vicino alla strada aiuta moltissimo. Basta un rapido sguardo a Google Earth che ci permette di individuarlo alle coordinate geografiche di 40,002832 gradi di latitudine nord e 18.299543 gradi di longitudine est. In pratica, sono solo 4 km e mezzo dall’uscita di Ruffano, prendendo la strada provinciale che conduce a Surano.

La motta è a destra della strada, nascosta tra gli ulivi. Oggi, sembra una semplice collinetta, alla cui sommità, al posto della casa dell’antico signore normanno, c’è un grande ulivo secolare; una strada serpeggia tra i campi coltivati, seguendo, probabilmente, il percorso dell’antico recinto.

Al tempo dei normanni, mille anni fa, questi luoghi erano probabilmente molto diversi. Per costruire la motta c’era bisogno di tanto legname: qui c’era il grandissimo Bosco di Belvedere, che copriva un’area enorme, nel cuore del Salento meridionale, e la motta era ai margini del bosco, forse ad indicare il principio di quello sfruttamento agricolo che, con il volgere dei secoli, avrebbe portato alla scomparsa di questa antica foresta.

In verità, passeggiando ai margini della motta è possibile vedere ancora alcuni lecci e qualche quercia vallonea, probabili discendenti del Bosco di Belvedere. Lungo le pareti, coperti dall’edera, gli enormi massi che formano i fianchi della collina artificiale.

La collina è poco più alta degli alberi d’ulivo circostanti ma, complice il territorio pianeggiante, si scorge un bel panorama tutt’intorno che permette allo sguardo di rincorrere le serre ed i paesi vicini.

Il suolo è disseminato di cocci, nei quali è possibile riconoscere pezzi di vasellame e, soprattutto, di tegole; non è possibile datarli con precisione ma impasto e forme ne suggerirebbero un’origine medioevale; antichi documenti rinascimentali recano notizie di un Casale di Torricella e di un feudo con lo stesso nome. Di entrambi, comunque, oggi si è persa qualsiasi traccia.

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