Rudiae

Lecce. Gli antichi fasti di Rudiae. L’odierno abbandono e degrado.

tratto da http://massimonegro.splinder.com/

Ci manca un pezzo di storia, della nostra storia. Non so cosa insegnino oggi ai bambini delle scuole elementari o ai ragazzi delle scuole medie del Salento. Ma a me è mancato un pezzo della nostra storia.
L’ho scoperto, come dire, strada facendo e forse questa espressione è anche azzeccata. Infatti il mio incontro con l’antica civiltà dei Messapi l’ho avuto facendo un bel pò di strada, sempre con la mia immancabile bicicletta, rosso metallizzata “Aquila”, andando per strade di campagna da Tuglie verso Alezio e arrivando in un fondo dove si poteva camminare tra le tombe dell’antica necropoli di Aletium.
Da grande ho provato a documentarmi, ma era e resta difficile. Fortunatamente in questi ultimi anni c’è stato un fiorire di interventi che hanno portato a recuperare vaste aree archeologiche, ma molto resta ancora fare.
Il Salento non è solo la terra del Barocco, ma ancor prima di questo, è la terra dei Messapi.

L’occasione di questa nota è una passeggiata organizzata dal prof. D’Andria per manifestare contro lo stato di completo abbandono in cui versa Rudiae. L’antico centro messapico alle porte di Lecce.

Nel descrivere la zona, al di là del ritenere molto eloquenti le immagini che vedrete nel video, riprendo quanto scrisse nel ‘500 il Galateo.

“Ne han fatto crollare le costruzioni il tempo e il contadino, che ogni traccia dell’antichità distrugge. Da ogni parte si scorgono ammassi di materiale che furono mura, sepolture a non finire, piene di piccoli vasi di argilla e di ossa. Il nome e la fama, noti a parecchia gente, svanirono insieme con essa. Ora l’intera zona è coltivata, o a seminativo o ad uliveto …… .Tiene in vita una città disfatta il solo nome di Quinto Ennio, che vivrà per tanto tempo, per quanto esisteranno le lettere latine”.

Nella seconda metà dell’800 il Castromediano denunciava la continua distruzione perpetrata dai contadini. Ora, nel 2010, denunciamo il completo abbandono dell’area da parte delle Istituzioni.

L’intera area archeologica è vastissima; si stima di circa 100 ettari. Rudiae doveva essere protetta da alte mura, per quel lasciano intendere la larghezza delle loro fondazioni, per una lunghezza stimata di circa 4 km. Ora quel poco che resta di queste mura è completamente ricoperto da rovi.

L’area archeologica è a circa tre chilometri da Lecce. Il sito racchiude sin sé sia l’antico insediamento messapico sia le successive sovrapposizioni più tarde di età romana (dall’VIII sec. A.C. all’età romana).

Dalla vastità dell’area e da quello che è stato rinvenuto, Rudiae doveva essere un centro molto importante, con costruzioni imponenti e importanti; tra queste quello che si ritiene un anfiteatro.
Questa zona, vista dall’alto ha una forma ellittica, tipica di quel tipo di costruzioni. Inoltre il piano della zona si trova sotto il livello dei terreni circostanti e lungo il perimetro si possono notare imponenti blocchi di pietra che lasciano pensare, o immaginare, a delle gradinate.

Da lì si arriva al cosidetto fondo “Acchiatura”. Questo fondo è di proprietà comunale e racchiude quello che dovrebbe essere il cuore del futuro parco archeologico di Rudiae.
Ritengo che sia facilmente intuitivo il perché i nostri avi chiamassero quel fondo con quel nome. Non solo quel fondo ma l’intera zona circostante sarà stata fonte di ritrovamenti più o meno casuali, ma forse anche voluti e cercati, che sono andati ad arricchire collezioni private o anche case di normali cittadini che trattenevano per se quello che recuperavano quando scavavano o dissodavano la terra. Non voglio neanche pensare a quello che è andato distrutto nella costruzione delle fondamenta delle ville e delle case della zona.

Gli scavi condotti nell’800 delle necropoli di età messapica di Rudiae, ha consentito il recupero di numerosi vasi di importazione greca che sono ora conservati nel Museo Provinciale S. Castromediano di Lecce.

La zona è in stato di completo abbandono. Dal ‘500, come potrete vedere dalle foto, nulla è cambiato.

http://www.youtube.com/watch?v=nQoOkLWMo-E

Si è ora in attesa di un finanziamento da parte delle Regione Puglia (la manifestazione era appunto per sensibilizzare il Presidente Vendola e l’Assessore Capone) affinché si possano iniziare i lavori di recupero dell’area.
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Dopo questo “dotto incipit” consentitemi di condividere con voi alcuni momenti simpatici di quel pomeriggio.

Il primo riguarda un simpatico siparietto che si è avuto proprio al centro del “presunto” anfiteatro, disquisendo proprio sulla reale origine e destinazione di quell’area.
Il Prof. D’Andria ad un certo punto del suo discorso si era lasciando andare a commenti non certo lusinghieri verso chi aveva condotto degli scavi negli anni ’50 e ’60.
Quello che ritengo un professore, forse di scuola superiore, che mi era accorto non aveva fatto altro che borbottare dall’inizio della passeggiata, non ne ha potuto più ed è sbottato con una lunga arringa in difesa del lavoro fatto sin ad oggi pur con scarsi mezzi ovvero soldi.
Insomma, anche tra professori, si è arrivati quasi al “ma sai chi sono io?”, con un D’Andria che alla fine è sbottato dicendo “Allora pubblichi quello che mi va dicendo e poi ne riparliamo!”. L’altro non si è fatto prendere in castagna e gli ha risposto “Quello che le sto dicendo è già stato pubblicato da un bel pò di tempo. Si prenda la briga di leggerlo e di documentarsi prima di parlare”.

Il secondo riguarda l’entrata nella camera mortuaria. Come avrete capito dalle foto, non sono stato sempre dietro alla comitiva e ogni tanto mi staccavo per andare alla ricerca di qualche scorcio particolare da fotografare.
Quando ho visto quella tettoia e quel buco nel terreno con le scale completamente ricoperte da rovi … la curiosità è stata tanta … anche perché mi sono detto “se aspetto che arrivino i finanziamenti e la fine dei lavori per fare un giro della zona, capace che per l’età le ginocchia non mi sorreggeranno più”. Capito! Niente scuse. La curiosità era tanta.
Cappuccio della tuta in testa e giù velocemente per le scale. Il primo scatto all’interno della camera è venuto mosso perché, mentre stavo per scattare, mi sono accorto che un ragno di dimensioni “importanti” mi stava camminando sulla mano destra.
Inconvenienti del “mestiere”.

giovedì, 08 luglio 2010

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