Santa Maria alla Porta

Galatina. S.Maria alla Porta tra antiche devozioni e simboli massonici.

Posted on febbraio 26, 2012 di Massimo Negro
http://massimonegro.wordpress.com/2012/02/26/galatina-s-maria-alla-porta-tra-antiche-devozioni-e-simboli-massonici/

Poco distante dal centro abitato di Galatina, lungo una stradina di campagna, ecco apparire d’un tratto una cupola. Una visione indubbiamente strana per la nostra vista, abituata al più a scorgere la pietra irregolare dei “furneddhri”. Maggiormente insolita perché da lontano appare poggiata sulla nuda campagna, al riparo dietro un muretto un secco.

 

Avvicinandosi l’arcano si svela e il mistero lascia spazio allo stupore. Un ampio e profondo incavo di forma quadrangolare, scavato nella roccia, accoglie al suo interno la chiesa di Santa Maria alla Porta la cui cupola, e solo questa, è quanto appare all’esterno alla vista di chi procede lungo la strada che attraversa quello che una volta era l’antico e ormai perduto casale di origine basiliana, Pisanello.

Una  zona di Galatina, quasi al limitare di Sogliano, che richiama antiche presenze nella storia della nostra terra; echi di un tempo in cui l’attuale centro era ancora ben lontano dall’essere eretto.

Nei pressi, nel 1882 venne ritrovata dall’archeologo galatinese Luigi Viola un’antica stele messapica (del II – III a.C.), conservata ora nel Museo cittadino Cavoti, e attribuita ad una statua di Afrodite.
Da lì passò il santo pescatore Pietro mentre attraversava il Salento nel suo viaggio verso il luogo del suo martirio. E la tradizione racconta che il sant’uomo  stanco del suo viaggio si ebbe a riposare, a trovare sollievo, sedendosi su un grosso masso. Difficile dire se effettivamente Pietro passò per i quei luoghi. Certo è che se una tradizione del genere si ebbe a tramandare per secoli, questo può essere stato possibile solo grazie alla presenza in quei luoghi di un sito popolato sin dai tempi di antichi. (continua…)

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La cripta di Santa Maria della Porta nel casale di Pisanello a Galatina

9 giugno 2010 di Raimondo Rodia

Pisanello fu un casale bizantino, come si evince da un documento risalente al 1427, ed era ubicato tra Noha, Sogliano, Galatina, in una favorevole posizione viaria.

La sua fondazione corrisponde alla tipologia insediativa “basiliana” che presuppone un ruolo di polo attrattivo svolto da un luogo di culto come appunto quello di S. Maria della Porta, di altre cappelle come S. Anna, presso il casale vicino di Pisano, S. Antonio, S. Maria di Cantalupo, S. Nicola, S. Eulalia, S. Maria della Candelora e di altre ormai scomparse che crearono nella zona una vasta trama di sedi di culto.

Una stele con una iscrizione messapica del IV secolo a.C., trovata nel 1882 ed attualmente visibile al museo civico Cavoti di Galatina, resti di vasi in terracotta rinvenuti nella zona e la presenza di frammenti di ceramica risalenti allo stesso periodo ritrovati in un campo posto ai confini di ponente della contrada di proprietà della famiglia Giannini, ci possono far pensare ad un insediamento messapico nella zona. Infatti l’enorme quantità di frammenti, la varietà delle fatture dei vasi, la loro concentrazione, fanno presumere che in questa zona potesse esistere una fornace con centro di vendita oppure un grosso centro commerciale, distrutto per cause ignote .

Una leggenda vuole il passaggio di S. Pietro in questa contrada. L’apostolo, provenendo da Otranto, avrebbe sostato e riposato su di masso esistente nella zona. Anche le leggende, però, vanno alimentate, così il celebre vescovo di Otranto, ma dimorante a Galatina, Gabriele Adarso De Santader nel 1670 trasferì una pietra attualmente conservata nella chiesa matrice di Galatina lasciando sul posto una colonna con l’iscrizione memoriale
hic S. Petri defessi levamen.

Il De Giorgi attribuisce la distruzione del casale ai soliti saraceni; interessante a questo proposito una graziosa filastrocca raccolta dal Casotti nel libro “Opuscoli rari” edito a Firenze nel 1874, ed alludente alle “acchiature “ cioè i tesori nascosti del territorio:
Pisano e Pisanello distrutti fur dai mori sotto l’altar maggiore si trovano i tesori.
Questo episodio può essere avvenuto nel V secolo con le guerre gotiche oppure nel 944 per opera di pirati algerini, oppure di mori che altro non sono che i turchi, i quali, conquistata Otranto nell’ agosto del 1480, rivolsero le attenzioni con brevi scorrerie all’interno del territorio salentino.

In una di queste incursioni, in cui perse la vita il conte Giulio Antonio Acquaviva di Conversano il 7 Febbraio del 1481 , vennero messi a fuoco non solo Soleto e Galatina, ma anche tutti quei piccoli casali senza mura che, da quel momento in poi, rimasero disabitati. Non a caso dalle visite pastorali e dai sinodi otrantini che vanno dall’inizio del XV secolo fino alla fine del XVII il casale Pisanello è riportato come loco inhabitato.

Dai registri angioini il casale risulta infeudato fin dal tempo di Carlo I d’Angiò che lo aveva concesso a Boemondo Pisanello e che alla sua morte era passato al figlio Guglielmo il 13 Settembre 1275.

Succeduta al padre Guglielmo, Caterina Pisanello nel 1329 porta in dote al marito una vasta baronia che oltre a Pisanello comprendeva Alliste, Felline e quote di Carpignano, Tutino, Puzzomanno, Pisignano ecc.

Durante il XIV secolo Pisanello era incluso nei territori di Gualtiero VI di Brienne conte di Lecce; nel 1353 fu infeudato a Filippo di Altomonte, successivamente nel XV secolo agli Alami. Nello stesso secolo passò a Luigi Dell’Acaia poi a Vincenzo e Antonio De Noha, anche se nel 1489 Antonello De Noha, indebitato per oltre 104 ducati verso i fratelli Zaccaria di Venezia, subisce il pignoramento di Pisanello e Noha . La famiglia d’Acaya lo possiede fino al 1525.

Le nozze tra Adriana De Noha e Girolamo Montenegro mutarono l’intestazione feudale a nome dei Montenegro. Dopo un breve possesso di Orazio Guarini, che aveva acquistato Pisanello nel 1606, il territorio entrò a far parte della vastissima baronia degli Spinola con Galatina , Soleto, Noha, ecc.

Da un documento presente nell’archivio di stato del notaio Emilio Arlotta del 22 Luglio 1906, registrato al n° 93 del repertorio generale ed al n°610 dello speciale, relativo alla domanda di separazione di Noha dal comune di Galatina, risulta che Noha ebbe autonomia comunale fino al 1811, quando venne fagocitata dalla potente Galatina. Dal documento si evince anche che Pisanello, suffeudo di Noha sin dal 1200 fino all’epoca catastale, ha gli stessi diritti del feudo di Noha a cui era legato. Infatti molti documenti del casale di Pisanello sono legati alle vicende del feudo di Noha, come risulta da un documento di un contratto del 1439 con il quale Boezio De Noha compra dal principe Giovanni Antonio Orsini Del Balzo i possedimenti di Sava e Giurdignano avendo già Pisanello, Villanova, Alliste, Felline ecc. e in questa direzione vanno fatte le prossime ricerche.

Passando ora alla descrizione della cripta di S. Maria della Porta faremo alcune congiunture che sono ancora da verificare. La cripta situata lungo una strada campestre a pochi centinaia di metri dalla strada statale 476 di proprietà delle sorelle Gaballo, ha l’invaso originale non più visibile. Questo invaso si potrebbe trovare sotto od attorno all’attuale complesso architettonico, costituito da un chiostro scavato e da una chiesa in muratura, datata 1889, con copertura a cupola e di forma circolare. Sicuramente il chiostro di quello che doveva essere un cenobio basiliano scavato nel tenero tufo sul finire del XIX, secolo come abbiamo visto dall’iscrizione presente sul mosaico della chiesa circolare, diviene un cosiddetto giardino di delizia, prova ne sia appunto il mosaico che ricopre non solo la chiesa ma anche il chiostro, con la presenza di gradino sedile, fontane e ninfei fatti con le conchiglie.

Il cenobio basiliano era nell’attuale zona della chiesa, che stranamente ha una forma circolare che ben si adatta alla zona dell’ingresso dell’antico monastero. Attualmente rimangono a testimoniarlo tutt’intorno alla chiesa un’intercapedine che, dietro all’altare, sembra portare ad un corridoio o “dromos” ed alle cellette dei monaci.

L’antica cripta doveva avere tre navate divise in nove campate da quattro pilastri come nella cripta di S.Salvatore a Giurdignano. Inoltre la cripta, come altre chiese di rito greco, doveva essere triabsidata e con un’esposizione est-ovest.

Non ci sono tracce di arredi litoidi, iconostasi od altro tra “bema” e “naos”. Il chiostro con la chiesa si trova cinque metri sotto il piano della campagna e con l’edificazione del complesso edilizio di cui abbiamo riferito ha subito notevoli trasformazioni e, purtroppo, danni da parte di vandali o tombaroli poco attenti verso questo bene storico.

http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/06/09/la-cripta-di-santa-maria-della-porta-nel-casale-di-pisanello-a-galatina/#more-5691

S. MARIA ALLA PORTA … UN SEGNO DI SPERANZA

http://massimonegro.splinder.com/

Cari amici, consentitemi di fare un pò di “sana” retorica.
Nell’ultima nota ci siamo lasciati parlando dello stato dell’edicola votiva che ricorda il passaggio di San Pietro nel feudo di Galatina. Un simbolo che appare, se non abbandonato grazie a chi ancora pone dei fiori dinanzi all’immagine del Santo, sicuramente in una situazione di significativa incuria e degrado.
Oggi ci spostiamo di poche centinaia di metri e andiamo a visitare il fulcro di quella che un tempo era sicuramente una zona abitata già prima della nascita della nostra città: l’antico casale Pisanello dove è situata la Chiesa di Santa Maria alla Porta. Siamo sempre nella zona del passaggio del Santo.

Un segnale, un simbolo di speranza.

Perché questa affermazione.
Perché l’attuale proprietà dopo averla recentemente acquistata ha già avviato, anzi si stanno per concludere, le pratiche amministrative per l’avvio dei lavori di recupero del sito.
E’ un segno di speranza perché a fronte di una città che fa “qualche fatica” a ritrovare e valorizzare la propria storia, l’intelligenza e la sensibilità di una famiglia rendono possibile manter viva la memoria di un luogo e delle nostre radici.
Come scriveva nell’Alto Medioevo, Bernando Maestro di Chartes, i moderni sono dei nani poggiati sulle spalle di giganti. Putroppo una certa classe dirigente galatinese, politica ma non solo, includendo anche la cosidetta società civile, è stata, è talmente miope da non vedere “i giganti” che gli si pongono davanti.
Per cui non si può non goire nell’apprendere certe notizie.

Finite le mie considerazioni personali vengo brevemente alla descrizione del sito.

La documentazione non è molto ricca.
L’attuale complesso, ultimato nel 1899, dovrebbe sorgere su i resti di un’antica cripta, S.Maria alla Porta, sede di una fondazione basiliana (non vi sono elementi architettonici per individuarla). L’attuale Chiesa e il chiostro si trovano a circa 5 metri sotto il livello stradale. Lungo il chiostro si mantiene ancora in discrete condizioni l’antico Ninfeo e nel mezzo dell’incavo, tra il chiostro e la chiesa vi è quello che sicuramente una volta era un bellissimo giardino (il giardino delle delizie).
Lungo il corridoio centrale che dall’androne di accesso porta alla Chiesa, era presente un colonnato di cui rimangono come uniche tracce i basamenti delle colonne in pietra leccese; purtroppo le colonne sono state nel tempo trafugate.
Ma non sono gli unici danni compiuti, visto che la leggenda di antichi tesori (c’è un antico detto “Pisano e Pisanello distrutti fur dai mori sotto l’altar maggiore si trovano i tesori”) ha condotto malintenzionati a scavare anche nella roccia alla ricerca di antichi tunnel e stanze del tesoro. Fortunatamente i danni non sono ingenti e non hanno intaccato l’antico mosaico dell’attuale complesso.

Ma le storie, forse leggende, che si raccontano intorno all’antico Casale sono tante e di queste se ne avrò modo vi racconterò nei prossimi giorni.

Grazie della vostra attenzione.

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