masseria Cutura

CUTURA MELISSANO o masseria “spaccata”

 

La masseria Cutura appartiene al comune di Racale, ma sita nelle immediate vicinanze di Melissano.

La masseria, era provvista di un recinto per accogliere le greggi di pecore e capre che, un tempo, vagavano al pascolo nella grande, fertilissima tenuta.ed è stata divisa dalla strada statale che collega Melissano con Felline, nonostante la forte opposizione del proprietario. Gli studiosi ritengono che non sia “molto antica” ma nel Tavolario di Luca Vecchione del 1760 a proposito del perimetro del feudo di Ugento la annovera segnalandola come confine tra Melissano, Ugento e Racale. La sua costruzione è quindi anteriore alla metà del ‘700. A tal proposito riporto l’articolo che ho pubblicato recentemente su La Madonna della Coltura- Fede, storia e tradizione”, Parabita, 2002: “Il termine Cutura per i Parabitani richiama subito alla mente il nome della Madonna, da secoli venerata e amata sopra ogni altra cosa, personaggio o avvenimento”[1].

Cutura però è un toponimo presente in diverse aree del Salento tra cui Melissano, dove esistono due contrade di siffatto nome: la prima è situata nella parte nord-est del paese mentre la seconda parte è ubicata sul triconfinio con Racale e Ugento, sulla strada provinciale Melissano-Felline. Il nome Cutura riporta alla mente dei melissanesi la rivalità esistente sino al secondo dopoguerra tra le famiglie più rappresentative: Corvaglia e Panico. I Corvaglia possedevano la cosiddetta “Cutureddha” (per distinguerla dalla “Cutura” molto più ampia dei sig. Panico) in una estesa tenuta nei pressi dell’attuale strettoia via Cultura. Questo possedimento, situato sul pendio del paese dove affiorava roccia in quantità ingente, era assai vicino al centro urbano di allora e inglobava un’antica cappella. Del palazzo signorile adibita a masseria dai Corvaglia, sito nel possedimento stesso (era collocato dove oggi sorge la villa dell’ex sindaco Roberto Falconieri sulla via chiamata appunto Luigi Corvaglia), si hanno scarse notizie e ciò farebbe presagire che non sia molto antica. Assai più antica appare la tenuta dei Panico. In tale zona si erge una masseria definita dallo Scozzi “non molto antica e piuttosto modesta”[2], ma l’affermazione del compianto professore dovrebbe essere abiurata.Essa risale nella metà del XVIII secolo e lo possiamo dedurre attraverso due prove che ora analizzeremo e che testimoniano la nascita della masseria. Serio-Santantonio nella loro opera su Racale analizzando il catasto conciario del 1754 (effettuato a 11 anni di distanza dal primo catasto, sul chiudersi di un intenso periodo di calamità), argomentando sull’urbanizzazione del centro, asseriscono che “… tuttavia risulta assai consistente l’area non coltivata, quasi il 41% del totale: essa si estendeva dagli << Specchi>> al mare ed in parte nella valle a sud-est del paese nella zona dei << Curti di Cola>> destinata di lì a non molto ad essere interamente smacchiata e a diventare l’odierna Cutura”[3] . In questo secondo catasto quindi, la zona presa in considerazione, non è altro che una distesa di alberi che verranno abbattuti per far posto ad una “Cutura”ed a una masseria che prende il nome della contrada; una conferma la possiamo trovare in Luca Vecchione nel suo Tavolario del 1761 dove riporta i confini di Ugento ricavati dall’apprezzo: “… e sull’altra via che porta in Ugento vi sta un’altra cappella in mezzo alla strada ben anche divisoria fino a giungere al triconfinio tra Felline, Racale e Ugento e proprio in confine della masseria di D. Francesco Basurto, detta la Cutura, seu curti di Cola, in territorio di Racale”[1]. La masseria quindi è costruita tra il 1754 e il 1761 ed è stata anni or sono tagliata in due dalla nuova strada Melissano-Felline, nonostante la forte opposizione del proprietario, Saverio Panico. Possiamo dunque affermare che questa Cutura era originariamente una foresta dal nome latinizzato <<Curti Coli>> (o di Cola) che smacchiato nel ‘700 divenne tenuta dei Basurto di Racale, costruendovi una masseria che perdette la sua originaria fisionomia attraverso i rifacimenti datati 1800 tra cui la recinzione per le pecore (i Curti).  Per quanto riguarda l’etimologia, l’ipotesi maggiormente plausibile sarebbe quella della “Cuddhrura” ( o “Cuta”), cioè un’antica quota seminativa; da notare però che in entrambe le zone considerate sono presenti numerose rocce e pietre nel terreno che farebbero ricollegare l’etimologia del vocabolo Cutura ai “Cuti”, cioè pietre o pezzi di roccia i quali affioravano dal terreno. Oggi di queste contrade rimangono della prima solo il nome mentre della seconda i ruderi della masseria. Soltanto gli anziani posseggono qualche vago ricordo che gelosamente custodiscono, prima che questi ricordi possano essere spazzati dall’insensibilità dell’uomo. (Stefano Cortese)

dal giornale della Pro Loco “Rosso di Sera”:

(…) alla fine del 1800, quando la famiglia Panico (…) acquistò dal Duca Nicola Basurto, di racale, la masseria “Cultura” o “Curti di Cola”. L’acquisizione di 100 ettari di fertilissimo terreno, ben presto vitati e quindi fortemente redditizi, determinò, in un contesto di forte frammentazione della proprietà fondiaria, la supremazia economica della famiglia Panico che i fratelli Luigi e Michelangelo Corvaglia contrastarono sia sul piano politico-amministrativo, che sul piano economico. I Corvaglia, infatti, tentarono inutilmente di riequilibrare i rapporti di forza mediante l’acquisto della lontana masseria “Marini, estesa per circa 180 ettari (molti dei quali malarici e macchiosi) e mediante la costituzione di un “partito” che si opponeva all’Avv. Felice Panico, referente dell’amministrazione comunale di casarano nella frazione Melissano. Ma dopo pochi decenni. Crollato il sistema economico che si reggeva sulla proprietà fondiaria, dell’importanza della masseria Cutura rimane solo il ricordo.

Ancor più sbiadita è la memoria del ritrovamento, nei pressi della masseria, di un sito archeologico. Giuseppe Cortese, infatti, ricorda che nei primi anni 50 del secolo scorso, durante i lavori di scasso del terreno della zona denominata “Spagnoli”, furono scoperchiate delle sepolture, contenenti scheletri e corredi funerari. Secondo la tradizione orale, la necropoli apparteneva ad un non meglio identificato convento degli “Spagnoli”. Il toponimo trova conferma nel Catasto Onciario dell’Università di Racale che, tra i territori della masseria “Curti Nicola” o “Cultura”, elenca il luogo detto “la calcara di Cola di monte Ercole o Spagnoli (…)

“Il duca Basurto possiede una massaria nominata “Curti Nicola” con curti murati in secco con una lamia, con stalle e un acquaro per li bovi, una pagliera per rimettere paglia e capanne per comodo delle carrette, col portone dalla parte di borea, con l’aria di pietra naturale per triturare le vettovaglie e con li seguenti territori: tumulate diciotto di terra parte agreste parte macchinosa loco detto la calcara di Cola di monte Ercole o il Spagnolo”

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>