Vora Grande di Barbarano

VORA GRANDE DIBARBARANO

Attualmente è chiusa da un muretto ed inferriata.

Le Vore di Barbarano sono certamente due tra le più importanti e note cavità carsichedella Provincia di Lecce. Sono ubicate presso la periferia del centro abitato di Barbarano, frazione del comune di Morciano di Leuca. Distano circa 300 m l’una dall’altra e sono note con il nome di Vora Grande (quella posta più a sud) e Vora Piccola.

VORA GRANDE VORA PICCOLA
N° catastale Pu114 Pu115
Longitudine * 5° 52′ 8” 5° 52′ 1”
Latitudine * 39° 51’46” 39° 51′ 50”
Quota s.l.m. 128 m 129 m
Dislivello massimo -33,9 m -25,0 m
Superficie della base 970 mq 240 mq
Data ultimo rilievo topografico 1995 2000

* Cartografia: I.G.M. 1:25.000 – Foglio 223 Presicce I SO. Longitudine Est dal Meridiano di Monte Mario.

Note geologiche, morfologiche ed ecologiche

Le vore si aprono nel pianoro compreso tra la Serra di Morciano (Serra Falitte) e la Serra di Montesardo, pianoro che si estende lineramente per oltre 20 km in direzione NO-SE, da Taurisano al Capo di Leuca. La roccia carbonatica affiorante sulle serre è cretacica ed ascrivibile alla formazione dei Calcari di Melissano. Nel pianoro invece si rinvengono le più recenti Calcareniti del Salento, di età pleistocenica; secondo la Carta Geologica d’Italia in scala 1:100.000, tale formazione sarebbe direttamente sovrapposta ai calcari cretacici. Però, con ogni probabilità tale modello stratigrafico è alquanto semplificativo: è probabile, infatti, la presenza di formazioni mioceniche e plioceniche interposte tra le calcarenti affioranti ed i calcari.

Comunque le Vore di Barbarano si aprono interamente nelle Calcareniti del Salento, roccia che nella porzione superficiale, e per una profondità massima di 5 m, è stata interessata sino agli inizi del XX secolo, da un’attività estrattiva di pietre da costruzioni, in tutta l’area delle vore. Questo è un fatto significativo, dato che fronti di cava si rinvengono anche presso gli ingressi delle voragini, e ciò potrebbe aver avuto delle implicazioni importanti nella formazione degli ingressi di queste cavità carsiche. La profondità massima di Vora Grande e Vora Piccola è rispettivamente di 34 e 25 m. Tuttavia vi sono dei dati discordanti in letteratura: ad esempio, MARTINIS (1970) riporta profondità superiori di circa 10 m per entrambe le voragini. C’è da notare, però, che rispetto al rilievo topografico del 1967 realizzato dal Gruppo Speleologico Modenese non si evince alcuna discrepanza metrica significativa.

Entrambe le vore hanno una morfologia composita, dato che sono costituite da una camera inferiore, con struttura a campana, a cui si sovrappone un vano di forma subcilindrica, con pareti verticali. Tra queste due subunità morfologiche si evidenzia una venuta d’acqua, in maniera diffusa, osservabile nella camera inferiore sotto forma di stillicidio perenne. Questo fenomeno è alimentato dal drenaggio dell’acqua di una falda superficiale posta a circa 20 m di profondità rispetto al piano campagna. Lo stillicidio è responsabile della formazione di meravigliose concrezioni stalattiche che ornano la parte sommitale della camera inferiore.

Tra i due ambienti sono osservabili, inoltre, cunicoli suborizzontali non percorribili per più di 5 m. La base di entrambe le vore è occupata da uno spesso cono detritico, costituito da depositi clastici e da materiale di natura antropica (contenitori metallici, stoffe, carcasse di animali, ecc.). Non vi è alcun proseguimento sul fondo. Una passerella scavata lungo le pareti di entrambe le vore permette al visitatore di raggiungere altezze intermedie all’interno, anche senza l’ausilio di un’attrezzatura speleologica specifica. Gli ingressi sono ampi, con diametri di 15 e 10 m, rispettivamente per Vora Grande e Vora Piccola. Questo garantisce una illuminazione sufficiente e tale da permettere la colonizzazione di organismi fotosintetizzanti fin sul fondo delle grotte. Comunque l’irraggiamento diretto alla base si ha solo quando il sole è all’azimut e solo nel settore settentrionale; per il resto lo spazio ipogeo si trova nella penombra perpetua.

L’umidità è sempre elevata e la temperatura varia nell’arco dell’anno in un ristretto range di valori. Per tali ragioni sul fondo delle vore si rinviene una flora umbrofila ed igrofila, costituita dalla felce Asplenium scolopendrium, detta “lingua di cervo”, ed il muschio Mnium, specie queste altrove distribuite in prevalenza sui rilievi, ma nel Salento esclusive dell’ambiente di grotta. Proseguendo dal fondo delle vore verso l’esterno, tali specie lasciano il posto ad elementi sempre più eliofili, cioè tipici dell’ambiente esterno, tanto che gli ingressi delle grotte sono colonizzati da una vegetazione di macchia mediterranea. Per quanto concerne la fauna, sono stati osservati alcuni esemplari di rospo (Bufo bufo), escrementi di roditori e varie specie di insetti, mentre il passero domestico (Passer domesticus) popola gli anfratti lungo le pareti delle grotte. Non sono noti elementi faunistici spiccatamente troglofili.

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tratto da Shunt, gruppo speleologico neretino

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