grotta del Serpente o Tam-Tam

GROTTA DEL SERPENTE – PORTO BADISCO  o grotta TAM TAM, da trovare

lunghezza 65 m

In questa grotta pare che sia stato avvistato un misterioso umanoide che suona il tam-tam. riporto per dovere di cronaca quanto si dice, avvertendo che l’unica cosa certa è la fantasia dell’estensore.

(questa storia del tam-tam fu inventata da Isidoro Mattioli per attrarre l’attenzione dei media.

IL MISTERO DELLA GROTTA DI BADISCO

(Riassunto: Isidoro Mattioli, speleologo deceduto nel 2006, durante l’esplorazione della grotta

nel 1975 avrebbe sentito strani rumori tipo tam-tam. In un’altra esplorazione nel 1985 avrebbe

visto una specie di omino alto 80 cm e udito prolungati suoni di tam-tam.)

di Giuseppe Colamine’ – Indagine tuttora in corso,  avviata dal Dr. Mauro Panzera, inquirente CUN Lecce,  su eventi di natura non identificata, verificatisi fra il 1975 ed il 1985 in un sito preistorico del Salento.

Il materiale d’indagine è stato sintetizzato nella presente relazione da Giuseppe Colaminè, Coordinatore CUN settore Italia Meridionale Peninsulare.

Siamo nel 1975, in Puglia, nella zona di Otranto.    Isidoro Mattioli sta esplorando un’antica cavità naturale definita GROTTA DEL SERPENTE, situata a non più di 300 metri dalla più famosa GROTTA DEI CERVI,

nella quale sono stati rinvenuti pittogrammi preistorici di incerto significato.

Mattioli è nella grotta, si fa strada faticosamente in un cunicolo tortuoso, quando avverte distintamente un rumore…

Si tratta del banale effetto della caduta di sassi, un suono familiare ed allarmante per uno speleologo, in quanto premonitore di un imminente crollo, ma stavolta il rumore è accompagnato da un altro suono,

cadenzato, innaturale: TRE BATTITI, ottenuti dall’impatto di un corpo solido sulla roccia.

Al momento l’esploratore rimane stupìto, ma non da peso alla cosa.     Le esplorazioni del complesso di grotte continuano diluite nel tempo ed arriviamo al 1985, ben 10 anni dopo, quando Mattioli , insieme

ad altri 4 speleologi i cui nominativi sono per loro volontà coperti da segreto, ritornano nella grotta del serpente.

Stavolta non solo si avverte ripetutamente il rumore del battito cadenzato, ma la cosa assume toni da brivido quando viene notata l’ombra di una sagoma proiettata su di una parete della grotta.

C’è una girandola di torce che tentano di illuminare una incredibile creatura in movimento; uno degli esploratori vi riesce e per pochi attimi i cinque fissano la sagoma di un essere dai contorni non

ben definiti, alto circa 80 cm, con un cranio ovale appuntito e due occhi che emettono una fluorescenza rossastra.

Paura, stupore, incredulità.. ma non c’è tempo per pensare perchè inizia un nuovo fenomeno:  un rumore crescente e ritmato ottenuto dal battito di mani su tamburo (di questo Mattioli è sicuro poiché,

oltre ad essere uno speleologo, è un conciatore di pelli), il ritmo è simile a quello di un tam tam, una sorta di crescendo,  articolato in maniera tale da far spostare il suono in varie direzioni, una

polifonìa tipica di molte tribù primitive.

Isidoro Mattioli avverte un istintivo pericolo ed insieme agli altri esce dalla grotta mentre il rumore continua.     Ha la lucidità di verificare se all’esterno sono in funzione apparecchiature agricole

che possano aver provocato un effetto eco all’interno della grotta, ma la sua ricerca è infruttuosa.     I cinque speleologi restano attoniti davanti l’ingresso della grotta ad ascoltare quell’assurdo tam tam

che cesserà dopo quasi un’ora, in un decrescendo uguale e contrario a quello con cui è iniziato.

La cosa non può restare sotto silenzio; Mattioli informa il Professor ANATI, paletnologo, il quale fornisce una spiegazione tipicamente paranormale: secondo lui gli speleologi hanno avuto un contatto telepatico

con non ben definite ENTITA’ abitanti nel sottosuolo.

Anni di silenzio, di riflessioni, anni di vuoto, sui quali ora il CUN si propone di far chiarezza e nel 1999 Isidoro Mattioli interpella la Professoressa CARROZZO,  Geologa dell’Università di Lecce, esperta

in esplorazioni geo-radar, la quale ha già effettuato radio-scansioni della zona in questione.     Ovviamente non vi sono risposte agli interrogativi posti , ma una frase pronunciata dalla cattedratica con una

certa aggressività e riportata successivamente sul quotidiano LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, colpisce l’inquirente Mauro Panzera:

“Cosa vuol sapere, Mattioli: se per caso là sotto esiste qualcosa, se là sotto c’è qualcuno?”

Sempre nel 1999 Mattioli si rivolge al Giudice MARITATI, futuro Sottosegretario all’Interno.   Riceve rassicurazioni circa un prossimo interessamento sulla questione ma la cosa non ha seguito.  Del resto un uomo

politico ha ben poco da fare di fronte ad un enigma di questo tipo.

Mattioli rivela i fatti e sulla GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO dell’1 febbraio 2000 viene fuori un’intera pagina dedicata al mistero della grotta del serpente.

Veniamo ad oggi: l’accesso alla grotta del serpente è ostruito poiché in quel sito ora si trova un campo seminato e questo è un fatto che ha dell’assurdo.

Come è possibile che le Autorità preposte alla tutela delle antichità abbiano autorizzato l’ostruzione dell’accesso ad una cavità di alto valore geologico?       I dati tuttora in possesso del CUN parlano di

un campo seminato che copre il varco di entrata; quest’ultimo sarebbe apparso come uno smottamento del terreno, attraverso il quale un dotto obliquo porta nella cavità ipogea.    La chiusura dell’accesso potrebbe

essere stata ottenuta zaffando la parte iniziale del dotto con una quantità di terreno sufficiente a reggere il peso di un aratro, a meno di non voler correre sicuri rischi di smottamento.     A prima vista si

tratta di un’operazione di notevole portata ed allo stato attuale non possiamo fare a meno di sospettare che chi l’ha eseguita avesse un interesse ad occultare l’ingresso della grotta.

Perchè?  Per seminare sul campo?    Troppo poco.    L’area potrebbe essere ugualmente sfruttata sul piano agricolo, evitando i pochi metri quadrati di accesso alla cavità.        L’eventuale esproprio da parte

dell’Autorità pubblica potrebbe riguardare solo una piccola zona circostante l’ingresso della caverna e comunque i proprietari degli appezzamenti terrieri della zona hanno solo da guadagnare sul piano economico

dalla fama di cui godono le loro proprietà.

C’è qualcosa che non quadra e già da oggi abbiamo la sensazione che urteremo contro un muro di gomma.    Mai la parola insabbiamento sarebbe stata usata più propriamente.

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L’accesso alla Grotta del Serpente, ubicato a circa 27 m s.l.m., è attualmente
ostruito da materiale di riporto. Originariamente, esso era formato da una dolina di
crollo collegata con uno stresso passaggio e, quindi con un primo ambiente completamente
ipogeo. La grotta prosegue in direzione NNW attraverso due ambienti
paralleli, separati da un setto di roccia. Dopo circa 13 m, un diverticolo diretto aE, dal quale si dirama anche un cunicolo percorribile per pochi m, permette l’accesso
in un’ulteriore galleria. Possibili prosecuzioni, in guisa di anguste strettoie,
sono poste nella zona settentrionale dell’ipogeo. Concrezioni stalatto-stalagmitiche,
marcatamente allineate secondo la direzione di sviluppo della grotta, corrispondente
a quella generale dell’intero sistema di Badisco, costituiscono il più
recente deposito di grotta. Nei 65 m esplorati e rilevati, la grotta presenta dislivelli
di pochi metri e, pertanto, le volte sono ubicate a pochi m al di sotto del piano
campagna

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