l’Abisso o Lu Bissu

L’ abisso di Castro è un’ampio duomo di crollo di pianta ovoidale, con asse maggiore parallelo alla costa. Pareti e volta hanno struttura di recente distacco sin poco sopra il livello idrico dove si osserva ancora qualche traccia di erosione.

18,25237634 39,59594559   ( 39° 59′ 42″N – 5° 57′ 58″E )

Latitudine 39 59 46,8 N   Longitudine 18 25 03,2 E

L’Abisso o l’Abisso di CastroMarina è una cavità di crollo per carsismo ubicata all’estremo sud del territorio di Castro a pochi metri dal mare. E’ su proprietà privata e non è possibile accedervi senza consenso della proprietà che ne cura la sicurezza. E’ chiusa con un robusto boccaporto per cui, a meno di autorizzazione, è inutile anche la semplice visita nell’intorno della cavità. La grotta (in realtà è un imponente sprofondo con un piccolo foro in superfiicie) è importatissima dal punto di vista scientifico in quanto è uno dei più affascinanti habitat ipogei della costa adriatica. Sul fondo si trovamo acque dolciastre e presenza di fauna anchialina.
Considerato preminente l’interesse scientifico su quello geomorfologico si consiglia l’approfondimento della conoscenza sugli habitat anchialini, già oggetto di vari conferenze tenute dal Prof. Pesce. (da www.micello.it)

a circa 600 metri dall’abitato di Castro marina, a sinistra, sud, della litoranea Castro-Tricase, a circa 50 metri dal mare. Si dice che, durante la guerra, i sottomorini si fornivano di acqua dolce.

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SALVATORE INGUSCIO1, EMANUELA ROSSI1,
MARIO PARISE2, MARIANGELA SAMMARCO3
1 Laboratorio ipogeo salentino di biospeleologia “Sandro Ruffo”, Nardò (LE)
laboratorio@avanguardie. net
2 CNR, Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, Bari
m. parise@ba. irpi. cnr. it
3 Università del Salento, Dipartimento Beni Culturali, Lecce
GROTTA LU BISSU (PU 141),
HOT SPOT DELLA BIOSPELEOLOGIA ITALIANA

Thalassia Salentina n. 32-2009

INTRODUZIONE
La grotta Lu Bissu (Pu 141) (termine dialettale per indicare “l’abisso”) è una
delle più importanti cavità italiane dal punto di vista biospeleologico, nota
per la ricchezza e diversità della sua fauna.
Le prime ricerche biospeleologiche in questa grotta risalgono a quando
il prof. Stammer dell’Università di Breslavia scoprì, nel 1937, tre nuove specie:
i copepodi Metacyclops subdolus e M. stammeri, e l’acaro Lohmannella
stammeri, descritte successivamente da KIEFER (1938) e VIETS (1939). Hanno
successivamente visitato e studiato la fauna della grotta il prof. Ruffo, negli
anni ’40 e ’50, e tutti i maggiori biospeleologi italiani da allora fino ad oggi
(INGUSCIO and ROSSI, 2007).
Il nome originale della grotta, accatastata da Ruffo e Manfredi verso la
metà del secolo scorso, si riferisce al bisso delle cozze che probabilmente
crescevano al suo interno ma, nel tempo, si è trasformato in “l’Abisso”, illudendo
speleologi alle prime armi sulle sue reali dimensioni. La cavità, infatti,
è profonda meno di una decina di metri, dal pozzetto di ingresso nel soffitto
alla base del cono detritico.
L’ingresso di grotta Lu Bissu è situata in una proprietà privata nel comune
di Castro (LE), a poche decine di metri dal mare e si sviluppa nella Formazione
dei Calcari di Castro, dell’Oligocene (MARTINIS, 1967), che affiorano
diffusamente su questo tratto della costa salentina. Si tratta di calcari di colore
bianco, che costituiscono un complesso di barriera della piattaforma
carbonatica Apula (BOSELLINI and RUSSO, 1992), in strati di spessore variabile,
con diffusa presenza di fossili, essenzialmente coralli, briozoi ed echinidi. In
superficie, il Calcare di Castro presenta numerose microforme carsiche, ben
visibili nei dintorni dell’imbocco della grotta, e risulta immergere di pochi
gradi verso SSE.
La grotta (Figg. 1 e 2) è costituita in gran parte da un unico ampio ambiente
allungato in direzione SW-NE per circa 60 m, e largo da 20 a 28 m;
l’ingresso (Fig. 3) è costituito da un pozzetto attualmente profondo poco più
di 5 m, che porta su un esteso cono detritico (Fig. 4) derivante dallo scarico
nell’ambiente naturale di inerti e materiale di risulta. Da segnalare inoltre
che all’interno della cavità è presente una tubazione tramite la quale viene
emunta acqua, presumibilmente a fini irrigui.
In corrispondenza dell’imbocco e dei suoi immediati dintorni, la volta è
limitata ad un diaframma di roccia variabile da 0. 8 a 1. 5 m, mentre allontanandosi
dall’ingresso il suo spessore va aumentando, per l’abbassamento
del soffitto della cavità.
Il cono detritico di origine antropica, che costituisce il principale elemento
morfologico della cavità, si sovrappone e ricopre grossi massi di crollo;
esso è circondato su tutti i lati, ad eccezione di quello NW, dalla presenza di

acqua (Fig. 5). Sono ben visibili sott’acqua grossi massi franati, prodotti dagli
originari crolli che hanno determinato lo sviluppo della cavità, così come
essa oggi si presenta.
Si entra nella grotta attraverso un foro nella volta, oggi chiuso da una
copertura in lamiera. Una seconda apertura (Fig. 6), di dimensioni modestissime
(poche decine di centimetri nella parte sommitale), è ubicata più ad E
rispetto a quella d’ingresso; tale apertura secondaria è attualmente coperta
da un boccapozzo (Fig. 7). La grotta Lu Bissu, sulla base della testimonianza
di alcune persone del posto, sarebbe stata utilizzata durante la seconda guerra
mondiale per rifornire di acqua gli equipaggi dei sommergibili.
La grotta è impostata su un sistema di discontinuità ad orientazione NESW,
che si segue lungo la volta per tutta l’estensione della cavità. Numerose
fratture, in parte beanti, sono visibili sulla volta, e di frequente isolano blocchi
in precario equilibrio (Fig. 8). La zona a maggiore fratturazione all’interno
della cavità è costituita dal settore SW (Fig. 9): qui si riconosce infatti
un cono detritico secondario, alimentato dal distacco di blocchi di piccole
dimensioni dalla parete occidentale della grotta. Inoltre, all’estremità SW
della cavità, si apre uno stretto passaggio (Fig. 10), parzialmente mascherato
da massi di crollo, che conduce in un altro ambiente di piccole dimensioni,
anch’esso allagato nella parte più bassa.

Scarsa la presenza di depositi
secondari di grotta all’interno
de Lu Bissu, ma va detto che i
massi di crollo e il cono detritico
hanno in buona parte coperto
l’originario ambiente ipogeo;
si riconoscono comunque
localmente colate calcitiche e
stalattiti di piccole dimensioni,
particolarmente concentrate nei
settori meridionali ed orientali
della grotta.

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