grotta Remo Mazzotta

Grotta di interstrato. Un lungo cunicolo immette in una grande sala caratterizzata da crolli. Da questa si diramano due cunicoli, uno verso E per 10m e uno verso W per 15m.

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La tipologia della cavità in questione sembrerebbe di una grotta di interstrato. Tanto è vero che la cavità, si inserisce tra un leggero strato di calcareniti di Andrano e i calcari di Castro.
L’ingresso della grotta, che si trova ad una quota di m.123 S.L.M. è celato in parte da un grosso albero di fico, il cui tronco e i propri rami, partono direttamente dal piano di base della cavità, che rispetto al piano di campagna è di m. 2,30 più basso. La base della prima sala; che ha una forma ellittica, di 12×7 m. è costituita da materiale argilloso verso il centro, e da pietre di varie dimensioni per il resto della superficie, probabilmente provenienti dalle pareti.
In questo primo ambiente abbiamo notato, specialmente sulla volta, diversi esemplari di Ortotteri Troglophilus Andreini Hidruntinus, di Aracnidi Metidae Meta Bourneti, e un esemplare di pipistrello Ferrum Equinum (?).
L’umidità relativa misurata in questo ambiente ancora influenzato dal clima esterno, nel mese di gennaio 1998 è risultata del 65%, la temperatura di 10.8 C°.
Continuiamo la descrizione inoltrandoci in uno stretto cunicolo lungo circa 14 m. in direzione ovest, che ci immette in un ambiente più ampio ma molto basso circa 45 cm. con un umidità R. dell’88 % e temperatura di 15 C°. Da qui si diramano due cunicoli, uno va verso est per altri 10 m. terminando con una modesta saletta appena concrezionata, dove alla base si notano alcune tane di animali; l’altro cunicolo invece prosegue in direzione ovest per 15 m. da qui comincia un continuo e lento stillicidio che infanga spesso il terreno.
Proseguendo per questo angusto cunicolo, alla nostra sinistra si nota un notevole accumolo di sedimento terroso, che ostruisce gran parte della cavità.Superati due restringimenti al termine del suddetto cunicolo, entriamo in un ambiente abbastanza ampio da permetterci di avanzare in posizione eretta. QUESTA è LA PARTE DELLA GROTTA TOTALMENTE NUOVA, SCOPERTA IL 14-12-97 DURANTE UN’ ESPLORAZIONE.
L’ambiente si presenta con una galleria fossile, formatasi probabilmente in un primo momento, in un ambiente freatico anche in pressione; vedi i vari scallps sulle pareti della grotta originati dalla turbolenza dell’ acqua; ed in un secondo tempo, una volta che questa ha abbandonato la cavità, è cominciato il lento processo di concrezionamento che in alcuni punti è particolarmente vistoso e bello.
Anche in questo ambiente si notano diverse tane di animali sparse sul sedimento terroso, che caratterizza quasi tutti gli ambienti.
Questa galleria si sviluppa con una lunghezza complessiva di 60metri la sua larghezza da un massimo di m. 4,14 tende a diminuire man mano che si avanza in direzione nord-ovest, fino a diventare uno stretto e impercorribile cunicolo. In questa ultima parte l’umidita R. è risultata dell’ 83,4% e la temperatura di 16,5 C° rispettando la media annuale delle temperature riscontrate all’esterno.
Anche in questo ultimo ambiente si sono rinvenuti diversi esemplari di fauna ipogea: un esemplare troglobio di Coleoptera, Carabidae, Scaritinae Italodytes Stammeri Antoniettae(?) che è risultato il ritrovamento piu importante di tutti, ancora diversi esemplari di Troglophilus Andreini Hidruntinus, molti esemplari di collemboli, in particolar modo notati in prossimità di escrementi di mammiferi, poi Miriapodi, Diplopodi, altri Aracnidi e molluschi Oxichilus Perspectivus.
Altro particolare di rilievo da segnalare è il rinvenimento di diversi frammenti di ceramica notata in tutti gli ambienti della grotta, facendo presupporre l’utilizzo della cavità da parte del passato. Per questo motivo è stata fatta debita segnalazione alla soprintendenza archeologica di Taranto, e Carabinieri del vicino C.do di Poggiardo (LE). AL MOMENTO LA GROTTA NON è PIU’ VISITABILE PERCHE’ SOTTO VINCOLO.
La cavità ha uno sviluppo planimetrico complessivo di 142,79m. e un dislivello massimo negativo di 4,69m. La grotta presenta diverse possibilità di eventuali prosecuzioni da disostruire

grotta del Cacciatore


La cavità si apre nella parte più elevata (m80) della Serra di Badisco, nei Calcari Castro.
La grotta ormai senile, doveva servire come risorgenza, drenando le acque meteoriche provenienti da un vicino avvallamento di quota 10 m. più su rispetto l’ingresso della cavità.
Ha andamento prevalentemente orizzontale con una leggera pendenza negativa verso l’interno.
La direzione è da SUD a NORD parallela all’andamento della serra stessa.
La prima perte della grotta segue delle naturali linee di frattura della roccia.
Essa si presentava all’origine ostruita per metà da sedimento terroso, presenta delle lievi manifestazioni calcitiche solo nella prima parte, dopo di che assume l’aspetto di una condotta forzata per il resto della sua lunghezza con evidenti scallops sulle pareti.
Al momento questa condotta risulta lunga 50 m., il lavoro di disostruzione va avanti con estrema difficoltà, a causa della lunghezza e mancanza d’aria respirabile.
Si è risolto a tutto questo con l’immissione di nuova aria tramite un tubo di gomma posizionato fino in fondo al cunicolo.

delle Donne

si trova nel canale di Porto Badisco

La cavità, ormai fossile serviva da naturale risorgiva temporanea, drenando la acque che si accumulavano sul pianoro alcuni metri più su, e riversando l’acqua in pressione nel canalone fluviale di Badisco. La cavità con uno sviluppo spaziale di 27,27 m e con pendenza quasi nulla, non presenta nessuna manifestazione calcitica. Da segnalare soltanto; nella parte più interna della cavità, un sedimento argilloso molto plastico e modellabile che una volta portato all’esterno indurisce come creta.

grotta Mariano

La tipologia della cavità sembrerebbe di una risorgenza fossile, anche se presenta una leggera pendenza verso l’interno.
L’ingresso si affaccia su una lieve depressione valliva dove scorre un piccolo canale.
L’imboccatura della cavità è formata da un’ antegrotta, adattata in passato probabilmente come riparo temporaneo per pastori.
Da questo primo ambiente molto aperto e arieggiato, entriamo nel cunicolo, questo è basso e non permette la posizione eretta, dopo circa 10 metri entriamo in una stanzetta un po’ più grande con abbondante deposito argilloso.
Proseguendo, il cunicolo, tende a scendere e stringere fino a diventare impraticabile e assume via via la forma della classica condotta forzata.
L’umidità relativa misurata risulta essere del 62,5% nella prima saletta per poi arrivare al 73% nell’ultimo tratto.

grotta del Serpente o Tam-Tam

GROTTA DEL SERPENTE – PORTO BADISCO  o grotta TAM TAM, da trovare

lunghezza 65 m

In questa grotta pare che sia stato avvistato un misterioso umanoide che suona il tam-tam. riporto per dovere di cronaca quanto si dice, avvertendo che l’unica cosa certa è la fantasia dell’estensore.

(questa storia del tam-tam fu inventata da Isidoro Mattioli per attrarre l’attenzione dei media.

IL MISTERO DELLA GROTTA DI BADISCO

(Riassunto: Isidoro Mattioli, speleologo deceduto nel 2006, durante l’esplorazione della grotta

nel 1975 avrebbe sentito strani rumori tipo tam-tam. In un’altra esplorazione nel 1985 avrebbe

visto una specie di omino alto 80 cm e udito prolungati suoni di tam-tam.)

di Giuseppe Colamine’ – Indagine tuttora in corso,  avviata dal Dr. Mauro Panzera, inquirente CUN Lecce,  su eventi di natura non identificata, verificatisi fra il 1975 ed il 1985 in un sito preistorico del Salento.

Il materiale d’indagine è stato sintetizzato nella presente relazione da Giuseppe Colaminè, Coordinatore CUN settore Italia Meridionale Peninsulare.

Siamo nel 1975, in Puglia, nella zona di Otranto.    Isidoro Mattioli sta esplorando un’antica cavità naturale definita GROTTA DEL SERPENTE, situata a non più di 300 metri dalla più famosa GROTTA DEI CERVI,

nella quale sono stati rinvenuti pittogrammi preistorici di incerto significato.

Mattioli è nella grotta, si fa strada faticosamente in un cunicolo tortuoso, quando avverte distintamente un rumore…

Si tratta del banale effetto della caduta di sassi, un suono familiare ed allarmante per uno speleologo, in quanto premonitore di un imminente crollo, ma stavolta il rumore è accompagnato da un altro suono,

cadenzato, innaturale: TRE BATTITI, ottenuti dall’impatto di un corpo solido sulla roccia.

Al momento l’esploratore rimane stupìto, ma non da peso alla cosa.     Le esplorazioni del complesso di grotte continuano diluite nel tempo ed arriviamo al 1985, ben 10 anni dopo, quando Mattioli , insieme

ad altri 4 speleologi i cui nominativi sono per loro volontà coperti da segreto, ritornano nella grotta del serpente.

Stavolta non solo si avverte ripetutamente il rumore del battito cadenzato, ma la cosa assume toni da brivido quando viene notata l’ombra di una sagoma proiettata su di una parete della grotta.

C’è una girandola di torce che tentano di illuminare una incredibile creatura in movimento; uno degli esploratori vi riesce e per pochi attimi i cinque fissano la sagoma di un essere dai contorni non

ben definiti, alto circa 80 cm, con un cranio ovale appuntito e due occhi che emettono una fluorescenza rossastra.

Paura, stupore, incredulità.. ma non c’è tempo per pensare perchè inizia un nuovo fenomeno:  un rumore crescente e ritmato ottenuto dal battito di mani su tamburo (di questo Mattioli è sicuro poiché,

oltre ad essere uno speleologo, è un conciatore di pelli), il ritmo è simile a quello di un tam tam, una sorta di crescendo,  articolato in maniera tale da far spostare il suono in varie direzioni, una

polifonìa tipica di molte tribù primitive.

Isidoro Mattioli avverte un istintivo pericolo ed insieme agli altri esce dalla grotta mentre il rumore continua.     Ha la lucidità di verificare se all’esterno sono in funzione apparecchiature agricole

che possano aver provocato un effetto eco all’interno della grotta, ma la sua ricerca è infruttuosa.     I cinque speleologi restano attoniti davanti l’ingresso della grotta ad ascoltare quell’assurdo tam tam

che cesserà dopo quasi un’ora, in un decrescendo uguale e contrario a quello con cui è iniziato.

La cosa non può restare sotto silenzio; Mattioli informa il Professor ANATI, paletnologo, il quale fornisce una spiegazione tipicamente paranormale: secondo lui gli speleologi hanno avuto un contatto telepatico

con non ben definite ENTITA’ abitanti nel sottosuolo.

Anni di silenzio, di riflessioni, anni di vuoto, sui quali ora il CUN si propone di far chiarezza e nel 1999 Isidoro Mattioli interpella la Professoressa CARROZZO,  Geologa dell’Università di Lecce, esperta

in esplorazioni geo-radar, la quale ha già effettuato radio-scansioni della zona in questione.     Ovviamente non vi sono risposte agli interrogativi posti , ma una frase pronunciata dalla cattedratica con una

certa aggressività e riportata successivamente sul quotidiano LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, colpisce l’inquirente Mauro Panzera:

“Cosa vuol sapere, Mattioli: se per caso là sotto esiste qualcosa, se là sotto c’è qualcuno?”

Sempre nel 1999 Mattioli si rivolge al Giudice MARITATI, futuro Sottosegretario all’Interno.   Riceve rassicurazioni circa un prossimo interessamento sulla questione ma la cosa non ha seguito.  Del resto un uomo

politico ha ben poco da fare di fronte ad un enigma di questo tipo.

Mattioli rivela i fatti e sulla GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO dell’1 febbraio 2000 viene fuori un’intera pagina dedicata al mistero della grotta del serpente.

Veniamo ad oggi: l’accesso alla grotta del serpente è ostruito poiché in quel sito ora si trova un campo seminato e questo è un fatto che ha dell’assurdo.

Come è possibile che le Autorità preposte alla tutela delle antichità abbiano autorizzato l’ostruzione dell’accesso ad una cavità di alto valore geologico?       I dati tuttora in possesso del CUN parlano di

un campo seminato che copre il varco di entrata; quest’ultimo sarebbe apparso come uno smottamento del terreno, attraverso il quale un dotto obliquo porta nella cavità ipogea.    La chiusura dell’accesso potrebbe

essere stata ottenuta zaffando la parte iniziale del dotto con una quantità di terreno sufficiente a reggere il peso di un aratro, a meno di non voler correre sicuri rischi di smottamento.     A prima vista si

tratta di un’operazione di notevole portata ed allo stato attuale non possiamo fare a meno di sospettare che chi l’ha eseguita avesse un interesse ad occultare l’ingresso della grotta.

Perchè?  Per seminare sul campo?    Troppo poco.    L’area potrebbe essere ugualmente sfruttata sul piano agricolo, evitando i pochi metri quadrati di accesso alla cavità.        L’eventuale esproprio da parte

dell’Autorità pubblica potrebbe riguardare solo una piccola zona circostante l’ingresso della caverna e comunque i proprietari degli appezzamenti terrieri della zona hanno solo da guadagnare sul piano economico

dalla fama di cui godono le loro proprietà.

C’è qualcosa che non quadra e già da oggi abbiamo la sensazione che urteremo contro un muro di gomma.    Mai la parola insabbiamento sarebbe stata usata più propriamente.

—————-

L’accesso alla Grotta del Serpente, ubicato a circa 27 m s.l.m., è attualmente
ostruito da materiale di riporto. Originariamente, esso era formato da una dolina di
crollo collegata con uno stresso passaggio e, quindi con un primo ambiente completamente
ipogeo. La grotta prosegue in direzione NNW attraverso due ambienti
paralleli, separati da un setto di roccia. Dopo circa 13 m, un diverticolo diretto aE, dal quale si dirama anche un cunicolo percorribile per pochi m, permette l’accesso
in un’ulteriore galleria. Possibili prosecuzioni, in guisa di anguste strettoie,
sono poste nella zona settentrionale dell’ipogeo. Concrezioni stalatto-stalagmitiche,
marcatamente allineate secondo la direzione di sviluppo della grotta, corrispondente
a quella generale dell’intero sistema di Badisco, costituiscono il più
recente deposito di grotta. Nei 65 m esplorati e rilevati, la grotta presenta dislivelli
di pochi metri e, pertanto, le volte sono ubicate a pochi m al di sotto del piano
campagna

di Suda II

A poca distanza dalla grotta di Suda, verso sud, dopo il boschetto. Di ampia apertura ma di breve lunghezza.

Nelle vicinanze anche due ripari scavati sotto lastroni di roccia, quasi dei “caseddhi ipogei”

di Suda

la zona intorno e l’ingresso. lucernario e galleria principaleuno dei cunicoli.

pianta approssimativa, lunghezza circa 20 metri. A destra l’ampio ingresso, a sinistra termina con un muretto di pietre e un lucernario. Si può accedere a due bassi e brevi cunicoli, non sembra che ci siano proseguimenti ma gran parte della grotta sembra riempita di pietre e terra.

“…Si dice per traditione che quando fu  diroccata la Città di Vereto, i Cittadini vi havessero rinchiuso dentro una grotta tutte le donne della Città con le loro ricchezze, e che essendo stati uccisi tutti i Cittadini, vi fussero poi rimaste, esse in conseguenza sepolte con infinito quasi Tesoro, e ciò per traditione”, così il Pirreca.

“Il popolino, ancor oggi, vuole che vi siano state chiuse sette donzelle, tra cui la figlia del re per la custodia del tesoro dell’antica Vereto, minacciata dal nemico invasore”, così don Vincenzo Rosafio, che continua con una descrizione della grotta:

-La sua ubicazione è immediata alle falde della collina, propriamente alla distanza di un chilometro o poco più dal paese. La denominazione è incerta. Alcuni la chiamano grotta “de Suda” altri la chiamano grotta “Suda”.
Nel primo caso sarebbe riferita al nome del proprietario, nel secondo si farebbe riferimento alla eccessiva umidità della roccia.

Nel 1939 alcuni di Patù tentarono di rompere questo alone di mistero che avvolgerebbe la struttura. A quanto asserisce Pirelli Cosimo Fu Francesco, uno della comitiva, camminò all’interno di essa per un buon tratto. Si imbattè in un architrave che dava adito ad uno stanzino rotondo tutto tappezzato di grossi scorpioni.

Lungo il corridoio costatò una polvere bianchissima, probabilmente materiale screpolato dalla roccia tufacea per l’eccessiva umidità, una mascella con dentatura quasi intatta ed un osso, che a suo parere era porzione di braccio umano. La larghezza del corridoio varia da 60 a 80 cm. circa. Il Pirelli, continua don Vincenzo, a proposito ha lasciato una dichiarazione scritta. Apparirebbe una tomba di tipo di quelle Micenee -.

Attualmente l’imboccatura della grotta è completamente ostruita da materiale di risulta, e si trova in un terreno di proprietà privata.

Coordinate = Lat: 39.836494, Lng: 18.330259

tratto da:  http://www.patulive.it/StoriaTerritorio/Suda.php

grotta Satrea

 

grotta Antonietta

Madonna della Rutta

grotta-cripta di grande interesse. numerose iscrizioni incise sulle pareti. L’ingresso è da una antica porta con cancello che si apre subito in una ampia caverna che quindi devia sulla sinistra formando una lunga galleria sulle apreti della quale numerosi graffiti votivi sovrapposti.

grotta Montani I

planimetria approssimativa, a sin grotta Montani I, lunga circa 20 metri, a destra grotta Montani II e tra le due si trovano due nicchie, la prima completamente chiusa da pietre, dalla seconda si parte invece un piccolo e basso cunicolo,ci sono proseguimenti?

Alcuni ritrovamenti preistorici (resti faunistici fossilizzati, schegge di arnesi di selce, ecc…) rinvenuti nella Grotta Montani, sono stati la chiave di lettura per determinare con una certa esattezza, la datazione dei primi insediamenti umani nel territorio di Salve.

La grotta Montani è ubicata sulla collina Spigolizzi nelle campagne di Salve.
Riveste una particolare importanza per lo studio delle civiltà preistoriche, in quanto, al suo interno, sono stati rinvenuti resti faunistici del Pleistocene e reperti di industria litica su calcare e su schegge.


vedi anche grotta Montani II

Dall’uomo di Neanderthal all’Homo (in)Sapiens. Il triste destino di località Montani (Salve)

Postato il 27/09/2012 da marcocavalera

Ma, consapevoli che non bisogna mai abbassare la guardia, in questi giorni è giunta una segnalazione – da parte della prof.ssa Anna Maria Tunno – di lavori di sbancamento al di sopra di Grotta Montani, già nota alla letteratura archeologica per il rinvenimento al suo interno di testimonianze di età preistorica attribuibili a Neanderthal e al suo successore Homo Sapiens (industria litica associata a fauna tipica sia di climi caldi che freddi). I lavori di intervento hanno interessato il costone di roccia al di sotto del quale si aprono le due cavità superstiti dell’antica grotta. Sono stati asportati alcuni grandi blocchi posti al confine della proprietà e con delle piccole ruspe (bobcat) si è iniziato a spietrare il fondo. La tempestiva segnalazione della prof.ssa Tunno, proprietaria della particella in cui è ubicata Grotta Montani, ha consentito un temporaneo blocco dei lavori a ridosso del costone di roccia, che tuttavia proseguono regolarmente nell’angolo opposto del cantiere.

estratto da

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/09/27/dalluomo-di-neanderthal-allhomo-insapiens-il-triste-destino-di-localita-montani-salve/

 

Don Cirillo

GROTTA DON CIRILLO

Grotta di interesse preistorico simile alla vicina grotta Artanisi. Questa non è accessibile trovandosi all’interno di una proprietà privata.

L’ingresso è una specie di pozzo profondo 5 metri a cui si accede tramite una scaletta fissa in ferro. Dall’ambiente centrale si dipartono alcuni cunicoli in gran parte stretti e bassi. Sviluppo complessivo circa 140 metri. Dei saggi di scavo hanno portato alla luce manufatti dell’età eneolitica.

13/09/09  trovata questa grotta e fatte alcune foto. E’ agevolmente percorribile solo il cunicolo principale lngo circa 20 metri, per gli altri bisogna strisciare a terra.

In località Artanisi, a m. 350 N O, in linea d’area rispetto alla omonima masseria e a m. 330 sud, rispetto all’incrocio che dalla S.P. 65 Ugento – Torre S. Giovanni porta verso la masseria, è stata individuata una grotta
Compresa in una proprietà privata, la grotta è situata a monte di una un crinale che si degrada verso ovest.
L’accesso in grotta, situata a m. 5 rispetto al piano interno, è consentito da un cunicolo di m. 2,50x 75, all’interno della quale si apre un ambiente circolare, in parte occupato da piccoli e medi blocchi che va a restringersi ad imbuto, in prossimità del quale è ancora attivo lo stillicidio.
A nord rispetto alla prima camera si dipartono una serie di cunicoli.
La grotta gia nota in bibliografia (2), è stata oggetto di alcuni preliminari studi negli anni passati, infatti, all’inizio del 1990, il gruppo speleologico di Nardò, con una equpe di collaboratori, si introdusse all’interno, rilevando planimetria e alcune sezioni della grotta e stilando una scheda topografica.
Nell’aprile del 2002, la soprintendenza di Lecce, insieme ad alcuni collaboratori, hanno effettuato alcuni saggi di scavo, portando alla luce alcuni manufatti riferibili all’età eneolitica, come una olla; un ansa a presa; un fr. di parete con punzonatura sotto l’orlo; un ansa a nastro; una tazza ovoidale mono ansata con bugne; frr. di ossa umane.
Infine, la possibilità di esplorare personalmente uno stretto cunicolo di questa, mi ha permesso di individuare lungo il tragitto di circa m. 25, alcuni reperti, come frr. di ossa animali e alcuni frammenti di ceramica ad impasto dell’età del bronzo, fra cui un fr. di ansa a nastro.
Attualmente la grotta è sottoposto a vincolo, in previsione di uno scavo sistematico.
Sulla base dei dati fin ora descritti, è possibile documentare una frequentazione della grotta in età eneolitica, mentre la quantità limitata del materiale ceramico riferito all’età del bronzo non consente di aggiungere ulteriori informazioni.

(1) Catasto grotte Puglia n°. 1563.
(2) Zecca. 1980. p. 10.

Ringrazio il presidente del gruppo speleologico, per la gentile concessione del rilievo topografico.

grotta Artanisi

Grotta Artanisi, lunghezza massima 120 metri.   L’ingresso, scavato artificialmente, si apre presso il muro perimetrale della omonima masseria. Fu esplorata per la prima volta da Salvatore Zecca che trovò reperti del neolitico. Dalla ampia caverna centrale, sulla cui volta si apre una specie di lucernario, si diramano alcuni brevi cunicoli, uno dei quali termina sul muro di una adiacente cisterna. Vi si trovano numerose stalattiti di piccole e piccolissime dimensioni.

Artanisi, pianta approssimativa


shunt 15-1998

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grotta Santa Lucia – Taurisano

interessante e suggestiva grotta facilmente accessibile. Le gocce di acqua che cadono dal soffitto sono miracolose per gli occhi. All’interno, una icona di Santa Lucia per vedere la quale, con la luce disponibile, occorre una ottima vista.

Sul versante a sud ovest del feudo in una zona leggermente elevata, nei pressi della antica Masseria Grande, si trova la Grotta di S. Lucia, una caverna con un antro abbastanza ampio da cui si dipartono alcuni corridoi naturali che si immergono tra le rocce sotterranee. Dal punto di vista geologico la sua natura non è diversa dalle numerose grotte di cui è costellata tutta la Puglia: si tratta di evidenti forme derivate dal “fenomeno carsico”, in conseguenza dell’azione delle acque piovane che penetrano nelle masse rocciose esercitando una notevole pressione sulle superfici calcaree. Recentemente questa grotta è stata oggetto di attenzione da parte di noti gruppi speleologici salentini, ma a tutt’oggi non sono state compiute ancora sistematiche esplorazioni. Come per tutte le grotte esistenti nel Basso Salento, al di là degli aspetti geofisiche e geologiche, la fantasia ha rivestito di favole e di leggende l’esistenza di queste “vore” e continua ad ipotizzare che questi naturali condotti carsici siano dei percorsi sotterranei attraverso i quali si giunge al mare. Per quanto riguarda i cunicoli della nostra grotta si immagina che essi abbiano sbocchi verso il Mar Ionio e più precisamente a Torre S. Giovanni, Marina d’Ugento. Per i Taurisanesi la grotta ha un significato particolare per la devozione religiosa verso S. Lucia. Secondo il racconto degli antenati, ripreso da Roberto Orlando in una recente pubblicazione, nell’antro della grotta vi era l’immagine della Santa affrescata su una pietra. Quel luogo e quell’immagine venivano rivendicati per l’appartenenza dai cittadini di Ugento e di Taurisano, poiché – si diceva – che bagnandosi gli occhi con l’acqua che cadeva dalle volte rocciose si ottenevano guarigione miracolose. In occasione di una “prova” per avere testimonianza della benevolenza della Santa Martire, furono portati due ciechi, uno di Taurisano e uno di Ugento; l’evento miracoloso della guarigione fu a favore del cittadino ugentino. Da allora l’immagine di S. Lucia fu traslata a Ugento dove la Santa viene tuttora venerata con solenne festeggiamenti. I taurisanesi, però, non ne tralasciarono ugualmente il culto ed edificarono di fronte alla grotta una piccola cappella, accanto alla quale, nel 1977, ne fu costruita un altra leggermente più grande. Ancora oggi nello spazio antistante alla grotta e alle cappelle nelle ore pomeridiane nel giorno 13 dicembre si svolge una pittoresca e simpatica festicciola.

” Si scende nel fondo di un occhio nero e poi si vede soltanto  il pianto di oscure lacrime pagane,   da ferite aperte,  la linfa della roccia. ”
————————————————-LEGGENDA
TAURISANO – GROTTA SANTA LUCIA
Per i Taurisanesi la grotta ha un significato particolare per la devozione religiosa verso S. Lucia. Secondo il racconto degli antenati, ripreso da Roberto Orlando in una recente pubblicazione, nell’antro della grotta vi era l’immagine della Santa affrescata su una pietra. Quel luogo e quell’immagine venivano rivendicati per l’appartenenza dai cittadini di Ugento e di Taurisano, poiché – si diceva – che bagnandosi gli occhi con l’acqua che cadeva dalle volte rocciose si ottenevano guarigione miracolose. In occasione di una “prova” per avere testimonianza della benevolenza della Santa Martire, furono portati due ciechi, uno di Taurisano e uno di Ugento; l’evento miracoloso della guarigione fu a favore del cittadino ugentino. Da allora l’immagine di S. Lucia fu traslata a Ugento dove la Santa viene tuttora venerata con solenne festeggiamenti. I taurisanesi, però, non ne tralasciarono ugualmente il culto ed edificarono di fronte alla grotta una piccola cappella,

Gelsorizzo

ai piedi dell’omonima torre, Acquarica del capo, grotticella naturale e artificiale. Potrebbe essere stata un frantoio ipogeo (si vede un torchio). E’ stata datata al 1283 dallo Jacob misura di un diametro di 8 metri. (notizie di Stefano Cortese)

le Stanzie

l’ingresso

inizio dello stretto tratto terminale.

dalla frana a sinistra verso l’interno

il pozzetto terminale

dal pozzetto terminale verso l’uscita, larghezza 50-80 cm.

PLANIMETRIA E SEZIONE APPROSSIMATIVE

Dietro la masseria-ristorante, da un frantoio ipogeo si parte una rozza scalinata che immette in un cunicolo che si stringe sempre più, fino a un pozzetto verticale profondo circa 1,5 metri, non si vedono prosecuzioni ma potrebbero anche esserci. Lunghezza circa 30 metri, dislivello circa 4 metri.