Alimini 1 o Marisa

Grotta Alimini 1 o grotta Marisa

Trattasi di cavità formata da un unico ambiente. All’interno sono presenti tracce di scavi archeologici.

18,26450991 40,11249

Situata sulla sponda destra della scogliera che domina il Canale “Lu Strittu” che collega il lago Alimini con il lago Fontanelle, a poca distanza dalla Grotta Sacara, la caverna ha espresso industria neolitica. Importante il ritrovamento, all’imboccatura della grotta, di un ciotolo sagomato, che si potrebbe definire antropomorfo, le cui due facce risultano totalmente incise.

grotta Bono

Da un’ampia frattura verticale del calcare si accede tramite un piccolo scivolo in una cavità costituita da un unico ambiente
abbastanza alto da poter consentire di restare in piedi. Da un ristretto cunicolo laterale N si accede in alcune anguste
stanzette. In direzione E la grotta dopo un breve e ripido scivolo continua per altri 15 m.

il cerchio del Pizzo

nelle foto aeree un misterioso cerchio del diametro di 60 metri si vede disegnato sulla punta del Pizzo.

Esplorazione del 01/02/2007 ore 9.00

L’esplorazione si presenta difficoltosa a causa di una fitta presenza di cespugli di ginestra spinosa. Il cerchio è a malapena visibile, e solo in alcuni brevi tratti, perché sommerso dalla vegetazione di macchia.

Si presenta come uno strato di pietre, largo 340 cm,  appoggiate sul terreno. Le pietre non sono lavorate, sono di grandezza variabile da 50 a 10 cm. Il bordo del cerchio è regolare ma non tanto quanto potrebbe essere quello di un muro. L’opera non sembra molto vetusta, la vegetazione la ricopre “ad ombrello” e solo alcune piante sono cresciute tra le pietre. Dall’età di queste piante si potrebbe risalire all’epoca di costruzione.

Il mistero si infittisce…

verso il centro del cerchio vi sono alcuni conci (cuzzetti) allineati a formare un inizio di muretto ad angolo. I conci sono piccoli, semplicemente appoggiati sul terreno e sono di recupero, come si evince da alcune tracce di malta.

Una completa prospezione del manufatto non è possibile a causa della vegetazione.Appena a sud di Brindisi vi è questo cerchio simile.

 

 

 

 

 

 

 

dal forum di warldwar.it ho avuto queste indicazioni:

Se allarghi l’immagine potrai vedere altre aeree tratteggiate; una sembra una pista di volo, poi c’è una elisuperficie, e degli edifici che sembrano di carattere aeroportuale.
Segni del genere visibili dall’alto potrebbero essere degli indicatori di rotta; ho visto qualche cosa del genere risalente al periodo tra le due guerre in immagini scattate in Giodania, che se trovo pubblicherò.

 

Osservando questa freccia che sapevo esserci in Friuli Venezia Giulia dalle parti di Vivaro, e della quale mi era chiesto il significato, ho notato che indica un’area con una moltitudine di grateri dovuti ad esplosioni.

l numero 05 non corrisponde assolutamente ai gradi bussola, quindi mi sono domandato il significato di quel numero.
Misurando la distanza dalla punta della freccia all’inizio dell’area bucherellata la risultante è di 0,5 chilometri, quindi questo mi ha fatto desumere che si tatta di un poligono di tiro per aerei militari e la freccia indica con precisione l’area di sgancio con riportata la distaza finale di 500 metri.
Ritornando alla foto che hai postato tu si può notare che prima del cerchio c’è quella specie di V rovesciata appena prima dello stesso come nell’area di Vivaro e all’interno del bersaglio si vede il terreno smosso.
Quindi penso che quello da te postato sia un poligono ti tiro forse per elicotteri.

misterose semilune

dal satellite si vedono nella campagna di Felline queste misteriose semilune.

mistero completamente risolto

vedi www.ortodeiturat.it

 

menhir San Vincenzo

Noto Menhir all’interno del paese di Giurdignano.

santuario di Montevergine

Notissimo santuario, meta di gite familiari, specie di pasquetta.

Pineta; cripta; menhir.

Il Santuario di Montevergine sorge sull’omonima altura a circa 105 metri sul livello del mare, fuori dal centro abitato.
L’origine del tempio è legata all’apparizione nel 1595 della Vergine ad un pastorello che, mentre cercava un coltello smarrito tra le pietre, vide apparire una Signora che lo incitava a chiamare il parroco e gli abitanti di Palmariggi per condurli in quel luogo. Giunti in quel posto iniziarono a scavare e rinvenirono una cripta bizantina sul cui altare campeggiava l’immagine della Madonna. Nel punto in cui sorgeva la grotta, nel 1707 fu costruita una chiesa dedicata alla Madonna Assunta. Il Santuario presenta una semplice facciata costituita da portale e finestra posti in asse. L’interno, a navata unica rettangolare, ospita un barocco altare maggiore che racchiude una tela della Titolare. Una scalinata conduce alla cripta sottostante dove è custodita l’immagine bizantina della Gran Madre di Gesù. Del 1834 è la statua in cartapesta della Madonna di Montevergine raffigurata seduta su un monte con in braccio Gesù Bambino.

L’area circostante, resa particolarmente suggestiva da una rigogliosa pineta e dalla vegetazione della macchia mediterranea, è dominata da una guglia alta 35 metri, innalzata nel 1905, su cui troneggia la statua della Vergine. Alcuni menhir testimoniano l’antica frequentazione del sito.

(tratto da Wikipedia)

SANTUARIO DI MONTEVERGINE – PALMARIGGI

in buono stato, in funzione. Nell’interno si scende in una cripta. Festa il giorno di pasquetta.

Nel 1595 un pastorello era intento ad intagliare un ramoscello, quando all’improvviso il temperino gli cadde dalle mani. Lo cercò tra l’erba, nei cespugli, ma il povero giovinetto non riusciva a trovare il suo temperino e piangeva, piangeva tanto per questo. All’improvviso, da una buca all’interno di un cespuglio spuntò una luce vivissima e dalla luce una donna bellissima, che aveva in mano il suo temperino. Costei disse al giovinetto: “và nel paese e dì al parroco quello che hai visto e che venga qui il parroco con tutto il popolo”. Il pastorello di corsa si recò al paese e disse quello che aveva visto, il parroco si recò in questo posto con tutto il popolo, allargarono la buca, e vi scoprirono una grotta al cui interno vi era l’immagine della Madonna con il suo bambino. Da allora questa collinetta prese il nome di “Monte Vergine” dove ora è il Santuario dedicato alla Madonna. Degli antichi affreschi rimane l’immagine della Madonna sull’altare ed alcuni frammenti sulla scaletta.Itinerario-turistico-Palmariggi-salento

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La cappella-grotta sorge a Palmariggi, sotto le fondamenta del santuario di Monte Vergine, su una collinetta raggiungibile dalla provinciale Maglie-Otranto.
Risale al XVI secolo; al suo interno accoglie un altare moderno, datato al XVIII secolo e precisamente al 1727, anno in cui fu fatto erigere da don Francesco Vernozza. Decorato con uno stemma gentilizio con a lato due angeli portanti una tromba, l’altare presenta, dentro una nicchia in pietra leccese, una statua a mezzo busto della VerginProvincia di Lecce

macchia Romani III

piccola macchia satellite del Bosco dei Romani, presenza di cacciatori, piccoli cumuli di rifiuti e amianto.

macchia Romani II

piccola macchia satellite del Bosco dei Romani, fitta, quasi impenetrabile, ben conservata.

Torre Pinta

Ipogeo; Masseria; Torre Colombaia, Villaggio rupestre.      WWW.TORREPINTA.IT

Finalmente abbiamo avuto l’occasione di accedere nel famoso ipogeo.
“Torre Pinta”, una torre circolare che sovrasta il paesaggio circostante. Essa rappresenta un esempio di torre colombaia, edificata su un insediamento di epoca precedente, forse cristiano, data la pianta a croce latina regolare. I tre bracci corti della croce sono orientati a Ovest, a Est e a Sud, mentre la buia galleria, lunga 33 metri, che corrisponde al braccio lungo della croce, è orientata verso Nord. Tutte le nicchie e l’ampio corridoio dal basso soffitto, presentano profonde incisioni provocate dalle unghie dei colombi. Se si osserva con più meticolosità, si noteranno alcuni particolari che rimandano direttamente alla cultura messapica: un forno utilizzato per la cremazione o per i sacrifici, centinaia di cavità adoperate come urne cinerarie e un sedile in pietra collocato lungo le pareti, utilizzato da questo popolo, secondo la loro usanza, per deporre i defunti seduti. L’origine messapica di tale struttura costituisce oggi l’ipotesi più accreditata. La scoperta di questo ipogeo, avvenuta nell’agosto del 1976, è attribuita all’architetto milanese Antonio Susini, il quale affermò con certezza che le numerose cellette esistenti ospitavano piccioni, allevati dai proprietari della vicina masseria. La posizione strategica del sito conferma la supposizione che si trattasse di colombi viaggiatori, al servizio del comando militare borbonico di presidio in Terra d’Otranto. “Avessimo trovato un vaso, una moneta, un’incisione”, affermò Susini. “Invece nulla. Un fatto incredibile, tanto più se si pensa che le centinaia di nicchie scavate in ordini sovrapposti lungo tutte le pareti e nella volta debbono aver custodito altrettante urne cinerarie”. Se ci si sofferma a studiarne tutte le particolarità, si noterà certamente che i loculi originari arrivano fino alla volta. Se ne aprono poi altri, più recenti. La torre vera e propria risale al Medioevo, ma ha subìto successivi rifacimenti. Tale parte è sicuramente quella meno antica ed è caratterizzata da guglie orientali di ispirazione saracena, sulle quali, in passato, furono collocate le palle turche.
tratto da: http://www.comune.otranto.le.it/monumenti/dettagli.php?id_elemento=9

Le Costantine

http://www.lecostantine.eu/index.html
La Fondazione “Le Costantine” ha sede presso la tenuta omonima che si estende per circa 34 ettari in agro di Uggiano la Chiesa, a due passi dal centro abitato di Casamassella. L’ambiente naturale che offre la Tenuta è ricco di sorprese, testimonianze di un’agricoltura antica, come i numerosi pozzi e le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, posizionati in modo da poter facilmente irrigare i campi e dissetare gli animali, l’apiario semicircolare in muratura, posizionato nell’agrumeto, e una serie di vasche in pietra per l’abbeveraggio degli animali e per altre pratiche della vita contadina ed artigianale; una piccola cripta nascosta nel bosco testimonia anche l’appartenenza dello stesso ad un territorio dove innumerevoli sono le testimonianze di insediamenti rupestri medievali. Pur se tra alterne vicende, la tradizione, tramandata oralmente, si è mantenuta in tutta la sua ricchezza e oggi, ancora una volta, tappeti e coperte, arazzi e cuscini, tovagliati e asciugamani, centri, tende, borse, sciarpe, etc, costituiscono la ricca ed esclusiva produzione a mano su vecchi telai a quattro licci del Laboratorio di tessitura a mano “Giulia ed Aracne”, aperto nel novembre 2002 presso la Tenuta “Le Costantine” per decisione del Consiglio Direttivo della Fondazione che, con questa iniziativa, ha inteso riprendere una preziosa tradizione che affonda le sue radici nell’antichità e, soprattutto, dare continuità all’azione ed attuare la volontà della Fondatrice Donna Giulia Starace.