Carlo Cosma


Preistorica, con pitture rupestri, è situata circa a metà strada che da Santa Cesarea porta a Cerfignano, sulla sinistra, in località “longa”.
La Grotta non è attualmente fruibile in quanto è ancora in fase di studio.

Vi sono ubicati “emicicli culturali” con vasi e offerte animali e vegetali, lampade votive e sepolture.
La cavità si sviluppa nei calcari del cretaceo per complessivi 800 metri, su un’asse principale a direzione Nord-Ovest/Sud-Est con gallerie e cunicoli agevolmente percorribili.
Le pareti della cavità sono interessate da pitture rupestri dello stesso tipo di quelle di Porto Badisco.

dalla provincia————

La Grotta prende il nome da un compagno speleologo, deceduto poco prima della scoperta, di Salvatore Prosperi e Bruno Di Giovanni che, il 3 ottobre del 1970, penetrarono nella cavità preistorica.
Successivamente, in una delle esporazioni sistematiche a cura del Gruppo Speleologico Salentino “P. De Lorentiis” di Maglie, gli speleologi Salvatore Prosperi, Nunzio Pacella e Luciano D’Elia, scoprirono la galleria più lunga del sistema carsico dove sono ubicati “emicicli culturali” con vasi e offerte animali e vegetali, lampade votive e sepolture.
La cavità si sviluppa nei calcari del cretaceo per complessivi 800 metri, su un’asse principale a direzione Nord-Ovest/Sud-Est con gallerie e cunicoli agevolmente percorribili.
Le pareti della cavità sono interessate da pitture rupestri dello stesso tipo di quelle di Porto Badisco.
Secondo il Prof. Paolo Graziosi, che ha studiato i pittogrammi della Grotta di Badisco, quelli presenti sulle pareti della Grotta Cosma sono distribuiti in cinque piccoli gruppi e dipinti con argilla bruna e ocra rossa.
Tra le figure più significative si leggono: uomini seminaturalistici armati di arco, disegni serpentiformi, pittogrammi e una figura cruciforme tendente alla svastica. La Grotta Cosma, come quella di Badisco, è un Santuario del Neolitico dove venivano praticati riti di iniziazione e riti propiziatori alla Dea Mater.
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Giustino


Latitudine 40 00 40,63 N
Longitudine 18 25 53,64 E

Si svolta dalla Statale Castro-S. Cesarea Terme per raggiungere la Grotta Zinzulusa fermandosi a circa metà percorso in prossimità al punto in cui la strada è a pochi metri sulla verticale del seno della Zinzulusa. Siamo sui 50 metri circa di altitudine e sul primo punto della rotta si cerca un varco nel muretto sul lato del mare. Si costeggia una pista per pescatori MOLTO PERICOLOSA che costeggia lo strapiombo della falesia a sud della bocca della Zinzulusa tra un muretto a secco ed il vuoto su uno spazio che si riduce in alcuni punti a quasi un metro. Finito il tratto in direzione est si svolta a sud tenendo sempre alla nostra destra il muretto a secco e seguendo la stessa pista fino ad incontrare le tracce di una scaletta che scende alla battigia. Si scende fino a circa 10-12 metri sul livello del mare su una scala sempre più ridotta ed arrangiata fino ad intuire sulla nostra destra i segni di una frana da faglia con presenza di brecce ossifere. Per vedere l’apertura della grotta, molto piccola di circa un metro di diametro è necessario portarsi in avanti su dei piani rocciosi non impervi ma estremamente pericolosi in quanto non protetti dalla caduta in mare. Da questo punto è possibile vedere l’apertura e in molti periodi dell’anno un ruscellamento di acque dolci che scendono fino al mare. Per entrare nella cavità è assolutamente necessaria disporre di attrezzatura e di una guida esperta. La risalità è impegnativa e conviene farla per gradi. (WWW.MICELLO.IT)

Romanelli

Castro (Lecce); N° catasto: Pu 106
Rif. Cartografico I.G.M.: F. 214, II SE
40°00’58” N, 18°26’01” E (da Greenwich)

Latitudine 40 01 01,9 N
Longitudine 18 26 02,9 E

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Si parte da Castro Marina per Santa Cesarea Terme lasciandosi alle spalle l’incrocio di accesso alla Zinzulusa. Appena finisce il breve tratto tortuoso pieno, alla vostra destra, di vegetazione e muretti di villette isolate e la vista si apre nuovamente sul mare, fermatevi su un piccolo piazzale a lato strada. Aiutatevi col il waypoint sulla strada pubblicato a lato. Si fa un piccolo percorso si andata e ritorno per portarsi a quota della volta della grotta (riconoscibile in quanto è il punto più arretrtato dell’insenatura e per il suo aspetto liscio e bancastro). Da questo punto serve aiutarsi con una piccola corda per calarsi, in sicurezza, per circa sei-sette metri aggrappati a delle brecce ossifere di inquietante stabilità. E’ questo il punto in cui un anziano studioso andrebbe aiutato. Siete ormai davanti all’imboccatura su ampio e comodo piano. L’ingresso della grotta, ampissimo, è chiuso da una solida cancellata. Quello che c’è da vedere lo potete vedere da fuori: la grotta, che sembra infilarsi in un piccolo cunicolo, in realtà termina dopo pochi metri. Si possono vedere da fuori i depositi di terra rossa portati dal vento all’interno della grotta, in parte scavati ed analizzati. Nel centro si vedono i più antichi piani di frequentazione sulla roccia calcarea (Marmitte). Nei depositi di terra rossa si intravedono, specie sulle sezioni di sinistra, una infinità di ossa di vari animali. Lo spettacolo comunque è sulla volta, tutta incisa con segni e disegni. E’ bene portarsi un telobiettivo, un binocolo e fare la visità con la luce del mattino che riesce a infilarsi nella grotta e radere le pareti.

Da mare si vede bene l’insenatura e parte dell’imboccatura della grotta. Si può tentare, nei giorni di mare calmo di sbarcare a terra, ma comunque serve una scaletta di almeno tre metri per accedere al piazzale del’imboccatura.

Se ci andate portate il massimo rispetto, evitate intemperanze e non lasciate nulla sul posto a ricordo della vostra presenza. Ogni danno finisce nel Codice Penale. La risalità è impegnativa e conviene farla per gradi. (www.micello.it)

L’ampia rientranza costiera che si estende da Punta Mucurune – Castro, fino alla “Punta dello Scuro” (Santa Cesarea T.) ospita uno dei più interessanti sistemi ipogei della penisola Salentina.

Grotta Romanelli, grotta Zinzulusa, grotta Le Striare, assieme alle grotte Termali di Santa Cesarea, alle tante nicchie costiere ed alle loro prosecuzioni sommerse, costituiscono un patrimonio di grande valore paesaggistico, ambientale ed assieme storico e scientifico. L’ esame dell’andamento delle paleolinee di costa e delle ricorrenti brecce di versante addossate ai pianori, mostra come il Salento costiero sia stato modellato e ripetutamente, profondamente inciso dall’azione dell’acqua meteorica e dalla violenza del mare (Plio-pleistocene – Quaternario).

Quattro paleo linee di costa emerse sono chiaramente visibili (90 m, 50 m, 30 m e 10 m) . Esse, in alcuni casi, paiono raccordare morbidamente la parte superiore alla sottostante paleo piattaforma marina, mentre in altre, incidono appena alcune spettacolari falesie. Grotta Romanelli si apre a 7 m sul l.m. (Fig. 1), nel punto più interno di una rientranza costiera, dove la successione dei calcari di Altamura ed i soprastanti calcari di Castro è chiaramente visibile a parete. Un profondo solco, inclinato verso il mare di circa 30 gradi, percorre la falesia posta a S della grotta, evidenziando la separazione tra i due calcari.

Fu STASI (1900) a scoprire ed a segnalare per primo gli importanti reperti presenti in grotta Romanelli (Fig. 2), ma lo studio definitivo del sito e la precisa datazione fu opera di BLANC et al. (1921-1930). Nei depositi di grotta Romanelli sono stati rinvenuti, in perfetta successione stratigrafica, resti paleontologici e paletnologici riferiti al vasto orizzonte culturale compreso tra l’interglaciale Wurn-Riss e 11.930 +/- 520 anni dal presente (BLANC G.A. e BLANC C.A.). Fin dagli inizi, STASI e REGÀLIA localizzarono, tra l’altro, oggetti di osso incisi e, sulla parete N, un bovide graffito (Bos primigenius. Fig. 3 ). G.A. e C.A. BLANC, successivamente localizzarono sulle pareti numerose altre figurazioni graffite, mentre nei depositi rinvennero strumenti in selce, reperti paleontologici, una nutrita collezione di arte mobiliare graffita ed un una grossa pietra dipinta (paleolitico superiore. Fig. 4 ). L’industria musteriana, individuata negli strati di base dei depositi, fu attribuita a frequentazioni di Homo neanderthalensis. Rinvenute anche, negli stati più superficiali dei depositi, sepolture e resti sparsi appartenenti a Homo sapiens sapiens. L’ultima campagna di scavo (Fig. 5) effettuata all’interno della grotta, risale al 1970 (CARDINI).

L’ingresso di Grotta Romanelli è oggi protetto da una poderosa inferriata che impedisce l’accesso a curiosi e raccoglitori di souvenir, ma non certo allo spazzare dei venti marini. All’interno, le antiche trincee scavate da P.E.Stasi e dagli altri che via via si sono succeduti, sono continuamente spolverate e rimescolate dal vento. Alla base delle trincee scavate, si accumulano coni di materiale e reperti che vengono giù dai depositi. Sulle pareti interne, nella penombra, ricoperti da sciami di zanzare, aracnidi e da vaste popolazioni di licheni, si intuiscono appena i tratti di quei graffiti che il MINCULPOP (1936), contava di esibire al mondo scientifico, in ricostruzione al naturale, durante la grande esposizione programmata a Torino per il 1942. Il sopraggiungere della guerra cancellò questo grandioso progetto di cui rimangono, presso il Museo di Maglie, solo alcuni dei primi calchi realizzati per l’occasione (Fig. 6).

Ci appare opportuno segnalare che solo ultimamente si è definitivamente chiarito il contenuto di uno dei calchi conservati presso il Museo Paleontologico di Maglie. In esso compare un “cervide” di cui, a causa della impossibilità di avere una chiara visione dei segni incisi sulle pareti, non si riusciva ad avere alcun riscontro e per questo ritenuto da molti un falso. Il rilievo fotografico del graffito originale (CICCARESE , 2000), realizzato con una particolare tecnica di ripresa appositamente predisposta, ha consentito, senza manipolare le superfici litiche, non solo di affermare l’autenticità del calco ma di leggere anche, sotto lo strato di muffe e licheni, un inedito Bovide graffito, di grande rilevanza e raffinata fattura. (Fig. 7).

le Striare o delle Streghe

vicino alla Zinzulusa, ben visibile dalla litoranea

difficile accesso per la presenza di nugoli di moscerini

l’Abisso o Lu Bissu

L’ abisso di Castro è un’ampio duomo di crollo di pianta ovoidale, con asse maggiore parallelo alla costa. Pareti e volta hanno struttura di recente distacco sin poco sopra il livello idrico dove si osserva ancora qualche traccia di erosione.

18,25237634 39,59594559   ( 39° 59′ 42″N – 5° 57′ 58″E )

Latitudine 39 59 46,8 N   Longitudine 18 25 03,2 E

L’Abisso o l’Abisso di CastroMarina è una cavità di crollo per carsismo ubicata all’estremo sud del territorio di Castro a pochi metri dal mare. E’ su proprietà privata e non è possibile accedervi senza consenso della proprietà che ne cura la sicurezza. E’ chiusa con un robusto boccaporto per cui, a meno di autorizzazione, è inutile anche la semplice visita nell’intorno della cavità. La grotta (in realtà è un imponente sprofondo con un piccolo foro in superfiicie) è importatissima dal punto di vista scientifico in quanto è uno dei più affascinanti habitat ipogei della costa adriatica. Sul fondo si trovamo acque dolciastre e presenza di fauna anchialina.
Considerato preminente l’interesse scientifico su quello geomorfologico si consiglia l’approfondimento della conoscenza sugli habitat anchialini, già oggetto di vari conferenze tenute dal Prof. Pesce. (da www.micello.it)

a circa 600 metri dall’abitato di Castro marina, a sinistra, sud, della litoranea Castro-Tricase, a circa 50 metri dal mare. Si dice che, durante la guerra, i sottomorini si fornivano di acqua dolce.

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SALVATORE INGUSCIO1, EMANUELA ROSSI1,
MARIO PARISE2, MARIANGELA SAMMARCO3
1 Laboratorio ipogeo salentino di biospeleologia “Sandro Ruffo”, Nardò (LE)
laboratorio@avanguardie. net
2 CNR, Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, Bari
m. parise@ba. irpi. cnr. it
3 Università del Salento, Dipartimento Beni Culturali, Lecce
GROTTA LU BISSU (PU 141),
HOT SPOT DELLA BIOSPELEOLOGIA ITALIANA

Thalassia Salentina n. 32-2009

INTRODUZIONE
La grotta Lu Bissu (Pu 141) (termine dialettale per indicare “l’abisso”) è una
delle più importanti cavità italiane dal punto di vista biospeleologico, nota
per la ricchezza e diversità della sua fauna.
Le prime ricerche biospeleologiche in questa grotta risalgono a quando
il prof. Stammer dell’Università di Breslavia scoprì, nel 1937, tre nuove specie:
i copepodi Metacyclops subdolus e M. stammeri, e l’acaro Lohmannella
stammeri, descritte successivamente da KIEFER (1938) e VIETS (1939). Hanno
successivamente visitato e studiato la fauna della grotta il prof. Ruffo, negli
anni ’40 e ’50, e tutti i maggiori biospeleologi italiani da allora fino ad oggi
(INGUSCIO and ROSSI, 2007).
Il nome originale della grotta, accatastata da Ruffo e Manfredi verso la
metà del secolo scorso, si riferisce al bisso delle cozze che probabilmente
crescevano al suo interno ma, nel tempo, si è trasformato in “l’Abisso”, illudendo
speleologi alle prime armi sulle sue reali dimensioni. La cavità, infatti,
è profonda meno di una decina di metri, dal pozzetto di ingresso nel soffitto
alla base del cono detritico.
L’ingresso di grotta Lu Bissu è situata in una proprietà privata nel comune
di Castro (LE), a poche decine di metri dal mare e si sviluppa nella Formazione
dei Calcari di Castro, dell’Oligocene (MARTINIS, 1967), che affiorano
diffusamente su questo tratto della costa salentina. Si tratta di calcari di colore
bianco, che costituiscono un complesso di barriera della piattaforma
carbonatica Apula (BOSELLINI and RUSSO, 1992), in strati di spessore variabile,
con diffusa presenza di fossili, essenzialmente coralli, briozoi ed echinidi. In
superficie, il Calcare di Castro presenta numerose microforme carsiche, ben
visibili nei dintorni dell’imbocco della grotta, e risulta immergere di pochi
gradi verso SSE.
La grotta (Figg. 1 e 2) è costituita in gran parte da un unico ampio ambiente
allungato in direzione SW-NE per circa 60 m, e largo da 20 a 28 m;
l’ingresso (Fig. 3) è costituito da un pozzetto attualmente profondo poco più
di 5 m, che porta su un esteso cono detritico (Fig. 4) derivante dallo scarico
nell’ambiente naturale di inerti e materiale di risulta. Da segnalare inoltre
che all’interno della cavità è presente una tubazione tramite la quale viene
emunta acqua, presumibilmente a fini irrigui.
In corrispondenza dell’imbocco e dei suoi immediati dintorni, la volta è
limitata ad un diaframma di roccia variabile da 0. 8 a 1. 5 m, mentre allontanandosi
dall’ingresso il suo spessore va aumentando, per l’abbassamento
del soffitto della cavità.
Il cono detritico di origine antropica, che costituisce il principale elemento
morfologico della cavità, si sovrappone e ricopre grossi massi di crollo;
esso è circondato su tutti i lati, ad eccezione di quello NW, dalla presenza di

acqua (Fig. 5). Sono ben visibili sott’acqua grossi massi franati, prodotti dagli
originari crolli che hanno determinato lo sviluppo della cavità, così come
essa oggi si presenta.
Si entra nella grotta attraverso un foro nella volta, oggi chiuso da una
copertura in lamiera. Una seconda apertura (Fig. 6), di dimensioni modestissime
(poche decine di centimetri nella parte sommitale), è ubicata più ad E
rispetto a quella d’ingresso; tale apertura secondaria è attualmente coperta
da un boccapozzo (Fig. 7). La grotta Lu Bissu, sulla base della testimonianza
di alcune persone del posto, sarebbe stata utilizzata durante la seconda guerra
mondiale per rifornire di acqua gli equipaggi dei sommergibili.
La grotta è impostata su un sistema di discontinuità ad orientazione NESW,
che si segue lungo la volta per tutta l’estensione della cavità. Numerose
fratture, in parte beanti, sono visibili sulla volta, e di frequente isolano blocchi
in precario equilibrio (Fig. 8). La zona a maggiore fratturazione all’interno
della cavità è costituita dal settore SW (Fig. 9): qui si riconosce infatti
un cono detritico secondario, alimentato dal distacco di blocchi di piccole
dimensioni dalla parete occidentale della grotta. Inoltre, all’estremità SW
della cavità, si apre uno stretto passaggio (Fig. 10), parzialmente mascherato
da massi di crollo, che conduce in un altro ambiente di piccole dimensioni,
anch’esso allagato nella parte più bassa.

Scarsa la presenza di depositi
secondari di grotta all’interno
de Lu Bissu, ma va detto che i
massi di crollo e il cono detritico
hanno in buona parte coperto
l’originario ambiente ipogeo;
si riconoscono comunque
localmente colate calcitiche e
stalattiti di piccole dimensioni,
particolarmente concentrate nei
settori meridionali ed orientali
della grotta.

San Mauro

18,0121804 40,05549194

Un modesto ingresso immette in una caverna d’ interstrato da cui si dipartono due cunicoli orientati a Sud-Est e Sud-SE. Resti di bambole di pezza bruciacchiate e mutilate fanno pensare ad un uso recente della cavità come luogo di riti di occultismo.

lunghezza circa 20 metri

Uluzzu

Caverna costituita da un unico ambiente, piuttosto spazioso (vedi rilievo), ubicata su un costone roccioso, lungo antiche linee di costa.

grotta del Cavallo

Di breve estensione ma grande importanza preistorica, si affaccia sulla baia di Uluzzu ed è protetta da una grata.

La grotta ha restituito numerosi reperti legati all’Uomo di Neanderthal (resti macellati di animali, da cui il nome della grotta, manufatti di pietra, ecc.); nella grotta sono state rinvenute le testimonianze di una cultura, l’Uluzziano, riconosciuta qui per la prima volta, e che prende pertanto il nome dal toponimo locale.

I giacimenti più recenti ascrivibili al Paleolitico (12-10 mila anni orsono, Romanelliano), hanno restituito preziose documentazioni e in particolare incisioni antropomorfe, zoomorfe e astratte che ne fanno uno dei siti archeologici principali del Salento insieme alla grotta Romanelli ed alla grotta delle Veneri di Parabita.

del-cavallo-grotta-(1) del-cavallo-grotta-(2) del-cavallo-grotta-(3)

grotta Capelvenere

Un grande ingresso immette nella caverna, costituita da un unico ambiente che si sviluppa in direzione NE. Massi di crollo cementati che ostruivano parzialmente l’ ingresso sono stati distrutti e rimossi. Grotta di grande importanza paletnologica.17,58462524 40,08322899

secondo la mitologia qui Artemide partorì Cupido.

 

del Leone

Carta I.G.M. 215 III SO, Latit.
4 0 ° 0 4 , 9 6 4 ’N., Long. 06°02,053′ E.
Quota della zona di accesso: m. 1 s.l.m.
Nell’ambito della stessa campagna, la “Squadra Uno” del Gruppo Speleologico
Salentino, ha ulteriormente esteso l’esplorazione ad una tortuosa cavità, dalla stessa
Squadra da tempo scoperta, caratterizzata dalla presenza di acquifero e da sviluppo
collaterale al Buco del Diavolo. L’ipogeo è stato completamente topografato,
gli è stato imposto il nome di Grotta del Leone ed è stato accatastato. Questa grotta,
cui si accede da un angusto e lungo budello, è ubicata tra il Buco del Diavolo ed
il ramo est di Grotta dei Cervi. Essa assume una particolare importanza per la presenza,
per la prima volta accertata, di due specie stigobie già note per il complesso
carsico salentino: Spelaeomysis bottazzii e Typhlocaris salentina.

Buco del Diavolo o Cunicolo dei Diavoli o Funeraria

40° 04′ 56″N – 06°01′ 56″E

The “Buco dei Diavoli”, also known as “Cunicolo dei Diavoli”, together with the two other salentine anchialine caves “La Zinzulusa” and “L’Abisso” (Castromarina, Otranto, Lecce), is one of the most remarkable display of the South Italy karst.

The cave is located at Porto Badisco (Otranto, Lecce); its small entrance is situated at sea level, about 3 m from the sea coast.

Cave Mouth (photo by P.Negro)

The environmental conditions of the cave water are about the same of the two nominate caves, the biodiversity being not much high as compared to these caves. In fact, with the above cavities, the aquatic fauna of the “Grotta dei Diavoli” shares only the presence of the two mysids Spelaomysis bottazzii and Stygiomysis hydruntina, the remarkable decapod Typhlocaris salentina, the amphipodSalentinella gracillima, the ostracodPseudolimnocythere hypogaea and the copepods Metacyclops stammeri, Metacyclops subdolus and Esola spelaea. Other copepods living in the cave are the stygophilic Halicyclops rotundipes and Nitokra reducta which colonized the cave in more recent age directly from the sea.

The few terrestrial elements are represented by the isopods Porcellio laevis, Labyrinthasius graevei, Chaetophiloscia cellaria, the spiders Pholcus phalangioides, Tegenaria cfr. nemerosa, Tegenaria pagana, Steatoda grossa, the orthopter Troglophilus andreinii and the miriapods Lithobius piceus peregrinus and Scutigera coleopterata.

grotta Mammino

La Grotta Mammino è situata a nord del porticciolo di Porto Badisco, lungo il canalone che dalla spiaggetta di Badisco si articola all’interno verso Uggiano La Chiesa. Scoperta già da lungo tempo ha evidenziato un atazione olocenica.

La cavità si compone di un’ampia sala in pianta di forma ellittica, accessibile da più ingressi. Sulla volta di questa sala si
apre l’imbocco di un cunicolo che termina in corrispondenza di un pozzo, alla base di questo è presente una sala.

18,2838063 40,05036278

Buco del Diavolo  o Cunicolo dei Diavoli o Grotta Funeraria

I.G.M. 215 III SO, 40° 04’47” N, 06° 02’12”E. Quota della zona di accesso: m.1 s.l.m.

Appena a lato della spiaggetta di Porto Badisco, a + 2 metri s.l.m., nei calcari della serie di Porto Badisco, si apre la bassa bocca di accesso di questa grotta che, all’interno, si sviluppa in direzione S-N. Già dopo poche decine di metri dall’imbocco, l’intero condotto si presenta allagato dalla falda dolce e, proseguendo verso Nord, giunge quasi a lambire la zona Ovest del ramo “attivo” della contigua grotta dei Cervi. Le caratteristiche ambientali della grotta e dell’acquifero presente sono circa le stesse delle altre due più importanti cavità anchialine della Penisola Salentina (grotta Zinzulusa-Castro, Abisso-Castro) anche se la sua biodiversità, confrontata con quella delle suddette cavità, risulta non molto elevata.

40g 04m 47s 6g 02m 12s (Parenzan)

Dei Cervi

Carta I.G.M. 215 III SO, 40°04’47” N, 18°29’02” E.

Quota della zona di accesso: m. 26 s.l.m.

Sviluppo lineare totale dei rami principali: 1.550 m.

Con la Zinzulusa è la grotta più famosa e conosciuta. il “santuario della preistoria” per i numerosi e misteriosi graffiti che ne ornano le pareti. E’ chiusa al pubblico per preservare i graffiti.

Grotta dei Cervi, scoperta nel 1970 dal “Gruppo Speleologico Salentino P. deLorentiis” Ente Morale- Maglie (Lecce), è ubicata a Badisco (Otranto), lungo la costa del Canale d’Otranto. Essa si sviluppa in un basso pianoro (Calcareniti di Uggiano) affacciato sul mare ed ospita pitture che costituiscono una delle più interessanti e complesse manifestazioni dell’arte parietale eneolitica in Europa (CICCARESE et al., 2000).In essa si accede da una delle tre chiusure “a pagliara” realizzate per impedire l’accesso agli estranei e per controllare la ventilazione interna. All’interno, dal vano d’ingresso principale, uno stretto, lungo e ripido cunicolo immette in una ampia sala, posta a circa 18 metri più in basso. La volta, prevalentemente conformata a cuspide e, alle estremità, ad arco fortemente ribassato, presenta alcune larghe zone a calotta, mentre le bianche pareti sono a tratti segnate da gruppi di speleotemi. Da questa sala-corridoio si dipartono tre rami, di cui due tra di loro quasi paralleli (orientati prevalentemente nella direzione sud-nord) ed un terzo, inizialmente trasversale ai primi, si suddivide, nella zona terminale, in più rami nuovamente orientati nella direzione dei primi due (S-N).Le pareti dei due condotti principali e della zona iniziale del ramo trasversale, ospitano una nutrita serie di pannelli dipinti che, con studiate scansioni, ne caratterizzano l’intero sviluppo. L’intenso percorso cultuale, articolato nei due rami principali paralleli e nel primo tratto del ramo trasversale, viene attribuito al tardo eneolitico anche se alcune figurazioni fanno pensare a periodi più remoti. Complessa ed aff ascinante appare la lettura dei singoli segni e dell’intero complesso pittorico, ancora solo parzialmente studiato. G R A Z I O S I (1980) propose una suddivisione dei pittogrammi in figurativi e non figurativi. Tra i figurativi furono individuati i gruppi zoomorfi, antropomorfi e di oggetti, mentre relativamente ai non figurativi, furono individuate figure di origine antropomorfa, zoomorfa ed emblematico-astratta.

A più di trent’anni dalla scoperta di grotta dei Cervi, le pitture e le loro aggregazioni, la disposizione originaria delle ceramiche rinvenute, le tracce di sepolture e le basse recinzioni interne, in pietra calcarea, tutte intenzionalmente correlate tra loro, rimangono sostanzialmente ancora indecifrate. Grotta dei Cervi s’impone sul panorama culturale della preistoria come un meraviglioso frammento di un passato che qui ha lasciato splendide ed abbondanti tracce di attività complesse e riti misteriosi.

articolo: speleogenesi e microclima, Shunt nr.24

grotta della Volpe


L’accesso alla cavità è costituito da un cunicolo lungo 5 metri con una leggera pendenza negativa da cui si accede ad una
sala ampia 11m x 6m con altezza media di 3,50m. Sulle pareti sono presenti concrezioni calcitiche di topologia differenti. La
cavità si sviluppa in calcari brecciati del Cretaceo Sup. il pavimento è costituito da un sedimento limoso – sabbioso di colore
rossastro, non sono presenti prosecuzioni di particolare interesse.

18,30521408 40,06417135

L’ingresso si apre nel compatto calcare cretacico di un ripido costone che, a sua volta si affaccia sulla costa Adriatica, tra Punta Palascia e Punta Facì.
L’entrata della grotta, distante dal mare circa 100 m., si sviluppa con un cunicolo iniziale lungo 5 m., con una leggera pendenza negativa verso l’interno della cavità.
Qest’ultima è formata da un unica sala di 9 m. per 6 m., con una altezza media di 3,5 m., è caratterizzata da varie concrezioni calcitiche (stalattiti lunghe e sottili e stalagmiti).
Il pavimento è costituito da uno strato di terra rossa, probabilmente fluitata con l’acqua dall’esterno.
La cavità non manifesta possibili prosecuzioni di particolre rilievo

 

Da Otranto per Leuca, dopo circa 3 km sulla litoranea si lascia la macchina sul lato sinistro e si scende verso il mare da un ripido
costone roccioso. Una volta guù si cerca l’imboccatura tra la macchia e le rocce affioranti. L’ingresso è difficilmente visibile perché
nascosto da pietre volutamente posizionate per preservare la cavità.

grotta del Rospo

l’ingresso sup. della cavità è costituito da una fessura di 0.6m di larghezza e di 1.4m di lunghezza, l’inferiore è costituito da
un breve cunicolo, da entrambe si accede ad un ambiente ampio di forma ovoidale di 4,5m di lunghezza e di 2,00 m di
larghezza. Un angusto cunicolo lungo circa 4m conduce ad un secondo ambiente di lungheza 9,5m x 2,5m, alto circa 5m. Il
paimento è costituito da un cono detritico parzialmente cementato. La cavità si sviluppa nei calcari e calcareniti cretacei.

18,30533639 40,06403062

La tipologia della grotta sembrerebbe un evidente inghiottitoio ormai fossile, che assorbiva parte delle acque provenienti dal pianoro sovrastante.
L’ingresso della cavità si apre a m.54 S.L.M. ed è accessibile mediante una fessurazione della roccia (calcari di Castro) di larghezza m. 0,60 e lunghezza m. 1,40 che sprondando per m.3, conduce in un ambiente ovoidale con il piano di calpestio avente due quote diverse, a causa del notevole sedimento argilloso accumulatosi col tempo in prossimità dell’imbocco esterno.
Dal piano piu basso di questa prima sala si può notare la sezione del sedimento del livello superiore, che risulta spessa circa 2,5 m.
Questo primo ambiente è caratterizzato dalla presenza sul pavimento di diversi reperti ossei appartenenti ad animali ed umani, ed anche frammenti di ceramica di vario impasto, oltre che a scarti di lavorazione in selce e ossidiana.
Al momento il materiale rinvenuto è in fase di studio e datazione.
Dalla prima sala a due livelli descritta pocanzi, in direzione ovest, attraversiamo uno stretto e angusto passaggio lungo due metri, ci ritroviamo subito ina ampia sala di crollo riccamente concrezionata, dove il piano di calpestio non è altro che materiale pietroso staccatosi dalle pareti e dalla volta.
L’avanzamento è reso un po’ difficoltoso da diversi buchi alcuni anche profondi formati da grossi massi incastrati sul pavimento.
Le dimensioni di quest’ultima sala di forma allungata sono di circa 9,5 x 2,5 metri, con altezza media di 3 metri e termina in direzione sud-sud-est con una stretta fessura ostruita da pietre.
Possiamo osservare in questo ambiente diverse stalagmiti, stalattiti, cannule e delle belle colate calcitiche sulle pareti.

grotta Remo Mazzotta

Grotta di interstrato. Un lungo cunicolo immette in una grande sala caratterizzata da crolli. Da questa si diramano due cunicoli, uno verso E per 10m e uno verso W per 15m.

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La tipologia della cavità in questione sembrerebbe di una grotta di interstrato. Tanto è vero che la cavità, si inserisce tra un leggero strato di calcareniti di Andrano e i calcari di Castro.
L’ingresso della grotta, che si trova ad una quota di m.123 S.L.M. è celato in parte da un grosso albero di fico, il cui tronco e i propri rami, partono direttamente dal piano di base della cavità, che rispetto al piano di campagna è di m. 2,30 più basso. La base della prima sala; che ha una forma ellittica, di 12×7 m. è costituita da materiale argilloso verso il centro, e da pietre di varie dimensioni per il resto della superficie, probabilmente provenienti dalle pareti.
In questo primo ambiente abbiamo notato, specialmente sulla volta, diversi esemplari di Ortotteri Troglophilus Andreini Hidruntinus, di Aracnidi Metidae Meta Bourneti, e un esemplare di pipistrello Ferrum Equinum (?).
L’umidità relativa misurata in questo ambiente ancora influenzato dal clima esterno, nel mese di gennaio 1998 è risultata del 65%, la temperatura di 10.8 C°.
Continuiamo la descrizione inoltrandoci in uno stretto cunicolo lungo circa 14 m. in direzione ovest, che ci immette in un ambiente più ampio ma molto basso circa 45 cm. con un umidità R. dell’88 % e temperatura di 15 C°. Da qui si diramano due cunicoli, uno va verso est per altri 10 m. terminando con una modesta saletta appena concrezionata, dove alla base si notano alcune tane di animali; l’altro cunicolo invece prosegue in direzione ovest per 15 m. da qui comincia un continuo e lento stillicidio che infanga spesso il terreno.
Proseguendo per questo angusto cunicolo, alla nostra sinistra si nota un notevole accumolo di sedimento terroso, che ostruisce gran parte della cavità.Superati due restringimenti al termine del suddetto cunicolo, entriamo in un ambiente abbastanza ampio da permetterci di avanzare in posizione eretta. QUESTA è LA PARTE DELLA GROTTA TOTALMENTE NUOVA, SCOPERTA IL 14-12-97 DURANTE UN’ ESPLORAZIONE.
L’ambiente si presenta con una galleria fossile, formatasi probabilmente in un primo momento, in un ambiente freatico anche in pressione; vedi i vari scallps sulle pareti della grotta originati dalla turbolenza dell’ acqua; ed in un secondo tempo, una volta che questa ha abbandonato la cavità, è cominciato il lento processo di concrezionamento che in alcuni punti è particolarmente vistoso e bello.
Anche in questo ambiente si notano diverse tane di animali sparse sul sedimento terroso, che caratterizza quasi tutti gli ambienti.
Questa galleria si sviluppa con una lunghezza complessiva di 60metri la sua larghezza da un massimo di m. 4,14 tende a diminuire man mano che si avanza in direzione nord-ovest, fino a diventare uno stretto e impercorribile cunicolo. In questa ultima parte l’umidita R. è risultata dell’ 83,4% e la temperatura di 16,5 C° rispettando la media annuale delle temperature riscontrate all’esterno.
Anche in questo ultimo ambiente si sono rinvenuti diversi esemplari di fauna ipogea: un esemplare troglobio di Coleoptera, Carabidae, Scaritinae Italodytes Stammeri Antoniettae(?) che è risultato il ritrovamento piu importante di tutti, ancora diversi esemplari di Troglophilus Andreini Hidruntinus, molti esemplari di collemboli, in particolar modo notati in prossimità di escrementi di mammiferi, poi Miriapodi, Diplopodi, altri Aracnidi e molluschi Oxichilus Perspectivus.
Altro particolare di rilievo da segnalare è il rinvenimento di diversi frammenti di ceramica notata in tutti gli ambienti della grotta, facendo presupporre l’utilizzo della cavità da parte del passato. Per questo motivo è stata fatta debita segnalazione alla soprintendenza archeologica di Taranto, e Carabinieri del vicino C.do di Poggiardo (LE). AL MOMENTO LA GROTTA NON è PIU’ VISITABILE PERCHE’ SOTTO VINCOLO.
La cavità ha uno sviluppo planimetrico complessivo di 142,79m. e un dislivello massimo negativo di 4,69m. La grotta presenta diverse possibilità di eventuali prosecuzioni da disostruire