San Mauro

18,0121804 40,05549194

Un modesto ingresso immette in una caverna d’ interstrato da cui si dipartono due cunicoli orientati a Sud-Est e Sud-SE. Resti di bambole di pezza bruciacchiate e mutilate fanno pensare ad un uso recente della cavità come luogo di riti di occultismo.

lunghezza circa 20 metri

Uluzzu

Caverna costituita da un unico ambiente, piuttosto spazioso (vedi rilievo), ubicata su un costone roccioso, lungo antiche linee di costa.

grotta del Cavallo

Di breve estensione ma grande importanza preistorica, si affaccia sulla baia di Uluzzu ed è protetta da una grata.

La grotta ha restituito numerosi reperti legati all’Uomo di Neanderthal (resti macellati di animali, da cui il nome della grotta, manufatti di pietra, ecc.); nella grotta sono state rinvenute le testimonianze di una cultura, l’Uluzziano, riconosciuta qui per la prima volta, e che prende pertanto il nome dal toponimo locale.

I giacimenti più recenti ascrivibili al Paleolitico (12-10 mila anni orsono, Romanelliano), hanno restituito preziose documentazioni e in particolare incisioni antropomorfe, zoomorfe e astratte che ne fanno uno dei siti archeologici principali del Salento insieme alla grotta Romanelli ed alla grotta delle Veneri di Parabita.

del-cavallo-grotta-(1) del-cavallo-grotta-(2) del-cavallo-grotta-(3)

grotta Capelvenere

Un grande ingresso immette nella caverna, costituita da un unico ambiente che si sviluppa in direzione NE. Massi di crollo cementati che ostruivano parzialmente l’ ingresso sono stati distrutti e rimossi. Grotta di grande importanza paletnologica.17,58462524 40,08322899

secondo la mitologia qui Artemide partorì Cupido.

 

del Leone

Carta I.G.M. 215 III SO, Latit.
4 0 ° 0 4 , 9 6 4 ’N., Long. 06°02,053′ E.
Quota della zona di accesso: m. 1 s.l.m.
Nell’ambito della stessa campagna, la “Squadra Uno” del Gruppo Speleologico
Salentino, ha ulteriormente esteso l’esplorazione ad una tortuosa cavità, dalla stessa
Squadra da tempo scoperta, caratterizzata dalla presenza di acquifero e da sviluppo
collaterale al Buco del Diavolo. L’ipogeo è stato completamente topografato,
gli è stato imposto il nome di Grotta del Leone ed è stato accatastato. Questa grotta,
cui si accede da un angusto e lungo budello, è ubicata tra il Buco del Diavolo ed
il ramo est di Grotta dei Cervi. Essa assume una particolare importanza per la presenza,
per la prima volta accertata, di due specie stigobie già note per il complesso
carsico salentino: Spelaeomysis bottazzii e Typhlocaris salentina.

Buco del Diavolo o Cunicolo dei Diavoli o Funeraria

40° 04′ 56″N – 06°01′ 56″E

The “Buco dei Diavoli”, also known as “Cunicolo dei Diavoli”, together with the two other salentine anchialine caves “La Zinzulusa” and “L’Abisso” (Castromarina, Otranto, Lecce), is one of the most remarkable display of the South Italy karst.

The cave is located at Porto Badisco (Otranto, Lecce); its small entrance is situated at sea level, about 3 m from the sea coast.

Cave Mouth (photo by P.Negro)

The environmental conditions of the cave water are about the same of the two nominate caves, the biodiversity being not much high as compared to these caves. In fact, with the above cavities, the aquatic fauna of the “Grotta dei Diavoli” shares only the presence of the two mysids Spelaomysis bottazzii and Stygiomysis hydruntina, the remarkable decapod Typhlocaris salentina, the amphipodSalentinella gracillima, the ostracodPseudolimnocythere hypogaea and the copepods Metacyclops stammeri, Metacyclops subdolus and Esola spelaea. Other copepods living in the cave are the stygophilic Halicyclops rotundipes and Nitokra reducta which colonized the cave in more recent age directly from the sea.

The few terrestrial elements are represented by the isopods Porcellio laevis, Labyrinthasius graevei, Chaetophiloscia cellaria, the spiders Pholcus phalangioides, Tegenaria cfr. nemerosa, Tegenaria pagana, Steatoda grossa, the orthopter Troglophilus andreinii and the miriapods Lithobius piceus peregrinus and Scutigera coleopterata.

grotta Mammino

La Grotta Mammino è situata a nord del porticciolo di Porto Badisco, lungo il canalone che dalla spiaggetta di Badisco si articola all’interno verso Uggiano La Chiesa. Scoperta già da lungo tempo ha evidenziato un atazione olocenica.

La cavità si compone di un’ampia sala in pianta di forma ellittica, accessibile da più ingressi. Sulla volta di questa sala si
apre l’imbocco di un cunicolo che termina in corrispondenza di un pozzo, alla base di questo è presente una sala.

18,2838063 40,05036278

Buco del Diavolo  o Cunicolo dei Diavoli o Grotta Funeraria

I.G.M. 215 III SO, 40° 04’47” N, 06° 02’12”E. Quota della zona di accesso: m.1 s.l.m.

Appena a lato della spiaggetta di Porto Badisco, a + 2 metri s.l.m., nei calcari della serie di Porto Badisco, si apre la bassa bocca di accesso di questa grotta che, all’interno, si sviluppa in direzione S-N. Già dopo poche decine di metri dall’imbocco, l’intero condotto si presenta allagato dalla falda dolce e, proseguendo verso Nord, giunge quasi a lambire la zona Ovest del ramo “attivo” della contigua grotta dei Cervi. Le caratteristiche ambientali della grotta e dell’acquifero presente sono circa le stesse delle altre due più importanti cavità anchialine della Penisola Salentina (grotta Zinzulusa-Castro, Abisso-Castro) anche se la sua biodiversità, confrontata con quella delle suddette cavità, risulta non molto elevata.

40g 04m 47s 6g 02m 12s (Parenzan)

Dei Cervi

Carta I.G.M. 215 III SO, 40°04’47” N, 18°29’02” E.

Quota della zona di accesso: m. 26 s.l.m.

Sviluppo lineare totale dei rami principali: 1.550 m.

Con la Zinzulusa è la grotta più famosa e conosciuta. il “santuario della preistoria” per i numerosi e misteriosi graffiti che ne ornano le pareti. E’ chiusa al pubblico per preservare i graffiti.

Grotta dei Cervi, scoperta nel 1970 dal “Gruppo Speleologico Salentino P. deLorentiis” Ente Morale- Maglie (Lecce), è ubicata a Badisco (Otranto), lungo la costa del Canale d’Otranto. Essa si sviluppa in un basso pianoro (Calcareniti di Uggiano) affacciato sul mare ed ospita pitture che costituiscono una delle più interessanti e complesse manifestazioni dell’arte parietale eneolitica in Europa (CICCARESE et al., 2000).In essa si accede da una delle tre chiusure “a pagliara” realizzate per impedire l’accesso agli estranei e per controllare la ventilazione interna. All’interno, dal vano d’ingresso principale, uno stretto, lungo e ripido cunicolo immette in una ampia sala, posta a circa 18 metri più in basso. La volta, prevalentemente conformata a cuspide e, alle estremità, ad arco fortemente ribassato, presenta alcune larghe zone a calotta, mentre le bianche pareti sono a tratti segnate da gruppi di speleotemi. Da questa sala-corridoio si dipartono tre rami, di cui due tra di loro quasi paralleli (orientati prevalentemente nella direzione sud-nord) ed un terzo, inizialmente trasversale ai primi, si suddivide, nella zona terminale, in più rami nuovamente orientati nella direzione dei primi due (S-N).Le pareti dei due condotti principali e della zona iniziale del ramo trasversale, ospitano una nutrita serie di pannelli dipinti che, con studiate scansioni, ne caratterizzano l’intero sviluppo. L’intenso percorso cultuale, articolato nei due rami principali paralleli e nel primo tratto del ramo trasversale, viene attribuito al tardo eneolitico anche se alcune figurazioni fanno pensare a periodi più remoti. Complessa ed aff ascinante appare la lettura dei singoli segni e dell’intero complesso pittorico, ancora solo parzialmente studiato. G R A Z I O S I (1980) propose una suddivisione dei pittogrammi in figurativi e non figurativi. Tra i figurativi furono individuati i gruppi zoomorfi, antropomorfi e di oggetti, mentre relativamente ai non figurativi, furono individuate figure di origine antropomorfa, zoomorfa ed emblematico-astratta.

A più di trent’anni dalla scoperta di grotta dei Cervi, le pitture e le loro aggregazioni, la disposizione originaria delle ceramiche rinvenute, le tracce di sepolture e le basse recinzioni interne, in pietra calcarea, tutte intenzionalmente correlate tra loro, rimangono sostanzialmente ancora indecifrate. Grotta dei Cervi s’impone sul panorama culturale della preistoria come un meraviglioso frammento di un passato che qui ha lasciato splendide ed abbondanti tracce di attività complesse e riti misteriosi.

articolo: speleogenesi e microclima, Shunt nr.24

grotta della Volpe


L’accesso alla cavità è costituito da un cunicolo lungo 5 metri con una leggera pendenza negativa da cui si accede ad una
sala ampia 11m x 6m con altezza media di 3,50m. Sulle pareti sono presenti concrezioni calcitiche di topologia differenti. La
cavità si sviluppa in calcari brecciati del Cretaceo Sup. il pavimento è costituito da un sedimento limoso – sabbioso di colore
rossastro, non sono presenti prosecuzioni di particolare interesse.

18,30521408 40,06417135

L’ingresso si apre nel compatto calcare cretacico di un ripido costone che, a sua volta si affaccia sulla costa Adriatica, tra Punta Palascia e Punta Facì.
L’entrata della grotta, distante dal mare circa 100 m., si sviluppa con un cunicolo iniziale lungo 5 m., con una leggera pendenza negativa verso l’interno della cavità.
Qest’ultima è formata da un unica sala di 9 m. per 6 m., con una altezza media di 3,5 m., è caratterizzata da varie concrezioni calcitiche (stalattiti lunghe e sottili e stalagmiti).
Il pavimento è costituito da uno strato di terra rossa, probabilmente fluitata con l’acqua dall’esterno.
La cavità non manifesta possibili prosecuzioni di particolre rilievo

 

Da Otranto per Leuca, dopo circa 3 km sulla litoranea si lascia la macchina sul lato sinistro e si scende verso il mare da un ripido
costone roccioso. Una volta guù si cerca l’imboccatura tra la macchia e le rocce affioranti. L’ingresso è difficilmente visibile perché
nascosto da pietre volutamente posizionate per preservare la cavità.

grotta del Rospo

l’ingresso sup. della cavità è costituito da una fessura di 0.6m di larghezza e di 1.4m di lunghezza, l’inferiore è costituito da
un breve cunicolo, da entrambe si accede ad un ambiente ampio di forma ovoidale di 4,5m di lunghezza e di 2,00 m di
larghezza. Un angusto cunicolo lungo circa 4m conduce ad un secondo ambiente di lungheza 9,5m x 2,5m, alto circa 5m. Il
paimento è costituito da un cono detritico parzialmente cementato. La cavità si sviluppa nei calcari e calcareniti cretacei.

18,30533639 40,06403062

La tipologia della grotta sembrerebbe un evidente inghiottitoio ormai fossile, che assorbiva parte delle acque provenienti dal pianoro sovrastante.
L’ingresso della cavità si apre a m.54 S.L.M. ed è accessibile mediante una fessurazione della roccia (calcari di Castro) di larghezza m. 0,60 e lunghezza m. 1,40 che sprondando per m.3, conduce in un ambiente ovoidale con il piano di calpestio avente due quote diverse, a causa del notevole sedimento argilloso accumulatosi col tempo in prossimità dell’imbocco esterno.
Dal piano piu basso di questa prima sala si può notare la sezione del sedimento del livello superiore, che risulta spessa circa 2,5 m.
Questo primo ambiente è caratterizzato dalla presenza sul pavimento di diversi reperti ossei appartenenti ad animali ed umani, ed anche frammenti di ceramica di vario impasto, oltre che a scarti di lavorazione in selce e ossidiana.
Al momento il materiale rinvenuto è in fase di studio e datazione.
Dalla prima sala a due livelli descritta pocanzi, in direzione ovest, attraversiamo uno stretto e angusto passaggio lungo due metri, ci ritroviamo subito ina ampia sala di crollo riccamente concrezionata, dove il piano di calpestio non è altro che materiale pietroso staccatosi dalle pareti e dalla volta.
L’avanzamento è reso un po’ difficoltoso da diversi buchi alcuni anche profondi formati da grossi massi incastrati sul pavimento.
Le dimensioni di quest’ultima sala di forma allungata sono di circa 9,5 x 2,5 metri, con altezza media di 3 metri e termina in direzione sud-sud-est con una stretta fessura ostruita da pietre.
Possiamo osservare in questo ambiente diverse stalagmiti, stalattiti, cannule e delle belle colate calcitiche sulle pareti.

grotta Remo Mazzotta

Grotta di interstrato. Un lungo cunicolo immette in una grande sala caratterizzata da crolli. Da questa si diramano due cunicoli, uno verso E per 10m e uno verso W per 15m.

18,25596991 40,02135001

La tipologia della cavità in questione sembrerebbe di una grotta di interstrato. Tanto è vero che la cavità, si inserisce tra un leggero strato di calcareniti di Andrano e i calcari di Castro.
L’ingresso della grotta, che si trova ad una quota di m.123 S.L.M. è celato in parte da un grosso albero di fico, il cui tronco e i propri rami, partono direttamente dal piano di base della cavità, che rispetto al piano di campagna è di m. 2,30 più basso. La base della prima sala; che ha una forma ellittica, di 12×7 m. è costituita da materiale argilloso verso il centro, e da pietre di varie dimensioni per il resto della superficie, probabilmente provenienti dalle pareti.
In questo primo ambiente abbiamo notato, specialmente sulla volta, diversi esemplari di Ortotteri Troglophilus Andreini Hidruntinus, di Aracnidi Metidae Meta Bourneti, e un esemplare di pipistrello Ferrum Equinum (?).
L’umidità relativa misurata in questo ambiente ancora influenzato dal clima esterno, nel mese di gennaio 1998 è risultata del 65%, la temperatura di 10.8 C°.
Continuiamo la descrizione inoltrandoci in uno stretto cunicolo lungo circa 14 m. in direzione ovest, che ci immette in un ambiente più ampio ma molto basso circa 45 cm. con un umidità R. dell’88 % e temperatura di 15 C°. Da qui si diramano due cunicoli, uno va verso est per altri 10 m. terminando con una modesta saletta appena concrezionata, dove alla base si notano alcune tane di animali; l’altro cunicolo invece prosegue in direzione ovest per 15 m. da qui comincia un continuo e lento stillicidio che infanga spesso il terreno.
Proseguendo per questo angusto cunicolo, alla nostra sinistra si nota un notevole accumolo di sedimento terroso, che ostruisce gran parte della cavità.Superati due restringimenti al termine del suddetto cunicolo, entriamo in un ambiente abbastanza ampio da permetterci di avanzare in posizione eretta. QUESTA è LA PARTE DELLA GROTTA TOTALMENTE NUOVA, SCOPERTA IL 14-12-97 DURANTE UN’ ESPLORAZIONE.
L’ambiente si presenta con una galleria fossile, formatasi probabilmente in un primo momento, in un ambiente freatico anche in pressione; vedi i vari scallps sulle pareti della grotta originati dalla turbolenza dell’ acqua; ed in un secondo tempo, una volta che questa ha abbandonato la cavità, è cominciato il lento processo di concrezionamento che in alcuni punti è particolarmente vistoso e bello.
Anche in questo ambiente si notano diverse tane di animali sparse sul sedimento terroso, che caratterizza quasi tutti gli ambienti.
Questa galleria si sviluppa con una lunghezza complessiva di 60metri la sua larghezza da un massimo di m. 4,14 tende a diminuire man mano che si avanza in direzione nord-ovest, fino a diventare uno stretto e impercorribile cunicolo. In questa ultima parte l’umidita R. è risultata dell’ 83,4% e la temperatura di 16,5 C° rispettando la media annuale delle temperature riscontrate all’esterno.
Anche in questo ultimo ambiente si sono rinvenuti diversi esemplari di fauna ipogea: un esemplare troglobio di Coleoptera, Carabidae, Scaritinae Italodytes Stammeri Antoniettae(?) che è risultato il ritrovamento piu importante di tutti, ancora diversi esemplari di Troglophilus Andreini Hidruntinus, molti esemplari di collemboli, in particolar modo notati in prossimità di escrementi di mammiferi, poi Miriapodi, Diplopodi, altri Aracnidi e molluschi Oxichilus Perspectivus.
Altro particolare di rilievo da segnalare è il rinvenimento di diversi frammenti di ceramica notata in tutti gli ambienti della grotta, facendo presupporre l’utilizzo della cavità da parte del passato. Per questo motivo è stata fatta debita segnalazione alla soprintendenza archeologica di Taranto, e Carabinieri del vicino C.do di Poggiardo (LE). AL MOMENTO LA GROTTA NON è PIU’ VISITABILE PERCHE’ SOTTO VINCOLO.
La cavità ha uno sviluppo planimetrico complessivo di 142,79m. e un dislivello massimo negativo di 4,69m. La grotta presenta diverse possibilità di eventuali prosecuzioni da disostruire

grotta del Cacciatore


La cavità si apre nella parte più elevata (m80) della Serra di Badisco, nei Calcari Castro.
La grotta ormai senile, doveva servire come risorgenza, drenando le acque meteoriche provenienti da un vicino avvallamento di quota 10 m. più su rispetto l’ingresso della cavità.
Ha andamento prevalentemente orizzontale con una leggera pendenza negativa verso l’interno.
La direzione è da SUD a NORD parallela all’andamento della serra stessa.
La prima perte della grotta segue delle naturali linee di frattura della roccia.
Essa si presentava all’origine ostruita per metà da sedimento terroso, presenta delle lievi manifestazioni calcitiche solo nella prima parte, dopo di che assume l’aspetto di una condotta forzata per il resto della sua lunghezza con evidenti scallops sulle pareti.
Al momento questa condotta risulta lunga 50 m., il lavoro di disostruzione va avanti con estrema difficoltà, a causa della lunghezza e mancanza d’aria respirabile.
Si è risolto a tutto questo con l’immissione di nuova aria tramite un tubo di gomma posizionato fino in fondo al cunicolo.

delle Donne

si trova nel canale di Porto Badisco

La cavità, ormai fossile serviva da naturale risorgiva temporanea, drenando la acque che si accumulavano sul pianoro alcuni metri più su, e riversando l’acqua in pressione nel canalone fluviale di Badisco. La cavità con uno sviluppo spaziale di 27,27 m e con pendenza quasi nulla, non presenta nessuna manifestazione calcitica. Da segnalare soltanto; nella parte più interna della cavità, un sedimento argilloso molto plastico e modellabile che una volta portato all’esterno indurisce come creta.

grotta Mariano

La tipologia della cavità sembrerebbe di una risorgenza fossile, anche se presenta una leggera pendenza verso l’interno.
L’ingresso si affaccia su una lieve depressione valliva dove scorre un piccolo canale.
L’imboccatura della cavità è formata da un’ antegrotta, adattata in passato probabilmente come riparo temporaneo per pastori.
Da questo primo ambiente molto aperto e arieggiato, entriamo nel cunicolo, questo è basso e non permette la posizione eretta, dopo circa 10 metri entriamo in una stanzetta un po’ più grande con abbondante deposito argilloso.
Proseguendo, il cunicolo, tende a scendere e stringere fino a diventare impraticabile e assume via via la forma della classica condotta forzata.
L’umidità relativa misurata risulta essere del 62,5% nella prima saletta per poi arrivare al 73% nell’ultimo tratto.

grotta del Serpente o Tam-Tam

GROTTA DEL SERPENTE – PORTO BADISCO  o grotta TAM TAM, da trovare

lunghezza 65 m

In questa grotta pare che sia stato avvistato un misterioso umanoide che suona il tam-tam. riporto per dovere di cronaca quanto si dice, avvertendo che l’unica cosa certa è la fantasia dell’estensore.

(questa storia del tam-tam fu inventata da Isidoro Mattioli per attrarre l’attenzione dei media.

IL MISTERO DELLA GROTTA DI BADISCO

(Riassunto: Isidoro Mattioli, speleologo deceduto nel 2006, durante l’esplorazione della grotta

nel 1975 avrebbe sentito strani rumori tipo tam-tam. In un’altra esplorazione nel 1985 avrebbe

visto una specie di omino alto 80 cm e udito prolungati suoni di tam-tam.)

di Giuseppe Colamine’ – Indagine tuttora in corso,  avviata dal Dr. Mauro Panzera, inquirente CUN Lecce,  su eventi di natura non identificata, verificatisi fra il 1975 ed il 1985 in un sito preistorico del Salento.

Il materiale d’indagine è stato sintetizzato nella presente relazione da Giuseppe Colaminè, Coordinatore CUN settore Italia Meridionale Peninsulare.

Siamo nel 1975, in Puglia, nella zona di Otranto.    Isidoro Mattioli sta esplorando un’antica cavità naturale definita GROTTA DEL SERPENTE, situata a non più di 300 metri dalla più famosa GROTTA DEI CERVI,

nella quale sono stati rinvenuti pittogrammi preistorici di incerto significato.

Mattioli è nella grotta, si fa strada faticosamente in un cunicolo tortuoso, quando avverte distintamente un rumore…

Si tratta del banale effetto della caduta di sassi, un suono familiare ed allarmante per uno speleologo, in quanto premonitore di un imminente crollo, ma stavolta il rumore è accompagnato da un altro suono,

cadenzato, innaturale: TRE BATTITI, ottenuti dall’impatto di un corpo solido sulla roccia.

Al momento l’esploratore rimane stupìto, ma non da peso alla cosa.     Le esplorazioni del complesso di grotte continuano diluite nel tempo ed arriviamo al 1985, ben 10 anni dopo, quando Mattioli , insieme

ad altri 4 speleologi i cui nominativi sono per loro volontà coperti da segreto, ritornano nella grotta del serpente.

Stavolta non solo si avverte ripetutamente il rumore del battito cadenzato, ma la cosa assume toni da brivido quando viene notata l’ombra di una sagoma proiettata su di una parete della grotta.

C’è una girandola di torce che tentano di illuminare una incredibile creatura in movimento; uno degli esploratori vi riesce e per pochi attimi i cinque fissano la sagoma di un essere dai contorni non

ben definiti, alto circa 80 cm, con un cranio ovale appuntito e due occhi che emettono una fluorescenza rossastra.

Paura, stupore, incredulità.. ma non c’è tempo per pensare perchè inizia un nuovo fenomeno:  un rumore crescente e ritmato ottenuto dal battito di mani su tamburo (di questo Mattioli è sicuro poiché,

oltre ad essere uno speleologo, è un conciatore di pelli), il ritmo è simile a quello di un tam tam, una sorta di crescendo,  articolato in maniera tale da far spostare il suono in varie direzioni, una

polifonìa tipica di molte tribù primitive.

Isidoro Mattioli avverte un istintivo pericolo ed insieme agli altri esce dalla grotta mentre il rumore continua.     Ha la lucidità di verificare se all’esterno sono in funzione apparecchiature agricole

che possano aver provocato un effetto eco all’interno della grotta, ma la sua ricerca è infruttuosa.     I cinque speleologi restano attoniti davanti l’ingresso della grotta ad ascoltare quell’assurdo tam tam

che cesserà dopo quasi un’ora, in un decrescendo uguale e contrario a quello con cui è iniziato.

La cosa non può restare sotto silenzio; Mattioli informa il Professor ANATI, paletnologo, il quale fornisce una spiegazione tipicamente paranormale: secondo lui gli speleologi hanno avuto un contatto telepatico

con non ben definite ENTITA’ abitanti nel sottosuolo.

Anni di silenzio, di riflessioni, anni di vuoto, sui quali ora il CUN si propone di far chiarezza e nel 1999 Isidoro Mattioli interpella la Professoressa CARROZZO,  Geologa dell’Università di Lecce, esperta

in esplorazioni geo-radar, la quale ha già effettuato radio-scansioni della zona in questione.     Ovviamente non vi sono risposte agli interrogativi posti , ma una frase pronunciata dalla cattedratica con una

certa aggressività e riportata successivamente sul quotidiano LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, colpisce l’inquirente Mauro Panzera:

“Cosa vuol sapere, Mattioli: se per caso là sotto esiste qualcosa, se là sotto c’è qualcuno?”

Sempre nel 1999 Mattioli si rivolge al Giudice MARITATI, futuro Sottosegretario all’Interno.   Riceve rassicurazioni circa un prossimo interessamento sulla questione ma la cosa non ha seguito.  Del resto un uomo

politico ha ben poco da fare di fronte ad un enigma di questo tipo.

Mattioli rivela i fatti e sulla GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO dell’1 febbraio 2000 viene fuori un’intera pagina dedicata al mistero della grotta del serpente.

Veniamo ad oggi: l’accesso alla grotta del serpente è ostruito poiché in quel sito ora si trova un campo seminato e questo è un fatto che ha dell’assurdo.

Come è possibile che le Autorità preposte alla tutela delle antichità abbiano autorizzato l’ostruzione dell’accesso ad una cavità di alto valore geologico?       I dati tuttora in possesso del CUN parlano di

un campo seminato che copre il varco di entrata; quest’ultimo sarebbe apparso come uno smottamento del terreno, attraverso il quale un dotto obliquo porta nella cavità ipogea.    La chiusura dell’accesso potrebbe

essere stata ottenuta zaffando la parte iniziale del dotto con una quantità di terreno sufficiente a reggere il peso di un aratro, a meno di non voler correre sicuri rischi di smottamento.     A prima vista si

tratta di un’operazione di notevole portata ed allo stato attuale non possiamo fare a meno di sospettare che chi l’ha eseguita avesse un interesse ad occultare l’ingresso della grotta.

Perchè?  Per seminare sul campo?    Troppo poco.    L’area potrebbe essere ugualmente sfruttata sul piano agricolo, evitando i pochi metri quadrati di accesso alla cavità.        L’eventuale esproprio da parte

dell’Autorità pubblica potrebbe riguardare solo una piccola zona circostante l’ingresso della caverna e comunque i proprietari degli appezzamenti terrieri della zona hanno solo da guadagnare sul piano economico

dalla fama di cui godono le loro proprietà.

C’è qualcosa che non quadra e già da oggi abbiamo la sensazione che urteremo contro un muro di gomma.    Mai la parola insabbiamento sarebbe stata usata più propriamente.

—————-

L’accesso alla Grotta del Serpente, ubicato a circa 27 m s.l.m., è attualmente
ostruito da materiale di riporto. Originariamente, esso era formato da una dolina di
crollo collegata con uno stresso passaggio e, quindi con un primo ambiente completamente
ipogeo. La grotta prosegue in direzione NNW attraverso due ambienti
paralleli, separati da un setto di roccia. Dopo circa 13 m, un diverticolo diretto aE, dal quale si dirama anche un cunicolo percorribile per pochi m, permette l’accesso
in un’ulteriore galleria. Possibili prosecuzioni, in guisa di anguste strettoie,
sono poste nella zona settentrionale dell’ipogeo. Concrezioni stalatto-stalagmitiche,
marcatamente allineate secondo la direzione di sviluppo della grotta, corrispondente
a quella generale dell’intero sistema di Badisco, costituiscono il più
recente deposito di grotta. Nei 65 m esplorati e rilevati, la grotta presenta dislivelli
di pochi metri e, pertanto, le volte sono ubicate a pochi m al di sotto del piano
campagna

di Suda II

A poca distanza dalla grotta di Suda, verso sud, dopo il boschetto. Di ampia apertura ma di breve lunghezza.

Nelle vicinanze anche due ripari scavati sotto lastroni di roccia, quasi dei “caseddhi ipogei”