CHIESE RUPESTRI
Santa Croce - Minervino
foto
Carlo Mariano
Madonna della Serra - Giuggianello
foto
Carlo Mariano
Il viaggio per foto questa volta ci porta lungo
l'antico tracciato che porta da Galatina e Galatone, ad incrociare il
Canale dell'Asso.
http://www.youtube.com/watch?v=OMbYf3T11IQ
In questa zona, denominata Tabelle, era presente sino al medioevo,
un significativo insediamento umano che, come Fulcignano, era
preesistente all'attuale centro di Galatone. Il De Giorgi a riguardo ci
racconta che Galatone sorse appunto dalle rovine dei due casali. Del
primo, Tabelle, resta "il nome ad una contrada
rustica nella quale esiste una cappella detta Cristu te
Taeddwe". Il sito si trova a circa tre chilometri dal centro abitato
di Galatone nei pressi della Masseria Doganieri.
Alcuni degli anziani di Galatone mi raccontano come fosse
appunto questa cappella, l'antica cappella dove nasce la devozione
al Crociffo. Ed è singolare vedere negli affreschi della parete centrale
una sorta di commistione tra le tradizioni religiose di Galatone,
rappresentate appunto dalla crocifissione, e le tradizioni galatinesi, con le
immagini dei Santi Pietro e Paolo che sono posti ai lati della croce e rivolti
ad essa.
Nei pressi c'è un'altra chiesetta di origine medioevale, detta di Santa Lucia,
in cui le caratteristiche architettoniche del periodo sono piuttosto
evidenti, sia nella forma delle finistrelle che nelle decorazioni
dell'architrave dell'ingresso. lungo la stradina che porta alla chiesetta vi
sono dei muretti a secco di dimensioni e forme eccezionali.
Ma il luogo racchiude altri tesori dati in primis dalla bellezza
incontaminata (o quasi, che poi spiegherò) dei luoghi. Sempre nella
zona vi è poi una grotta la cui particolarità è data
soprattutto da un maestoso albero che nasce proprio dal
basso, all'interno della grotta, e che si alza maestoso con i suoi
rami creando un colpo d'occhio veramente unico.
Le foto sono frutto di diversi sopraluoghi. Trovare la grotta non è stato
facile anche perché le indicazioni non erano molto precise ma alla fine ci sono
riuscito. Un anziano che abita nei pressi mi diceva che l'attuale
configurazione della grotta non è quella originale e che la terra trascinata
dalle acque piovane o di riporto ha alzato l'origanale e più profondo livello.
Come nelle migliori tradizioni si favoleggia di improbabili collegamenti
con la grotta che si trova nei pressi della chiesetta di San
Mauro tra Lido Conchiglie e Galatone e di collegamenti sottorranei con
l'antico casale di Fulcignano.
Portandomi alle spalle di casa sua mi ha mostrato quello che poteva sembrare un
pozzo ma che. mi diceva, è una sorta di accesso ad un antico passaggio di
significative dimensioni esplorato recentemente da speleologi.
Questo è un luogo dove quasi naturalmente realtà, fantasia e legende si
incontrano.
Le foto all'interno della chiesetta di Santa Lucia sono state fatte portandomi
una scala da casa in modo da poter arrivare all'altezza della finestra
posta sopra la porta chiusa a chiave.
Veniamo alla stato dei luoghi.
La zona è quasi incontaminata. Bellissimi muretti a secco, ulivi di
antiche origini, il canale e un verde eccezionale. Ma la mano dell'uomo
inizia ad essere sempre più evidente.
Case di campagna costruite con dei lay-out sempre più improbabili. Muri in
tufo che sostituisconoi muretti a secco.
Considerando che la zona non appare molto compromessa, basterebbe veramente
poco. Basterebbe obbligare a costruire rispettando l'architettura dei luoghi
e le caratteristiche del paesaggio. Basta una delibera.
Se poi si vuole puntare su una rivalutazione dei luoghi, come è
auspicabile, l'esempio più significativo e recente è il
Parco Archeologico di Parabita.
Lo sviluppo passa anche attraverso questo tipo di accorgimenti e preservare lo
stato originario dei luoghi è sicuramente un primo e necessario passo.
Anche qui non bisogna invenatrsi nulla. Provate a muovere una
pietra ad Assisi. Lo si può fare. Ma le nuove costruzioni o il restauro
delle preesistenti devono essere perfettamente integrate con lo
stato e le caratteristiche del luogo. Da noi che accade?
Passeggiando per le nostra campagne, e con questo faccio un discorso
generale, ormai non riesco a capire se mi trovo alla periferia
di Treviso o nelle campagne leccesi. Si incontrano le case dalle forme e
colori più improbabili e poi quando va bene le nuove, tutte o quasi, con tetti
a spiovere e tegole.
Si è perso, e ormai da tempo, il gusto del bello, il bello dei luoghi.
Gli amici di Galatone facciano in modo, per loro e per noi, di
salvare questo luogo.
SANTA MARIA DI MIGGIANO - Muro Leccese
Si tratta ovviamente di una chiesa in cui dimoravano monaci di rito greco
osservanti la regola di San Basilio. E' la chiesa di Santa Marina di Miggiano
ubicata però a Muro Leccese essendo Miggiano un toponimo locale. Poco fuori
dall'abitato è una chiesa del XI sec. frequentata almeno sino alla prima metà
del 1700 e a quanto pare meta di pellegrini. Dopo anni di silenzio e quasi
abbandono, l'amministrazione comunale murese assieme all'Università del Salento
ha attuato un progetto di recupero i cui risultati sono evidenti. Poche
amministrazioni dimostrano una tale sensibiltà storico e territoriale come
quella di Muro Leccese che in poco meno di dieci anni ha avviato e terminato
tantissimi progetti: Palazzo del Principe, Convento dei Domenicani, Chiesa
Matrice, Santa Marina, Istituzione di un museo... e tanto altri progetti in
cantiere. Siamo abituati a vedere spesso perire il nostro patrimonio ma
amministrazioni come queste rendono noi cultori salentini felici e speranzosi
che le cose cambieranno. Basta disastri, basta cementificazioni!




testo e foto di Vincenzo D'Aurelio - Maglie
Poco fuori dall’abitato di Muro Leccese, a
circa un chilometro, procedendo verso ovest lungo la strada che conduce a
Scorrano, si può scorgere sulla sinistra una piccola deviazione. Addentradoci
lungo questa tortuosa, ma ben percorribile, stradina si penetra per poco più di
Tra amene campagne disseminate tutte intorno da alberi d’ulivo sorge, su di un
bivio, un’antica chiesetta greca intitolata a Santa Marina di Miggiano.
La titolazione può trarre in inganno perché, recenti studi condotti dall’Università
del Salento, hanno supposto che il titolo alla Vergine sia databile
attorno al XVIII sec. essendo essa così nominata ufficialmente solo nelle
visite pastorali del Settecento.
Casi di questo genere, aggiunge la dottoressa Giulia
Rella autrice del bellissimo saggio dal titolo Santa
Marina di Miggiano una storia da scrivere, sono tipici nel Salento e
proprio in Muro esiste un’altra chiesa di Santa Marina la cui titolazione
originale fu quella di San Nicola di Myra. Pare anche abbastanza difficile
formulare una datazione precisa della struttura ma l’utilizzo di conci regolari
e l’utilizzo di un particolare tipo di malta fanno pensare ad una
datazione molto prossima al XII-XIII sec.
La chiesa si presenta in unica navata ma a causa di numerosi crolli sono stati effettuati degli interventi di recupero strutturale successivi, ultimo probabilmente quello del 1702 come testimonia una incisione sul portale di un accesso che collega la chiesa ad un altro ambiente.
Ciò che maggiormente colpisce il visitatore è la complessità dei cicli pittorici che si distribuiscono su tutte e quattro le facciate interne della Chiesa. Senza addentrarci troppo nelle datazioni e nelle analisi pittoriche, che ben descritte dalla citata dottoressa Rella potrebbero tuttavia essere molto variabili, è certo che l’intera opera pittorica rifletta un periodo molto ampio che partirebbe dal XIII sec. sino a giungere al XVIII sec.
Per questo largo intervallo l’osservatore assiste, quasi ipnotizzato, al passaggio da una pittura fortemente di stile greco ad una pittura più occidentale e più latina. Si tratta di quel momento storico-religioso in cui nel nostro Salento iniziò la decadenza della liturgia greca sostituita da quella latina e che si concluse poi definitivamente attorno al XV-XVI sec.
Esempi eccezionali sono gli affreschi del sottoarco, che divide la navata in zona sacra e in zona destinata ad ospitare i fedeli, in cui sono rappresentati, in totale assenza di prospettiva, le figure di San Euthimio e di San Filareto di Siminara oltre ad altri santi eremiti che appaiono qua e la nelle facciate esterne dello stesso arco.
Voltando lo sguardo all’altare invece assistiamo all’esplosione del latino:
un San Francesco, un Sant’Antonio da Padova, gli Arcangeli e nel bel mezzo
La cosa più avvincente, e che ancor meglio descrive questo
altalenarsi di figure latinizzanti con quelle grecizzanti, è proprio
nell’angolo destro dell’altare dove, San’Antonio da Padova, è raffigurato su
una parte di affresco dalla quale si affaccia, facendo l’occhiolino, un molto
più antico San Nicola
di Myra. Questo ciclo di pitture di Santi e Arcangeli fanno probabilmente
parte dell’ultimo ciclo pittorico e infatti il dipinto dell’Arcangelo Gabriele
è datato dall’artista nei primi anni del Settecento. Anche
Quest’affresco porta la data dei primi del Cinquecento ma la parte bassa destra mostra chiari segni di una scrittura greca ancora non letta dagli archeologi. Soffermandoci ancora un poco davanti a questo splendido dipinto, non si può non notare un muretto frontale, che si discosta circa un metro dall’affresco, sul quale è stato rappresentato un bellissimo roseto in toni giallo, blu e rosa proprio ad indicare quel roseto emblema e simbolo della Vergine particolarmente tipico della cultura latina.
Se ci spostiamo in fondo alla parete sud, cercando di non fare caso a quanti altri santi qua e la compaiono, la nostra attenzione si posa su un ciclo cristologico di cui si possono ben osservare due momenti: l’entrata di Gesù a Gerusalemme e l’Ultima Cena in cui Cristo è la prima figura e a seguire, in angolo, gli Apostoli.
Entrambe le figure sono molto rovinate, ma è impossibile non incantarsi di fronte alla bella rappresentazione dell’asino bianco che porta il Cristo, oppure notare un omino che si arrampica sull’albero di palma per raccoglierne le cime!
Nella parte bassa della parete nord appare invece un ciclo mariano e poco si intravede, ma pare esserci, una Presentazione di Maria al Tempio e una Ascensione, o meglio un dormitio Virginis, dove il viso fioco di un apostolo rende la tragicità della scena grazie a una piccola lacrima che gli scende sotto l’occhio.
Potremmo continuare a parlare di questi dipinti, ma nessuna parola potrebbe descrivere la sensazione e l’effetto che produce questo complesso pittorico sulla propria anima ed è necessaria una visita per rendersi conto di questo piccolo olimpo di storia salentina.
L’occhio attento non può far a meno di notare che in molti punti delle pareti, e persino sugli affreschi, appaiono delle incisioni fatte con punte rozze che spesso riportano frasi del tipo:
“A 30 Aprile 1657 fui dentro questa Chiesa. Jo Gregorio Melorgio di …”.
Sono davvero numerose per essere considerate solo frutto di qualche uomo che
per sue velleità volesse incidere nella pietra quella visita. Se facciamo mente
locale,
Questo tipo di chiese, che diventavano soste obbligate per i pellegrini, non è cosa rara nel Salento e basti pensare alla Chiesetta di Sant’Isidoro nel feudo di Maglie posta sull’antichissima via dell’olio (coordinate 40°07′41.75″ N – 18°16′24.83″E), dove l’epigrafe recita DIVI ISIDORI EANC AEDEM VENERARE VIATOR ET SIC PROPITIUM PROGREDIER ES ITER. A.D. 1731.
Credo dunque che dopo l’analisi pittorica e dopo i recenti scavi archeologici che hanno portato alla luce sepolture di monaci, si renda necessario anche uno studio di queste incisioni dalle quali si potranno facilmente evincere i luoghi di provenienza dei pellegrini, il numero di visitatori nei vari anni e, chissà, se non anche lo scopo per il quale passavano da qui. Il resto lo farà la nostra immaginazione per la quale sentiremo ancora le loro voci e vedremo i loro volti come in un fotogramma di vita vissuta attorno a Santa Marina di Miggiano la cui storia, come dice Giulia Rella, è ancora da scrivere.
http://culturasalentina.wordpress.com/2009/04/28/santa-marina-di-miggiano/
SANTU SIDERU - Maglie S.Isidoro
Tale area è nel feudo di Melpignano a nord della strada che conduce da
Maglie a Gallipoli. caso vuole che questa chiesetta sorga proprio nel luogo in
cui è stato installato un depuratore di liquami ![]()
Dovete sapere che questa chiesetta fondata nel 1731, è dedicata a Sant'Isidoro
l'Agricoltore il cui quadro, visto lo stato di abbandono, è stato facilmente
rubato! Tale chiesetta si trova sull'antica strada dell'olio che conduceva gli
uomini da Maglie verso Gallipoli ove per l'appunto si commercializzava gran
parte dell'olio prodotto nel basSo Salento.
Un'iscrizione posta sul portone di entrata ricorda ancora questi viandanti:
"DIVI ISIDORI EANC AEDEM VENERARE VIATOR ET SIC PROPITIUM
PROGREDIER ES ITER. A.D. 1731".
Nella stessa Chiesa si può ancora ammirare lo stemma dei Capece di Lecce (cosa
che andrebbe verificata in quanto a parer mio si tratta di altra famiglia ma lo
stato di abbandono non permette nessuna indagine
) oltre ad eleganti greche che a parte le
imbiancature successive, tendono a risorgere qua e la. Uno
scempio, che la scelleratezza umana continua a perpetuare!!!


commento e foto di: Vincenzo D'Aurelio,
http://culturasalentina.forumattivo.com/viaggio-nel-salento-f9/santu-sideru-maglie-t110.htm
San Giuseppe - Salignano
foto
di http://www.panoramio.com/user/405778
Madonna di Vereto - Patù



Madonna di Leuca - Nociglia
foto
di http://www.panoramio.com/user/1530027
vicino a Masseria MOLLONE - Copertino

foto di http://www.panoramio.com/user/2030514
cappella S.GIUSEPPE - Copertino

foto di http://www.panoramio.com/user/2030514
masseria ANNIBALE - Copertino

http://www.panoramio.com/user/2030514
ex convento di Santa Barbara - San Dana


foto di http://www.panoramio.com/user/864915&comments_page=1&photos_page=4
S.MARIA DI CASOLE - Copertino
foto www.ankale.altervista.org


foto di http://www.panoramio.com/user/2030514

pozzo del
convento e altarino di Fra Silvestro

refettorio
foto http://www.panoramio.com/user/2030514
Cappella DEL MORO - Copertino
foto www.ankale.altervista.org
SUPERSANO
NUOVA CAPPELLA (1980) Serra di Belvedere

SAN GIACOMO DI SOMBRINO - SUPERSANO
E' ubicata tra le masserie Chiesa e Stanzie, ai piedi della Serra Mucorone
lungo la strada Pagliara e la strada Gallipoli-Supersano.
Detto insediamento è di probabile origine Basiliana e divenne, in virtù della
sua particolare posizione geografica, ( il Casale sorgeva sul crocevia che
collegava trasversalmente la "via istmica", che da Casole di Otranto
portava a Gallipoli, con la via che da S.Caterina conduceva a Leuca ) un centro
di sosta per i pellegrini dell'epoca.
La chiesa per la grandezza delle dimensioni, inusuali per quell'epoca,
manifesta una grande ricchezza di segni: conserva ancora la facciata medioevale
e il tetto a capanna. Faceva parte dei possedimenti dell'Abbazia di san Nicola
di Casole a Otranto. E' presente un altare dei primissimi anni del XVI secolo,
mentre al posto dell'originale abside,demolita, venne costruita una nuova
facciata. (TRATTO DA WWW.COMUNE.SUPERSANO.LE.IT)
Cappella MAGRI' - Supersano
Accanto alla Masseria è ubicata una Cappella dedicata all'Immacolata. Questa presenta un piccolo altare barocco, su cui è rappresentata la madonna dell'Immacolata, e un soffitto a volta a botte con affreschi dei quattro evangelisti ai lati e al centro il Cristo. (tratto da www.comune.supersano.le.it)
CHIESA CELI MANNA
all'interno del cimitero, alle spalle di questa si trova la cripta.


chiesa abbandonata vicino a casino Frisulla - Alezio
nel particolare dell'architrave si possono leggere le prime cifre dell'anno di costruzione (16xx), si nota bene anche l'asportazione di uno stemma o fregio. l'interno è stato diviso da un muro per adibirla ad abitazione poi abbandonata. due grossi fichi ne nascondono la facciata. una grossa spaccatura ne mina la stabilità futura.






Madonna dell'Attarico - Andrano


una costruzione moderna di discutibile impatto, in più rovinata dalla presenza dei pali della luce, sostituisce una antica e povera cappella.
accanto alla chiesa, questa micro edicola può vincere
il record delle minime dimensioni, all'interno dello sportello, un cero.
Sul retro della chiesa c'è la cripta basiliana (vedi sezione cripte)

Madonna delle Grazie - Matino

Matonna tu 'Ndriolu - Melissano


fronte e retro


evanescenti tracce di pitture murali
E' una edicola che testionia l'antica devozione mariana dei melissanesi, prende il nome dal terreno di proprietà Andrioli. Sulla parete era affrescata l'immagine di Maria Ausiliatrice.
Madonna delle Gnizze



vicino alla Masseria Gnizze, l'ingresso è attualmente murato, alla base si trova una piccola cavità, parte della volta di questa, in conci di carparo, è sotto la porta della cappella.
La cappella della Madonna delle Gnizze è ubicata ad ovest dell'abitato di Salve, nell'omonima contrada.
Il piccolo edificio risale alla fine del XVI secolo.
La leggenda narra che una grave epidemia colpì Salve
intorno al 1540 e numerose furono le vittime causate dal morbo.
Ma un giorno
Giunto a Salve si accorse che tutti gli ammalati erano guariti e che già si gridava al miracolo.
In seguito al racconto del contadino poi, tutti
si recarono alle Gnizze per venerare
Successivamente, nel 1616, venne costruita la chiesetta, fu dipinta sull’altare l’immagine della Beata Vergine Maria e furono incisi i versi “Non tibi sit grave dicere semper Ave” (Non ti sia faticoso dire sempre Ave).
La cappella, molto semplice, come nello stile delle chiese rurali, presenta una facciata a doppio spiovente con unico portale di ingresso sormontato da una monofora oggi murata.
All'interno è di particolare rilievo l'affresco raffigurante l'Annunciazione. ù
tratto da www.salveweb.it
articolo de "Il Gallo" sul degrado di questo monumento


particolare dell'interno. Al centro si può
notare la pietra del miracolo,
Mater Gratiae - Gallipoli
al centro di una ampia area di estrazione di carparo di buona qualità da cui prende il nome (matrecrazia) questa chiesa del 500 non molti anni fa in stato di abbandono, ora recuperata al culto. Vi si tiene anche un presepe vivente.




Madonna delle Rasce o della Racia , XVIII secolo. Leuca
Si trova ad un chilometro della Basilica di Leuca, in aperta campagna nella
zona detta Crimino, dove in passato esisteva un borgo nato dalla distruzione di
Vereto e Leuca. I lavori iniziarono nel 1678 e si conclusero nel 1699; alla
realizzazione della chiesa contribui tutta la popolazione. Sulle origini vi
sono varie ipotesi, per il Tasselli la chiesa fu costruita da una donna di
Alessano come ringraziamento alla Madonna per la grazia ricevuta. Per la
credenza popolare, invece, a ricevere la grazia fu un massaio che si rivolse
alla Madonna per salvare la vita alla giovane moglie in punto di morte per un
parto difficile.
Lo stile dell’edificio è settecentesco, ha una larghezza di
Nel volume


ci sono numerosi croci incise sul lato della chiesetta


PORTOSELVAGGIO

VILLAGGIO RESTA

CAPPELLA DEL SANGUE DI GESU' - RACALE - 1901


SANT'ANNA - GALATINA
da trovare
Si trova in aperta campagna fuori le mura in contrada Piani, a sud-est, a
circa
MADONNA DELLA GROTTA - GALATINA da trovare
E’ posta fuori le mura, in direzione nord-est, a poco meno di
MADONNA DELLA PORTA - GALATINA DA TROVARE
Ubicata lontana dal centro abitato, sulla strada per Sogliano in Contrada
Pisanello, a più di
CHIESA DEL DIAVOLO - TRICASE
Tanti secoli fa regnava a Tricase un principe tanto spietato e crudele che per un nonnulla faceva giustiziare quanti potevano disturbare la sua nobile vista. Questo principe veniva chiamato dai suoi sudditi "Principe Vecchio".
Essendo perseguitato dalle richieste di alcuni contadini che volevano una chiesa nella zona dei SS Medici, il principe decise di chiedere aiuto al suo amico Diavolo con il quale instaurò un patto: il Diavolo avrebbe costruito in una sola notte la chiesa sfruttando l'energia malefica ed in cambio il principe, in quella stessa chiesa, avrebbe dovuto offrire un'ostia consacrata ad un caprone che rappresentava Satana.
Lucifero non venne meno al patto e, costruita la chiesa in una sola notte, decise di regalare al principe anche un forziere di monete d'oro.
Il principe tuttavia, nonostante tutta la sua malvagità, non ebbe il coraggio di sfidare Dio e non mantenne il patto prestabilito.
Tutto ciò scatenò l'ira del re del Male che fece scoppiare un violento fortunale trascinando le campane della chiesa sul fondo del Canale del Rio. Ed e' proprio per questo motivo che durante le tempeste ancora oggi si sente il suono delle campane che giacciono in fondo al mare.
Ancora furioso per essere stato raggirato, il Diavolo ritornò in chiesa e
fece sparire i dipinti su tela e le sculture in pietra che adornavano l'altare.
Il Principe non si preoccupò più di tanto dell'ira del diavolo, anzi corse a
recuperare il forziere nel quale però, al posto dell'oro, trovò delle inutili
monete di rame.
Da quel giorno i cittadini di Tricase decisero di murare le entrate per evitare
che lo Spirito del Male uscisse fuori dalla chiesa.
CHIESA MADONNA DI LORETO - TRICASE
SS.MEDICI - TRICASE
CHIESA MADONNA DEL SOCCORSO
da trovare

SANTA LUCIA - TAURISANO
Su un breve pendio una piccola e antica cappella dedicata a Santa Lucia, sopra a questa un'altra più recente. Nelle immediate vicinanze la grotta Santa Lucia (v. sezione grotte)
CIVO MELISSANO
antico santuario di cui restano poche pietre
Illustre insediamento monastico di origine basiliana dell' XI secolo e sito sul triconfinio tra Melissano, Taviano e Racale. Interessanti sono anche le tracce umane di secoli anteriori con resti preistorici. Una importante e sottovalutata risorsa storico-archeologica.
http://www.geocities.com/adesold/melissano/Santamaria.htm
S.PIETRO DEI SAMARI GALLIPOLI
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getcomment&id=1488
http://www.turismo.provincia.le.it/home/risorse.php?id=1522
attualmente presenta un vistoso crollo della volta, IN PERICOLO DI CROLLO TOTALE.
nelle vicinanze il canale dei Samari e
La chiesa di San Pietro dei Samari, poco discosta dal fosso da cui trae il nome, è uno splendido esempio architettura normanna, con navata unica a doppia cupola e decorazione ad archetti ciechi alla cornice. Un'iscrizione ottocentesca alla trabeazione dell'avancorpo postumo la vuole restaurata o addirittura fondata da Ugo Lusignano al ritorno dalla seconda crociata, corrente l'anno 1148. La struttura, così come la comunità monastica residente, erano probabilmente collegate alla coltivazione del lino, testimoniata nel sito dal celebre Beneficio di Federico II, risalente al 1200. Successivamente abbandonata ed adibita a ricovero per gli armenti e per gli attrezzi agricoli, è attualmente soggetta a vincolo architettonico individuo, così come l'area di contorno, ricca di micro-cave e vegetazione spontanea.





l'ignoranza
non ha limiti.
l'ingresso della grotta (v.sezione grotte)
alle
spalle del santuario, una tomba o una pila?
Il Monastero di San Mauro, fu fondata ad opera dei monaci basiliani a partire dai sec. VIII-IX.
In origine, l'insediamento era costituito dal monastero, di ignota grandezza, da altri edifici, dalla chiesetta, sopravvissuta, e da una o più grotte adibite a scopo di culto.
Proprio il monastero, che sorgeva sulla sommità della serra, alle spalle della chiesa, dovette essere il primo a subire l'offesa del tempo e degli uomini che rilevò anche la presenza della grotta, con due altari, nella quale si diceva che fosse stato trovato il corpo di S.Mauro.
La chiesa, in origine, aveva tre altari, rivolti ad oriente, come in tutte le chiese di rito greco, e presentava la distinzione tra bema e naos, evidenziata da un gradino oggi distrutto.
Un tempo era interamente affrescata e alle volte erano appese le lampade ad olio tipiche della tradizione orientale. (1)
http://www.anticasannicola.it/smauro.htm
recentemente restaurato
nelle vicinanze una piccola grotta

Narra un'antica leggenda, giunta fino a noi, che San Mauro, giunto a Roma con alcuni compagni proveniente dall'Africa, subì il martirio nell'anno 284. I compagni, trafugatone il corpo, si imbarcarono per la loro terra d'origine, inseguiti, però, da una nave romana. Nei pressi di Gallipoli i fuggitivi, a causa della violenza del mare, furono spinti a riva e costretti ad abbandonare la nave. A breve distanza dalla costa, in un luogo elevato, scorsero una grotta ed ivi si rifugiarono, depositandovi anche il corpo del Santo. Nel frattempo sopraggiunsero i soldati romani e, scopertili, li uccisero senza pietà. I pagani cercarono anche di bruciare il corpo del martire Mauro, ma invano, e quindi decisero di imbarcarsi nuovamente per fare ritorno a Roma. Gli abitanti dei dintorni, rinvenute le spoglie del Santo, vollero costruirvi accanto una chiesetta dedicata a lui e a due suoi compagni e, da allora, ne celebrarono la ricorrenza il primo maggio di ogni anno.
Più probabilmente, l'origine della chiesa e del monastero di S.Mauro sono da
inquadrare nell'imponente grecizzazione di Terra d'Otranto ad opera dei monaci
basiliani a partire dai sec. VIII-IX. La scelta del luogo dell'insediamento è
certamente connessa con la presenza delle vicine grotte, che, come è noto,
erano predilette dai monaci. Quel posto era chiamato anticamente Orthólithon,
cioè "rupe dritta", nome che derivava con ogni probabilità dalla rupe
a strapiombo sul mare, ora nota come la "Montagna spaccata". In un
altro documento basiliano il luogo ove sorgeva il monastero è indicato col
termine Anaforários, cioè "luogo in elevato". E' possibile solo
adombrare la ricchezza e l'autorità di cui godette San Mauro, attraverso le
pochissime testimonianze sopravvissute all'ingiuria del tempo. Fra queste, le 9
pergamene dapprima rinvenute e poi perdute, le quali, in un arco temporale dal
1149 al 1331, attestavano donazioni di terreni, case e persone al rispettivo
preposto del monastero. Da quest'ultimo, poi, dipendevano diverse piccole
comunità basiliane come quelle di S.Maria de Civo (Melissano), S.Maria della
Lizza (Alezio), S.Mauro (Galatina), S.Anastasia (Matino), S.Maria del Casale
(Ugento) e diverse altre. Il monastero vantava, poi, un'estesissima proprietà
fondiaria che comprendeva anche
SAN SALVATORE - GALLIPOLI
il
fronte
il retro


l'ingresso e la navata centrale


affreschi
dell'abside




la scala
e il piano superiore 


le altre stanze


cistrena e aia

A non grande distanza da San Mauro vi è il complesso di San Salvatore, o meglio quello che ne rimane. L'abbazia fu costruita, a differenza di San Mauro, non sulla serra, ma in pianura, in una zona rocciosa, in un sito che doveva trovarsi vicino ad un importante snodo viario (vie per Gallipoli - Nardò - San Mauro e probabilmente verso altri luoghi), quindi strategicamente rilevante. Davanti al complesso vi sono diverse tracce di carrare, cioè dei solchi scavati dalle ruote dei carri nella dura roccia nel corso dei secoli. Il complesso di S.Salvatore
La prima attestazione dell'esistenza dell'abbazia risale solo al 1325, ma è certo che il complesso originario fu realizzato molto tempo prima. San Salvatore fu il secondo monastero basiliano per importanza nella zona di Gallipoli, dopo quello non lontano di San Mauro e, a quanto è dato di capire, dovette avere una grande importanza anch'esso nell'organizzazione basiliana, probabilmente di natura prettamente economica. Versa in pessime condizioni di conservazione, in quanto, tra l'altro, un'ala del complesso è crollata in epoca imprecisata, mentre tutto il resto è lasciato in totale abbandono. Anche questa struttura, al pari di San Mauro, insiste su proprietà privata. La chiesa presenta una stretta analogia con quella di San Mauro, con la medesima divisione interna in tre navate; degli affreschi originari, che un tempo ricoprivano interamente le pareti, non è rimasto quasi niente; si intravedono solo, nell'abside, quattro figure di Santi vescovi con dei cartigli in mano, analoghi a quelli presenti in San Mauro, e, al di sopra, tracce quasi illeggibili di una scena sacra che una studiosa, Falla Castelfranchi, ha identificato come una Deésis ("manifestazione"), la quale darebbe conto del nome dell'abbazia. L'abside (particolare) Nelle vicinanze, vi sono alcune fosse granarie scavate nella roccia, prive ormai della loro copertura e altre evidenti tracce dell'originario insediamento dei monaci, come una grande cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Dopo l'età basiliana, San Salvatore divenne dapprima -come S.Mauro- un'abbazia commendatizia, cioè una sorta di beneficio ecclesiastico per taluni cardinali romani, e successivamente si trasformò in una masseria con i suoi caratteristici curti (recinti), conservati in parte. Vennero realizzate altre costruzioni come una stalla posta nella zona retrostante la chiesa, mentre le stanza poste al piano terra ed al primo piano, ora in buona misura crollate o pericolanti, sono di datazione incerta. Sarebbe auspicabile che il comune di Sannicola si adoperasse, come accaduto per S.Mauro, in primo luogo per la tutela e successivamente per il recupero di ciò che rimane dell'antica abbazia, pur tenendo conto che si tratta di beni appartenenti a privati
LEUCA PICCOLA - BARBARANO

Barbarano del Capo, frazione di Morciano di Leuca, deve il suo nome da 'barbari', che fa ricordare che la nascita del centro fu dovuta alla distruzione di un altro villaggio, a causa dei barbari. Secondo alcune ipotesi, anche questo piccolo centro nacque in seguito alla distruzione del vicino Casale di Vereto, avvenuta nel IX secolo per mano dei saraceni.
L'età feudale ebbe inizio con l'arrivo dei normanni, allorquando Re Tancredi
D'Altavilla cedette il piccolo feudo a Lancellotto Capece.
Alla fine del XIII secolo, il centro fu governato prima da Scipione Ammirato e,
successivamente, dalla famiglia Antoglietta. Fino agli inizi del XVII secolo si
susseguirono i D'Aquino ed i Nontolio.
Gli ultimi feudatari furono i Capece, che governarono fino al 1806, anno in
cui fu soppressa la feudalità.
Nel centro storico di Barbarano del Capo, si erge una grande torre
cinquecentesca, sulla quale spicca la scultura dello stemma nobiliare della
famiglia Capece.
Di particolare interesse è
All'interno, a navata unica, si possono ammirare antichi affreschi,
mentre l'esterno è imponente e ben decorato. (1)
Leuca Piccola è un complesso storico-monumentale sito alla periferia di
Barbarano. E’ così detto perché nei secoli passati vi sostavano i pellegrini
diretti al celebre Santuario di S. Maria di Leuca “De finibus terrae”.
Il gioiello di questo complesso -costruito tra il 1685 e il 1709- è costituito
dalla chiesetta denominata Chiesa di S. Maria di Leuca del Belvedere,
restaurata nel
Preziosi sono gli affreschi che arricchiscono tutte le pareti della chiesetta,
non esclusa la volta. Un fatto di indiscussa rilevanza è dato dalla
compresenza, negli affreschi di Leuca Piccola, di santi appartenenti all’area
latina e a quella greca: è il caso di S. Lazzaro, S. Oronzo, S. Barbara, S.
Francesco da Paola, S. Marina, S. Lucia, S. Pasquale, S. Gennaro, S. Leonardo,
i quattro Evangelisti.
Nella corte annessa alla chiesetta si trova l’accesso ai sotterranei, magnifica
grotta scavata dalla mano dell’uomo. Lungo le pareti della grotta furono
ricavate delle cuccette, divise una dall’altra da un tramezzo di roccia. Fatto
singolare, in questo grande ipogeo ci sono tre pozzi meravigliosi dalle acque
freschissime che hanno dissetato per secoli i pellegrini d’Italia e d’Europa.Torre Vado -
- Salento in Puglia.
nelle vicinanze un ipogeo e le due vore di Barbarano (vedi categorie vore e cripte)






la famosa targa delle dieci P, si trova sull'angolo destro di questo muro.

Ruggiano, "Rudius" ,che significa campagna, è una graziosa
frazione che dista circa
E" storicamente conosciuta come meta di pellegrinaggio di tanti devoti che giungevano a piedi presso il Santuario di S. Marina, un’antica chiesetta costruita nel medioevo che poi venne ampliata e restaurata nel 1648.
L"interno è a due navate e conserva una statua in legno ed un dipinto raffiguranti l"immagine di Santa Marina. La facciata presenta due portali di ingresso, elegantemente decorati, sormontati da altrettante finestre.
Al centro della facciata campeggia una lesena liscia e un coronamento a timpano triangolare. (1)
MADONNA DI COSTANTINOPOLI - RUGGIANO

Si trova alla periferia di Ruggiano; la sua costruzione risale al XVII secolo.
Presenta una semplice facciata a doppio spiovente con unico portale di ingresso sormontato da un oculo.
antico santuario, fa parte della serie elevata in cima alle serre. Processione e festa la domenica dopo Pasqua. Recente restauro.
30 Aprile 2000: la domenica dopo Pasqua assume per gli
abitanti di Alliste e Felline un significato tutto particolare. Come succede in
altri centri abitati vicini, anche qui si festeggia una figura religiosa tutta
particolare,
http://www.prolocosalento.it/allistefelline/main.shtml?A=p_alliste_2a
nelle vicinanze una piccola pineta, un rustico abbandonato e



gli affreschi di recente restaurati, sotto l'affresco della Madonna si nota la presenza di un altro affresco più antico.
sulle
pareti della cappella antichi graffiti di navi, forse ex-voto





una scalinata scende al piano, viene percorsa dalla processione la domenica seguente a Pasqua.
Santuario eremitico abitato da alcuni monaci francescani. Vicino troviamo una grande croce in ferro e un canalone naturale.
Fa parte della serie di tre chiesette come Madonna dell'Alto (vedi sopra)

nelle vicinanze il canale del Casale
SAN
NICOLA FELLINE
Nelle immediate vicinanze un albero di ulivo di 2000 anni.



S.POTENZA FELLINE
antica chiesa del 1400 ora in pessimo stato, in gran parte crollata.

http://www.prolocosalento.it/allistefelline/main.shtml?A=p_alliste_5
SANTA POTENZA FELLINE
Da “la gazzetta del Mezzogiorno” 28/04/2005
Ladri
in azione nella chiesetta
Ancora un atto vandalico a danno dei beni storico –architettonici del Sud Salento. Alcuni ignoti hanno di recente asportato il cornicione superiore dell’altare dedicato alla Madonna che si trova nella chiesa di Santa Potenza. La chiesetta, che si trova ad un chilometro circa dal centro abitato da Felline, è intitolata a Santa Maria della Luce, o della Natività, ma volgarmente è conosciuta come chiesa di Santa Potenza. Fondata nella seconda metà del 1400 da Rosa di Nicola da Cutrofiano, anticamente deve essere stata sede di arciprete rurale.
Gli scheletri trovati nei dintorni autorizzano a pensare alla presenza di un antico nucleo abitativo. Proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero della diocesi di Ugento, la vecchia chiesetta è stata sempre contesa tra Ugento e Felline, ma né la curia di Ugento né quella di Nardò, dalla quale Felline dipende, si sono mai premurate di recuperarla.
<<Questa chiesetta si trovava in buono stato negli anni settanta –ha dichiarato l’architetto Giovanni Scanderebech , che ha dato l’allarme per la scomparsa del cornicione dell’altare– Il totale stato di abbandono in cui venne lasciata causò il crollo delle volte e l’inizio delle asportazioni notturne di cornicioni, cornici, architravi e fregi, fino alla recente asportazione del cornicione superiore dell’altare dedicato alla Madonna>>.
Scanderebech, cha da anni invoca l’attenzione delle istituzioni verso i <<i numerosi beni che stanno subendo l’aggressione piratesca di sciacalli malfattori>>, continua a lanciare allarmi e pesanti accuse. <<Chi pagherà per questi scempi? -si è chiesto– e che cosa si aspetta ad individuare le responsabilità di chi avrebbe dovuto tutelare tali beni?>>. Sembra quasi un don Chisciotte, ma lui non demorde e continua nelle sue battaglie che mirano alla salvaguardia ed alla tutela di tutto il patrimonio storico -architettonico del Sud Salento. <<Nel 1997 -ha ricordato l’architetto– come cittadino e come presidente della Pro Loco Alliste Felline, tentai di parlare con il vescovo di Ugento, preoccupato dalla sorte della chiesetta di Santa Potenza. Ma dopo tre incontri andati a vuoto, pur avendo fissato un appuntamento, il segretario del vescovo di Ugento mi disse che non era possibile di pensare di risolvere i problemi strutturali della chiesetta perché nel mondo c’era tanta gente che moriva di fame. Oggi sono trascorsi sette anni da allora –ha concluso– la chiesetta è stata svenduta e sono convinto che nel mondo c’è sempre più gente che muore di fame.
Commento personale
Chi non vuole unirsi all’accorato appello
dell’archietto Scanderebech? Solo che il corncione, tra l’altro molto bello, è
stato asportato da un po’ di mesi. Perché si parla solo ora?
Perché si continua a dire che la chiesetta è della
seconda metà del XV secolo quando poi ho riferito più volte che è molto più
antica come dimostrano le croci greche, i conci affrescati di reimpiego e
l’attestazione della chiesa già nel 1452 con il titolo “sub Potenciae”?
Nell’articolo si nota una sorta di vendetta
dell’architetto contro la diocesi di allora, ma prima di fare un intervento del
genere conviene informarsi perché il proprietario, sensibile ai beni culturali,
ha già dato via all’iter di ristrutturazione.
tratto da tuttomelissano.it di Stefano Cortese
MADONNA DELLA CAMPANA - CASARANO
fa parte delle tre chiese come Madonna dell'Alto e il Casale (vedi sopra)
in buono stato, attualmente in funzione. Festa la domenica dopo Pasqua.

http://www.japigia.com/le/casarano/index.shtml?A=casarano_6
MADONNA DI POMPIGNANO - UGENTO
Antica chiesa attualmente in buono stato e funzionante.
Composta da un grande vano con unico altare risale al 1500 circa, e sorge in periferia di Gemini, frazione di Ugento. Ha subito vari restauri, come attestano le iscrizioni poste sul frontale della chiesa l' ultimo, risalente al 1700, ne modificò sostanzialmente la struttura interna.Ugento, Lecce, Vacanze in Puglia
Il luogo prende il nome da un antico casale poi scomparso, di cui restano le rovine di ovili, di un sarcofago, tombe romane scavate nella roccia, qualche granaio ipogeo, le rovine di una cappella settecentesca dedicata alla Madonna di Pompignano. Nelle vicinanze di questi resti si erge l'antica masseria Vanini.Provincia di Lecce
MADONNA DI COSTANTINOPOLI - UGENTO
Antica chiesetta ultimamente restaurata. L'interno è interamente affrescato. Nelle vicinanze la cripta del Crocifisso. Aperta ogni domenica mattina.
nelle vicinanze
MADONNA DELLA LUCE - UGENTO
In buono stato, in funzione.
Il Santuario della Madonna della Luce risale al 1576 e sorge nel luogo dove anticamente sorgeva un altra Cappella di dimensioni più piccole, anch essa dedicata alla Vergine e andata distrutta durante le invasioni saracene.
Il tempio assunse notorietà per via di un eclatante fatto miracoloso
verificatosi nel
Lungo il suo cammino si fermò per riposare al riparo delle rovine
dell'antica chiesetta.
Assorto in preghiera, essendo intanto sopraggiunto un furioso temporale,
fra il bagliore delle folgori che squarciavano il cielo, egli ebbe la ventura
di riacquistare la vista, scorgendo come prima cosa l effige di un'antica
immagine della Madonna affiorante dal terreno, dal suo cane.
Il Vescovo del tempo l illustre Mons. Minturno, richiamato dalla voce del popolare di così grande prodigio operatosi alle porte della città, si recò di persona sul luogo e, recuperata la lastra di pietra con impresso il dipinto, la chiamò Madonna della Luce, per via della guarigione ivi operata. Il famoso dipinto è conservato sull'altare maggiore.
con molta probabilità è del XVI secolo. E’ ricca di affreschi tra cui:
La volta emisferica è rappresentata con scene della vita di Maria e con le figure dei Santi Pietro, Paolo, Sebastiano e Giorgio.
Durante lavori di restauro effettuati alcuni anni fa nella Chiesa della Madonna dei Fiumi, sono stati rinvenuti i resti del primitivo luogo di culto bizantino, affossati sotto l’area presbiterale.
Il vano, interamente scavato nella roccia, ha un orientamento nord-sud ma non lascia individuare su quale lato fosse aperto l’ingresso. Il vano, inoltre, è stato troncato a nord quando sono state scavate nella chiesa le fosse sepolcrali, agli inizi del sec. XIX. (1)
SAN MAURO - PRESICCE
antica chiesetta "basiliana", ora usata come deposito di attrezi agricoli.
Sotto la chiesa una cripta "basiliniana" trasformata in seguito "frantoio ipogeo". In pessimo stato di conservazione, degli affreschi che vi erano un tempo si intravede solo qualche debole traccia.
nelle vicinanze la cripta-trappeto vedi sezione Cripte
SANTUARIO DI MONTEVERGINE - PALMARIGGI
in buono stato, in funzione. Nell'interno si scende in una cripta. Festa il giorno di pasquetta.
Nel 1595 un pastorello era intento ad intagliare un ramoscello, quando all'improvviso il temperino gli cadde dalle mani. Lo cercò tra l'erba, nei cespugli, ma il povero giovinetto non riusciva a trovare il suo temperino e piangeva, piangeva tanto per questo. All'improvviso, da una buca all'interno di un cespuglio spuntò una luce vivissima e dalla luce una donna bellissima, che aveva in mano il suo temperino. Costei disse al giovinetto: “và nel paese e dì al parroco quello che hai visto e che venga qui il parroco con tutto il popolo”. Il pastorello di corsa si recò al paese e disse quello che aveva visto, il parroco si recò in questo posto con tutto il popolo, allargarono la buca, e vi scoprirono una grotta al cui interno vi era l'immagine della Madonna con il suo bambino. Da allora questa collinetta prese il nome di “Monte Vergine” dove ora è il Santuario dedicato alla Madonna. Degli antichi affreschi rimane l'immagine della Madonna sull'altare ed alcuni frammenti sulla scaletta.Itinerario-turistico-Palmariggi-salento
RUFFANO
si trova a
nelle vicinanze la pineta della serra
MADONNA DI COSTANTINOPOLI (o Santa Marina) Taviano





nelle vicinanze vi era il menhir Crocicche e che si trova probabilmente sul
tracciato di un'antica strada che congiungeva Gallipoli a Ugento e passava da
Torre del Conte. v. anche nella sezione masserie Capo Ovest.
affreschi all'interno della Cappella. A sin Madonna del Carmine, a dx S.Francesco da Paola
Pineta su una collinetta in posizione panoramica, la chiesetta è del 1957
SANT'ANNA - GALATINA
annessa
cripta
Si trova in aperta campagna fuori le mura in contrada Piani, a sud-est, a
circa
SANT'ANNA - SALVE

La cappelluccia, costruita verso la fine del XVIII secolo dalla famiglia Alemanno, si trova nell’omonima contrada a breve distanza dall’abitato ed a poche centinaia di metri dalla strada che congiunge il paese alla marina di Pescoluse.
Si caratterizza per le semplici linee architettoniche tipiche delle costruzioni rurali.
La facciata, priva di portale e con due finestre è sormontata da un piccolo campanile a vela. L'ingresso è ubicato lungo la parete destra.
All'interno si può ammirare un interessante affresco raffigurante Sant'Anna. (Foto Roberto Negro)
S.S.CROCIFISSO - SALVE

Stilisticamente
Il luogo dove sorge la cappella è storicamente molto importante in quanto anticamente in quel luogo era presente un tempio pagano; bisogna considerare infatti che ci troviamo a poca distanza dal villaggio arcaico dei Fani e di quello di Spigolizzi, cioè nel territorio dove secondo la leggenda sorgeva la mitica città di "Cassandra".
SANTU LASI - SALVE

La chiesetta, restaurata nella metà degli anni ‘80, si trova lungo la strada che conduce al Posto Vecchio, nei pressi del luogo dove esisteva l’antico villaggio messapico che venne poi chiamato Casale San Biagio (a causa della vicinanza con questa chiesetta, in quanto se ne ignora il vero nome).
E’ una chiesa dalle origini molto antiche che, crollata nel XVII secolo, venne riedificata nel 1716 ed a cui, l’anno seguente, venne donata la statua raffigurante il Beato Blasio. (Foto Roberto Negro)
Sulla porta d’ingresso è scolpito uno stemma del Comune di Salve risalente al 1717.
Il 3 febbraio si svolge la festa dedicata a San Biagio che prevede una serie di funzioni religiose, quali la processione e la messa; prosegue con il concerto bandistico e lo spettacolo pirotecnico.
Si svolge nella piazzetta antistante la cappella, abbellita da luminarie.
SAN LEONARDO - PESCULUSE

La vecchia cappella di San Leonardo fu eretta in località "Monti Caborri" sulla collina sopra Pescoluse nel 1675 quando arciprete di Salve era don Giuseppe Valentini.
La cappella più recente si trova nell’abitato della marina di Pescoluse.
Ha una facciata dalle semplici linee architettoniche che presenta un unico portale architravato e sormontato da una piccola finestra. Al di sopra è posto un elegante campanile a vela privo di campana. Al suo interno ospita un grazioso altare in carparo ed un affresco con l’immagine del Santo.
Da diversi anni ogni domenica pomeriggio, durante la stagione estiva, nel
piazzale antistante la cappella, viene celebrata
La cappella della Madonna di Loreto (Madonna delle Fogge) SALVE

Costruita nello spiazzo delle Fogge nel 1677 da un ramo della famiglia De Notaris fu, in seguito, restaurata da parte della famiglia Mauro.
La facciata, con un unico portale, oggi trasformato in finestra, termina con un coronamento a frontone trapezoidale. Lungo il lato est, dove è posto l'ingresso, si succedono tre contrafforti. Nel complesso rispecchia la semplicità e sobrietà delle linee architettoniche proprie dell'architettura rurale. (Foto Roberto Negro)
Si trova al centro del nuovo svincolo tra la strada che porta alla marina di Pescoluse e la statale 274.
Dal 31 agosto ospita ogni anno le celebrazioni in onore della Madonna con la tradizionale “novena” e la festa religiosa che viene celebrata l’8 settembre.
La cappella "de li Spiriti Santi" SALVE

Venne costruita nel
Costruita con pietre a secco e con la volta a botte, questa piccolissima cappella conteneva al suo interno, in una piccola nicchia che fungeva da altare, un’immagine raffigurante lo Spirito Santo. Oggi la cappelluccia, utilizzata purtroppo come deposito di attrezzi agricoli e cianfrusaglie varie, presenta all’esterno, sulla parete di fronte alla strada, una nicchietta in cui è presente una immagine della SS. Trinità realizzata molti anni fa dal Prof. Vito Russo.
Santuario di S. Teresa del Bambino Gesù SALVE

Situato vicino al cimitero, è stato edificato nella prima metà del novecento, restaurando la vecchia Cappella di S.Francesco nel Convento dei Cappuccini per iniziativa di don Francesco de Filippis.
Successivamente, nel 1936, ad opera di don Antonio De Lecce, fu ampliato e dedicato ai caduti della guerra d'Africa.
Alla fine degli anni '20 fu donata al Santuario, da parte della famiglia, una reliquia della Santa.
La statua della Santa, opera dello scultore leccese Manzo, fu posta in una nicchia in pietra leccese realizzata da Serafino Trani.
La festa religiosa e civile viene celebrata il 3 ottobre, mentre la domenica vicina allla data del 17 maggio, anniversario della santificazione, viene celebrata la tradizionale messa della “Benedizione delle Rose”.
La cappella della Madonna delle Gnizze è ubicata ad ovest dell'abitato di Salve, nell'omonima contrada.
Il piccolo edificio risale alla fine del XVI secolo.
La leggenda narra che una grave epidemia colpì Salve intorno al 1540 e numerose furono le vittime causate dal morbo.
Ma un giorno
Giunto a Salve si accorse che tutti gli ammalati erano guariti e che già si gridava al miracolo.
In seguito al racconto del contadino poi, tutti si recarono alle Gnizze per
venerare
Successivamente, nel 1616, venne costruita la chiesetta, fu dipinta sull’altare l’immagine della Beata Vergine Maria e furono incisi i versi “Non tibi sit grave dicere semper Ave” (Non ti sia faticoso dire sempre Ave).
La cappella, molto semplice, come nello stile delle chiese rurali, presenta una facciata a doppio spiovente con unico portale di ingresso sormontato da una monofora oggi murata.
All'interno è di particolare rilievo l'affresco raffigurante l'Annunciazione. (Foto Roberto Negro)
Chiesetta di marina di Capilungo
Chiesetta di marina di Posto Rosso

NARDO'

14 Agosto 2009 di Claudio Martino



La chiesa sconsacrata di masseria Crocefisso
è ubicata ad
Quasi del tutto sconosciuta, la piccola cappella non
compare in nessuna visita pastorale, mentre il documento più antico in cui è
menzionata la masseria del Crocefisso è un atto notarile del
In un altro atto notarile del 1659, viene per la prima
volta nominato l’edificio sacro e dichiarata la sua intitolazione: «un’altra
(chiusura) nominata
La Masseria nominata il Crocefisso fu venduta al «Sagro Spedale dello
Spirito Santo». Anche nel Catasto Onciario degli Enti
Ecclesiastici del 1755 la masseria Crocefisso risulta appartenere ai
beni del «Sagro Spedale» e, nell’elenco delle pertinenze della masseria, viene
menzionata una «chiusura nominata
In documento del 1797 Crocefisso è anche il nome di un feudo ubicato nella medesima area della omonima masseria, che è associato ad un altro feudo, quello di Porcigliano, il cui toponimo antico (Porcillianum) compare nella carta di fondazione e dotazione del monastero di SS. Niccolo e Cataldo del settembre 1180. Il toponimo «Porcilliani» compare in un documento del 1195 dove Costanza imperatrice e regina di Sicilia conferma al vescovo di Lecce le donazioni fatte precedentemente da Goffredo conte di Lecce e di Ostuni e da Accardo signore di Lecce.
In un documento che invoca la «rivela»
fatta dal Vescovo per la formazione del Catasto-Onciario si legge: «Possiede
(
Nelle carte prodotte dall’ingegnere Oronzo Bernardini nel 1861 per la vendita della masseria è inserita la valutazione della masseria con la chiesa ma non viene menzionata la intitolazione: «si compone di fabbricati……; tre chiusurelli circostanti; i fondi chiamati Aja vecchia, Prodano, Pezzone grande e piccolo, fondo Chiesa con piccola cappella, ora convertita a stalla, divisa in due locali».
La chiesa viene poi così descritta: «In detto fondo (Fondo olivato) ove confina lo spiazzo vi è un’antica cappella attualmente ridotta a stalla e divisa in due locali che in grande si rileva dalla pianta B numero 1 e 2 coperta a tettoia a due gronde con ingresso ad ovest con vano di porta corredato da mediocre imposta e vi si accede dal detto spiazzo, riceve luce dal vano di testa a quello di ingresso con imposta, e da due finestre che corrispondono nel secondo locale ne muri laterali, uno munito di cancello di legno. Le fabbriche allo esterno sono costruite di pezzi di taglio, ed in generale in lodevole stato».Sempre l’Ingegnere Bernardini, darà indicazioni sia sulle dimensioni della Cappella sia sul suo valore espresso in ducati.
La chiesa, orientata est-ovest, è costituita da una navata unica di forma grosso modo rettangolare in cui si aprono due ingressi e tre finestre; un arco posto al centro dell’edificio separa la zona presbiteriale dall’aula.
Esternamente la chiesa presenta le seguenti misure: facciata anteriore m. 8,50; facciata posteriore (non perfettamente rettilinea) m. 9,40; parete nord m. 12,00; parete sud m. 11,20. Le misure interne sono: facciata anteriore m. 7,30; facciata posteriore (non perfettamente rettilinea) m. 8,05; parete nord m. 10,6; parete sud m. 9,95.
La struttura con vistose lesioni è stata usata almeno a partire dalla seconda metà dell’800 ad oggi come deposito per il fieno. È stata realizzata con blocchi cavati nelle immediate vicinanze e da blocchi di medie e grandi dimensioni di riutilizzo e probabilmente di età romana.
L’ingresso principale, rivolto ad ovest come molte chiese medievali, si apre nella facciata che a sua volta culmina in una semplice copertura a doppio spiovente. Sopra l’ingresso un arco a cunei a tutto sesto, presenta al di sotto un unico grande blocco, probabilmente anch’esso di reimpiego che costituisce l’architrave.
La lunetta impostata immediatamente sopra l’ingresso
principale si presenta priva di decorazioni plastiche o pittoriche; tuttavia,
osservando attentamente la parete interna della lunetta e la parte più interna
dell’intradosso, si nota la totale assenza dei licheni, presenti invece su
tutto l’edificio. Questa mancanza può essere spiegata con la presenza in antico
di una decorazione plastica oppure di un affresco, scomparsi in tempi
relativamente recenti.
Il lato sud è poi caratterizzato dalla presenza, verso la parete di fondo, di
un secondo ingresso di limitate dimensioni, ora tamponato da blocchi, che
collegava la chiesa con un piccolo ambiente laterale o direttamente con
il fondo denominato San Nicola; immediatamente sopra questo ingresso
vi è una finestra ancora aperta.
Il lato est della fabbrica presenta un evidente rifacimento della parte centrale del muro, testimoniato dalla diversa tessitura dei filari e dalla mancanza delle buche pontaie centrali.
Nel ricostruire l’alzato è stato rispettato il basamento per dare uniformità a tutta la struttura; i blocchi di maggiore dimensione sono stati posizionati alla base, ma in modo disordinato e casuale rispetto alla fase più antica, tanto da richiedere, in alcuni casi, l’utilizzo di grosse zeppe in pietra e di piccole pietre informi.
Internamente l’edificio è costituito da un’unica navata divisa al centro, come si è già accennato, da un arco a sesto ribassato a cunei realizzato per dividere la zona presbiteriale dall’aula e per sostenere la copertura.
È evidente come l’arco si addossi alle pareti laterali e quindi la sua realizzazione dovrebbe essere successiva ai muri laterali; difficile è stabilire quanto tempo sia passato tra la costruzione delle strutture portanti e il suddetto arco. I piedritti su cui poggia tutto l’arco sono stati realizzati utilizzando grossi blocchi.
Sul lato destro della porta (guardando dall’interno della chiesa) sono visibili due conci che presentano iscrizioni graffite.
Tutti le pareti interne della chiesa sono affrescate con motivi floreali che si sviluppano su più registi paralleli tra di loro. Sulla parete immediatamente a sinistra dell’ingresso è raffigurato probabilmente S. Oronzo.
Il pavimento dell’edificio è attualmente pieno di detriti,
ma si nota la presenza di due diversi tipi di pavimento: quello visibile nella metà
occidentale caratterizzato da blocchi di calcare duro, di diverse
dimensioni e misti con piccole pietre informi; quello nella metà orientale
costituito da blocchi di calcare locale (pietra leccese), ben squadrati e di
buona fattura.
Lo studio architettonico dell’edificio permette, sulla base di confronti
diretti con simili edifici religiosi rurali pugliesi, di ipotizzare, per il
primo impianto della chiesa, una cronologia che oscilla tra XIII e XV
secolo.
Tuttavia solo una più approfondita indagine archeologica potrebbe risolvere alcune rilevanti problematiche rimaste ancora insolute, come l’esistenza o meno di un’abside lungo il lato orientale, ulteriori modifiche strutturali, la presenza di eventuali sepolture in relazione ad una ipotetica funzione funeraria della stessa, la funzione che la piccola cappella ha avuto nel territorio circostante
L’analisi strutturale sui resti del monumento ha inoltre permesso di ipotizzare quattro differenti fasi architettoniche, delle quali resta però estremamente difficile stabilire la cronologia.
Nella prima fase l’edificio si presenterebbe a navata unica e probabilmente con abside. Nella seconda fase edilizia viene edificato il muro centrale divisorio. Per le evidenti affinità con l’arco interno della chiesa di Santa Maria di Misciano o Miggiano, nelle campagne di Muro Leccese, si potrebbe pensare che la sua realizzazione sia avvenuta intorno al XIV secolo. Se invece il muro è coevo con l’affresco di S. Oronzo e con i motivi floreali, la seconda fase edilizia del monumento può essere con molta probabilità collocata nella prima metà del XVIII secolo. Non si può affermare con certezza se al momento della sua realizzazione l’abside ipotizzata fosse già crollata o meno. Non si può escludere neanche la possibilità che proprio il crollo dell’abside e la precarietà della struttura abbia richiesto la realizzazione di questo nuovo setto murario centrale.
Nella terza fase, databile tra il XVIII e il XIX secolo, la chiesa perde le sue funzioni religiose: nel Catasto Onciario degli Enti Ecclesiastici viene censita tra i beni del Sagro Spedale, ma non è riportata la sua intitolazione; presumibilmente in questo momento viene chiuso l’arco centrale creando due ambienti distinti e l’edificio sacro viene utilizzato come stalla.
La quarta fase consiste nell’abbattimento
del muro che chiudeva l’arco centrale; la cappella continua ad essere
utilizzata come stalla, utilizzo protratto fino ai nostri giorni.
Dal punto di vista storico resta ancora da chiarire l’esatta intitolazione
dell’edificio, nonché il nome del feudo in cui ricade la stessa.
Nelle immediate vicinanze della chiesa doveva insistere certamente un insediamento rurale in vita nel IV sec. a.C. e in età imperiale; quest’ultima fase è inoltre testimoniata dal grande riutilizzo nella fabbrica della cappella del Crocefisso di materiale da costruzione più antico ma soprattutto da due frammenti di epigrafe di età imperiale inseriti all’interno della chiesa nel muro nord, in prossimità dell’angolo nord-ovest.
Il primo frammento lapideo, ora completamente nascosto da
detriti e paglia, è largo circa
I M L · B(ene) M(erenti) P(osuit;
-osuerunt)
il secondo, di uguali misure, riporta il nome, purtroppo non leggibile, di una serva (o di un servo) morta all’età di quaranta anni.
[- - - -] N
D A E
SER(vus, -a) ·V(ixit) A(nnis) XXXX
Difficile è stabilire la funzione svolta dalla chiesa. Probabilmente la cappella costituisce il solo elemento sopravvissuto di un casale medievale (forse Porcigliano?), poi scomparso.
cappella di Masseria SBRATA - Supersano


SANTA LUCIA DI TABELLE - GALATONE
Coordinate = Lat: 40.164673, Lng: 18.096930
chiesa rurale nel sito del casale medioevale di Tabelle
|
Melissano |
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MADONNA DEL FIUME |
Racale |
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Casarano |
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Gallpoli |
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Barbarano |
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Ruggiano |
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Felline |
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Ugento |
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Felline |
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Casarano |
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|
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Ugento |
|
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|
Ugento |
|
|
|
Ugento |
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|
|
Racale |
|
|
|
Caprarica |
|
|
|
Presicce |
|
|
|
Gallipoli |
|
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SANTA LUCIA |
Taurisano |
|
|
Palmariggi |
|
|
|
Ruffano |
|
|
|
Taviano |
|
|
|
DEL DIAVOLO |
tricase |
|