CHIESE RUPESTRI

Santa Croce - Minervino

foto Carlo Mariano

Madonna della Serra - Giuggianello

foto Carlo Mariano

Cristu Ti Tabelle. Lungo il Canale dell'Asso dove Galatone e Galatina si incontrano

Il viaggio per foto questa volta ci porta lungo l'antico tracciato che porta da Galatina e Galatone, ad incrociare il Canale dell'Asso.

http://www.youtube.com/watch?v=OMbYf3T11IQ

In questa zona, denominata Tabelle, era presente sino al medioevo, un significativo insediamento umano che, come Fulcignano, era preesistente all'attuale centro di Galatone. Il De Giorgi a riguardo ci racconta che Galatone sorse appunto dalle rovine dei due casali. Del primo, Tabelle, resta "il nome ad una contrada rustica nella quale esiste una cappella detta Cristu te Taeddwe". Il sito si trova a circa tre chilometri dal centro abitato di Galatone nei pressi della Masseria Doganieri.




Alcuni degli anziani di Galatone mi raccontano  come fosse appunto questa cappella, l'antica cappella dove nasce la devozione al Crociffo. Ed è singolare vedere negli affreschi della parete centrale una sorta di commistione tra le tradizioni religiose di Galatone, rappresentate appunto dalla crocifissione, e le tradizioni galatinesi, con le immagini dei Santi Pietro e Paolo che sono posti ai lati della croce e rivolti ad essa.

Nei pressi c'è un'altra chiesetta di origine medioevale, detta di Santa Lucia, in cui le caratteristiche architettoniche del periodo sono piuttosto evidenti, sia nella forma  delle finistrelle che nelle decorazioni dell'architrave dell'ingresso. lungo la stradina che porta alla chiesetta vi sono dei muretti a secco di dimensioni e forme eccezionali.

Ma il luogo racchiude altri tesori dati in primis dalla bellezza incontaminata (o quasi, che poi spiegherò) dei luoghi. Sempre nella zona vi è poi una grotta la cui particolarità è data soprattutto da un maestoso albero che nasce proprio dal basso, all'interno della grotta, e che si alza maestoso con i suoi rami creando un colpo d'occhio veramente unico.

Le foto sono frutto di diversi sopraluoghi. Trovare la grotta non è stato facile anche perché le indicazioni non erano molto precise ma alla fine ci sono riuscito. Un anziano che abita nei pressi mi diceva che l'attuale configurazione della grotta non è quella originale e che la terra trascinata dalle acque piovane o di riporto ha alzato l'origanale e più profondo livello. Come nelle migliori tradizioni si favoleggia di improbabili  collegamenti con la grotta che si trova nei pressi della chiesetta di San Mauro tra Lido Conchiglie e Galatone e di collegamenti sottorranei con l'antico casale di Fulcignano.
Portandomi alle spalle di casa sua mi ha mostrato quello che poteva sembrare un pozzo ma che. mi diceva, è una sorta di accesso ad un antico passaggio di significative dimensioni esplorato recentemente da speleologi.
Questo è un luogo dove quasi naturalmente realtà, fantasia e legende si incontrano.
Le foto all'interno della chiesetta di Santa Lucia sono state fatte portandomi una scala da casa in modo da poter arrivare all'altezza della finestra posta sopra la porta chiusa a chiave.
Veniamo alla stato dei luoghi.

La  zona è quasi incontaminata. Bellissimi muretti a secco, ulivi di antiche origini, il canale e un verde eccezionale. Ma la mano dell'uomo inizia ad essere sempre più evidente.
Case di campagna costruite con dei lay-out sempre più improbabili. Muri in tufo che sostituisconoi muretti a secco.
Considerando che la zona non appare molto compromessa, basterebbe veramente poco. Basterebbe obbligare a costruire rispettando l'architettura dei luoghi e le caratteristiche del paesaggio. Basta una delibera.
Se poi si vuole puntare su una rivalutazione dei luoghi, come è auspicabile, l'esempio più significativo e recente è il Parco Archeologico di Parabita.

Lo sviluppo passa anche attraverso questo tipo di accorgimenti e preservare lo stato originario dei luoghi è sicuramente un primo e necessario passo. 
Anche qui non bisogna invenatrsi nulla. Provate a muovere una pietra ad Assisi. Lo si può fare. Ma le nuove costruzioni o il restauro delle preesistenti devono essere perfettamente integrate con lo stato e le caratteristiche del luogo. Da noi che accade?

Passeggiando per le nostra campagne, e con questo faccio un discorso generale, ormai non riesco a capire se mi trovo alla periferia di Treviso o nelle campagne leccesi. Si incontrano le case dalle forme e colori più improbabili e poi quando va bene le nuove, tutte o quasi, con tetti a spiovere e tegole.

Si è perso, e ormai da tempo, il gusto del bello, il bello dei luoghi.

Gli amici di Galatone facciano in modo, per loro e per noi,  di salvare questo luogo.
                                                                                                                                                 

 

SANTA MARIA DI MIGGIANO  - Muro Leccese

Si tratta ovviamente di una chiesa in cui dimoravano monaci di rito greco osservanti la regola di San Basilio. E' la chiesa di Santa Marina di Miggiano ubicata però a Muro Leccese essendo Miggiano un toponimo locale. Poco fuori dall'abitato è una chiesa del XI sec. frequentata almeno sino alla prima metà del 1700 e a quanto pare meta di pellegrini. Dopo anni di silenzio e quasi abbandono, l'amministrazione comunale murese assieme all'Università del Salento ha attuato un progetto di recupero i cui risultati sono evidenti. Poche amministrazioni dimostrano una tale sensibiltà storico e territoriale come quella di Muro Leccese che in poco meno di dieci anni ha avviato e terminato tantissimi progetti: Palazzo del Principe, Convento dei Domenicani, Chiesa Matrice, Santa Marina, Istituzione di un museo... e tanto altri progetti in cantiere. Siamo abituati a vedere spesso perire il nostro patrimonio ma amministrazioni come queste rendono noi cultori salentini felici e speranzosi che le cose cambieranno. Basta disastri, basta cementificazioni!
La Chiesa in questione ha subito diversi rifacimenti dovuti a crolli che ne hanno modficato solo in parte la struttura. Riaffrescata in diversi tempi, si nota nelle immagini che alcuni affreschi sono sottoposti ad altri o messi in posizione "strana", subì ulteriormente quella opera di cristianizzazione che vide tramontare il rito greco. L'altare con la Verigine di Costantinopoli si riferisce ad un attacco turchesco del 1514 come riporta una frase nel dipinto (e qui ho pensato alla ricerca del nostro Stefano), e poi in sostituzione dei santi greci appaiono Sant'Antonio da Padova e San Francesco (proprio quei francescani la cui missione: distruggere il rito greco!). Appare anche in altra facciata la "dormitio Virginis", nonchè l'entrata di Cristo a Gerusalemme e forse una flagellazione. A questi cicli latini si sovrappongono, frappongono e si sostituiscono figure di San Nicola, Sant'Antonio e San Pacomio (fondatore delle comunità monastiche!). L'altare tutto affrescato con rami e rose èil chiaro riferimento alla Vergine MAria

testo e foto di Vincenzo D'Aurelio - Maglie

Santa Marina di Miggiano  28 Aprile 2009 di Vincenzo D'Aurelio

Poco fuori dall’abitato di Muro Leccese, a circa un chilometro, procedendo verso ovest lungo la strada che conduce a Scorrano, si può scorgere sulla sinistra una piccola deviazione. Addentradoci lungo questa tortuosa, ma ben percorribile, stradina si penetra per poco più di 600 metri sino a giungere di fronte ad un crocevia (siamo sulle coordinate 40°05’41.27” Nord – 18°19’43.60” Est).

Tra amene campagne disseminate tutte intorno da alberi d’ulivo sorge, su di un bivio, un’antica chiesetta greca intitolata a Santa Marina di Miggiano. La titolazione può trarre in inganno perché, recenti studi condotti dall’Università del Salento, hanno supposto che il titolo alla Vergine sia databile attorno al XVIII sec. essendo essa così nominata ufficialmente solo nelle visite pastorali del Settecento.

Casi di questo genere, aggiunge la dottoressa Giulia Rella autrice del bellissimo saggio dal titolo Santa Marina di Miggiano una storia da scrivere, sono tipici nel Salento e proprio in Muro esiste un’altra chiesa di Santa Marina la cui titolazione originale fu quella di San Nicola di Myra. Pare anche abbastanza difficile formulare una datazione precisa della struttura ma l’utilizzo di conci regolari e l’utilizzo di un particolare tipo di malta fanno pensare ad una datazione molto prossima al XII-XIII sec.

La chiesa si presenta in unica navata ma a causa di numerosi crolli sono stati effettuati degli interventi di recupero strutturale successivi, ultimo probabilmente quello del 1702 come testimonia una incisione sul portale di un accesso che collega la chiesa ad un altro ambiente.

Ciò che maggiormente colpisce il visitatore è la complessità dei cicli pittorici che si distribuiscono su tutte e quattro le facciate interne della Chiesa. Senza addentrarci troppo nelle datazioni e nelle analisi pittoriche, che ben descritte dalla citata dottoressa Rella potrebbero tuttavia essere molto variabili, è certo che l’intera opera pittorica rifletta un periodo molto ampio che partirebbe dal XIII sec. sino a giungere al XVIII sec.

Per questo largo intervallo l’osservatore assiste, quasi ipnotizzato, al passaggio da una pittura fortemente di stile greco ad una pittura più occidentale e più latina. Si tratta di quel momento storico-religioso in cui nel nostro Salento iniziò la decadenza della liturgia greca sostituita da quella latina e che si concluse poi definitivamente attorno al XV-XVI sec.

Esempi eccezionali sono gli affreschi del sottoarco, che divide la navata in zona sacra e in zona destinata ad ospitare i fedeli, in cui sono rappresentati, in totale assenza di prospettiva, le figure di San Euthimio e di San Filareto di Siminara oltre ad altri santi eremiti che appaiono qua e la nelle facciate esterne dello stesso arco.

Voltando lo sguardo all’altare invece assistiamo all’esplosione del latino: un San Francesco, un Sant’Antonio da Padova, gli Arcangeli e nel bel mezzo la Vergine di Costantinopoli che domina una scena di una chiesa greca in fiamme.

La cosa più avvincente, e che ancor meglio descrive questo altalenarsi di figure latinizzanti con quelle grecizzanti, è proprio nell’angolo destro dell’altare dove, San’Antonio da Padova, è raffigurato su una parte di affresco dalla quale si affaccia, facendo l’occhiolino, un molto più antico San Nicola di Myra. Questo ciclo di pitture di Santi e Arcangeli fanno probabilmente parte dell’ultimo ciclo pittorico e infatti il dipinto dell’Arcangelo Gabriele è datato dall’artista nei primi anni del Settecento. Anche la Madonna di Costantinopoli sembra esser stata ridipinta ma la stessa pare aver mantenuto il significato originario e cioè quella di essere stata la salvatrice della distruzione di una chiesa data alle fiamme. Notevoli potrebbero essere le somiglianze con la stessa chiesetta murese ma questa è solo una mia ipotesi.

Quest’affresco porta la data dei primi del Cinquecento ma la parte bassa destra mostra chiari segni di una scrittura greca ancora non letta dagli archeologi. Soffermandoci ancora un poco davanti a questo splendido dipinto, non si può non notare un muretto frontale, che si discosta circa un metro dall’affresco, sul quale è stato rappresentato un bellissimo roseto in toni giallo, blu e rosa proprio ad indicare quel roseto emblema e simbolo della Vergine particolarmente tipico della cultura latina.

Se ci spostiamo in fondo alla parete sud, cercando di non fare caso a quanti altri santi qua e la compaiono, la nostra attenzione si posa su un ciclo cristologico di cui si possono ben osservare due momenti: l’entrata di Gesù a Gerusalemme e l’Ultima Cena in cui Cristo è la prima figura e a seguire, in angolo, gli Apostoli.

Entrambe le figure sono molto rovinate, ma è impossibile non incantarsi di fronte alla bella rappresentazione dell’asino bianco che porta il Cristo, oppure notare un omino che si arrampica sull’albero di palma per raccoglierne le cime!

Nella parte bassa della parete nord appare invece un ciclo mariano e poco si intravede, ma pare esserci, una Presentazione di Maria al Tempio e una Ascensione, o meglio un dormitio Virginis, dove il viso fioco di un apostolo rende la tragicità della scena grazie a una piccola lacrima che gli scende sotto l’occhio.

Potremmo continuare a parlare di questi dipinti, ma nessuna parola potrebbe descrivere la sensazione e l’effetto che produce questo complesso pittorico sulla propria anima ed è necessaria una visita per rendersi conto di questo piccolo olimpo di storia salentina.

L’occhio attento non può far a meno di notare che in molti punti delle pareti, e persino sugli affreschi, appaiono delle incisioni fatte con punte rozze che spesso riportano frasi del tipo:

“A 30 Aprile 1657 fui dentro questa Chiesa. Jo Gregorio Melorgio di …”.

Sono davvero numerose per essere considerate solo frutto di qualche uomo che per sue velleità volesse incidere nella pietra quella visita. Se facciamo mente locale, la Chiesa sorge su un crocevia molto diramato che va in direzione di Scorrano, di Botrugno, di Muro e altre strade, certamente antichissime e forse tratturali. Questo fa presupporre che il luogo fosse un punto molto conosciuto della zona e che quel Gregorio Melorgio fosse uno di quei tanti pellegrini, commercianti, o un semplice viaggiatore, che in questo luogo aveva posto una tappa fondamentale del suo cammino.

Questo tipo di chiese, che diventavano soste obbligate per i pellegrini, non è cosa rara nel Salento e basti pensare alla Chiesetta di Sant’Isidoro nel feudo di Maglie posta sull’antichissima via dell’olio (coordinate 40°07′41.75″ N – 18°16′24.83″E), dove l’epigrafe recita DIVI ISIDORI EANC AEDEM VENERARE VIATOR ET SIC PROPITIUM PROGREDIER ES ITER. A.D. 1731.

Credo dunque che dopo l’analisi pittorica e dopo i recenti scavi archeologici che hanno portato alla luce sepolture di monaci, si renda necessario anche uno studio di queste incisioni dalle quali si potranno facilmente evincere i luoghi di provenienza dei pellegrini, il numero di visitatori nei vari anni e, chissà, se non anche lo scopo per il quale passavano da qui. Il resto lo farà la nostra immaginazione per la quale sentiremo ancora le loro voci e vedremo i loro volti come in un fotogramma di vita vissuta attorno a Santa Marina di Miggiano la cui storia, come dice Giulia Rella, è ancora da scrivere.

http://culturasalentina.wordpress.com/2009/04/28/santa-marina-di-miggiano/

 

SANTU SIDERU - Maglie    S.Isidoro

Tale area è nel feudo di Melpignano a nord della strada che conduce da Maglie a Gallipoli. caso vuole che questa chiesetta sorga proprio nel luogo in cui è stato installato un depuratore di liquami Twisted Evil
Dovete sapere che questa chiesetta fondata nel 1731, è dedicata a Sant'Isidoro l'Agricoltore il cui quadro, visto lo stato di abbandono, è stato facilmente rubato! Tale chiesetta si trova sull'antica strada dell'olio che conduceva gli uomini da Maglie verso Gallipoli ove per l'appunto si commercializzava gran parte dell'olio prodotto nel basSo Salento.
Un'iscrizione posta sul portone di entrata ricorda ancora questi viandanti:
"DIVI ISIDORI EANC AEDEM VENERARE VIATOR ET SIC PROPITIUM PROGREDIER ES ITER. A.D. 1731".
Nella stessa Chiesa si può ancora ammirare lo stemma dei Capece di Lecce (cosa che andrebbe verificata in quanto a parer mio si tratta di altra famiglia ma lo stato di abbandono non permette nessuna indagine Evil or Very Mad) oltre ad eleganti greche che a parte le imbiancature successive, tendono a risorgere qua e la. Uno scempio, che la scelleratezza umana continua a perpetuare!!!




commento e foto di: Vincenzo D'Aurelio, http://culturasalentina.forumattivo.com/viaggio-nel-salento-f9/santu-sideru-maglie-t110.htm


 

San Giuseppe - Salignano

foto di http://www.panoramio.com/user/405778

Madonna di Vereto - Patù

 

Madonna di Leuca - Nociglia

foto di http://www.panoramio.com/user/1530027

vicino a Masseria MOLLONE - Copertino

 

foto di http://www.panoramio.com/user/2030514

cappella S.GIUSEPPE - Copertino

foto di http://www.panoramio.com/user/2030514

masseria ANNIBALE - Copertino

http://www.panoramio.com/user/2030514

ex convento di Santa Barbara  - San Dana

foto di http://www.panoramio.com/user/864915&comments_page=1&photos_page=4

S.MARIA DI CASOLE - Copertino

foto www.ankale.altervista.org

foto di http://www.panoramio.com/user/2030514

pozzo del convento e altarino di Fra Silvestro

refettorio

foto http://www.panoramio.com/user/2030514

Cappella DEL MORO - Copertino

foto www.ankale.altervista.org

SUPERSANO

NUOVA CAPPELLA (1980) Serra di Belvedere

SAN GIACOMO DI SOMBRINO - SUPERSANO

E' ubicata tra le masserie Chiesa e Stanzie, ai piedi della Serra Mucorone lungo la strada Pagliara e la strada Gallipoli-Supersano.
Detto insediamento è di probabile origine Basiliana e divenne, in virtù della sua particolare posizione geografica, ( il Casale sorgeva sul crocevia che collegava trasversalmente la "via istmica", che da Casole di Otranto portava a Gallipoli, con la via che da S.Caterina conduceva a Leuca ) un centro di sosta per i pellegrini dell'epoca.
La chiesa per la grandezza delle dimensioni, inusuali per quell'epoca, manifesta una grande ricchezza di segni: conserva ancora la facciata medioevale e il tetto a capanna. Faceva parte dei possedimenti dell'Abbazia di san Nicola di Casole a Otranto. E' presente un altare dei primissimi anni del XVI secolo, mentre al posto dell'originale abside,demolita, venne costruita una nuova facciata. (TRATTO DA WWW.COMUNE.SUPERSANO.LE.IT)

 

Cappella MAGRI' - Supersano

Accanto alla Masseria è ubicata una Cappella dedicata all'Immacolata. Questa presenta un piccolo altare barocco, su cui è rappresentata la madonna dell'Immacolata, e un soffitto a volta a botte con affreschi dei quattro evangelisti ai lati e al centro il Cristo.  (tratto da www.comune.supersano.le.it)

 

CHIESA CELI MANNA

all'interno del cimitero, alle spalle di questa si trova la cripta.

chiesa abbandonata vicino a casino Frisulla - Alezio

nel particolare dell'architrave si possono leggere le prime cifre dell'anno di costruzione (16xx), si nota bene anche l'asportazione di uno stemma o fregio. l'interno è stato diviso da un muro per adibirla ad abitazione poi abbandonata. due grossi fichi ne nascondono la facciata. una grossa spaccatura ne mina la stabilità futura.

Madonna dell'Attarico - Andrano

una costruzione moderna di discutibile impatto, in più rovinata dalla presenza dei pali della luce, sostituisce una antica e povera cappella.

accanto alla chiesa, questa micro edicola può vincere il record delle minime dimensioni, all'interno dello sportello, un cero.

Sul retro della chiesa c'è la cripta basiliana (vedi sezione cripte)

Madonna delle Grazie - Matino

Matonna tu 'Ndriolu - Melissano

fronte e retro

evanescenti tracce di pitture murali

E' una edicola che testionia l'antica devozione mariana dei melissanesi, prende il nome dal terreno di proprietà Andrioli. Sulla parete era affrescata l'immagine di Maria Ausiliatrice.

Madonna delle Gnizze

 

vicino alla Masseria Gnizze, l'ingresso è attualmente murato, alla base si trova una piccola cavità, parte della volta di questa, in conci di carparo, è sotto la porta della cappella.

La cappella della Madonna delle Gnizze è ubicata ad ovest dell'abitato di Salve, nell'omonima contrada.

Il piccolo edificio risale alla fine del XVI secolo.

 
La leggenda narra che una grave epidemia colpì Salve intorno al 1540 e numerose furono le vittime causate dal morbo.

Ma un giorno la Madonna apparve in località Gnizze ad un contadino, Suo devoto, intento a lavorare i campi. Chiese all’uomo di scavare tra le siepi e di  cercare una Sua immagine promettendo di salvare il paese dalla terribile malattia. Il contadino si rallegrò trovando tra i rovi  una immagine della Madonna sul marmo e si affrettò per ritornare in paese a raccontare l’accaduto. 

Giunto a Salve si accorse che tutti gli ammalati erano guariti e che già si gridava al miracolo.

 

In seguito al racconto del contadino poi, tutti si recarono alle Gnizze per venerare la Sacra immagine ritrovata nella grotta e ringraziare la Vergine per aver salvato il paese dall’epidemia.

 

Successivamente, nel 1616, venne costruita la chiesetta, fu dipinta sull’altare l’immagine della Beata Vergine Maria e furono incisi i versi “Non tibi sit grave dicere semper Ave” (Non ti sia faticoso dire sempre Ave).

 

La cappella, molto semplice, come nello stile delle chiese rurali, presenta una facciata a doppio spiovente con unico portale di ingresso sormontato da una monofora oggi murata.

All'interno è di particolare rilievo l'affresco raffigurante l'Annunciazione. ù

 

tratto da www.salveweb.it

articolo de "Il Gallo" sul degrado di questo monumento

  

particolare dell'interno. Al centro si può notare la pietra del miracolo, la Vergine col Bambino e melagrana. In alto una Annunciazione. (foto per cortesia di Stefano Cortese)
 

Mater Gratiae - Gallipoli

al centro di una ampia area di estrazione di carparo di buona qualità da cui prende il nome (matrecrazia) questa chiesa del 500 non molti anni fa in stato di abbandono, ora recuperata al culto. Vi si tiene anche un presepe vivente.

Madonna delle Rasce  o della Racia ,   XVIII secolo. Leuca

Si trova ad un chilometro della Basilica di Leuca, in aperta campagna nella zona detta Crimino, dove in passato esisteva un borgo nato dalla distruzione di Vereto e Leuca. I lavori iniziarono nel 1678 e si conclusero nel 1699; alla realizzazione della chiesa contribui tutta la popolazione. Sulle origini vi sono varie ipotesi, per il Tasselli la chiesa fu costruita da una donna di Alessano come ringraziamento alla Madonna per la grazia ricevuta. Per la credenza popolare, invece, a ricevere la grazia fu un massaio che si rivolse alla Madonna per salvare la vita alla giovane moglie in punto di morte per un parto difficile. La Madonna lo rassicurò e l’uomo si diresse verso una grotta in aperta campagna giunse nel posto indicato guidato da una luce celeste e in quel punto fu costruita la chiesa.
Lo stile dell’edificio è settecentesco, ha una larghezza di 9 metri e una lunghezza di 11,50. Non presenta particolari decorazioni. Il nome di Madonna delle Rasce è da attribuire ai numerosi rovi che circondano la chiesa.
Nel volume La Leuca Salentina, Giacomo Arditi scrive: “nei primi tempi fu molto frequentata; ma oramai non è da norasi altro se non che il clero di Salignano vi canta appena una messa il dì 8 settembre, ed un oblato, piuttosto per comodo suo che per zelo religioso, abita la vicina casuccia”. Da tempo è in abbandono.” (tratto dal sito del Comune di Castrignano)

ci sono numerosi croci incise sul lato della chiesetta

PORTOSELVAGGIO

VILLAGGIO RESTA

CAPPELLA DEL SANGUE DI GESU' - RACALE - 1901

SANT'ANNA - GALATINA

da trovare

Si trova in aperta campagna fuori le mura in contrada Piani, a sud-est, a circa 1 km dalla Città. La chiesa-cripta, dalle linee ogivali mediterranee, sorge appena fuori dal terreno e, per il resto, si sviluppa quasi completamente sotto il livello del suolo, scavata nella roccia. Molto interessante l’edicola esterna, posta nei pressi dell’omonima cripta, con una cinquecentesca icona in pietra, ad altorilievo, di Sant’Anna.

MADONNA DELLA GROTTA - GALATINA  da trovare

E’ posta fuori le mura, in direzione nord-est, a poco meno di 1 km dalla Città. La chiesa-cripta, costituita da un grande edificio esterno, si sviluppa in parte anche scavata nel terreno calcareo-tufaceo della zona. Nella cripta della Grottella ci sono pregevoli affreschi di apprezzabile valore pittorico.

MADONNA DELLA PORTA - GALATINA DA TROVARE

Ubicata lontana dal centro abitato, sulla strada per Sogliano in Contrada Pisanello, a più di 1 km dalla Città. Molto interessante è la cupola, a tutto sesto, sormontata da un tamburo. Sul porticato che si sviluppa per tre lati di fronte e a fianco della cripta si aprono le finestrelle e la porta di accesso.

 

 

 

CHIESA DEL DIAVOLO - TRICASE

Tanti secoli fa regnava a Tricase un principe tanto spietato e crudele che per un nonnulla faceva giustiziare quanti potevano disturbare la sua nobile vista. Questo principe veniva chiamato dai suoi sudditi "Principe Vecchio".

Essendo perseguitato dalle richieste di alcuni contadini che volevano una chiesa nella zona dei SS Medici, il principe decise di chiedere aiuto al suo amico Diavolo con il quale instaurò un patto: il Diavolo avrebbe costruito in una sola notte la chiesa sfruttando l'energia malefica ed in cambio il principe, in quella stessa chiesa, avrebbe dovuto offrire un'ostia consacrata ad un caprone che rappresentava Satana.

Lucifero non venne meno al patto e, costruita la chiesa in una sola notte, decise di regalare al principe anche un forziere di monete d'oro.

Il principe tuttavia, nonostante tutta la sua malvagità, non ebbe il coraggio di sfidare Dio e non mantenne il patto prestabilito.

Tutto ciò scatenò l'ira del re del Male che fece scoppiare un violento fortunale trascinando le campane della chiesa sul fondo del Canale del Rio. Ed e' proprio per questo motivo che durante le tempeste ancora oggi si sente il suono delle campane che giacciono in fondo al mare.

Ancora furioso per essere stato raggirato, il Diavolo ritornò in chiesa e fece sparire i dipinti su tela e le sculture in pietra che adornavano l'altare.
Il Principe non si preoccupò più di tanto dell'ira del diavolo, anzi corse a recuperare il forziere nel quale però, al posto dell'oro, trovò delle inutili monete di rame.
Da quel giorno i cittadini di Tricase decisero di murare le entrate per evitare che lo Spirito del Male uscisse fuori dalla chiesa.

 

CHIESA MADONNA DI LORETO - TRICASE

SS.MEDICI - TRICASE

CHIESA MADONNA DEL SOCCORSO

da trovare

SANTA LUCIA - TAURISANO

Su un breve pendio una piccola e antica cappella dedicata a Santa Lucia, sopra a questa un'altra più recente. Nelle immediate vicinanze la grotta Santa Lucia (v. sezione grotte)

CIVO              MELISSANO

antico santuario di cui restano poche pietre

Illustre insediamento monastico di origine basiliana dell' XI secolo e sito sul triconfinio tra Melissano, Taviano e Racale. Interessanti sono anche le tracce umane di secoli anteriori con resti preistorici. Una importante e sottovalutata risorsa storico-archeologica.

http://www.geocities.com/adesold/melissano/Santamaria.htm

 

S.PIETRO DEI SAMARI       GALLIPOLI

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getcomment&id=1488

http://www.turismo.provincia.le.it/home/risorse.php?id=1522

attualmente presenta un vistoso crollo della volta, IN PERICOLO DI CROLLO TOTALE.

nelle vicinanze il canale dei Samari e la Pineta Li Foggi

La chiesa di San Pietro dei Samari, poco discosta dal fosso da cui trae il nome, è uno splendido esempio architettura normanna, con navata unica a doppia cupola e decorazione ad archetti ciechi alla cornice. Un'iscrizione ottocentesca alla trabeazione dell'avancorpo postumo la vuole restaurata o addirittura fondata da Ugo Lusignano al ritorno dalla seconda crociata, corrente l'anno 1148. La struttura, così come la comunità monastica residente, erano probabilmente collegate alla coltivazione del lino, testimoniata nel sito dal celebre Beneficio di Federico II, risalente al 1200. Successivamente abbandonata ed adibita a ricovero per gli armenti e per gli attrezzi agricoli, è attualmente soggetta a vincolo architettonico individuo, così come l'area di contorno, ricca di micro-cave e vegetazione spontanea.

S.MAURO Sannicola

l'ignoranza non ha limiti.

l'ingresso della grotta (v.sezione grotte)

alle spalle del santuario, una tomba o una pila?

  Il Monastero di San Mauro, fu fondata ad opera dei monaci basiliani a partire dai sec. VIII-IX.

In origine, l'insediamento era costituito dal monastero, di ignota grandezza, da altri edifici, dalla chiesetta, sopravvissuta, e da una o più grotte adibite a scopo di culto.

Proprio il monastero, che sorgeva sulla sommità della serra, alle spalle della chiesa, dovette essere il primo a subire l'offesa del tempo e degli uomini che rilevò anche la presenza della grotta, con due altari, nella quale si diceva che fosse stato trovato il corpo di S.Mauro.

La chiesa, in origine, aveva tre altari, rivolti ad oriente, come in tutte le chiese di rito greco, e presentava la distinzione tra bema e naos, evidenziata da un gradino oggi distrutto.

Un tempo era interamente affrescata e alle volte erano appese le lampade ad olio tipiche della tradizione orientale. (1)

http://www.anticasannicola.it/smauro.htm

recentemente restaurato

nelle vicinanze una piccola grotta

La chiesa di San Mauro

 

Narra un'antica leggenda, giunta fino a noi, che San Mauro, giunto a Roma con alcuni compagni proveniente dall'Africa, subì il martirio nell'anno 284. I compagni, trafugatone il corpo, si imbarcarono per la loro terra d'origine, inseguiti, però, da una nave romana. Nei pressi di Gallipoli i fuggitivi, a causa della violenza del mare, furono spinti a riva e costretti ad abbandonare la nave. A breve distanza dalla costa, in un luogo elevato, scorsero una grotta ed ivi si rifugiarono, depositandovi anche il corpo del Santo. Nel frattempo sopraggiunsero i soldati romani e, scopertili, li uccisero senza pietà. I pagani cercarono anche di bruciare il corpo del martire Mauro, ma invano, e quindi decisero di imbarcarsi nuovamente per fare ritorno a Roma. Gli abitanti dei dintorni, rinvenute le spoglie del Santo, vollero costruirvi accanto una chiesetta dedicata a lui e a due suoi compagni e, da allora, ne celebrarono la ricorrenza il primo maggio di ogni anno.

Più probabilmente, l'origine della chiesa e del monastero di S.Mauro sono da inquadrare nell'imponente grecizzazione di Terra d'Otranto ad opera dei monaci basiliani a partire dai sec. VIII-IX. La scelta del luogo dell'insediamento è certamente connessa con la presenza delle vicine grotte, che, come è noto, erano predilette dai monaci. Quel posto era chiamato anticamente Orthólithon, cioè "rupe dritta", nome che derivava con ogni probabilità dalla rupe a strapiombo sul mare, ora nota come la "Montagna spaccata". In un altro documento basiliano il luogo ove sorgeva il monastero è indicato col termine Anaforários, cioè "luogo in elevato". E' possibile solo adombrare la ricchezza e l'autorità di cui godette San Mauro, attraverso le pochissime testimonianze sopravvissute all'ingiuria del tempo. Fra queste, le 9 pergamene dapprima rinvenute e poi perdute, le quali, in un arco temporale dal 1149 al 1331, attestavano donazioni di terreni, case e persone al rispettivo preposto del monastero. Da quest'ultimo, poi, dipendevano diverse piccole comunità basiliane come quelle di S.Maria de Civo (Melissano), S.Maria della Lizza (Alezio), S.Mauro (Galatina), S.Anastasia (Matino), S.Maria del Casale (Ugento) e diverse altre. Il monastero vantava, poi, un'estesissima proprietà fondiaria che comprendeva anche la Foresta di S.Agata, presso S.Simone, il Feudo di Coppe e Curlo, tra Sannicola e Galatone, e quello di S.Mauro. A questo proposito va detto che, solo presso l'abbazia, la proprietà dei monaci si estendeva per circa due miglia. Altre proprietà del monastero erano in Casarano ed Ugento, e chissà di quante si è persa la memoria. Da questi elementi, si può senz'altro affermare che il monastero di S.Mauro svolse ad ovest quella funzione di "capofila" degli insediamenti basiliani che ebbe ad est il monastero di S.Nicola di Casole; per un tempo imprecisato fu il fulcro della vita e dell'organizzazione religiosa allorquando Gallipoli venne abbandonata dopo le devastazioni degli Angioini. Quando, poi, iniziò la rapidissima decadenza dei monaci, fu l'ultima roccaforte basiliana a cedere, insieme a S.Salvatore. L'insediamento In origine, l'insediamento era costituito dal monastero, di ignota grandezza, da altri edifici, dalla chiesetta, sopravvissuta, e da una o più grotte adibite a scopo di culto. Proprio il monastero, che sorgeva sulla sommità della serra, alle spalle della chiesa, dovette essere il primo a subire l'offesa del tempo e degli uomini. Infatti già nel 1567 il Vescovo di Gallipoli, recatosi in visita sul posto, registrò la presenza solo delle macerie del monastero e di altri edifici non identificabili, dei quali rimanevano in piedi solo un paio di stanze. Rilevò anche la presenza della grotta, con due altari, nella quale si diceva che fosse stato trovato il corpo di S.Mauro. Già da allora si celebrava messa solo il primo maggio, "nel quale giorno accorre una grandissima quantità di gente sia dalla città di Gallipoli che dalle altre terre e luoghi vicini e si celebra [messa] e si tiene colà una grande festa", ricordo dello splendore passato dell'insediamento. La chiesa, in origine, aveva tre altari, rivolti ad oriente, come in tutte le chiese di rito greco, e presentava la distinzione tra bema e naos, evidenziata da un gradino oggi distrutto. Un tempo era interamente affrescata e alle volte erano appese le lampade ad olio tipiche della tradizione orientale. Nel corso del 2003 il Comune di Sannicola, coronando gli sforzi di vari decenni resi per lungo tempo vani dall'opposizione dei proprietari, ha provveduto al restauro delle pareti esterne della chiesetta, mentre è stato appena finanziato un piano di recupero dell'area circostante.

 

SAN SALVATORE - GALLIPOLI

il fronteil retro

l'ingresso e la navata centrale

affreschi dell'abside

la scala e il piano superiore

le altre stanze

cistrena e aia

A non grande distanza da San Mauro vi è il complesso di San Salvatore, o meglio quello che ne rimane. L'abbazia fu costruita, a differenza di San Mauro, non sulla serra, ma in pianura, in una zona rocciosa, in un sito che doveva trovarsi vicino ad un importante snodo viario (vie per Gallipoli - Nardò - San Mauro e probabilmente verso altri luoghi), quindi strategicamente rilevante. Davanti al complesso vi sono diverse tracce di carrare, cioè dei solchi scavati dalle ruote dei carri nella dura roccia nel corso dei secoli. Il complesso di S.Salvatore

La prima attestazione dell'esistenza dell'abbazia risale solo al 1325, ma è certo che il complesso originario fu realizzato molto tempo prima. San Salvatore fu il secondo monastero basiliano per importanza nella zona di Gallipoli, dopo quello non lontano di San Mauro e, a quanto è dato di capire, dovette avere una grande importanza anch'esso nell'organizzazione basiliana, probabilmente di natura prettamente economica. Versa in pessime condizioni di conservazione, in quanto, tra l'altro, un'ala del complesso è crollata in epoca imprecisata, mentre tutto il resto è lasciato in totale abbandono. Anche questa struttura, al pari di San Mauro, insiste su proprietà privata. La chiesa presenta una stretta analogia con quella di San Mauro, con la medesima divisione interna in tre navate; degli affreschi originari, che un tempo ricoprivano interamente le pareti, non è rimasto quasi niente; si intravedono solo, nell'abside, quattro figure di Santi vescovi con dei cartigli in mano, analoghi a quelli presenti in San Mauro, e, al di sopra, tracce quasi illeggibili di una scena sacra che una studiosa, Falla Castelfranchi, ha identificato come una Deésis ("manifestazione"), la quale darebbe conto del nome dell'abbazia. L'abside (particolare) Nelle vicinanze, vi sono alcune fosse granarie scavate nella roccia, prive ormai della loro copertura e altre evidenti tracce dell'originario insediamento dei monaci, come una grande cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Dopo l'età basiliana, San Salvatore divenne dapprima -come S.Mauro- un'abbazia commendatizia, cioè una sorta di beneficio ecclesiastico per taluni cardinali romani, e successivamente si trasformò in una masseria con i suoi caratteristici curti (recinti), conservati in parte. Vennero realizzate altre costruzioni come una stalla posta nella zona retrostante la chiesa, mentre le stanza poste al piano terra ed al primo piano, ora in buona misura crollate o pericolanti, sono di datazione incerta. Sarebbe auspicabile che il comune di Sannicola si adoperasse, come accaduto per S.Mauro, in primo luogo per la tutela e successivamente per il recupero di ciò che rimane dell'antica abbazia, pur tenendo conto che si tratta di beni appartenenti a privati

 

 

LEUCA PICCOLA - BARBARANO

Barbarano del Capo, frazione di Morciano di Leuca, deve il suo nome da 'barbari', che fa ricordare che la nascita del centro fu dovuta alla distruzione di un altro villaggio, a causa dei barbari. Secondo alcune ipotesi, anche questo piccolo centro nacque in seguito alla distruzione del vicino Casale di Vereto, avvenuta nel IX secolo per mano dei saraceni.

L'età feudale ebbe inizio con l'arrivo dei normanni, allorquando Re Tancredi D'Altavilla cedette il piccolo feudo a Lancellotto Capece.
Alla fine del XIII secolo, il centro fu governato prima da Scipione Ammirato e, successivamente, dalla famiglia Antoglietta. Fino agli inizi del XVII secolo si susseguirono i D'Aquino ed i Nontolio.

Gli ultimi feudatari furono i Capece, che governarono fino al 1806, anno in cui fu soppressa la feudalità.
Nel centro storico di Barbarano del Capo, si erge una grande torre cinquecentesca, sulla quale spicca la scultura dello stemma nobiliare della famiglia Capece.

La Chiesa Madre è dedicata a San Lorenzo e risale al XVI secolo. Esternamente si presenta molto sobria, mentre all'interno si può ammirare una tela raffigurante il martirio del Santo.

Di particolare interesse è la Cappella di Santa Maria di Leuca del Belvedere, risalente al XVII secolo che fu edificata come punto di sosta per i numerosi fedeli che si recavano in pellegrinaggio alla Chiesa di Santa Maria di Leuca.
All'interno, a navata unica, si possono ammirare antichi affreschi, mentre  l'esterno è imponente e ben decorato. (1)

Leuca Piccola è un complesso storico-monumentale sito alla periferia di Barbarano. E’ così detto perché nei secoli passati vi sostavano i pellegrini diretti al celebre Santuario di S. Maria di Leuca “De finibus terrae”.
Il gioiello di questo complesso -costruito tra il 1685 e il 1709- è costituito dalla chiesetta denominata Chiesa di S. Maria di Leuca del Belvedere, restaurata nel 1988 a cura dell’Amministrazione Comunale: splendida fusione di un locale destinato al culto con un retro-locale più intimo destinato a sagrestia, con un corpo monumentale a grandi arcate in stile neoclassico sovrapposto alla facciata del primo locale e, infine, con un ambiente al primo piano destinato a più sicuro rifugio in caso di incursioni turche. Al di sopra dell’ingresso alla chiesetta si conserva ottimamente lo stemma dei Capece (la famiglia baronale feudataria di Barbarano, alla quale apparteneva il benefattore e fondatore dell’intero complesso, don Annibale Capece), il leone rampante.
Preziosi sono gli affreschi che arricchiscono tutte le pareti della chiesetta, non esclusa la volta. Un fatto di indiscussa rilevanza è dato dalla compresenza, negli affreschi di Leuca Piccola, di santi appartenenti all’area latina e a quella greca: è il caso di S. Lazzaro, S. Oronzo, S. Barbara, S. Francesco da Paola, S. Marina, S. Lucia, S. Pasquale, S. Gennaro, S. Leonardo, i quattro Evangelisti.
Nella corte annessa alla chiesetta si trova l’accesso ai sotterranei, magnifica grotta scavata dalla mano dell’uomo. Lungo le pareti della grotta furono ricavate delle cuccette, divise una dall’altra da un tramezzo di roccia. Fatto singolare, in questo grande ipogeo ci sono tre pozzi meravigliosi dalle acque freschissime che hanno dissetato per secoli i pellegrini d’Italia e d’Europa.Torre Vado - - Salento in Puglia.

nelle vicinanze un ipogeo e le due vore di Barbarano (vedi categorie vore e cripte)

 

la famosa targa delle dieci P, si trova sull'angolo destro di questo muro.

S.MARINA - RUGGIANO

Ruggiano, "Rudius" ,che significa campagna, è una graziosa frazione che dista circa 1 Km da Salve e si presenta come un piccolo centro caratterizzato dai vicoli stretti e tortuosi.

E" storicamente conosciuta come meta di pellegrinaggio di tanti devoti che giungevano a piedi presso il Santuario di S. Marina, un’antica chiesetta costruita nel medioevo che poi venne ampliata e restaurata nel 1648.

L"interno è a due navate e conserva una statua in legno ed un dipinto raffiguranti l"immagine di Santa Marina. La facciata presenta due portali di ingresso, elegantemente decorati, sormontati da altrettante finestre.

Al centro della facciata campeggia una lesena liscia e un coronamento a timpano triangolare. (1)

 

MADONNA DI COSTANTINOPOLI - RUGGIANO

Si trova alla periferia di Ruggiano; la sua costruzione risale al XVII secolo.

Presenta una semplice facciata a doppio spiovente con unico portale di ingresso sormontato da un oculo.

 

 

MADONNA DELL'ALTO    FELLINE

antico santuario, fa parte della serie elevata in cima alle serre. Processione e festa la domenica dopo Pasqua. Recente restauro.

30 Aprile 2000: la domenica dopo Pasqua assume per gli abitanti di Alliste e Felline un significato tutto particolare. Come succede in altri centri abitati vicini, anche qui si festeggia una figura religiosa tutta particolare, la Madonna Dell'Alto. E' una figura unica, presente solo qui, e le è dedicato il santuario presente sulla collina che domina Alliste e Felline, la Serra. Anche nelle località limitrofe ad Alliste avviene qualcosa di simile. A Casarano si festeggia la Madonna della Campana, ad Ugento la Madonna del Casale, e sempre nella stessa giornata, la prima domenica dopo Pasqua. Straordinario è l'attaccamento che i cittadini nutrono nei confronti di queste e feste e, in generale, di questi luoghi. Esistono bellissimi componimenti in vernacolo dedicati a queste Madonne e al significato che assume la pace delle loro colline. Riportiamo qui di seguito la poesia che il De Lorenzis ha composto per la Madonna dell'Alto.Itinerari e monumenti Alliste

http://www.prolocosalento.it/allistefelline/main.shtml?A=p_alliste_2a

nelle vicinanze una piccola pineta, un rustico abbandonato e la Specchia dell'alto

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gli affreschi di recente restaurati, sotto l'affresco della Madonna si nota la presenza di un altro affresco più antico.

sulle pareti della cappella antichi graffiti di navi, forse ex-voto

una scalinata scende al piano, viene percorsa dalla processione la domenica seguente a Pasqua.

 

 

MADONNA DEL CASALE

Santuario eremitico abitato da alcuni monaci francescani. Vicino troviamo una grande croce in ferro e un canalone naturale.

Fa parte della serie di tre chiesette come Madonna dell'Alto (vedi sopra)

nelle vicinanze il canale del Casale

 

SAN NICOLA FELLINE

Nelle immediate vicinanze un albero di ulivo di 2000 anni.

 

S.POTENZA FELLINE

antica chiesa del 1400 ora in pessimo stato, in gran parte crollata.

http://www.prolocosalento.it/allistefelline/main.shtml?A=p_alliste_5

SANTA POTENZA FELLINE

Da “la gazzetta del Mezzogiorno” 28/04/2005

Ladri in azione nella chiesetta

Ancora un atto vandalico a danno dei beni storico –architettonici del Sud Salento. Alcuni ignoti hanno di recente asportato il cornicione superiore dell’altare dedicato alla Madonna che si trova nella chiesa di Santa Potenza. La chiesetta, che si trova ad un chilometro circa dal centro abitato da Felline, è intitolata a Santa Maria della Luce, o della Natività, ma volgarmente è conosciuta come chiesa di Santa Potenza. Fondata nella seconda metà del 1400 da Rosa di Nicola da Cutrofiano, anticamente deve essere stata sede di arciprete rurale.

Gli scheletri trovati nei dintorni autorizzano a pensare alla presenza di un antico nucleo abitativo. Proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero della diocesi di Ugento, la vecchia chiesetta è stata sempre contesa tra Ugento e Felline, ma né la curia di Ugento né quella di Nardò, dalla quale Felline dipende, si sono mai premurate di recuperarla.

<<Questa chiesetta si trovava in buono stato negli anni settanta –ha dichiarato l’architetto Giovanni Scanderebech , che ha dato l’allarme per la scomparsa del cornicione dell’altare– Il totale stato di abbandono in cui venne lasciata causò il crollo delle volte e l’inizio delle asportazioni notturne di cornicioni, cornici, architravi e fregi, fino alla recente asportazione del cornicione superiore dell’altare dedicato alla Madonna>>.

Scanderebech, cha da anni invoca l’attenzione delle istituzioni verso i <<i numerosi beni che stanno subendo l’aggressione piratesca di sciacalli malfattori>>, continua a lanciare allarmi e pesanti accuse. <<Chi pagherà per questi scempi? -si è chiesto– e che cosa si aspetta ad individuare le responsabilità di chi avrebbe dovuto tutelare tali beni?>>. Sembra quasi un don Chisciotte, ma lui non demorde e continua nelle sue battaglie che mirano alla salvaguardia ed alla tutela di tutto il patrimonio storico -architettonico del Sud Salento. <<Nel 1997 -ha ricordato l’architetto– come cittadino e come presidente della Pro Loco Alliste Felline, tentai di parlare con il vescovo di Ugento, preoccupato dalla sorte della chiesetta di Santa Potenza. Ma dopo tre incontri andati a vuoto, pur avendo fissato un appuntamento, il segretario del vescovo di Ugento mi disse che non era possibile di pensare di risolvere i problemi strutturali della chiesetta perché nel mondo c’era tanta gente che moriva di fame. Oggi sono trascorsi sette anni da allora –ha concluso– la chiesetta è stata svenduta e sono convinto che nel mondo c’è sempre più gente che muore di fame.

 

Commento personale

Chi non vuole unirsi all’accorato appello dell’archietto Scanderebech? Solo che il corncione, tra l’altro molto bello, è stato asportato da un po’ di mesi. Perché si parla solo ora?

Perché si continua a dire che la chiesetta è della seconda metà del XV secolo quando poi ho riferito più volte che è molto più antica come dimostrano le croci greche, i conci affrescati di reimpiego e l’attestazione della chiesa già nel 1452 con il titolo “sub Potenciae”?

Nell’articolo si nota una sorta di vendetta dell’architetto contro la diocesi di allora, ma prima di fare un intervento del genere conviene informarsi perché il proprietario, sensibile ai beni culturali, ha già dato via all’iter di ristrutturazione.

 tratto da tuttomelissano.it  di Stefano Cortese

 

MADONNA DELLA CAMPANA  - CASARANO

 

fa parte delle tre chiese come Madonna dell'Alto e il Casale (vedi sopra)

in buono stato, attualmente in funzione. Festa la domenica dopo Pasqua.

http://www.japigia.com/le/casarano/index.shtml?A=casarano_6

 

MADONNA DI POMPIGNANO - UGENTO

Antica chiesa attualmente in buono stato e funzionante.

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Composta da un grande vano con unico altare risale al 1500 circa, e sorge in periferia di Gemini, frazione di Ugento. Ha subito vari restauri, come attestano le iscrizioni poste sul frontale della chiesa l' ultimo, risalente al 1700, ne modificò sostanzialmente la struttura interna.Ugento, Lecce, Vacanze in Puglia

Il luogo prende il nome da un antico casale poi scomparso, di cui restano le rovine di ovili, di un sarcofago, tombe romane scavate nella roccia, qualche granaio ipogeo, le rovine di una cappella settecentesca dedicata alla Madonna di Pompignano. Nelle vicinanze di questi resti si erge l'antica masseria Vanini.Provincia di Lecce

 

MADONNA DI COSTANTINOPOLI - UGENTO

Antica chiesetta ultimamente restaurata. L'interno è interamente affrescato. Nelle vicinanze la cripta del Crocifisso. Aperta ogni domenica mattina.

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nelle vicinanze la Cripta del Crocifisso e le tombe messapiche

 

MADONNA DELLA LUCE - UGENTO

In buono stato, in funzione.

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Il Santuario della Madonna della Luce risale al 1576 e sorge nel luogo dove anticamente sorgeva un altra Cappella di dimensioni più piccole, anch essa dedicata alla Vergine e andata distrutta durante le invasioni saracene.

Il tempio assunse notorietà per via di un eclatante fatto miracoloso verificatosi nel 1563 a favore di un prete, don Didaco di Vittorio, da Afragola, Napoli, che cieco, in compagnia della sorella e guidato da un cane, si recava a Santa Maria di Leuca in pellegrinaggio.

Lungo il suo cammino si fermò per riposare al riparo delle rovine dell'antica chiesetta.
Assorto in preghiera, essendo intanto sopraggiunto  un furioso temporale, fra il bagliore delle folgori che squarciavano il cielo, egli ebbe la ventura di riacquistare la vista, scorgendo come prima cosa l effige di un'antica immagine della Madonna affiorante dal terreno, dal suo cane.

Il Vescovo del tempo l illustre Mons. Minturno, richiamato dalla voce del popolare di così grande prodigio operatosi alle porte della città, si recò di persona sul luogo e, recuperata la lastra di pietra con impresso il dipinto, la chiamò Madonna della Luce, per via della guarigione ivi operata. Il famoso dipinto è conservato sull'altare maggiore. 

Chiese di Ugento

La Chiesa Madonna dei Fiumi, RACALE 

con molta probabilità è del XVI secolo. E’ ricca di affreschi tra cui: La Madonna di Costantinopoli, L’Annunciazione del 1613, La Deposizione del 1614, S. Elia profeta e S. Leonardo Abate.

La volta emisferica è rappresentata con scene della vita di Maria e con le figure dei Santi Pietro, Paolo, Sebastiano e Giorgio.

Durante lavori di restauro effettuati alcuni anni fa nella Chiesa della Madonna dei Fiumi, sono stati rinvenuti i resti del primitivo luogo di culto bizantino, affossati sotto l’area presbiterale.

Il vano, interamente scavato nella roccia, ha un orientamento nord-sud ma non lascia individuare su quale lato fosse aperto l’ingresso. Il vano, inoltre, è stato troncato a nord quando sono state scavate nella chiesa le fosse sepolcrali, agli inizi del sec. XIX. (1)

 

 

SAN MAURO - PRESICCE

antica chiesetta "basiliana", ora usata come deposito di attrezi agricoli.

Sotto la chiesa una cripta "basiliniana" trasformata in seguito "frantoio ipogeo". In pessimo stato di conservazione, degli affreschi che vi erano un tempo si intravede solo qualche debole traccia.

 

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nelle vicinanze la cripta-trappeto vedi sezione Cripte

 

SANTUARIO DI MONTEVERGINE - PALMARIGGI

in buono stato, in funzione. Nell'interno si scende in una cripta. Festa il giorno di pasquetta.

Nel 1595 un pastorello era intento ad intagliare un ramoscello, quando all'improvviso il temperino gli cadde dalle mani. Lo cercò tra l'erba, nei cespugli, ma il povero giovinetto non riusciva a trovare il suo temperino e piangeva, piangeva tanto per questo. All'improvviso, da una buca all'interno di un cespuglio spuntò una luce vivissima e dalla luce una donna bellissima, che aveva in mano il suo temperino. Costei disse al giovinetto: “và nel paese e dì al parroco quello che hai visto e che venga qui il parroco con tutto il popolo”. Il pastorello di corsa si recò al paese e disse quello che aveva visto, il parroco si recò in questo posto con tutto il popolo, allargarono la buca, e vi scoprirono una grotta al cui interno vi era l'immagine della Madonna con il suo bambino. Da allora questa collinetta prese il nome di “Monte Vergine” dove ora è il Santuario dedicato alla Madonna. Degli antichi affreschi rimane l'immagine della Madonna sull'altare ed alcuni frammenti sulla scaletta.Itinerario-turistico-Palmariggi-salento

 

RUFFANO

 

MADONNA DELLA SERRA

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si trova a 171 metri dal livello del mare, venne costruita il 3 luglio del 1648 dal principe di Ruffano Carlo Brancaccio, nel 1840 il beneficio apparteneva ancora alla famiglia. Il luogo era anticamente circondato da un bosco rigoglioso, le cronache dell'epoca raccontano dei tanti cacciatori che vi si recavano per la caccia delle lepri. Di quegli antichi fasti è rimasto poco, la macchia mediterranea che circonda ancora l'area ci rimanda a periodi storici ben più lussureggianti. I festeggiamenti della Madonna della Serra variano a seconda della Pasqua, in quest'occasione solitamente la piccola chiesa viene aperta al culto e ai pellegrini.torna indietro

nelle vicinanze la pineta della serra

 

MADONNA DI COSTANTINOPOLI  (o Santa Marina) Taviano

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nelle vicinanze vi era il menhir Crocicche e che si trova probabilmente sul tracciato di un'antica strada che congiungeva Gallipoli a Ugento e passava da Torre del Conte. v. anche nella sezione masserie Capo Ovest.

affreschi all'interno della Cappella. A sin Madonna del Carmine, a dx S.Francesco da Paola

MADONNA DI FATIMA CAPRARICA

Pineta su una collinetta in posizione panoramica, la chiesetta è del 1957

 

SANT'ANNA - GALATINA

annessa cripta

Si trova in aperta campagna fuori le mura in contrada Piani, a sud-est, a circa 1 km dalla Città. La chiesa-cripta, dalle linee ogivali mediterranee, sorge appena fuori dal terreno e, per il resto, si sviluppa quasi completamente sotto il livello del suolo, scavata nella roccia. Molto interessante l’edicola esterna, posta nei pressi dell’omonima cripta, con una cinquecentesca icona in pietra, ad altorilievo, di Sant’Anna.Sito ufficiale della Città di Galatina

 

SANT'ANNA - SALVE

La cappelluccia, costruita verso la fine del XVIII secolo dalla famiglia Alemanno, si trova nell’omonima contrada a breve distanza dall’abitato ed a poche centinaia di metri dalla strada che congiunge il paese alla marina di Pescoluse.

Si caratterizza per le semplici linee architettoniche tipiche delle costruzioni rurali.

La facciata, priva di portale e con due finestre è sormontata da un piccolo campanile a vela. L'ingresso è ubicato lungo la parete destra.

All'interno si può ammirare un interessante affresco raffigurante Sant'Anna. (Foto Roberto Negro)

S.S.CROCIFISSO - SALVE

La Cappella fu costruita nel 1593 da don Ferrante Delli Falconi; successivamente ogni anno, nel mese di settembre, veniva celebrata una piccola festicciola ed era presente sull’altare, oltre alla figura di Sant'Antonio (posto in alto a sinistra) un grazioso dipinto del Crocifisso, oggi purtroppo poco visibile.

Stilisticamente la Cappella si caratterizza per le sue linee architettoniche sobrie, tipiche degli edifici religiosi rurali. La facciata presenta un unico portale inquadrato tra due lesene liscie e sormontato da una semplice trabeazione. Al di sopra è posto un piccolo campanile a vela, privo di campana. Attualmente la cappella, in buone condizioni statiche all’esterno, si presenta del tutto spoglia al suo interno.

Il luogo dove sorge la cappella è storicamente molto importante in quanto anticamente in quel luogo era presente un tempio pagano; bisogna considerare infatti che ci troviamo a poca distanza dal villaggio arcaico dei Fani e di quello di Spigolizzi, cioè nel territorio dove secondo la leggenda sorgeva la mitica città di "Cassandra".

 

SANTU LASI - SALVE

La chiesetta, restaurata nella metà degli anni ‘80, si trova lungo la strada che conduce al Posto Vecchio, nei pressi del luogo dove esisteva l’antico villaggio messapico che venne poi chiamato Casale San Biagio (a causa della vicinanza con questa chiesetta, in quanto se ne ignora il vero nome).

E’ una chiesa dalle origini molto antiche che, crollata nel XVII secolo, venne riedificata nel 1716 ed a cui, l’anno seguente, venne donata la statua raffigurante il Beato Blasio. (Foto Roberto Negro)

Sulla porta d’ingresso è scolpito uno stemma del Comune di Salve risalente al 1717.

Il 3 febbraio si svolge la festa dedicata a San Biagio che prevede una serie di funzioni religiose, quali la processione e la messa; prosegue con il concerto bandistico e lo spettacolo pirotecnico.

Si svolge nella piazzetta antistante la cappella, abbellita da luminarie.

 

SAN LEONARDO - PESCULUSE

La vecchia cappella di San Leonardo fu eretta in località "Monti Caborri" sulla collina sopra Pescoluse nel 1675 quando arciprete di Salve era don Giuseppe Valentini.

La cappella più recente si trova nell’abitato della marina di Pescoluse.

Ha una facciata dalle semplici linee architettoniche che presenta un unico portale architravato e sormontato da una piccola finestra. Al di sopra è posto un elegante campanile a vela privo di campana. Al suo interno ospita un grazioso altare in carparo ed un affresco con l’immagine del Santo.

Da diversi anni ogni domenica pomeriggio, durante la stagione estiva, nel piazzale antistante la cappella, viene celebrata la Santa Messa.

La cappella della Madonna di Loreto (Madonna delle Fogge)  SALVE

Costruita nello spiazzo delle Fogge nel 1677 da un ramo della famiglia De Notaris fu, in seguito, restaurata da parte della famiglia Mauro.

La facciata, con un unico portale, oggi trasformato in finestra, termina con un coronamento a frontone trapezoidale. Lungo il lato est, dove è posto l'ingresso, si succedono tre contrafforti. Nel complesso rispecchia la semplicità e sobrietà delle linee architettoniche proprie dell'architettura rurale. (Foto Roberto Negro)

Si trova al centro del nuovo svincolo tra la strada che porta alla marina di Pescoluse e la statale 274.

Dal 31 agosto ospita ogni anno le celebrazioni in onore della Madonna con la tradizionale “novena” e la festa religiosa che viene celebrata l’8 settembre.

La cappella "de li Spiriti Santi"  SALVE

Venne costruita nel 1575 in località Terlonghe da Silvestro ed Aloisio Stasi. Da quel momento in poi, le campagne circostanti vennero denominate col termine “Spiriti Santi”.

Costruita con pietre a secco e con la volta a botte, questa piccolissima cappella conteneva al suo interno, in una piccola nicchia che fungeva da altare, un’immagine raffigurante lo Spirito Santo. Oggi la cappelluccia, utilizzata purtroppo come deposito di attrezzi agricoli e cianfrusaglie varie, presenta all’esterno, sulla parete di fronte alla strada, una nicchietta in cui è presente una immagine della SS. Trinità realizzata molti anni fa dal Prof. Vito Russo.

Santuario di S. Teresa del Bambino Gesù  SALVE

Situato vicino al cimitero, è stato edificato nella prima metà del novecento, restaurando la vecchia Cappella di S.Francesco nel Convento dei Cappuccini per iniziativa di don Francesco de Filippis.

Successivamente, nel 1936, ad opera di don Antonio De Lecce, fu ampliato e dedicato ai caduti della guerra d'Africa.

Alla fine degli anni '20 fu donata al Santuario, da parte della famiglia, una reliquia della Santa.

La statua della Santa, opera dello scultore leccese Manzo, fu posta in una nicchia in pietra leccese realizzata da Serafino Trani.

La festa religiosa e civile viene celebrata il 3 ottobre, mentre la domenica vicina allla data del 17 maggio, anniversario della santificazione, viene celebrata la tradizionale messa della “Benedizione delle Rose”.

La Madonna delle Gnizze  - SALVE

 

La cappella della Madonna delle Gnizze è ubicata ad ovest dell'abitato di Salve, nell'omonima contrada.

Il piccolo edificio risale alla fine del XVI secolo.

La leggenda narra che una grave epidemia colpì Salve intorno al 1540 e numerose furono le vittime causate dal morbo.

Ma un giorno la Madonna apparve in località Gnizze ad un contadino, Suo devoto, intento a lavorare i campi. Chiese all’uomo di scavare tra le siepi e di cercare una Sua immagine promettendo di salvare il paese dalla terribile malattia. Il contadino si rallegrò trovando tra i rovi una immagine della Madonna sul marmo e si affrettò per ritornare in paese a raccontare l’accaduto.

Giunto a Salve si accorse che tutti gli ammalati erano guariti e che già si gridava al miracolo.

In seguito al racconto del contadino poi, tutti si recarono alle Gnizze per venerare la Sacra immagine ritrovata nella grotta e ringraziare la Vergine per aver salvato il paese dall’epidemia.

Successivamente, nel 1616, venne costruita la chiesetta, fu dipinta sull’altare l’immagine della Beata Vergine Maria e furono incisi i versi “Non tibi sit grave dicere semper Ave” (Non ti sia faticoso dire sempre Ave).

La cappella, molto semplice, come nello stile delle chiese rurali, presenta una facciata a doppio spiovente con unico portale di ingresso sormontato da una monofora oggi murata.

All'interno è di particolare rilievo l'affresco raffigurante l'Annunciazione. (Foto Roberto Negro)

 

Chiesetta di marina di Capilungo

Chiesetta di marina di Posto Rosso

NARDO'

 

 

 

La cappella di Masseria del Crocifisso   LECCE

14 Agosto 2009 di Claudio Martino


La chiesa sconsacrata di masseria Crocefisso è ubicata ad 1 km a est di Lecce, lungo la moderna S. P. 364 che collega la città con la marina di S. Cataldo, nelle “pertinenze di Lecce”, nel feudo di S. Nicola de Russis, in luogo detto «Turriso».

Quasi del tutto sconosciuta, la piccola cappella non compare in nessuna visita pastorale, mentre il documento più antico in cui è menzionata la masseria del Crocefisso è un atto notarile del 1585 in cui la masseria risulta proprietà di Angelo de Argenteris.

In un altro atto notarile del 1659, viene per la prima volta nominato l’edificio sacro e dichiarata la sua intitolazione: «un’altra (chiusura) nominata la Chiesa, con una chiesa dentro sotto il titolo del Crocefisso».

La Masseria nominata il Crocefisso fu venduta al «Sagro Spedale dello Spirito Santo». Anche nel Catasto Onciario degli Enti Ecclesiastici del 1755 la masseria Crocefisso risulta appartenere ai beni del «Sagro Spedale» e, nell’elenco delle pertinenze della masseria, viene menzionata una «chiusura nominata La Chiesa», ma nessun edificio sacro.

In documento del 1797 Crocefisso è anche il nome di un feudo ubicato nella medesima area della omonima masseria, che è associato ad un altro feudo, quello di Porcigliano, il cui toponimo antico (Porcillianum) compare nella carta di fondazione e dotazione del monastero di SS. Niccolo e Cataldo del settembre 1180. Il toponimo «Porcilliani» compare in un documento del 1195 dove Costanza imperatrice e regina di Sicilia conferma al vescovo di Lecce le donazioni fatte precedentemente da Goffredo conte di Lecce e di Ostuni e da Accardo signore di Lecce.


 

In un documento che invoca la «rivela» fatta dal Vescovo per la formazione del Catasto-Onciario si legge: «Possiede (la Mensa Vescovile) il feudo chiamato Porcilliano, ora detto S. Nicola de Russis, nel cui vi è una masseria nominata le Mattarelle» ubicata a nord/est di masseria Crocefisso. Quindi il medesimo territorio cambierà più volte nel corso dei secoli la propria denominazione.

Nelle carte prodotte dall’ingegnere Oronzo Bernardini nel 1861 per la vendita della masseria è inserita la valutazione della masseria con la chiesa ma non viene menzionata la intitolazione: «si compone di fabbricati……; tre chiusurelli circostanti; i fondi chiamati Aja vecchia, Prodano, Pezzone grande e piccolo, fondo Chiesa con piccola cappella, ora convertita a stalla, divisa in due locali».

La chiesa viene poi così descritta: «In detto fondo (Fondo olivato) ove confina lo spiazzo vi è un’antica cappella attualmente ridotta a stalla e divisa in due locali che in grande si rileva dalla pianta B numero 1 e 2 coperta a tettoia a due gronde con ingresso ad ovest con vano di porta corredato da mediocre imposta e vi si accede dal detto spiazzo, riceve luce dal vano di testa a quello di ingresso con imposta, e da due finestre che corrispondono nel secondo locale ne muri laterali, uno munito di cancello di legno. Le fabbriche allo esterno sono costruite di pezzi di taglio, ed in generale in lodevole stato».Sempre l’Ingegnere Bernardini, darà indicazioni sia sulle dimensioni della Cappella sia sul suo valore espresso in ducati.

La chiesa, orientata est-ovest, è costituita da una navata unica di forma grosso modo rettangolare in cui si aprono due ingressi e tre finestre; un arco posto al centro dell’edificio separa la zona presbiteriale dall’aula.

Esternamente la chiesa presenta le seguenti misure: facciata anteriore m. 8,50; facciata posteriore (non perfettamente rettilinea) m. 9,40; parete nord m. 12,00; parete sud m. 11,20. Le misure interne sono: facciata anteriore m. 7,30; facciata posteriore (non perfettamente rettilinea) m. 8,05; parete nord m. 10,6; parete sud m. 9,95.

La struttura con vistose lesioni è stata usata almeno a partire dalla seconda metà dell’800 ad oggi come deposito per il fieno. È stata realizzata con blocchi cavati nelle immediate vicinanze e da blocchi di medie e grandi dimensioni di riutilizzo e probabilmente di età romana.

L’ingresso principale, rivolto ad ovest come molte chiese medievali, si apre nella facciata che a sua volta culmina in una semplice copertura a doppio spiovente. Sopra l’ingresso un arco a cunei a tutto sesto, presenta al di sotto un unico grande blocco, probabilmente anch’esso di reimpiego che costituisce l’architrave.

La lunetta impostata immediatamente sopra l’ingresso principale si presenta priva di decorazioni plastiche o pittoriche; tuttavia, osservando attentamente la parete interna della lunetta e la parte più interna dell’intradosso, si nota la totale assenza dei licheni, presenti invece su tutto l’edificio. Questa mancanza può essere spiegata con la presenza in antico di una decorazione plastica oppure di un affresco, scomparsi in tempi relativamente recenti.
Il lato sud è poi caratterizzato dalla presenza, verso la parete di fondo, di un secondo ingresso di limitate dimensioni, ora tamponato da blocchi, che collegava la chiesa con un piccolo ambiente laterale o direttamente con il fondo denominato San Nicola; immediatamente sopra questo ingresso vi è una finestra ancora aperta.

Il lato est della fabbrica presenta un evidente rifacimento della parte centrale del muro, testimoniato dalla diversa tessitura dei filari e dalla mancanza delle buche pontaie centrali.

Nel ricostruire l’alzato è stato rispettato il basamento per dare uniformità a tutta la struttura; i blocchi di maggiore dimensione sono stati posizionati alla base, ma in modo disordinato e casuale rispetto alla fase più antica, tanto da richiedere, in alcuni casi, l’utilizzo di grosse zeppe in pietra e di piccole pietre informi.


 

Internamente l’edificio è costituito da un’unica navata divisa al centro, come si è già accennato, da un arco a sesto ribassato a cunei realizzato per dividere la zona presbiteriale dall’aula e per sostenere la copertura.

È evidente come l’arco si addossi alle pareti laterali e quindi la sua realizzazione dovrebbe essere successiva ai muri laterali; difficile è stabilire quanto tempo sia passato tra la costruzione delle strutture portanti e il suddetto arco. I piedritti su cui poggia tutto l’arco sono stati realizzati utilizzando grossi blocchi.

Sul lato destro della porta (guardando dall’interno della chiesa) sono visibili due conci che presentano iscrizioni graffite.

Tutti le pareti interne della chiesa sono affrescate con motivi floreali che si sviluppano su più registi paralleli tra di loro. Sulla parete immediatamente a sinistra dell’ingresso è raffigurato probabilmente S. Oronzo.

Il pavimento dell’edificio è attualmente pieno di detriti, ma si nota la presenza di due diversi tipi di pavimento: quello visibile nella metà occidentale caratterizzato da blocchi di calcare duro, di diverse dimensioni e misti con piccole pietre informi; quello nella metà orientale costituito da blocchi di calcare locale (pietra leccese), ben squadrati e di buona fattura.
Lo studio architettonico dell’edificio permette, sulla base di confronti diretti con simili edifici religiosi rurali pugliesi, di ipotizzare, per il primo impianto della chiesa, una cronologia che oscilla tra XIII e XV secolo.

Tuttavia solo una più approfondita indagine archeologica potrebbe risolvere alcune rilevanti problematiche rimaste ancora insolute, come l’esistenza o meno di un’abside lungo il lato orientale, ulteriori modifiche strutturali, la presenza di eventuali sepolture in relazione ad una ipotetica funzione funeraria della stessa, la funzione che la piccola cappella ha avuto nel territorio circostante

L’analisi strutturale sui resti del monumento ha inoltre permesso di ipotizzare quattro differenti fasi architettoniche, delle quali resta però estremamente difficile stabilire la cronologia.


 

Nella prima fase l’edificio si presenterebbe a navata unica e probabilmente con abside. Nella seconda fase edilizia viene edificato il muro centrale divisorio. Per le evidenti affinità con l’arco interno della chiesa di Santa Maria di Misciano o Miggiano, nelle campagne di Muro Leccese, si potrebbe pensare che la sua realizzazione sia avvenuta intorno al XIV secolo. Se invece il muro è coevo con l’affresco di S. Oronzo e con i motivi floreali, la seconda fase edilizia del monumento può essere con molta probabilità collocata nella prima metà del XVIII secolo. Non si può affermare con certezza se al momento della sua realizzazione l’abside ipotizzata fosse già crollata o meno. Non si può escludere neanche la possibilità che proprio il crollo dell’abside e la precarietà della struttura abbia richiesto la realizzazione di questo nuovo setto murario centrale.

Nella terza fase, databile tra il XVIII e il XIX secolo, la chiesa perde le sue funzioni religiose: nel Catasto Onciario degli Enti Ecclesiastici viene censita tra i beni del Sagro Spedale, ma non è riportata la sua intitolazione; presumibilmente in questo momento viene chiuso l’arco centrale creando due ambienti distinti e l’edificio sacro viene utilizzato come stalla.

La quarta fase consiste nell’abbattimento del muro che chiudeva l’arco centrale; la cappella continua ad essere utilizzata come stalla, utilizzo protratto fino ai nostri giorni.
Dal punto di vista storico resta ancora da chiarire l’esatta intitolazione dell’edificio, nonché il nome del feudo in cui ricade la stessa.

Nelle immediate vicinanze della chiesa doveva insistere certamente un insediamento rurale in vita nel IV sec. a.C. e in età imperiale; quest’ultima fase è inoltre testimoniata dal grande riutilizzo nella fabbrica della cappella del Crocefisso di materiale da costruzione più antico ma soprattutto da due frammenti di epigrafe di età imperiale inseriti all’interno della chiesa nel muro nord, in prossimità dell’angolo nord-ovest.


 

Il primo frammento lapideo, ora completamente nascosto da detriti e paglia, è largo circa 15 cm e lungo 46 presenta le seguenti lettere:

I M L · B(ene) M(erenti) P(osuit; -osuerunt)

il secondo, di uguali misure, riporta il nome, purtroppo non leggibile, di una serva (o di un servo) morta all’età di quaranta anni.

[- - - -] N D A E
SER(vus, -a) ·V(ixit) A(nnis) XXXX

Difficile è stabilire la funzione svolta dalla chiesa. Probabilmente la cappella costituisce il solo elemento sopravvissuto di un casale medievale (forse Porcigliano?), poi scomparso.

 

 

cappella di Masseria SBRATA - Supersano

 

SANTA LUCIA DI TABELLE - GALATONE

Coordinate = Lat: 40.164673, Lng: 18.096930

chiesa rurale nel sito del casale medioevale di Tabelle

CIVO

Melissano

 

MADONNA DEL FIUME

Racale

 

MADONNA DELLA PILA

Casarano

 

SAN MAURO

Gallpoli

 

LEUCA PICCOLA

Barbarano

 

SANTA MARINA

Ruggiano

 

MADONNA DELL'ALTO

Felline

 

CASALE

Ugento

 

SANTA POTENZA

Felline

 

CAMPANA

Casarano

 

POMPIGNANO

Ugento

 

MADONNA DI COSTANTINOPOLI

Ugento

 

MADONNA DELLA LUCE

Ugento

 

MADONNA DEI FIUMI

Racale

 

MADONNA DI FATIMA

Caprarica

 

SAN MAURO

Presicce

 

SAN SALVATORE

Gallipoli

 

SANTA LUCIA

Taurisano

 

MONTEVERGINE

Palmariggi

 

MADONNA DELLA SERRA

Ruffano

 

MADONNA DI COSTANTINOPOLI

Taviano

 

DEL DIAVOLO

tricase