GROTTE

vedi anche la sezione GROTTE MARINE

 

grotta di Marina Serra

 foto di Mariano Carlo

Grotta PORTOLANO

leggi articolo del G.S.N.

Grotta BONO

leggi articolo del G.S.N.

 

Grotta Alimini 1 o grotta Marisa

Trattasi di cavità formata da un unico ambiente. All'interno sono presenti tracce di scavi archeologici.

18,26450991 40,11249

Grotta Alimini 2 o grotta Francesco

Trattasi di cavità parzialmente modificata, infatti è stato costruito un muretto a secco. Unico ambiente.

18,2649056 40,11292043

Grotta Alimini 3 o grotta Raffaele

Trattasi in realtà di una nicchia all'interno di un enorme masso. Di interesse storico poiché al suo interno sono state ritrovate
delle croci incise sulla roccia.

18,26473629 40,11299794

Grotta Alimini 4 o grotta Sacara

Trattasi di cavità a sez. rettangolare interamente scavata. Non sono state rilevate forme carsiche preesistenti.

18,26494807 40,11305095

Grotta Alimini 5 o grotta del Bosco

La cavità si apre lungo il costone all'nterno della boscaglia, non di falcile accesso. È formata esclusivamente da tre ampie
rientranze tutte comunicanti tra loro.

18,26500199 40,1129684

Grotta Alimini 6 o grotta Antonio

Trattasi di un riparo nella roccia lungo un costone non di facile accesso per la presenza di numerosi cespugli.

18,26443311 40,11230907

Grotta di Torre del Serpe

Grande cavità caratterizzata da una prima sala con lucernaio sulla volta e da un'altra caverna di notevoli dimensioni che si
sviluppa in dir. NO.

18,30271391 40,083263

Grotta Orte 1

Piccolo riparo situato a 10m sil mare sul costone roccioso raggiungibile solo con la corda.

18,30312807 40,08194556

Grotta Orte 2

Il riparo, di cui rimane ben poco è situato a circa 6 m dal mare e poco a sud est della Grotta dell'Orte 1 Riparo sottoroccia in parte crollato raggiungibile con la corda.

18,30358991 40,08184

Grotta del Tasso

ingresso occluso da pietrame

18,28163664 40,05354059

Riparo Torre Emiliano

La cavità è un modesto riparo sotto la roccia composto da due piccoli ambienti.

18,30235229 40,05462337

Grotta S.Emiliano

la cavità è un modesto riparo. In pianta ha forma semi ellittica.

18,30218983 40,05411614

Grotta della Legna o Buco delle Donne

La cavità con uno sviluppo parziale di 9 m ha un andamento sub orizzontale è costituita da una modesta galleria.

18,28454995 40,05049393

Grotta dei Briganti  o Funeraria

Dopo un vestibolo di facile accesso, uno stretto budello conduce ad una prima sala; superato un ambiente più piccolo si
accede quindi all'ampia sala centrale. Da quest'ultimo si passa a dx in una sala estesamente interessata da crolli e a sx da
un sistema di gallerie e cunicoli, tra i quali particolarmente angusti sono quelli denominati "condotte forzate".

18,28371891 40,05024001

Antro di Porto Badisco o grotta Salinaci

La cavità è una modesta caverna affacciata sul mare.

18,29029391 40,044406

della Mummia

La cavità è uno stretto budello con un andamento tortuoso. L'altezza media di questa condotta è di 60 cm. La sezione
trasversale ha costantemente una forma sub-ellittica.

18,28576894 40,04376713

 

Grotta del Cacciatore

La cavità è costituita da un'unica condotta lunga circa 74,30m con sviluppo orizzontale. Essa è parzialmente riempita da
deposito sabbioso-limoso di colore rossastro di origine colluvionale. L'esplorazione della cavità è condotta dal G.S.L.
'NDRONICO è stata sospesa a causa di presenza di anidride carbonica.

18,28069548 40,04327908

Grotta di Vito

Grotta a sviluppo sub-orizzontale, caratterizzata da due basse gallerie comunicanti tramite un breve cunicolo.

18,28196612 40,04294535

Grotta della Cisterna

La cavità si apre nei calcari di castro, ha uno sviluppo NS; è costituita da un susseguirsi di salette e strettoie. È un acavità
chiaramente inattiva da cui fuoriesce una leggera corrente d'aria, ha evidenti possibilità di prosecuzioni ostruite da crolli. La
cavità assume un chiaro interesse biologico

18,27202026 40,04257137

Grotta BONO

Da un'ampia frattura verticale del calcare si accede tramite un piccolo scivolo in una cavità costituita da un unico ambiente
abbastanza alto da poter consentire di restare in piedi. Da un ristretto cunicolo laterale N si accede in alcune anguste
stanzette. In direzione E la grotta dopo un breve e ripido scivolo continua per altri 15 m.

18,27530885 40,0420132

GROTTA DELLE CROCI

La grotta è di interesse storico per la presenza di graffiti all'interno.Inghiottitoio fossile caratterizzato da un ingresso verticale con passetto di m 2 (altezza massima). Segue uno scivolo
ricoperto di pietrame e massi buttati all'interno dai pastori. Si accede quindi ad una sala allungata con presenza di
concrezionamento. In direzione NO e O si aprono due probabili prosecuzioni della cavità da disostruire. Nella grotta sono
state notate delle incisioni sulle pareti segnalate all'attenzione del prof. Amati per una datazione.

18,27495631 40,04087483

COMPLESSO IGNAZIO SPAGNOLO o anche Grotta della LUpa

Il primo ambiente della cavità è rappresentato da una modesta sala di crollo, di forma circolare (base m 8 X m 8) da una parte un cunicolo lungo m 7 con sezione di 1m X 0,5m che immette in un ambiente di forma allungata, ampio m 2 e largo m 5.  da questo ambiente un cunicolo lungo m 5, permette di accedere ad una sala di m 5X15m.

18,2808069 40,04015111

GROTTA TEMPESTA

Da un angusto accesso verticale si accede ad uno stretto cunicolo orizzontale lungo circa 20 m., da questo si accede ad una piccola caverna fortemente concrezionata posta circa 2 m più in basso.

 

18,27140072 40,03008016

leggi articolo del G.S.N.

Riparo Gli Archi

La cavità è una breve galleria che mette in comunicazione due piattaforme rimodellate dall'uomo presenti al piede della falesia. Attualmente ospita uno stabilimento balneare estivo.

18,27174291 40,02028

grotta Mizar

Grotta con ingresso su falesia verticale a picco sul mare. La grotta vera e propria si apre a ca. 20 m sul livello del mare e consiste in un unico ambiente a contorno irregolare con apertura di 14 m lungo ca. 9 m nel punto più ampio

18,23274546 39,51188894

 

CIOLO

Costone nord del canale del Ciolo, discoteca Gibò. Si possono notare a sinistra l'imboccatura della grotta Prazziche di sopra e a destra Prazziche di sotto.

grotta le Prazziche di sopra

Ampio cavernone lungo circa 42 m e largo 5m adibito a stalla per alcuni anni, fu poi inglobata in una struttura privata. Attualmente è organizzata come sala interna di una discoteca. Nonostante l'importanza archeologica del sito.

18,23058614 39,50450157

 lungh. 40 metri

si aprono nel vallone del ciolo, sono state trovate delle pietre incise (parenzan)sono stati rinvenuti reperti del Musteriano, del tardo Romanelliano e del Neolitico.

grotta le Prazziche di sotto

lung.20 metri (Parenzan)sono stati rinvenuti reperti del Musteriano, del tardo Romanelliano e del Neolitico.

Grotta costituita da un ampio ambiente circolare prodotto dal crollo della volta di un'originaria cavità. Grossi blocchi di crollo caratterizzano il pavimento. L'ingresso orizzontale è stato in parte ostruito da muri a secco ed immette nel primo ambiente

18,23083991 39,50437

lungo le pareti di questa grotta c'è una serie di questi chiodi numerati, a cosa servivano?

GROTTA DEI MOSCERINI

Non sono sicuro che sia questa, ma c'è una densa nuvola di moscerina che ne impedisce l'ingresso. Questa volta che mi ero attrezzato per superare l'ostacolo, non ce nera neanche uno!

planimetria approssimativa

il buco nero al centro dell'immagine è l'ingresso, sulla parete del ciolo

ingresso

  il cunicolo terminale, non si scorge una fine, ma è molto basso e per percorrerlo bisogna strisciare con difficoltà.

Lunga circa 20 metri, è bassa ma agevole fino al fondo della prima stanza dove si aprono due cunicoli, molto bassi e difficili da percorrere.

In questa grotta furono trovati frammenti di vasi dell'età del bronzo.

 

RIPARO Ciolo

Subito dopo il Ciolo, sul costone della curva c'è questo muretto di pietre che chiude un piccolo riparo sottoroccia.

 

questa foto è preziosa perché mi è costata una discreta serie di graffi per superare una barriera vegetale spinosa.

 

GROTTA CIOLO

Non conosco il nome di questo ambiente costituito da un alto riparo a campana chiuso in parte da un muretto di pietre che si trova proprio al centro della base del costone del ciolo.

Sul fondo un cunicolo di ignota estensione. A sinistra in alto sulla parete forse un proseguimento della grotta. Alcune stallattiti e colate fossili.

 

 

GROTTA DELLA SCURE - LEVERANO


17,57323228

40,1558149

L' ingresso della cavità è costituito da un foro nel terreno roccioso del diametro di circa un metro. Dopo un paio di saltini di 3-5 m si giunge all' imbocco di uno stretto cunicolo lungo circa 3 m. Da esso si accede quindi alla spaziosa sala.

------------------------------------------------------------------------------ZONA DI UGENTO

GROTTA TRISCIOLI  - Morciano di Leuca

dimensioni 25x30 metri. Rinvenute ceramiche di epoca neolitica.

L'accesso originale ampio 7 m è oggi completamente murato e si accede attraverso un cancello largo circa 1 m, una ulteriore opera muraria divide in due ambienti la cavità complessivamente lunga 20 m.

leggi articolo del G.S.N.

TRISCIOLI II

leggi articolo del G.S.N.

 

MARIROSSI - POGGIARDO: (DT)

Grotta San Silvestro

Grotta della campana d'oro

Grotta che respira

notizie di stampa della scoperta di nuova ampia cavità

Grotta marirossi o “Grotta che respira” per un continuo soffio di aria in corrispondenza dell’ingresso. E’ chiamata anche “grotta dei cavallini” per il ritrovamento di antiche ossa di cavallo.

A poca distanza l’ingresso della Grotta di San Silvestro, così chiamata perché scoperta il giorno di San Silvestro del 1994. Anche in questa grotta sono stati ritrovati resti umani ed utensili risalenti al neolitico. Nelle vicinanze c’è il letto di un fiume prosciugato.

Grotta Micello

Grotta delle Meraviglie

Grotta la Tana così chiamata perché ospitava la tana di un tasso.

Grotta la Campana d’Oro: una leggenda narra che una volta ogni cento anni si può ascoltare il rintocco della “campana d’oro” e ogni volta che la campana suona, nel bosco si apre l’ingresso di una grotta, che si richiude al centesimo rintocco.

 

 

GROTTE - VILLAGGIO RUPESTRE DI MASSERIA CUPEDDE - UGENTO

Consta di due ampie cavità artificiali scavate nella tenera calcarenite e comunicanti tra loro tramite un cunicolo cilindrico lungo 6 metri. Hanno forma grosso modo quadrangolare di dimensioni 15x15 metri e altezza 3-4 metri.

 

la depressione che accoglie le grotte                        uno dei due ingressi

la luce che penetra dall'ingresso crea un suggestivo effetto nebbia per la grande umidità presente

 

                                                                              il cunicolo di collegamento

 

nelle vicinanze due altre più piccole cavità con ingresso a pozzo

UGENTO

ipogeo in contrada Cupeddhe.

Nei pressi della Masseria Cupeddhe, in una depressione che sembra una dolina vi sono due ipogei. Il primo, in foto, consta di un breve pozzo che si allarga a formare una breve galleria, scavata in un banco tufaceo tenero e bianco.

CUPEDDE3.JPG (302357 byte)  CUPEDDE5.JPG (290562 byte)

Il secondo, scavato nella calcarenite più dura, è più ampio, consta di due caverne larghe circa 20-30 metri, comunicanti tra loro con una breve galleria.

 

CAPILUNGO

grotticella di crollo a forma di piccolo tunnel lungo una decina di metri del quale è crollata gran parte della zona centrale, sulla costa nei pressi della rotonda.

MARE DEI CAVALLI

due minuscole grotticelle sulla cima della scogliera

GROTTA DI POZZOMAURO - PRESICCE

DT

si trova sotto la specchia di Pozzomauro

CAVE A GROTTA - GALLIPOLI

vedi sezione CAVE

GROTTA MASSERIA LE STANZIE - SUPERSANO

l'ingresso

 

inizio dello stretto tratto terminale.

dalla frana a sinistra verso l'interno

il pozzetto terminale

dal pozzetto terminale verso l'uscita, larghezza 50-80 cm.

PLANIMETRIA E SEZIONE APPROSSIMATIVE

 

Dietro la masseria-ristorante, da un frantoio ipogeo si parte una rozza scalinata che immette in un cunicolo che si stringe sempre più, fino a un pozzetto verticale profondo circa 1,5 metri, non si vedono prosecuzioni ma potrebbero anche esserci. Lunghezza circa 30 metri, dislivello circa 4 metri.

 

GROTTA GELSORIZZO

ai piedi dell'omonima torre, Acquarica del capo, grotticella naturale e artificiale. Potrebbe essere stata un frantoio ipogeo (si vede un torchio). E' stata datata al 1283 dallo Jacob misura di un diametro di 8 metri. (notizie di Stefano Cortese)

 

GROTTA SANTA LUCIA - TAURISANO

 

interessante e suggestiva grotta facilmente accessibile. Le gocce di acqua che cadono dal soffitto sono miracolose per gli occhi. All'interno, una icona di Santa Lucia per vedere la quale, con la luce disponibile, occorre una ottima vista.

Sul versante a sud ovest del feudo in una zona leggermente elevata, nei pressi della antica Masseria Grande, si trova la Grotta di S. Lucia, una caverna con un antro abbastanza ampio da cui si dipartono alcuni corridoi naturali che si immergono tra le rocce sotterranee. Dal punto di vista geologico la sua natura non è diversa dalle numerose grotte di cui è costellata tutta la Puglia: si tratta di evidenti forme derivate dal “fenomeno carsico”, in conseguenza dell’azione delle acque piovane che penetrano nelle masse rocciose esercitando una notevole pressione sulle superfici calcaree. Recentemente questa grotta è stata oggetto di attenzione da parte di noti gruppi speleologici salentini, ma a tutt’oggi non sono state compiute ancora sistematiche esplorazioni. Come per tutte le grotte esistenti nel Basso Salento, al di là degli aspetti geofisiche e geologiche, la fantasia ha rivestito di favole e di leggende l’esistenza di queste “vore” e continua ad ipotizzare che questi naturali condotti carsici siano dei percorsi sotterranei attraverso i quali si giunge al mare. Per quanto riguarda i cunicoli della nostra grotta si immagina che essi abbiano sbocchi verso il Mar Ionio e più precisamente a Torre S. Giovanni, Marina d’Ugento. Per i Taurisanesi la grotta ha un significato particolare per la devozione religiosa verso S. Lucia. Secondo il racconto degli antenati, ripreso da Roberto Orlando in una recente pubblicazione, nell’antro della grotta vi era l’immagine della Santa affrescata su una pietra. Quel luogo e quell’immagine venivano rivendicati per l’appartenenza dai cittadini di Ugento e di Taurisano, poiché – si diceva – che bagnandosi gli occhi con l’acqua che cadeva dalle volte rocciose si ottenevano guarigione miracolose. In occasione di una “prova” per avere testimonianza della benevolenza della Santa Martire, furono portati due ciechi, uno di Taurisano e uno di Ugento; l’evento miracoloso della guarigione fu a favore del cittadino ugentino. Da allora l’immagine di S. Lucia fu traslata a Ugento dove la Santa viene tuttora venerata con solenne festeggiamenti. I taurisanesi, però, non ne tralasciarono ugualmente il culto ed edificarono di fronte alla grotta una piccola cappella, accanto alla quale, nel 1977, ne fu costruita un altra leggermente più grande. Ancora oggi nello spazio antistante alla grotta e alle cappelle nelle ore pomeridiane nel giorno 13 dicembre si svolge una pittoresca e simpatica festicciola.

" Si scende    come si scende     nel fondo di un occhio nero   e poi nulla si vede,   si ode soltanto    il pianto di oscure lacrime pagane   da ferite aperte  la linfa della roccia. "

LI CROCIFISSI  GALLIPOLI

da trovare

grotticelle artificiali vicino a S.Salvatore, località crocifissi

GROTTA ARTANISI

Grotta Artanisi, lunghezza massima 120 metri.   L’ingresso, scavato artificialmente, si apre presso il muro perimetrale della omonima masseria. Fu esplorata per la prima volta da Salvatore Zecca che trovò reperti del neolitico. Dalla ampia caverna centrale, sulla cui volta si apre una specie di lucernario, si diramano alcuni brevi cunicoli, uno dei quali termina sul muro di una adiacente cisterna. Vi si trovano numerose stalattiti di piccole e piccolissime dimensioni.

Artanisi, pianta approssimativa

 

leggi articolo del G.S.N.

 

GROTTA DON CIRILLO

Grotta di interesse preistorico simile alla vicina grotta Artanisi. Questa non è accessibile trovandosi all'interno di una proprietà privata.

L’ingresso è una specie di pozzo profondo 5 metri a cui si accede tramite una scaletta fissa in ferro. Dall’ambiente centrale si dipartono alcuni cunicoli in gran parte stretti e bassi. Sviluppo complessivo circa 140 metri. Dei saggi di scavo hanno portato alla luce manufatti dell’età eneolitica.

13/09/09  trovata questa grotta e fatte alcune foto. E' agevolmente percorribile solo il cunicolo principale lngo circa 20 metri, per gli altri bisogna strisciare a terra.

In località Artanisi, a m. 350 N O, in linea d’area rispetto alla omonima masseria e a m. 330 sud, rispetto all’incrocio che dalla S.P. 65 Ugento - Torre S. Giovanni porta verso la masseria, è stata individuata una grotta
Compresa in una proprietà privata, la grotta è situata a monte di una un crinale che si degrada verso ovest.
L’accesso in grotta, situata a m. 5 rispetto al piano interno, è consentito da un cunicolo di m. 2,50x 75, all’interno della quale si apre un ambiente circolare, in parte occupato da piccoli e medi blocchi che va a restringersi ad imbuto, in prossimità del quale è ancora attivo lo stillicidio.
A nord rispetto alla prima camera si dipartono una serie di cunicoli.
La grotta gia nota in bibliografia
(2), è stata oggetto di alcuni preliminari studi negli anni passati, infatti, all’inizio del 1990, il gruppo speleologico di Nardò, con una equpe di collaboratori, si introdusse all’interno, rilevando planimetria e alcune sezioni della grotta e stilando una scheda topografica.
Nell’aprile del 2002, la soprintendenza di Lecce, insieme ad alcuni collaboratori, hanno effettuato alcuni saggi di scavo, portando alla luce alcuni manufatti riferibili all’età eneolitica, come una olla; un ansa a presa; un fr. di parete con punzonatura sotto l’orlo; un ansa a nastro; una tazza ovoidale mono ansata con bugne; frr. di ossa umane.
Infine, la possibilità di esplorare personalmente uno stretto cunicolo di questa, mi ha permesso di individuare lungo il tragitto di circa m. 25, alcuni reperti, come frr. di ossa animali e alcuni frammenti di ceramica ad impasto dell’età del bronzo, fra cui un fr. di ansa a nastro.
Attualmente la grotta è sottoposto a vincolo, in previsione di uno scavo sistematico.
Sulla base dei dati fin ora descritti, è possibile documentare una frequentazione della grotta in età eneolitica, mentre la quantità limitata del materiale ceramico riferito all’età del bronzo non consente di aggiungere ulteriori informazioni.

(1) Catasto grotte Puglia n°. 1563.
(2) Zecca. 1980. p. 10.

Ringrazio il presidente del gruppo speleologico, per la gentile concessione del rilievo topografico.

leggi articolo del G.S.N.

GROTTE SPIGOLIZZI - PRESICCE

leggi articolo del G.S.N.

GROTTE MONTANI - SALVE  da trovare

Alcuni ritrovamenti preistorici (resti faunistici fossilizzati, schegge di arnesi di selce, ecc...) rinvenuti nella Grotta Montani, sono stati la chiave di lettura per determinare con una certa esattezza, la datazione dei primi insediamenti umani nel territorio di Salve.

La grotta Montani è ubicata sulla collina Spigolizzi nelle campagne di Salve.
Riveste una particolare importanza per lo studio delle civiltà preistoriche, in quanto, al suo interno, sono stati rinvenuti resti faunistici del Pleistocene e reperti di industria litica su calcare e su schegge.

 

leggi articolo del G.S.N.

GROTTA DELLE FATE - I FANI

piccola grotticella immersa nel verde della aprete del canale dei Fani. Vicino a questa, in un'altra grotticelle c'è la polla di acqua del canale.

MADONNA DELLA RUTTA   ACQUARICA DEL CAPO

grotta-cripta di grande interesse. numerose iscrizioni incise sulle pareti. L'ingresso è da una antica porta con cancello che si apre subito in una ampia caverna che quindi devia sulla sinistra formando una lunga galleria sulle apreti della quale numerosi graffiti votivi sovrapposti.      

v. anche SCHEDA Madonna della Rutta

GROTTA ANTONIETTA ACQUARICA DEL CAPO

GROTTA SATREA - ACQUARICA DEL CAPO

GROTTA  DI SUDA  PATU'  

la zona intorno e l'ingresso. lucernario e galleria principaleuno dei cunicoli.

pianta approssimativa, lunghezza circa 20 metri. A destra l'ampio ingresso, a sinistra termina con un muretto di pietre e un lucernario. Si può accedere a due bassi e brevi cunicoli, non sembra che ci siano proseguimenti ma gran parte della grotta sembra riempita di pietre e terra.

“…Si dice per traditione che quando fu  diroccata la Città di Vereto, i Cittadini vi havessero rinchiuso dentro una grotta tutte le donne della Città con le loro ricchezze, e che essendo stati uccisi tutti i Cittadini, vi fussero poi rimaste, esse in conseguenza sepolte con infinito quasi Tesoro, e ciò per traditione”, così il Pirreca.


“Il popolino, ancor oggi, vuole che vi siano state chiuse sette donzelle, tra cui la figlia del re per la custodia del tesoro dell’antica Vereto, minacciata dal nemico invasore”, così don Vincenzo Rosafio, che continua con una descrizione della grotta: 


-La sua ubicazione è immediata alle falde della collina, propriamente alla distanza di un chilometro o poco più dal paese. La denominazione è incerta. Alcuni la chiamano grotta “de Suda” altri la chiamano grotta “Suda”.
Nel primo caso sarebbe riferita al nome del proprietario, nel secondo si farebbe riferimento alla eccessiva umidità della roccia.

Nel 1939 alcuni di Patù tentarono di rompere questo alone di mistero che avvolgerebbe la struttura. A quanto asserisce Pirelli Cosimo Fu Francesco, uno della comitiva, camminò all’interno di essa per un buon tratto. Si imbattè in un architrave che dava adito ad uno stanzino rotondo tutto tappezzato di grossi scorpioni.
 
Lungo il corridoio costatò una polvere bianchissima, probabilmente materiale screpolato dalla roccia tufacea per l’eccessiva umidità, una mascella con dentatura quasi intatta ed un osso, che a suo parere era porzione di braccio umano. La larghezza del corridoio varia da 60 a 80 cm. circa. Il Pirelli, continua don Vincenzo, a proposito ha lasciato una dichiarazione scritta. Apparirebbe una tomba di tipo di quelle Micenee -.

Attualmente l’imboccatura della grotta è completamente ostruita da materiale di risulta, e si trova in un terreno di proprietà privata.

Coordinate = Lat: 39.836494, Lng: 18.330259

tratto da:  http://www.patulive.it/StoriaTerritorio/Suda.php

 

GROTTA DI SUDA II

A poca distanza dalla grotta di Suda, verso sud, dopo il boschetto. Di ampia apertura ma di breve lunghezza.

Nelle vicinanze anche due ripari scavati sotto lastroni di roccia, quasi dei "caseddhi ipogei"

 

 

 

---------------------------------------------------------------------------- ZONA DI PORTO BADISCO

 

GROTTA DEL SERPENTE - PORTO BADISCO  o grotta TAM TAM, da trovare

lunghezza 65 m

In questa grotta pare che sia stato avvistato un misterioso umanoide che suona il tam-tam. riporto per dovere di cronaca quanto si dice, avvertendo che l'unica cosa certa è la fantasia dell'estensore.

IL MISTERO DELLA GROTTA DI BADISCO
(Riassunto: Isidoro Mattioli, speleologo deceduto nel 2006, durante l'esplorazione della grotta
nel 1975 avrebbe sentito strani rumori tipo tam-tam. In un'altra esplorazione nel 1985 avrebbe 
visto una specie di omino alto 80 cm e udito prolungati suoni di tam-tam.)
 
di Giuseppe Colamine' - Indagine tuttora in corso,  avviata dal Dr. Mauro Panzera, inquirente CUN Lecce,  su eventi di natura non identificata, verificatisi fra il 1975 ed il 1985 in un sito preistorico del Salento.
Il materiale d'indagine è stato sintetizzato nella presente relazione da Giuseppe Colaminè, Coordinatore CUN settore Italia Meridionale Peninsulare.    
Siamo nel 1975, in Puglia, nella zona di Otranto.    Isidoro Mattioli sta esplorando un'antica cavità naturale definita GROTTA DEL SERPENTE, situata a non più di 300 metri dalla più famosa GROTTA DEI CERVI,
 nella quale sono stati rinvenuti pittogrammi preistorici di incerto significato.
Mattioli è nella grotta, si fa strada faticosamente in un cunicolo tortuoso, quando avverte distintamente un rumore...
Si tratta del banale effetto della caduta di sassi, un suono familiare ed allarmante per uno speleologo, in quanto premonitore di un imminente crollo, ma stavolta il rumore è accompagnato da un altro suono, 
cadenzato, innaturale: TRE BATTITI, ottenuti dall'impatto di un corpo solido sulla roccia.    
Al momento l'esploratore rimane stupìto, ma non da peso alla cosa.     Le esplorazioni del complesso di grotte continuano diluite nel tempo ed arriviamo al 1985, ben 10 anni dopo, quando Mattioli , insieme 
ad altri 4 speleologi i cui nominativi sono per loro volontà coperti da segreto, ritornano nella grotta del serpente.
Stavolta non solo si avverte ripetutamente il rumore del battito cadenzato, ma la cosa assume toni da brivido quando viene notata l'ombra di una sagoma proiettata su di una parete della grotta.   
 C'è una girandola di torce che tentano di illuminare una incredibile creatura in movimento; uno degli esploratori vi riesce e per pochi attimi i cinque fissano la sagoma di un essere dai contorni non 
ben definiti, alto circa 80 cm, con un cranio ovale appuntito e due occhi che emettono una fluorescenza rossastra.
Paura, stupore, incredulità.. ma non c'è tempo per pensare perchè inizia un nuovo fenomeno:  un rumore crescente e ritmato ottenuto dal battito di mani su tamburo (di questo Mattioli è sicuro poiché, 
oltre ad essere uno speleologo, è un conciatore di pelli), il ritmo è simile a quello di un tam tam, una sorta di crescendo,  articolato in maniera tale da far spostare il suono in varie direzioni, una 
polifonìa tipica di molte tribù primitive.
Isidoro Mattioli avverte un istintivo pericolo ed insieme agli altri esce dalla grotta mentre il rumore continua.     Ha la lucidità di verificare se all'esterno sono in funzione apparecchiature agricole 
che possano aver provocato un effetto eco all'interno della grotta, ma la sua ricerca è infruttuosa.     I cinque speleologi restano attoniti davanti l'ingresso della grotta ad ascoltare quell'assurdo tam tam 
che cesserà dopo quasi un'ora, in un decrescendo uguale e contrario a quello con cui è iniziato.
La cosa non può restare sotto silenzio; Mattioli informa il Professor ANATI, paletnologo, il quale fornisce una spiegazione tipicamente paranormale: secondo lui gli speleologi hanno avuto un contatto telepatico
 con non ben definite ENTITA' abitanti nel sottosuolo.
Anni di silenzio, di riflessioni, anni di vuoto, sui quali ora il CUN si propone di far chiarezza e nel 1999 Isidoro Mattioli interpella la Professoressa CARROZZO,  Geologa dell'Università di Lecce, esperta 
in esplorazioni geo-radar, la quale ha già effettuato radio-scansioni della zona in questione.     Ovviamente non vi sono risposte agli interrogativi posti , ma una frase pronunciata dalla cattedratica con una 
certa aggressività e riportata successivamente sul quotidiano LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, colpisce l'inquirente Mauro Panzera:
"Cosa vuol sapere, Mattioli: se per caso là sotto esiste qualcosa, se là sotto c'è qualcuno?"
Sempre nel 1999 Mattioli si rivolge al Giudice MARITATI, futuro Sottosegretario all'Interno.   Riceve rassicurazioni circa un prossimo interessamento sulla questione ma la cosa non ha seguito.  Del resto un uomo
 politico ha ben poco da fare di fronte ad un enigma di questo tipo.
Mattioli rivela i fatti e sulla GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO dell'1 febbraio 2000 viene fuori un'intera pagina dedicata al mistero della grotta del serpente. 
Veniamo ad oggi: l'accesso alla grotta del serpente è ostruito poiché in quel sito ora si trova un campo seminato e questo è un fatto che ha dell'assurdo.
Come è possibile che le Autorità preposte alla tutela delle antichità abbiano autorizzato l'ostruzione dell'accesso ad una cavità di alto valore geologico?       I dati tuttora in possesso del CUN parlano di 
un campo seminato che copre il varco di entrata; quest'ultimo sarebbe apparso come uno smottamento del terreno, attraverso il quale un dotto obliquo porta nella cavità ipogea.    La chiusura dell'accesso potrebbe 
essere stata ottenuta zaffando la parte iniziale del dotto con una quantità di terreno sufficiente a reggere il peso di un aratro, a meno di non voler correre sicuri rischi di smottamento.     A prima vista si
 tratta di un'operazione di notevole portata ed allo stato attuale non possiamo fare a meno di sospettare che chi l'ha eseguita avesse un interesse ad occultare l'ingresso della grotta.
Perchè?  Per seminare sul campo?    Troppo poco.    L'area potrebbe essere ugualmente sfruttata sul piano agricolo, evitando i pochi metri quadrati di accesso alla cavità.        L'eventuale esproprio da parte 
dell'Autorità pubblica potrebbe riguardare solo una piccola zona circostante l'ingresso della caverna e comunque i proprietari degli appezzamenti terrieri della zona hanno solo da guadagnare sul piano economico 
dalla fama di cui godono le loro proprietà.
C'è qualcosa che non quadra e già da oggi abbiamo la sensazione che urteremo contro un muro di gomma.    Mai la parola insabbiamento sarebbe stata usata più propriamente.       

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L’accesso alla Grotta del Serpente, ubicato a circa 27 m s.l.m., è attualmente
ostruito da materiale di riporto. Originariamente, esso era formato da una dolina di
crollo collegata con uno stresso passaggio e, quindi con un primo ambiente completamente
ipogeo. La grotta prosegue in direzione NNW attraverso due ambienti
paralleli, separati da un setto di roccia. Dopo circa 13 m, un diverticolo diretto aE, dal quale si dirama anche un cunicolo percorribile per pochi m, permette l’accesso
in un’ulteriore galleria. Possibili prosecuzioni, in guisa di anguste strettoie,
sono poste nella zona settentrionale dell’ipogeo. Concrezioni stalatto-stalagmitiche,
marcatamente allineate secondo la direzione di sviluppo della grotta, corrispondente
a quella generale dell’intero sistema di Badisco, costituiscono il più
recente deposito di grotta. Nei 65 m esplorati e rilevati, la grotta presenta dislivelli
di pochi metri e, pertanto, le volte sono ubicate a pochi m al di sotto del piano
campagna

Grotta del Corvo o dei Briganti - Porto Badisco  da trovare

lunghezza 120 m

L’ingresso della Grotta del Corvo si apre a 25 m s.l.m., a mezza costa lungo la
sponda idrografica destra dei Canali e permette l’accesso ad un primo ambiente,
con piano di calpestio in pendenza verso l’interno, caratterizzato da cupole di corrosione
sulla volta e depositi di riempimento sul fondo. Esso sembra essere stato
creato dall’erosione regressiva della sponda che ha intercettato una preesistente
cavità. Superato uno stretto ed angusto cunicolo e un scivolo di alcuni m, si accede
alla prima ampia sala, al termine della quale, un secondo scivolo introduce
nell’ambiente di maggiori dimensioni, variamente interessato da crolli di blocchi
litici. Sulle volte si osservano forme di erosione inversa prodotte da processi di
dissoluzione chimica e sottili stalattiti, mentre la direzione principale di sviluppo
è orientata NNW-SSE (Fig. 6). Proseguendo secondo tale direzione e superata una
facile strettoia, si giunge ad un’ampia sala di crollo. Qui il dissesto idrogeologico
si presenta nella sua massima espressione in quanto l’ulteriore progressione nella
grotta avviene principalmente nei vuoti compresi tra i blocchi costituenti un grande
corpo franoso ipogeo. Percorrendo il ramo laterale che si sviluppa inizialmente
in direzione SW-NE, si accede alla parte della grotta costituita da ambienti più piccoli
disposti su più livelli, alcuni dei quali solo in parte percorribili. Questo tratto
è caratterizzato da depositi terrosi di riempimento e nel punto più basso raggiunto
durante l’esplorazione presenta una quota di circa 8 m s.l.m.

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GROTTA MARIANO

(dove si trova?)

 

La tipologia della cavità sembrerebbe di una risorgenza fossile, anche se presenta una leggera pendenza verso l'interno.
L'ingresso si affaccia su una lieve depressione valliva dove scorre un piccolo canale.
L'imboccatura della cavità è formata da un' antegrotta, adattata in passato probabilmente come riparo temporaneo per pastori.
Da questo primo ambiente molto aperto e arieggiato, entriamo nel cunicolo, questo è basso e non permette la posizione eretta, dopo circa 10 metri entriamo in una stanzetta un po' più grande con abbondante deposito argilloso.
Proseguendo, il cunicolo, tende a scendere e stringere fino a diventare impraticabile e assume via via la forma della classica condotta forzata.
L'umidità relativa misurata risulta essere del 62,5% nella prima saletta per poi arrivare al 73% nell'ultimo tratto.

GROTTA DELLE DONNE

(dove si trova?)

La cavità, ormai fossile serviva da naturale risorgiva temporanea, drenando la acque che si accumulavano sul pianoro alcuni metri più su, e riversando l'acqua in pressione nel canalone fluviale di Badisco. La cavità con uno sviluppo spaziale di 27,27 m e con pendenza quasi nulla, non presenta nessuna manifestazione calcitica. Da segnalare soltanto; nella parte più interna della cavità, un sedimento argilloso molto plastico e modellabile che una volta portato all'esterno indurisce come creta.

GROTTA DEL CACCIATORE

(dove si trova?)

La cavità si apre nella parte più elevata (m80) della Serra di Badisco, nei Calcari Castro.
La grotta ormai senile, doveva servire come risorgenza, drenando le acque meteoriche provenienti da un vicino avvallamento di quota 10 m. più su rispetto l'ingresso della cavità.
Ha andamento prevalentemente orizzontale con una leggera pendenza negativa verso l'interno.
La direzione è da SUD a NORD parallela all'andamento della serra stessa.
La prima perte della grotta segue delle naturali linee di frattura della roccia.
Essa si presentava all'origine ostruita per metà da sedimento terroso, presenta delle lievi manifestazioni calcitiche solo nella prima parte, dopo di che assume l'aspetto di una condotta forzata per il resto della sua lunghezza con evidenti scallops sulle pareti.
Al momento questa condotta risulta lunga 50 m., il lavoro di disostruzione va avanti con estrema difficoltà, a causa della lunghezza e mancanza d'aria respirabile.
Si è risolto a tutto questo con l'immissione di nuova aria tramite un tubo di gomma posizionato fino in fondo al cunicolo.

GROTTA REMO MAZZOTTA

Grotta di interstrato. Un lungo cunicolo immette in una grande sala caratterizzata da crolli. Da questa si diramano due cunicoli, uno verso E per 10m e uno verso W per 15m.

18,25596991 40,02135001

 

La tipologia della cavità in questione sembrerebbe di una grotta di interstrato. Tanto è vero che la cavità, si inserisce tra un leggero strato di calcareniti di Andrano e i calcari di Castro.
L'ingresso della grotta, che si trova ad una quota di m.123 S.L.M. è celato in parte da un grosso albero di fico, il cui tronco e i propri rami, partono direttamente dal piano di base della cavità, che rispetto al piano di campagna è di m. 2,30 più basso. La base della prima sala; che ha una forma ellittica, di 12x7 m. è costituita da materiale argilloso verso il centro, e da pietre di varie dimensioni per il resto della superficie, probabilmente provenienti dalle pareti.
In questo primo ambiente abbiamo notato, specialmente sulla volta, diversi esemplari di Ortotteri Troglophilus Andreini Hidruntinus, di Aracnidi Metidae Meta Bourneti, e un esemplare di pipistrello Ferrum Equinum (?).
L'umidità relativa misurata in questo ambiente ancora influenzato dal clima esterno, nel mese di gennaio 1998 è risultata del 65%, la temperatura di 10.8 C°.
Continuiamo la descrizione inoltrandoci in uno stretto cunicolo lungo circa 14 m. in direzione ovest, che ci immette in un ambiente più ampio ma molto basso circa 45 cm. con un umidità R. dell'88 % e temperatura di 15 C°. Da qui si diramano due cunicoli, uno va verso est per altri 10 m. terminando con una modesta saletta appena concrezionata, dove alla base si notano alcune tane di animali; l'altro cunicolo invece prosegue in direzione ovest per 15 m. da qui comincia un continuo e lento stillicidio che infanga spesso il terreno.
Proseguendo per questo angusto cunicolo, alla nostra sinistra si nota un notevole accumolo di sedimento terroso, che ostruisce gran parte della cavità.Superati due restringimenti al termine del suddetto cunicolo, entriamo in un ambiente abbastanza ampio da permetterci di avanzare in posizione eretta. QUESTA è LA PARTE DELLA GROTTA TOTALMENTE NUOVA, SCOPERTA IL 14-12-97 DURANTE UN' ESPLORAZIONE.
L'ambiente si presenta con una galleria fossile, formatasi probabilmente in un primo momento, in un ambiente freatico anche in pressione; vedi i vari scallps sulle pareti della grotta originati dalla turbolenza dell' acqua; ed in un secondo tempo, una volta che questa ha abbandonato la cavità, è cominciato il lento processo di concrezionamento che in alcuni punti è particolarmente vistoso e bello.
Anche in questo ambiente si notano diverse tane di animali sparse sul sedimento terroso, che caratterizza quasi tutti gli ambienti.
Questa galleria si sviluppa con una lunghezza complessiva di 60metri la sua larghezza da un massimo di m. 4,14 tende a diminuire man mano che si avanza in direzione nord-ovest, fino a diventare uno stretto e impercorribile cunicolo. In questa ultima parte l'umidita R. è risultata dell' 83,4% e la temperatura di 16,5 C° rispettando la media annuale delle temperature riscontrate all'esterno.
Anche in questo ultimo ambiente si sono rinvenuti diversi esemplari di fauna ipogea: un esemplare troglobio di Coleoptera, Carabidae, Scaritinae Italodytes Stammeri Antoniettae(?) che è risultato il ritrovamento piu importante di tutti, ancora diversi esemplari di Troglophilus Andreini Hidruntinus, molti esemplari di collemboli, in particolar modo notati in prossimità di escrementi di mammiferi, poi Miriapodi, Diplopodi, altri Aracnidi e molluschi Oxichilus Perspectivus.
Altro particolare di rilievo da segnalare è il rinvenimento di diversi frammenti di ceramica notata in tutti gli ambienti della grotta, facendo presupporre l'utilizzo della cavità da parte del passato. Per questo motivo è stata fatta debita segnalazione alla soprintendenza archeologica di Taranto, e Carabinieri del vicino C.do di Poggiardo (LE). AL MOMENTO LA GROTTA NON è PIU' VISITABILE PERCHE' SOTTO VINCOLO.
La cavità ha uno sviluppo planimetrico complessivo di 142,79m. e un dislivello massimo negativo di 4,69m. La grotta presenta diverse possibilità di eventuali prosecuzioni da disostruire

 

GROTTA ROSPO

l'ingresso sup. della cavità è costituito da una fessura di 0.6m di larghezza e di 1.4m di lunghezza, l'inferiore è costituito da
un breve cunicolo, da entrambe si accede ad un ambiente ampio di forma ovoidale di 4,5m di lunghezza e di 2,00 m di
larghezza. Un angusto cunicolo lungo circa 4m conduce ad un secondo ambiente di lungheza 9,5m x 2,5m, alto circa 5m. Il
paimento è costituito da un cono detritico parzialmente cementato. La cavità si sviluppa nei calcari e calcareniti cretacei.

18,30533639 40,06403062

La tipologia della grotta sembrerebbe un evidente inghiottitoio ormai fossile, che assorbiva parte delle acque provenienti dal pianoro sovrastante.
L'ingresso della cavità si apre a m.54 S.L.M. ed è accessibile mediante una fessurazione della roccia (calcari di Castro) di larghezza m. 0,60 e lunghezza m. 1,40 che sprondando per m.3, conduce in un ambiente ovoidale con il piano di calpestio avente due quote diverse, a causa del notevole sedimento argilloso accumulatosi col tempo in prossimità dell'imbocco esterno.
Dal piano piu basso di questa prima sala si può notare la sezione del sedimento del livello superiore, che risulta spessa circa 2,5 m.
Questo primo ambiente è caratterizzato dalla presenza sul pavimento di diversi reperti ossei appartenenti ad animali ed umani, ed anche frammenti di ceramica di vario impasto, oltre che a scarti di lavorazione in selce e ossidiana.
Al momento il materiale rinvenuto è in fase di studio e datazione.
Dalla prima sala a due livelli descritta pocanzi, in direzione ovest, attraversiamo uno stretto e angusto passaggio lungo due metri, ci ritroviamo subito ina ampia sala di crollo riccamente concrezionata, dove il piano di calpestio non è altro che materiale pietroso staccatosi dalle pareti e dalla volta.
L'avanzamento è reso un po' difficoltoso da diversi buchi alcuni anche profondi formati da grossi massi incastrati sul pavimento.
Le dimensioni di quest'ultima sala di forma allungata sono di circa 9,5 x 2,5 metri, con altezza media di 3 metri e termina in direzione sud-sud-est con una stretta fessura ostruita da pietre.
Possiamo osservare in questo ambiente diverse stalagmiti, stalattiti, cannule e delle belle colate calcitiche sulle pareti.

 

GROTTA VOLPE

L'accesso alla cavità è costituito da un cunicolo lungo 5 metri con una leggera pendenza negativa da cui si accede ad una
sala ampia 11m x 6m con altezza media di 3,50m. Sulle pareti sono presenti concrezioni calcitiche di topologia differenti. La
cavità si sviluppa in calcari brecciati del Cretaceo Sup. il pavimento è costituito da un sedimento limoso - sabbioso di colore
rossastro, non sono presenti prosecuzioni di particolare interesse.

18,30521408 40,06417135

 

L'ingresso si apre nel compatto calcare cretacico di un ripido costone che, a sua volta si affaccia sulla costa Adriatica, tra Punta Palascia e Punta Facì.
L'entrata della grotta, distante dal mare circa 100 m., si sviluppa con un cunicolo iniziale lungo 5 m., con una leggera pendenza negativa verso l'interno della cavità.
Qest'ultima è formata da un unica sala di 9 m. per 6 m., con una altezza media di 3,5 m., è caratterizzata da varie concrezioni calcitiche (stalattiti lunghe e sottili e stalagmiti).
Il pavimento è costituito da uno strato di terra rossa, probabilmente fluitata con l'acqua dall'esterno.
La cavità non manifesta possibili prosecuzioni di particolre rilievo

 

GROTTA DEI CERVI     PORTO BADISCO

Carta I.G.M. 215 III SO, 40°04'47'' N, 18°29'02'' E.

Quota della zona di accesso: m. 26 s.l.m.

Sviluppo lineare totale dei rami principali: 1.550 m.

 

Con la Zinzulusa è la grotta più famosa e conosciuta. il "santuario della preistoria" per i numerosi e misteriosi graffiti che ne ornano le pareti. E' chiusa al pubblico per preservare i graffiti.

Grotta dei Cervi, scoperta nel 1970 dal "Gruppo Speleologico Salentino P. deLorentiis" Ente Morale- Maglie (Lecce), è ubicata a Badisco (Otranto), lungo la costa del Canale d’Otranto. Essa si sviluppa in un basso pianoro (Calcareniti di Uggiano) affacciato sul mare ed ospita pitture che costituiscono una delle più interessanti e complesse manifestazioni dell’arte parietale eneolitica in Europa (CICCARESE et al., 2000).In essa si accede da una delle tre chiusure "a pagliara" realizzate per impedire l’accesso agli estranei e per controllare la ventilazione interna. All’interno, dal vano d’ingresso principale, uno stretto, lungo e ripido cunicolo immette in una ampia sala, posta a circa 18 metri più in basso. La volta, prevalentemente conformata a cuspide e, alle estremità, ad arco fortemente ribassato, presenta alcune larghe zone a calotta, mentre le bianche pareti sono a tratti segnate da gruppi di speleotemi. Da questa sala-corridoio si dipartono tre rami, di cui due tra di loro quasi paralleli (orientati prevalentemente nella direzione sud-nord) ed un terzo, inizialmente trasversale ai primi, si suddivide, nella zona terminale, in più rami nuovamente orientati nella direzione dei primi due (S-N).Le pareti dei due condotti principali e della zona iniziale del ramo trasversale, ospitano una nutrita serie di pannelli dipinti che, con studiate scansioni, ne caratterizzano l’intero sviluppo. L’intenso percorso cultuale, articolato nei due rami principali paralleli e nel primo tratto del ramo trasversale, viene attribuito al tardo eneolitico anche se alcune figurazioni fanno pensare a periodi più remoti. Complessa ed aff ascinante appare la lettura dei singoli segni e dell’intero complesso pittorico, ancora solo parzialmente studiato. G R A Z I O S I (1980) propose una suddivisione dei pittogrammi in figurativi e non figurativi. Tra i figurativi furono individuati i gruppi zoomorfi, antropomorfi e di oggetti, mentre relativamente ai non figurativi, furono individuate figure di origine antropomorfa, zoomorfa ed emblematico-astratta.

A più di trent’anni dalla scoperta di grotta dei Cervi, le pitture e le loro aggregazioni, la disposizione originaria delle ceramiche rinvenute, le tracce di sepolture e le basse recinzioni interne, in pietra calcarea, tutte intenzionalmente correlate tra loro, rimangono sostanzialmente ancora indecifrate. Grotta dei Cervi s’impone sul panorama culturale della preistoria come un meraviglioso frammento di un passato che qui ha lasciato splendide ed abbondanti tracce di attività complesse e riti misteriosi.

 

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leggi articolo del G.S.N.

GROTTA MAMMINO

La Grotta Mammino è situata a nord del porticciolo di Porto Badisco, lungo il canalone che dalla spiaggetta di Badisco si articola all'interno verso Uggiano La Chiesa. Scoperta già da lungo tempo ha evidenziato un atazione olocenica.

La cavità si compone di un'ampia sala in pianta di forma ellittica, accessibile da più ingressi. Sulla volta di questa sala si
apre l'imbocco di un cunicolo che termina in corrispondenza di un pozzo, alla base di questo è presente una sala.

18,2838063 40,05036278

Buco del Diavolo  o Cunicolo dei Diavoli o Grotta Funeraria

I.G.M. 215 III SO, 40° 04'47'' N, 06° 02'12''E. Quota della zona di accesso: m.1 s.l.m.

Appena a lato della spiaggetta di Porto Badisco, a + 2 metri s.l.m., nei calcari della serie di Porto Badisco, si apre la bassa bocca di accesso di questa grotta che, all’interno, si sviluppa in direzione S-N. Già dopo poche decine di metri dall’imbocco, l’intero condotto si presenta allagato dalla falda dolce e, proseguendo verso Nord, giunge quasi a lambire la zona Ovest del ramo "attivo" della contigua grotta dei Cervi. Le caratteristiche ambientali della grotta e dell’acquifero presente sono circa le stesse delle altre due più importanti cavità anchialine della Penisola Salentina (grotta Zinzulusa-Castro, Abisso-Castro) anche se la sua biodiversità, confrontata con quella delle suddette cavità, risulta non molto elevata.

40g 04m 47s 6g 02m 12s (Parenzan)

buco dei diavoli

40° 04' 56"N - 06°01' 56"E

The "Buco dei Diavoli", also known as "Cunicolo dei Diavoli", together with the two other salentine anchialine caves "La Zinzulusa" and "L'Abisso" (Castromarina, Otranto, Lecce), is one of the most remarkable display of the South Italy karst.

The cave is located at Porto Badisco (Otranto, Lecce); its small entrance is situated at sea level, about 3 m from the sea coast.



Cave Mouth (photo by P.Negro)

 

The environmental conditions of the cave water are about the same of the two nominate caves, the biodiversity being not much high as compared to these caves. In fact, with the above cavities, the aquatic fauna of the "Grotta dei Diavoli" shares only the presence of the two mysids Spelaomysis bottazzii and Stygiomysis hydruntina, the remarkable decapod Typhlocaris salentina, the amphipodSalentinella gracillima, the ostracodPseudolimnocythere hypogaea and the copepods Metacyclops stammeri, Metacyclops subdolus and Esola spelaea. Other copepods living in the cave are the stygophilic Halicyclops rotundipes and Nitokra reducta which colonized the cave in more recent age directly from the sea.

The few terrestrial elements are represented by the isopods Porcellio laevis, Labyrinthasius graevei, Chaetophiloscia cellaria, the spiders Pholcus phalangioides, Tegenaria cfr. nemerosa, Tegenaria pagana, Steatoda grossa, the orthopter Troglophilus andreinii and the miriapods Lithobius piceus peregrinus and Scutigera coleopterata.

GROTTA DEL LEONE

DT

Carta I.G.M. 215 III SO, Latit.
4 0 ° 0 4 , 9 6 4 ’N., Long. 06°02,053' E.
Quota della zona di accesso: m. 1 s.l.m.
Nell’ambito della stessa campagna, la “Squadra Uno” del Gruppo Speleologico
Salentino, ha ulteriormente esteso l’esplorazione ad una tortuosa cavità, dalla stessa
Squadra da tempo scoperta, caratterizzata dalla presenza di acquifero e da sviluppo
collaterale al Buco del Diavolo. L’ipogeo è stato completamente topografato,
gli è stato imposto il nome di Grotta del Leone ed è stato accatastato. Questa grotta,
cui si accede da un angusto e lungo budello, è ubicata tra il Buco del Diavolo ed
il ramo est di Grotta dei Cervi. Essa assume una particolare importanza per la presenza,
per la prima volta accertata, di due specie stigobie già note per il complesso
carsico salentino: Spelaeomysis bottazzii e Typhlocaris salentina.

 

----------------------------------------------------------------------------- ZONA DI NARDO'

GROTTA DEL CAPELVENERE

Un grande ingresso immette nella caverna, costituita da un unico ambiente che si sviluppa in direzione NE. Massi di crollo cementati che ostruivano parzialmente l' ingresso sono stati distrutti e rimossi. Grotta di grande importanza paletnologica.

17,58462524 40,08322899

GROTTA DEL CAVALLO   ULUZZU

Di breve estensione ma grande importanza preistorica, si affaccia sulla baia di Uluzzu ed è protetta da una grata.

 

GROTTA ULUZZU

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Caverna costituita da un unico ambiente, piuttosto spazioso (vedi rilievo), ubicata su un costone roccioso, lungo antiche linee di costa.

 

ORECCHIO DELLA SIBILLA

probabilmente si tratta di una condotta freatica fossile. Quando il vento spira forte nel buco, si possono ascoltare i vaticini della Sibilla guardandoci attraverso la diroccata Torre Uluzzu.

SAN MAURO - Sanicola

18,0121804 40,05549194

Un modesto ingresso immette in una caverna d' interstrato da cui si dipartono due cunicoli orientati a Sud-Est e Sud-SE. Resti di bambole di pezza bruciacchiate e mutilate fanno pensare ad un uso recente della cavità come luogo di riti di occultismo.

lunghezza circa 20 metri

RIPARO TORRE DELL'ALTO

Grotta - riparo sotto roccia dalle modestissime dimensioni.

GROTTA DI SANTA CATERINA  o te lu furnieddhu

Un foro circolare nel terreno, largo circa 80 cm, immetteva su un comodo scivolo costituito da materiale terroso fluitato nella grotta. All' interno, la caverna si presentava come un unico ambiente, alto circa 3 m e lungo 8 m .

17,59018994 40,08246149

OSTRUITA

 

-------------------------------------------------------------------------------- ZONA DI CASTRO

l'ABISSO  Castro Marina

L' abisso di Castro è un'ampio duomo di crollo di pianta ovoidale, con asse maggiore parallelo alla costa. Pareti e volta hanno struttura di recente distacco sin poco sopra il livello idrico dove si osserva ancora qualche traccia di erosione.

18,25237634 39,59594559   ( 39° 59' 42"N - 5° 57' 58"E )

Latitudine 39 59 46,8 N   Longitudine 18 25 03,2 E

 

L'Abisso o l'Abisso di CastroMarina è una cavità di crollo per carsismo ubicata all'estremo sud del territorio di Castro a pochi metri dal mare. E' su proprietà privata e non è possibile accedervi senza consenso della proprietà che ne cura la sicurezza. E' chiusa con un robusto boccaporto per cui, a meno di autorizzazione, è inutile anche la semplice visita nell'intorno della cavità. La grotta (in realtà è un imponente sprofondo con un piccolo foro in superfiicie) è importatissima dal punto di vista scientifico in quanto è uno dei più affascinanti habitat ipogei della costa adriatica. Sul fondo si trovamo acque dolciastre e presenza di fauna anchialina.

Considerato preminente l'interesse scientifico su quello geomorfologico si consiglia l'approfondimento della conoscenza sugli habitat anchialini, già oggetto di vari conferenze tenute dal Prof. Pesce. (da www.micello.it)

 

a circa 600 metri dall'abitato di Castro marina, a sinistra, sud, della litoranea Castro-Tricase, a circa 50 metri dal mare. Si dice che, durante la guerra, i sottomorini si fornivano di acqua dolce.

The cave consists of a main wide pool, most in complete darkness, with slightly brackish water (salinity ranging from 2.7 to 2.9) and temperature from 19.5 to 21.0°C, and some lateral smaller pools with the same ecological characteristics.

The aquatic fauna shows similarity with that of the "Zinzulusa" and "Buco dei Diavoli" caves, situated respectively at Castromarina (Otranto, Lecce) and Porto Badisco (Otranto, Lecce). It embraces both true freshwater taxa and brackish water species. Among the former there are the noteworthy decapod Typhlocaris salentina, the mysids Spelaeomysis bottazzii and Stygiomysis hydruntina, the thermosbaenaceans Monodella stygicola, the amphipods Hadzia minuta and Salentinella gracillima and the ostracod Pseudolimnocythere hypogaea; the latter are represented by the copepods Metacyclops stammeri, Nitocra reducta, Halicyclops rotundipes and Esola spelaea, and the water mite Lohmannella stammeri

 


LE STRIARE   o delle Streghe

vicino alla Zinzulusa, ben visibile dalla litoranea

 

GROTTA ROMANELLI

Castro (Lecce); N° catasto: Pu 106
Rif. Cartografico I.G.M.: F. 214, II SE
40°00'58" N, 18°26'01" E (da Greenwich)

Latitudine 40 01 01,9 N
Longitudine 18 26 02,9 E

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Si parte da Castro Marina per Santa Cesarea Terme lasciandosi alle spalle l'incrocio di accesso alla Zinzulusa. Appena finisce il breve tratto tortuoso pieno, alla vostra destra, di vegetazione e muretti di villette isolate e la vista si apre nuovamente sul mare, fermatevi su un piccolo piazzale a lato strada. Aiutatevi col il waypoint sulla strada pubblicato a lato. Si fa un piccolo percorso si andata e ritorno per portarsi a quota della volta della grotta (riconoscibile in quanto è il punto più arretrtato dell'insenatura e per il suo aspetto liscio e bancastro). Da questo punto serve aiutarsi con una piccola corda per calarsi, in sicurezza, per circa sei-sette metri aggrappati a delle brecce ossifere di inquietante stabilità. E' questo il punto in cui un anziano studioso andrebbe aiutato. Siete ormai davanti all'imboccatura su ampio e comodo piano. L'ingresso della grotta, ampissimo, è chiuso da una solida cancellata. Quello che c'è da vedere lo potete vedere da fuori: la grotta, che sembra infilarsi in un piccolo cunicolo, in realtà termina dopo pochi metri. Si possono vedere da fuori i depositi di terra rossa portati dal vento all'interno della grotta, in parte scavati ed analizzati. Nel centro si vedono i più antichi piani di frequentazione sulla roccia calcarea (Marmitte). Nei depositi di terra rossa si intravedono, specie sulle sezioni di sinistra, una infinità di ossa di vari animali. Lo spettacolo comunque è sulla volta, tutta incisa con segni e disegni. E' bene portarsi un telobiettivo, un binocolo e fare la visità con la luce del mattino che riesce a infilarsi nella grotta e radere le pareti.

Da mare si vede bene l'insenatura e parte dell'imboccatura della grotta. Si può tentare, nei giorni di mare calmo di sbarcare a terra, ma comunque serve una scaletta di almeno tre metri per accedere al piazzale del'imboccatura.

Se ci andate portate il massimo rispetto, evitate intemperanze e non lasciate nulla sul posto a ricordo della vostra presenza. Ogni danno finisce nel Codice Penale. La risalità è impegnativa e conviene farla per gradi. (www.micello.it)

 

L'ampia rientranza costiera che si estende da Punta Mucurune - Castro, fino alla "Punta dello Scuro" (Santa Cesarea T.) ospita uno dei più interessanti sistemi ipogei della penisola Salentina.

Grotta Romanelli, grotta Zinzulusa, grotta Le Striare, assieme alle grotte Termali di Santa Cesarea, alle tante nicchie costiere ed alle loro prosecuzioni sommerse, costituiscono un patrimonio di grande valore paesaggistico, ambientale ed assieme storico e scientifico. L' esame dell'andamento delle paleolinee di costa e delle ricorrenti brecce di versante addossate ai pianori, mostra come il Salento costiero sia stato modellato e ripetutamente, profondamente inciso dall'azione dell'acqua meteorica e dalla violenza del mare (Plio-pleistocene - Quaternario).

Quattro paleo linee di costa emerse sono chiaramente visibili (90 m, 50 m, 30 m e 10 m) . Esse, in alcuni casi, paiono raccordare morbidamente la parte superiore alla sottostante paleo piattaforma marina, mentre in altre, incidono appena alcune spettacolari falesie. Grotta Romanelli si apre a 7 m sul l.m. (Fig. 1), nel punto più interno di una rientranza costiera, dove la successione dei calcari di Altamura ed i soprastanti calcari di Castro è chiaramente visibile a parete. Un profondo solco, inclinato verso il mare di circa 30 gradi, percorre la falesia posta a S della grotta, evidenziando la separazione tra i due calcari.

Fu STASI (1900) a scoprire ed a segnalare per primo gli importanti reperti presenti in grotta Romanelli (Fig. 2), ma lo studio definitivo del sito e la precisa datazione fu opera di BLANC et al. (1921-1930). Nei depositi di grotta Romanelli sono stati rinvenuti, in perfetta successione stratigrafica, resti paleontologici e paletnologici riferiti al vasto orizzonte culturale compreso tra l'interglaciale Wurn-Riss e 11.930 +/- 520 anni dal presente (BLANC G.A. e BLANC C.A.). Fin dagli inizi, STASI e REGÀLIA localizzarono, tra l'altro, oggetti di osso incisi e, sulla parete N, un bovide graffito (Bos primigenius. Fig. 3 ). G.A. e C.A. BLANC, successivamente localizzarono sulle pareti numerose altre figurazioni graffite, mentre nei depositi rinvennero strumenti in selce, reperti paleontologici, una nutrita collezione di arte mobiliare graffita ed un una grossa pietra dipinta (paleolitico superiore. Fig. 4 ). L'industria musteriana, individuata negli strati di base dei depositi, fu attribuita a frequentazioni di Homo neanderthalensis. Rinvenute anche, negli stati più superficiali dei depositi, sepolture e resti sparsi appartenenti a Homo sapiens sapiens. L'ultima campagna di scavo (Fig. 5) effettuata all'interno della grotta, risale al 1970 (CARDINI).

L'ingresso di Grotta Romanelli è oggi protetto da una poderosa inferriata che impedisce l'accesso a curiosi e raccoglitori di souvenir, ma non certo allo spazzare dei venti marini. All'interno, le antiche trincee scavate da P.E.Stasi e dagli altri che via via si sono succeduti, sono continuamente spolverate e rimescolate dal vento. Alla base delle trincee scavate, si accumulano coni di materiale e reperti che vengono giù dai depositi. Sulle pareti interne, nella penombra, ricoperti da sciami di zanzare, aracnidi e da vaste popolazioni di licheni, si intuiscono appena i tratti di quei graffiti che il MINCULPOP (1936), contava di esibire al mondo scientifico, in ricostruzione al naturale, durante la grande esposizione programmata a Torino per il 1942. Il sopraggiungere della guerra cancellò questo grandioso progetto di cui rimangono, presso il Museo di Maglie, solo alcuni dei primi calchi realizzati per l'occasione (Fig. 6).

Ci appare opportuno segnalare che solo ultimamente si è definitivamente chiarito il contenuto di uno dei calchi conservati presso il Museo Paleontologico di Maglie. In esso compare un "cervide" di cui, a causa della impossibilità di avere una chiara visione dei segni incisi sulle pareti, non si riusciva ad avere alcun riscontro e per questo ritenuto da molti un falso. Il rilievo fotografico del graffito originale (CICCARESE , 2000), realizzato con una particolare tecnica di ripresa appositamente predisposta, ha consentito, senza manipolare le superfici litiche, non solo di affermare l'autenticità del calco ma di leggere anche, sotto lo strato di muffe e licheni, un inedito Bovide graffito, di grande rilevanza e raffinata fattura. (Fig. 7).

 

GROTTA GIUSTINO - CASTRO

Latitudine 40 00 40,63 N
Longitudine 18 25 53,64 E

Si svolta dalla Statale Castro-S. Cesarea Terme per raggiungere la Grotta Zinzulusa fermandosi a circa metà percorso in prossimità al punto in cui la strada è a pochi metri sulla verticale del seno della Zinzulusa. Siamo sui 50 metri circa di altitudine e sul primo punto della rotta si cerca un varco nel muretto sul lato del mare. Si costeggia una pista per pescatori MOLTO PERICOLOSA che costeggia lo strapiombo della falesia a sud della bocca della Zinzulusa tra un muretto a secco ed il vuoto su uno spazio che si riduce in alcuni punti a quasi un metro. Finito il tratto in direzione est si svolta a sud tenendo sempre alla nostra destra il muretto a secco e seguendo la stessa pista fino ad incontrare le tracce di una scaletta che scende alla battigia. Si scende fino a circa 10-12 metri sul livello del mare su una scala sempre più ridotta ed arrangiata fino ad intuire sulla nostra destra i segni di una frana da faglia con presenza di brecce ossifere. Per vedere l'apertura della grotta, molto piccola di circa un metro di diametro è necessario portarsi in avanti su dei piani rocciosi non impervi ma estremamente pericolosi in quanto non protetti dalla caduta in mare. Da questo punto è possibile vedere l'apertura e in molti periodi dell'anno un ruscellamento di acque dolci che scendono fino al mare. Per entrare nella cavità è assolutamente necessaria disporre di attrezzatura e di una guida esperta. La risalità è impegnativa e conviene farla per gradi. (WWW.MICELLO.IT)

CARLO COSMA

  l'ingresso protetto

la prima camera, attraverso le sbarre

Preistorica, con pitture rupestri, è situata circa a metà strada che da Santa Cesarea porta a Cerfignano, sulla sinistra, in località "longa".
La Grotta non è attualmente fruibile in quanto è ancora in fase di studio.

Vi sono ubicati "emicicli culturali" con vasi e offerte animali e vegetali, lampade votive e sepolture.
La cavità si sviluppa nei calcari del cretaceo per complessivi 800 metri, su un'asse principale a direzione Nord-Ovest/Sud-Est con gallerie e cunicoli agevolmente percorribili.
Le pareti della cavità sono interessate da pitture rupestri dello stesso tipo di quelle di Porto Badisco.

 

dalla provincia------------

La Grotta prende il nome da un compagno speleologo, deceduto poco prima della scoperta, di Salvatore Prosperi e Bruno Di Giovanni che, il 3 ottobre del 1970, penetrarono nella cavità preistorica.
Successivamente, in una delle esporazioni sistematiche a cura del Gruppo Speleologico Salentino "P. De Lorentiis" di Maglie, gli speleologi Salvatore Prosperi, Nunzio Pacella e Luciano D'Elia, scoprirono la galleria più lunga del sistema carsico dove sono ubicati "emicicli culturali" con vasi e offerte animali e vegetali, lampade votive e sepolture.
La cavità si sviluppa nei calcari del cretaceo per complessivi 800 metri, su un'asse principale a direzione Nord-Ovest/Sud-Est con gallerie e cunicoli agevolmente percorribili.
Le pareti della cavità sono interessate da pitture rupestri dello stesso tipo di quelle di Porto Badisco.
Secondo il Prof. Paolo Graziosi, che ha studiato i pittogrammi della Grotta di Badisco, quelli presenti sulle pareti della Grotta Cosma sono distribuiti in cinque piccoli gruppi e dipinti con argilla bruna e ocra rossa.
Tra le figure più significative si leggono: uomini seminaturalistici armati di arco, disegni serpentiformi, pittogrammi e una figura cruciforme tendente alla svastica. La Grotta Cosma, come quella di Badisco, è un Santuario del Neolitico dove venivano praticati riti di iniziazione e riti propiziatori alla Dea Mater.
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COMPLESSO IGNAZIO SPAGNOLO

insieme di grotte individuate nel 1972 situate presso Masseria Grande a Santa Cesarea. Trovati reperti del bronso e del neolitico e una volta cranica con un tumore osseo. Non si può accedere perché sono ancora in fase di studio.

a due km dalla costa tra s.cesarea e porto badisco. complesso cavernicolo con ceramiche. scoperta una volta cranica con tumore osseo (Parenzan)

 

------------------------------------------------------------------------- ZONA DI CASARANO - PARABITA

grotta del CROCIFISSO  Ruffano

si trova a  163 metri s.l.m. in agro di Ruffano, ma è più conosciuta dai Casaranesi. Ha uno sviluppo di circa 52 metri con un dislivello di 3 metri.  L'ingresso sembra una chiesetta ed è prospiciente ai resti di una abbazia del XIV secolo.

per maggiori dettagli vedi: www.japigia.com




 

grotta ?

a circa 30 metri a nord della cripta del crocifisso si trovano due buchi comunicanti, uno aperto e uno coperto da un albero. L'interno della cavità è riempito di terra, sassi e un pò di spazzatura. 20/03/07

  i due ingressi comunicanti

cavità di interstrato ad andamento suborizzontale. l'ampio ingresso si apre a 166 slm ed immette in un primo ambiente lungo 8 metri. uno stretto passaggio immette nel secondo ambiente di 13m

 

grotta Loredana

a circa 130 metri a sud della cripta del Crocifisso si apre questa cavità nella scarpata rocciosa. Il fondo è coperto di terra  e sassi. lunghezza circa 20 metri, non si notano proseguimenti.

grotta Trinità

39d 59' 45" N   5d 44' 19" E

unico grande ambiente lungo 23 m.sono evidenti segni di scavi archeologici con reperti risalenti fino al neolitico. fu poi abitata da monaci e utilizzata come luogo di culto. Conosciuta anche come grotta dell'Eternità. Attualmente utilizzata come deposito attrezzi.

l'ingresso è chiuso da una cancellata, all'interno tavolino e sedie.

 

La grotta della Trinità, una caverna naturale lunga più di trenta metri a pianta pressoché triangolare, è nota per importanti ritrovamenti archeologici. Frequentata fin dall’età della pietra, ha restituito testimonianze delle varie stratificazioni storiche in una continuità di lunga durata, documentata nel tempo : arcaico santuario in età neolitica e messapica, luogo di ascesi nel periodo medioevale (l’asceterio dell’Eternità) e poi chiesa della SS.Trinità in età moderna,edificata ed eretta nello stesso invaso da fra’ Gio D’Astore, eremita di Casarano. Un ipogeo che, insieme a quello della vicina cripta del Crocefisso, fa parte di un habitat rupestre particolarmente adatto alla pratica cultuale sia primitiva che cristiana. Ubicata tra macchia mediterranea e uliveti, ai confini del territorio con Ruffano, è raggiungibile per sentieri di campagna, interni rispetto al tracciato stradale di origine romana ( Ugento-Alezio ), un tempo nella fitta boscaglia sottostante il crinale delle serre. Durante i lavori di scavo guidati da Giuliano Cremonesi dal 1970 al 1975 vi è stato ritrovato abbondante ed interessante materiale del Neolitico antico e della prima età del Bronzo: ceramica impressa con motivi geometrici , oltre a lame, cuspidi di frecce, pugnali di selce, un oggetto ornamentale in osso, attualmente presso il Museo Provinciale “S.Castromediano” di Lecce. Risalgono al VI-V sec.a C. due frammenti di vasi con iscrizioni graffite, su uno dei quali, ritenuto un alfabetario da Cosimo Pagliara, è riportata una sequenza alfabetica di quattro lettere. Le successive ricerche archeologiche di Francesco D’Andria hanno portato poi ad altro ritrovamento di vasellame di forma e decorazione varia ( produzione coloniale ionica e corinzia ), tra cui una serie di coppette monoansate a vernice nera, interpretabili come offerte per libagioni. Secondo lo studioso, infatti, la grotta, non connessa ad abitazioni, era un luogo di culto posto al confine, verso l’interno, del territorio dell’importante città messapica di Ugento. Fra i reperti di origine messapica sono da ricordare, inoltre, per la loro particolarità, i frammenti di brocca alla cui base è dipinta con figura antropomorfa che impugna una spada. Una riutilizzazione del sito, nascosto ma nello stesso tempo vicino a una importante arteria stradale, è attestata pure nel periodo della dominazione bizantina, (VI -XI sec.), durante il quale l’influenza della cultura e del monachesimo orientale ha portato al fenomeno eremitico della vita solitaria in grotte, e a quello cenobitico delle laure monastiche italogreche. In Puglia, come in Basilicata, in Calabria e nelle isole, dopo il periodo iconoclasta soprattutto, si diffusero e praticarono moduli religiosi di origine orientale. Numerose lucerne di ceramica, alcune annerite, del tipo diffuso in Italia meridionale e ritrovato anche nella cripta di Lizzano, insieme a frammenti di olle e ciotole testimoniano infatti la frequentazione della grotta nel periodo alto-medievale. Sono reperti di produzione tardo-bizantina che si trovavano frammisti a quelli preistorici e a quelli di stile geometrico. “Il materiale medioevale è stato rinvenuto in terreno completanente sconvolto, accumulato soprattutto verso il centro ed il fondo della grotta, da scavatori clandestini” Al calogerato dei monaci italo-greci è da legare quindi la grotta, probabilmente “asceterio” fin dai secoli IX-XI, fino a quando assunse il titolo di chiesa della Santissima Trinità. Nella visita pastorale del vescovo Tommaso De Rossi del 1711 viene detta poi “grancia” della chiesa di S.Foca in Ruffano. Degli affreschi dipinti su diversi strati delle pareti di questa caverna preistorica, ormai in stato di completo abbandono, non rimane che qualche pallida traccia. Alba Medea, nella sua indagine sulle cripte eremitiche pugliesi (1939) fa un breve accenno ai residui di un affresco del secolo scorso, annotando pure il grande foro aperto in alto, a mo’ di lucernario, presso l’ingresso, e nello spazio esterno lo scavo per un pozzo. Nel più recente sopralluogo di Anna Marinelli (1978), insieme alla ceramica medioevale,viene testimoniata una situazione che in seguito sarà sempre più alterata e irrimediabilmente compromessa. Viene indicato, un altare eretto a circa dieci metri dall’ingresso del quale a quel tempo rimaneva “un sasso dipinto ed una pietra squadrata e scalpellata”, oltre alle immagini affrescate su più strati delle pareti laterali. Tra queste, il volto di una Madonna con due angeli attorno al capo sulla parete sinistra, mentre su quella destra una mano poggiata su di un globo tagliato da fascia trasversale, accanto al quale si erge un serpente, oltre al profilo di un vecchio. Immagini sacre leggibili a fatica già durante gli scavi di G. Cremonesi, in un luogo che comunque non perde il suo fascino, poiché si salda a un tempo senza forma, quello della “eternità” .

a pochi metri dalla grotta Trinità, seguendo il costone macchioso verso sud,   si trovano due altre cavità più piccole.

grotta Santa Lucia

a circa 30 metri a S-O delloa grotta Trinità. Costituita da una galleria lunga circa 21 metri, divisa in due ambienti. Si tratta di una cavità di interstrato ad andamento orizzontale.

ingresso

il passaggio tra il primo e il secondo ambiente,         il fondo

v.anche www.japigia.com

TRINITA' III

 

GROTTE PASSATURI  o case vecchie- TUGLIE

vicino alle scuole elementari, costituivano la dimora dell'antico popolo dei Tulli

Prolungamento di via Montesano e quello di via Pasubio

Le grotte prendono il nome di "Case Vecchie" o "Grotte Passaturi" e sono facilmente accessibili e visitabili.Sono abbastanza numerose, scavate nella roccia e chiuse da muri a secco. E' difficile stabilire quando e per quanto tempo siano state abitate. Si pensa che antichi abitatori siano stati i "Tulli"

GROTTA DELLE VENERI - PARABITA

VENERI1.JPG (265938 byte) ingresso, chiuso con cancello e lucchetto.

in questa famosa grotta preistorica sono state trovate le due statuette delle Veneri di Parabita

leggi articolo del G.S.N.

Matonna tu Carottu   SANT'ELEUTERIO Parabita

vedi SCHEDA

 

Sulla collina di Sant'Eleuterio esisteva un cenobio basiliano, fatto costruire per gratitudine a Sant'Eleuterio da un benestante, salvato per sua intercessione: infatti, mentre ispezionava i suoi poderi a cavallo, sprofondò in una cisterna piena d'acqua. Chiamò allora i Greci Calogeri per farvi costruire una chiesa con le cellette intorno.
Di tutto questo rimane la grotta che offre al visitatore acqua pura, tanto verde e memoria storica

 

------------------------------------------------------------------------------ ZONA DI LEUCA

GROTTA DEI DIAVOLI - PUNTA RISTOLA

Cavità di grande interesse preistorico. Di facile accesso, presenta una ampia caverna in discesa con un ingresso da terra e uno sul mare. v. grotte marine

 

Grotta Porcinara

A circa 150 metri dalla grotta del Diavolo, a circa 20 m sul livello del mare e a 60 m dalla costa, si apre la Grotta Porcinara. E' questa una grotta non naturale, in quanto scavata dall'uomo nelle tenere calcareniti, in cui le pareti delle tre camere comunicanti che la compongono mostrano numerose iscrizioni incise.

La camera occidentale e quella centrale contengono iscrizioni greche e latine; la prima era consacrata alla fortuna, come si legge sulla parete opposta alla porta: "FORTUNA H.S.F."; quella centrale, dedicata a Giove, contiene 13 iscrizioni frammentarie: l'iscrizione di Agordio Aquilino indica lo scioglimento di un voto da parte di un marinaio salvato da una tempesta. La camera orientale, più vasta, è ricca di croci, essendo stata luogo di culto cristiano ai tempi della dominazione bizantina. Purtroppo lo stato di completo abbandono e l'opera di vandali, stanno distruggendo questo prezioso patrimonio.

 

Nel tratto di costa da Punta Ristola a Punta Meliso è presente un banco di roccia contenente noduli fosfatici giallo-marrone e fossili fosfatizzati inclusi in uno strato di 70-80 cm di calcareniti friabili giallastre, ad un'altezza di circa 10 m sul livello del mare. Queste fosforiti, formatesi in ambiente di acque basse durante una fase regressiva pleistocenica, rappresentano attualmente gli unici, modestissimi depositi del genere conosciuti in Italia.

E’ una cavità artificiale scavata dall’uomo in epoca imprecisabile; è situata sul versante est di Punta Ristola a Leuca. Essa costituisce un complesso di eccezionale importanza storica in quanto ha assolto per molti secoli alla funzione di Santuario prima messapico poi greco e infine latino, un’area sacra che unitamente a quella altrettanto sacra di Punta Meliso ha fatto diventare l’intera contrada di Leuca una grande area santuariale pagana e poi cristiana, meta di pellegrini da ogni parte della terra anticamente conosciuta, crocevia obbligato di popoli, culture, religioni e civiltà diverse.
La grotta Porcinara è costituita da tre ambienti contigui e intercomunicanti. Le pareti interne della grotta costituiscono la vera ricchezza archeologica del sito, soprattutto per la presenza di numerose testimonianze epigrafiche. Si tratta di ben trenta iscrizioni. In esse compare la divinità pagana di Afrodite, ma -fatto ancor più importante- compare Iuppiter-Zeus, padre degli uomini e degli dei sin dai tempi omerici, con le epiclesi di Optimus Maximus e Batius, prova evidente che in questa zona la massima espressione dell’Olimpo greco-romano era venerata con l’appellativo di Batius.
Il dio messapico Batius è stato una divinità protettrice del mare e della navigazione tra le due sponde del Canale d’Otranto.

  ingresso porcinara_iscrizione.jpg (165632 byte)una iscrizione

L'Antro delle Ossa

vi si accede attraverso un grosso foro che si apre sul dorso della punta Ristola. È in gran parte interrato, profondo circa 30 metri e alto 15. Vi si trova una breccia ossifera e sono affiorati manufatti neolitici

18,20488635 39,47269143

IPOGEO DI LEUCA PICCOLA

una ampia cavità con un corridoio che collega due cisterne, sotto la chiesetta di Leuca Piccola di Barbarano

il primo Maggio usata per funzioni religiose.

GROTTA "ROSSA"

Vicino alla grotta marina del Drago si apre questo riparo dai suggestivi colori.

GROTTA DEI PICCIONI*

una piccola terrazza si apre sulla insenatura della grotta del Drago

 

------------------------------------------------------------------------- ZONA DI OTRANTO

GROTTA DEGLI ALIMINI

Tra i due laghi una piccola cavità forse abitata dall'uomo preistorico

GROTTA ALIMINI

GROTTA SACARA

Situata sulla sponda destra della scogliera che domina il Canale "Lu Strittu" che collega il lago Alimini con il lago Fontanelle, la caverna ha un'altezza di circa cinque metri con un deposito archeologico del Neolitico.

 

grotta-riparo vicino a Torre S.Emiliano

 

GROTTA RIPARO PALASCIA

in alto sul costone andando verso il faro

GROTTA SAN CRISTOFORO

wpe4.jpg (16550 byte)

Si apre nella parete di roccia sul  lato sud-orientale  della baia di Torre dell'Orso. Si presenta come una escavazione a pianta rettangolare, probabilmente eseguita tra IV e il III secolo a. C.
La  grotta,  fu  frequentata  da  marinai,  navigatori e mercanti che si apprestavano ad attraversare il Canale di Otranto o che  tale  attraversamento avevano appena compiuto e che non le iscrizioni graffite sulle pareti esprimono al Dio voti, vedi che  ed invocazioni; così una scritta latina del III sec. d. C. si rivolge alla divinità:
"FELICIOR / ISPANUS / PETIT AD DEO / UTI SE TUTE E (T) / TIMORI SI (NE) / OS TEN (EAT) VADI".
(" Felicior Ispanus chiede al Dio di poter in tutta sicurezza e senza alcun timore attraversare la bocca dello stretto").
L'uso di incidere sulle pareti iscrizioni e tabelle votive continua anche in età medioevale come è testimoniato dalla  presenza di un graffito raffigurante una nave da trasporto e di frammenti di iscrizioni cristiane e numerosi croci.
Torre dell Orso

 

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LI RUTTI Copertino

posta nell'antico feudo di Cigliano, vi erano una decina di grotte comunicanti, fino al 1950 quando furono coperte.

 

MADONNA DELLA SPERNOZZATA  Palmariggi

La cappella-grotta sorge a Palmariggi, in aperta campagna, nella Serra De Donatis, raggiungibile dalla provinciale Bagnolo-Otranto.
E' sconosciuta l'epoca della sua costruzione; risale forse al XII secolo.
Dedicata alla Vergine delle Grazie, viene volgarmente chiamata della "Madonna della Spernozzata".
La cappella-grotta, interamente scavata nella roccia, è di dimensioni notevoli, con una colonna in mezzo alla struttura; è illuminata solo da una piccola apertura posta sulla volta.
Sull'unico altare esistente è affrescata l'immagine della Madonna delle Grazie con in braccio il Bambino; sulla parete vi è inoltre un interessante affresco raffigurante Santo Onofrio.


CIPOLLIANE

Si trova sulla falesia tra Marina di Novaglie e il Ciolo.

Si tratta di quattro ripari di roccia posti a circa 30 metri sul livello del mare, che costituiscono un caso esemplare per lo studio del paleolitico superiore. Sul terreno, in cui sono leggibili quattro distinti livelli, sono le tracce di importanti e numerosi ritrovamenti, pertinenti a industria litica di tipo romanelliano ed epigravettiano e a resti di vari animali. Nei pressi si aprono numerose altre grotticelle, ancora oggetto di studio

GROTTA MARISA

Situata sulla sponda destra della scogliera che domina il Canale "Lu Strittu" che collega il lago Alimini con il lago Fontanelle, a poca distanza dalla Grotta Sacara, la caverna ha espresso industria neolitica. Importante il ritrovamento, all'imboccatura della grotta, di un ciotolo sagomato, che si potrebbe definire antropomorfo, le cui due facce risultano totalmente incise.

ROTTACAPOZZA

Ai piedi della serra, dove é ubicata la Masseria Rottacapozza, poco prima di arrivare al fabbricato, 200 m prima, sulla destra si nota una cavità naturale, che ne indica l'accesso.
All'interno della grotta è stato trovato materiale litico. In epoca remota la scoperta di un teschio, forse pertinente ad un individuo vissuto nel periodo preistorico, ha dato il nome alla masseria e alla zona di "Grotta Capozza".

GROTTA SCIARPO

Alla risorsa si accede percorrendo la via provinciale per Galatina, sino alla strada vicinale San Cosimo: la grotta è posta in località Sciarpo.

La grotta in località Sciarpo è una delle poche testimonianze ormai rimaste a Copertino. E' immersa in una ridente campagna coltivata ad uliveti e vigneti.
La grotta corrsponde ad una caverna scavata nella roccia tufacea.
Si presenta sotto la forma di una piccola cava, dall'ampiezza di una decina di metri ed altrettanto profonda.
Ai lati di questa cava vi sono brevi aperture irregolari che immettevano in altri ambienti, più vasti o più piccoli.
La cava ha un'altezza a misura d'uomo e serviva, probabilmente, da rifugio per uno o più nuclai familiari.

GROTTA MASSERIA NUOVA Muro Leccese

La Grotticella-sepolcro "Masseria Nuova" è ubicata nell'estrema periferia meridionale di Muro Leccese, all'esterno della cinta muraria messapica.
Si tratta di una struttura funeraria, probabilmente di età premessapica, interamente scavata all'interno del masso roccioso. Il defunto, avvolto in una sindone, vi era deposto con la testa appoggiata su di un rialzo scolpito nella roccia in guisa di guanciale, e ricoperto con pietre e terriccio; attorno al cumulo un corredo di anfore rozzamente decorate, scodelle, oggetti in bronzo

 

GROTTA DEL FICO

Un modesto ingresso immette in uno stretto cunicolo in cui è possibile procedere eretti. Dopo circa 35 m l'angusto corridoio termina con una frana.

17,59531739 40,08026132

grotta di ACAYA

leggi articolo del G.S.N.

DA TROVARE

GROTTA DI PORTO CESAREO

vicino al fanale, ostruita (Parenzan)

GROTTA DI S.ISIDORO

si apre uno stretto passaggio in un arco alcareo. l.6metri (parenzan)

GROTTA DI S.MARIA AL BAGNO (o del Passero?)

accesso stretto, sul mare, quasi sotto la "montagna spaccata" (Parenzan)

GROTTA DEL FICO

a sud di S.Caterina, ceramiche (Parenzan)

GROTTA DEL PASSERO

40g 06m 30s  5g 33m 05s

GROTTA DI GALLIPOLI o grotta Salvatore Mattina o grotta di Caronte

Nel 1959, a causa di una forte pioggia, il Comm. Vincenzo Di Mattina osservò in un terreno di sua proprietà una fessura. Ravvisando la presenza di una grotta, chiamò il Gruppo Speleologico Talentino “De Lorenzis” di Maglie. Fu quindi liberato da una frana l’ingresso (3x8 m), dopo un salto di 4,5 m si arrivò sul fondo, costituito da un deposito di terra rossa ricco di ossa di animali. Liberato l’ingresso 1, attraverso un cunicolo si arrivò nell’ambiente 2-3 (profondi 6 m) pieni di materiali di crollo. Dopo un salto di 4,8 m si entrò in un’ampia sala (15x8 m) che presentava una fioritura di cristalli stalattitici sulla volta. Attraversato un piccolo dislivello si entrò in una seconda sala (5) (10x25 m) con pochi massi di crollo e materiali detritici. Verso N-O l’ambiente continuava a quote diverse (dislivello 2 m) con i cunicoli 6 e 7 che restringendosi andavano a sbattere su di una frana (8). Le pareti della sala 5 (alte 2,5-3 metri erano più o meno dritte e su di un lato c’erano delle concrezioni stalatto-stalagmitiche molto belle, a parvenza alabastrina, sotto le quali c’era un piccolo laghetto concrezionato. Dopo alcuni giorni si ripresero l’esplorazione in direzione S-E. Si entrò in un secondo corridoio lungo 12 m. pieno di terra rossa, pietre e ossa recenti. Aprendosi un corridoio tra i materiali di frana ci si immise in un’ampia sala (10) (17x15 m) dalla quale, dopo un salto (10/B) di 2,5 m. si entrò nella sala 12 (15x7 m.). Nelle due sale si notarono due cunicoli (11-13) strettissimi e lunghi (7x15 m) Nella sala 12  il piano di calpestio era costituito da un terreno friabile-sabbioso di origine marina. L’altimetria di tutto il sistema carsico era di appena 8 metri dal piano di campagna e si sviluppava per una lunghezza massima di 85 m circa. Oggi dell’ingresso della grotta non esiste alcuna traccia essendo stato interrato da lavori agricoli.

tratto da "La Piazza" dic.2008 articolo di Antonio e Francesco Piccinno

 

S. ERMETE - MATINO

vedi Archeologia

 

CAVERNA RIZZELLO

modesta, sulla costa di Racale (Parenzan)

CAVERNA DI TORRE SUDA

poco a sud della caverna Rizzello (Parenzan)

Grotta Sciumenta

porto Badisco, industria del paleolitico (Parenzan)

 

caverna s.Stefano

a 4km a nord di Otranto

caverna Mafarò

40g 15m04s 5g 59m 41s

caverna Mbruficu

40g 15m 06s 5g 59m 40s

grotta del Pepe

40g 15m 23s 5g 29m 28s

grotta dell'acqua dolce

5 grotte vicine

da 40g 15m 43s  5g 59m 28s

a 40g 16m 02s 5g 59m 20s

Grotte Paolo  e G.Stasi

a Roca vecchia

Caverna di Torre dell'Orso

trasformata in galleria d'arte

Grotticelle vicino a S.Salvatore (zona industriale?) località Crocifissi Gallipoli - da trovare

Grotta dei Cappuccini (neolitico) Galatone - da trovare

grotticella di Arnesano (tomba eneolitica) da trovare

GROTTA DEL FARO - PORTO CESAREO (DT)

GROTTA DI CASTIGLIONE O SPUNNULATA (DT)

GROTTA DI CASTIGLIONE 1908 (DT)

GROTTA CARDAMONE - NOVOLI

GROTTA SANTUARIO DI MONTEVERGINE

GROTTICELLA LI GIARDINE - GAGLIANO DEL CAPO

GROTTA SETTENTRIONALE - CENTRALE - MERDIONALE LE DUE PIETRE - GAGLIANO DEL C.

GRAVE DI CUTROFIANO

GROTTA DEL LAGHETTO SOTTERRANEO O GROTTA DELLA FONTANA - NOVOLI

GROTTA DI TORRE SASSO - TRICASE

Grotta Verde Otranto

LE 922 Grotta Sfondata Otranto

E 923 Grotta delle Conchiglie Otranto

LE 924 Grotta delle Pupe Otranto

E 925 Grotta del Carmine Tricase

LE 926 Grotta La Serra 1 Tricase

LE 927 Grotta La Serra 2 Tricase

Grotta Adorata Gagliano del Capo

LE 934 Grotta Rose e Laghetti (Orto Cupo) Gagliano del Capo

LE 935 Grotta Pizzimmafaru Gagliano del Capo

 LE 936 Grotta della Madonna (della Cappella) Gagliano del Capo

LE 937 Grotta c/o Fenditura Gagliano del Capo

LE 938 Grotta di Novaglie Gagliano del Capo

 LE 939 Grotta Viola Gagliano del Capo

 

LE 946 Grotta dei Conigli Gagliano del Capo

LE 947 Grotta Il Ciolo (di Ciolo) Gagliano del Capo

LE 948 Grotta Aspra (L’Aspra) Gagliano del Capo

LE 949 Grotta la Fenditura Gagliano del Capo

LE 950 Grotta c/o Aspra Gagliano del Capo LE

Grotta di Poggiardo Poggiardo

LE 956 Caverna degli Angeli Surano

LE 957 Grotta Madonna della Serra Giuggianello

 LE 960 Grotta San Riori Castro

Caverna Cortida Botrugno

LE 969 Grotta della Tana (Furchiu di Zappa) Nardò

 LE 970 Grotta Mario Bernardini (Santa Margherita) Nardò

Vora di Fulcignano Galatone

LE 977 Vora di Sanarica Sanarica

Grotta settentrionale Baia Uluzzo Nardò

988 Inghiottitoio Piletti Racale

LE 989 Grotta Occhi Chiusi Racale

 

LE 991 Grotta del Focone Ugento

LE 992 Grotta di Castiglione 1980 Porto Cesareo

LE 993 Grotta Verde Nardò

LE 995 Grotta Luigino Marras Nardò

LE 997 Grotta di Santa Cesarea Andrano

Grotta Roversi (della Cala Santa Caterina) Nardò LE

364 Grotta della Fica Lupara Nardò

leggi articolo del G.S.N.

LE 1365 Buca del Cacciatore Nardò

 LE 1367 Grotta Tempesta Santa Cesarea Terme LE

1556 Grotta Tre Fornedde Nardò

LE1560 Capuvientu del Porcomorto Salice Salentino

LE 1561 Vora Madre (vora del Pastore) Salice Salentino

LE 1562 Vora Salunara Veglie LE

1568 Grotta Durante Nardò LE

 

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1574 Grotta San Silvestro Poggiardo

LE 1575 Grotta della Tana Poggiardo LE

GROTTA DONATO MICELLO - POGGIARDO

LE RUTTE (SIN. GROTTE ZECCA) LECCE

GROTTA MILLENNIUM - PALMARIGGI

Complesso Franco de Pace Nardò

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LE 1612 Grotta del Sale Avetrana LE

 

1678 Voragine Lu Nanni Nardò

LE 1679 grotta della Lea Nardò

 LE 1680 Inghiottitoio Sirei Campi Salentina

LE 1681 grotta Drec Lecce

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LE 1683 grotta delle Radici Lecce

LE 1684 grotta Marginia Santa Cesarea            Terme LE

GROTTE E GROTTICELLE A LEVERANO

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GALATINA:

ipogeo S.Giovanni, grotticella della Volpe, caverna Tabelle

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GROTTA MONTI ROSSI - MORCIANO DI LEUCA

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GROTTA CALA DELL'ELEFANTE

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GROTTA DEI GIGANTI

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ANTRO DEL BAMBINO (E DELLE TRE PORTE)

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GROTTA TITTI

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GROTTA DELLA SERRATURA

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FRACAZZE - GAGLIANO DEL CAPO

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GROTTA DEL CASTIGO

leggi articolo del G.S.N.  pg.19