ilmioSalento LAGHI, PALUDI E CORSI D'ACQUA
Sorgenti tra Gallipoli e Taviano
...Assai differente è stato ed è tuttora l'impatto delle nuove tecniche
estrattive, intensive e meccanizzate: un intero tratto della formazione è stato
asportato in nell'area compresa tra le Masserie Li Foggi e L'Ariò, lasciando al
suo posto un'immensa lacuna non solo visiva, nel paesaggio, ma anche funzionale
nella sequenza dell'ecosistema utilizzata come discarica nelle aree non più
attive. Queste cave costituiscono uno dei più seri fattori di degrado
dell'intera area. Numerosi sono gli affioramenti della falda superficiale lungo
questa formazione, altamente permeabile. Da nord a sud si segnalano una
risorgiva in prossimità dell'ormai scomparsa chiesa di Santo Stefano in Pygi,
che da essa prendeva nome, e poi più a sud presso Masseria Bianca, dove ancora
adesso esiste un Casino La Fontana, e ancora una grandiosa polla non distante
dalla faglia diretta ai piedi della Serra, in prossimità della Masseria La
Fontana, in agro di Taviano.
Quest'ultima dà luogo, con la piccola vallata circostante, le opere di
canalizzazione in pietra e la stessa masseria, un tempo utilizzata per lo
spaccio del "chinino di stato", ad un contesto corografico e naturalistico assai
pregevole.
Lungo la costa, notevole è la sorgente, distante circa 15 m dalla linea di
battigia, posta in corrispondenza del fabbricato un tempo utilizzato come
fabbrica di mattoni ed ora punto di ristoro estivo e un tempo denominata
"Pozzello di Sant'Agata" in quanto legata al rinvenimento della sacra reliquia
ed ai riti religiosi in onore della santa patrona della città bella. Più ad
ovest, in prossimità della Torre del Pizzo, tre fonti versano in mare acqua per
complessivi 50 lt/sec. In presenza di una così ricca falda superficiale, ben si
inquadra l\'esistenza di una rete di corsi d\'acqua superficiali ed una vasta
area umida retrodunare.
Il Canale dei Samari deriva probabilmente il suo nome da una radice indoeuropea
comune ad altri idrotoponimi su una vasta area (Simeri in Calabria, Sammaro in
Campania, Sambra in Toscana, Sambre in Francia), indice di antichissime
frequentazioni, testimoniate dal rinvenimento di industria su selce e ossidiana
associata a ceramica d\'impasto di tradizione neolitica. Esso nasce da risorgive
poste nei pressi della Masseria Goline, in agro di Matino, e raccoglie nel suo
alto corso le acque drenate da canali nelle aree ad ovest di Casarano e Matino e
a sud di Alezio e, attraverso il suo affluente Raho, anche dalle zone a nord di
Taviano:
funge quindi da collettore di quel bacino imbrifero relativamente esteso che il
De Giorgi chiamò Valle di Taviano. Con i suoi circa 7 km di sviluppo, il Canale
o Fosso dei Samari, è il più importante corso d\'acqua della costa jonica
orientale: i suoi argini e le sue aree contigue, come quelli del Canale Raho,
costituiscono un ambiente residuale di assoluto rilievo ricco di pregevoli punti
paesaggistici e presenze vegetazionali notevoli in ambito salentino, quali
l\'equiseto, la ginestra, il corbezzolo, la rosa selvatica, la roverella, il
pioppo argentato, pervenuteci da contesti climatico-ambientali diversi
dall\'attuale.
SORGENTE NINFEO CANNE - FELLINE



ANTICO POZZO - FELLINE -5
quasi pieno di terra
pozzo a trincea
si trovano nell'uliveto "Felline -5"
FONTE DELLE 4 COLONNE

Questa località
veniva ricordata anticamente come la "Torre dei fiumi", perché, nelle vicinanze,
alcuni piccoli rivoletti d'acqua dolce scendono dai monti vicini verso il mare e
poi si uniscono in un'unica sorgente.
Per questo motivo sorse, nel 1600, la necessità di costruire l'antica fortezza
delle Quattro Colonne, che doveva servire appunto per controllare la costa dagli
sbarchi dei pirati, che certamente conoscevano l'esistenza di quest'acqua dolce
e leggera ed erano invogliati a rifornirsene.
Sino a qualche decennio fa, le popolazioni vicine ne apprezzavano le proprietà
diuretiche, e non solo ne bevevano sul luogo durante le gite e le vacanze, ma ne
riempivano recipienti di tutti i tipi, che portavano nelle loro case.
Oggi non si assiste più a scene del genere, la sorgente, un tempo sgorgante
copiosa, è ridotta a miseri rivoletti, forse per la cementificazione della riva?
laghetto ILMA

al fondo della cava "ILMA" (vedi cave) sembra un affioramento della falda freatica. Numerosi pesci rossi.
laghetto CELLINI - Melissano

.jpg)
piccolo, 3000 mq, poco profondo, 3 metri e perfettamente circolare, si tratterebbe di un affioramento della falda freatica superficiale. Circondato da un canneto, un tempo vi era un allevamento di polli, oggi è stato ripulito e recintato dal cimune.
LAGO DI BAUXITE


il
terreno è pieno di noduli di bauxite
uno dei più famosi e belli luoghi del Salento. Un laghetto di acqua piovana all'interno di una ex cava di bauxite. Interessante il contrasto tra il verde dell'acqua e il rosso della bauxite.
OTRANTO - SORGENTI DI CARLO MAGNO
Si narra che Carlo Magno, mentre attraversava con il suo esercito la Valle dell'Idro, assetato ed esasperato per l'aridità del luogo, abbia inferto con la sua spada un colpo contro la roccia e come per incanto, le acque zampillarono!
La sorgente si trova a destra della provinciale Otranto-Uggiano, nelle vicinanze della località "Campo Inglese", proprio all'imboccatura Sud della valle dell'Idro. Dopo circa 500 metri di una carrareccia si arriva a una casetta diruta ove gli inglesi, durante la prima guerra mondiale, avevano installato una motopompa che portava le acque al loro quartiere.
I BACINI DI UGENTO

canali e bacini di bonifica delle paludi malariche. E' una importante stazione di sosta per gli uccelli migratori.
Anni fa si registrò una improvvisa e importante presenza di cigni che morirono poi quasi tutti.
il
primo
http://www.terredelmediterraneo.org/itinerari/ugento.htm
BACINO DELL'IDUME
Il visitatore di quest'area non può non notare le ferite che l'abusivismo edilizio e la cementificazione non programmata continuano ad infliggere ad una delle zone un tempo più ricche di vita del Salento Meridionale. A stento si riesce ad immaginare che i bacini, che oggi appaiono come un ambiente fortemente degradato, fossero un tempo separati dal mare non da stabilimenti balneari ma da un cordone di dune che raggiungevano altezze di 10 metri.Eppure l'area conserva ancora un fascino particolare. Qui le acque della falda profonda e quelle della falda superficiale, separate da rocce calcarenitiche marnose impermeabili, risalgono attraverso gli "ajsi" (cavità naturali prodotte per dissoluzione chimica e crollo della roccia carbonatica) formando le polle che alimentano le paludi o, meglio, i canali creati con le bonifiche.
PALUDE DI TORRE VENNARI

ampia palude costiera tra San Cataldo e Torre Veneri (zona militare).
BACINO FOGNATURA DI CASARANO


Bacino paludoso prodotto dallo spandimento delle acque del depuratore. Vi si possono trovare uccelli di migrazione. Spesso presenza di odore nauseabondo.
PALUDE DEL CAPITANO
il crollo della volta di alcune condotte freatiche ha prodotto un bel laghetto di acqua dolce.


http://www.parcoportoselvaggio.it/Portoselvaggio/paludecapitano/La%20palude%20del%20capitano.htm
Esplorazione e documentazione speleosubacquea
Le recenti esplorazioni speleosubacquee, hanno consentito di mettere in luce e
topografare alcune decine di metri di un intricato reticolo di cunicoli sommersi
(Fig. 3), di chiara morfologia freatica, caratterizzati da sculture erosive. Non
tutte
le condotte consentono il passaggio di uno speleosub. Quelle praticabili, oltre
a
presentare tutte le difficoltà tecniche dei cunicoli sommersi, sono
caratterizzate,
specie nel tratto iniziale, da notevoli quantità di fango depositato sul fondo.
Il
passaggio degli speleosub, pertanto, solleva nuvole di sospensione che riducono
rapidamente la visibilità a zero. In compenso, lo scorrimento dell’acqua
salmastra
verso il mare pulisce in pochi minuti le condotte, riportando la visibilità a
livelli
accettabili. La bassa profondità, inoltre, consente agli speleosub lunghe
autonomie
e permette loro di effettuare soste di progressione.
Radici di piante che scendono dal soffitto, setti di roccia che tagliano la
sezione
delle già anguste gallerie, massi di crollo, affilate lame d’erosione che si
ergono
dalle pareti, e la riduzione di visibilità dovuta al mescolamento di acque di
densità
e temperature diverse, aumentano le difficoltà tecniche dell’esplorazione e, in
alcuni
casi, la impediscono del tutto.
La vegetazione acquatica del lago, inoltre, che cambia col variare delle
stagioni,
maschera o rivela, a seconda dei casi, gli ingressi delle condotte. Nel corso
della
immersione del 12 settembre 2002, sono stati localizzati solo due degli imbocchi
già noti: quello centrale e quello a SW. Non è stato trovato, perché
completamente
mascherato dalla vegetazione sommersa, l’ingresso a NW. In compenso, sono stati
notati altri due ingressi mai visti in precedenza; o meglio, nel corso delle
immersioni
effettuate in primavera, era stato costatato che uno di questi era ostruito per
due terzi
dal fango, l’altro era mascherato da rami ed altri vegetali in decomposizione.
Per le immersioni dedicate alla documentazione video e fotografica, gli
speleosub
hanno preferito introdursi nel sistema immergendosi da un lucernaio di circa
80 cm di diametro, che si apre ad alcune decine di metri a W del bacino
(posizione
indicata in Figg. 2 e 4a), lungo il percorso di uno dei cunicoli che connettono
la
palude al mare. In tal modo si è potuto evitare anche di sollevare il sedimento
depositato in prossimità degli ingressi dallo specchio d’acqua, mantenendo così
le
condizioni ottimali per le riprese.In questo tratto di galleria, poi, si notano
sul fondo alcuni massi di crollo intervallati
a zone limose. Piccoli depositi di fango rossastro evidenziano il mescolamento
di terre rosse provenienti da tasche poste al contatto tra calcari e calcareniti
o, più probabilmente, provenienti dalla superficie. Tali variazioni cromatiche
sono
maggiormente evidenti lungo le asperità delle pareti. Tali condotte infine sono
soggette a minori afflussi idrici rispetto ad altre dove i sedimenti sono stati
rimossi
nel giro di alcune stagioni.
La volta delle condotte è caratterizzata da fusi di erosione, che, spesso,
forano
la roccia fino a raggiungere la superficie, consentendo a suggestive lame di
luce e
ad intricate e spettrali “stalattiti” di radici, di penetrare nell’ipogeo
sommerso. Solo
in rarissimi casi, però, le fratture nella volta dell’ipogeo consentono la
riemersione,
data l’esiguità della loro ampiezza. Fratture più agibili, invece, sono state
notate
nella zona a monte dello specchio d’acqua (direzione E), ed introducono nelle
condotte
che si sviluppano verso l’entroterra e che portano l’acqua dolce nel bacino.
Un’esplorazione completa di tali ipogei, però, non è stata ancora messa in atto.
Le difficoltà tecniche delle immersioni nelle anguste e tortuose condotte
sommerse,
non sono state le uniche incontrate dagli autori nel corso della ricerca. In
diverse occasioni, infatti, si è dovuto chiedere “il permesso” di filmare a
cacciatori
(con tanto di cani al seguito) e pescatori di frodo, che, sicuramente, in un
reportage
su un sito protetto non potevano comparire. Per non parlare, poi, delle ore
spese nella pulizia dell’area circostante il laghetto, ricettacolo dei resti di
“pic-nic
ineducati” (sacchetti di plastica, piatti, bicchieri ed altro).
tratto da THALASSIA
PALUDE DEL CONTE


TORRENTE DEL FANO
Unico esempio di corso d'acqua perenne
LAGHI ALIMINI
Alimini grande e Alimini piccolo, uno di acqua salmastra in cui si pescano i cefali, l'altro di acqua dolce usata per irrigazione, sono collegati da un canale e circondati da una folta pineta.
l'idrovora
Alimini
piccolo
ALIMINI GRANDE
Detto anche "Alimini
Grande", per differenziarlo dall'adiacente "Alimini
Piccolo" o "Fontanelle", è, come questo, orientato
parallelamente alla costa e distante 8 Km da Otranto, sulla litoranea
che da Otranto porta a San Cataldo di Lecce, non lontano dal tracciato
dell'antica via Salentina, prosecuzione della via Traiana. L'Alimini
Grande, lungo m. 2700 e largo da 400 a 800 m., ha sponde rocciose,
tranne che in un lato prossimo alla strada litoranea. Qui,
impaludandosi, dà origine alla palude di Traugnano, dove cresce la
"Periploca greca", specie lianosa che vive aggrovigliata ai
giunchi.
Il lago, al contrario del lago Fontanelle, con il quale comunica a mezzo
di un canale lungo m. 1400, detto "Strittu"; possiede acque
salmastre, comunica con il mare Adriatico a mezzo di stretto canale e di
conseguenza subisce le oscillazioni delle maree.
L' area oggi fa parte dell'Oasi di Protezione Faunistica "Alimini",
punto di riferimento dell'avifauna migratoria. In questa zona si
conservano parti residue dell'originale macchia mediterranea, mista ad
impianti di pino d'aleppo. Si tratta di preziosi lembi di macchia a
"quecia spinosa", specie rarissima e, nella Penisola,
esclusiva della Puglia centro-meridionale.
Di elevato interesse anche le gariche ad "Erica Pugliese" e la
"Camomilla d'Otranto" (Anthemio hydruntina)
ALIMINI PICCOLO
Situato in un ampio avvallamento a
pochi chilometri da Otranto, è un piccolo bacino d'acqua dolce così
denominato dalla presenza di numerose polle sorgive che si aprono sul
fondale.
Comunica con il lago "Alimini Grande" a mezzo di un canale
detto "Strittu" ma, al contrario di questo, le sue acque
risultano dolci, in quanto la presenza di uno sfioratoio permette alle
acque di riversarsi in Alimini Grande e non viceversa.
Queste differenti caratteristiche delle acque conferiscono anche un
aspetto particolare alla flora, che in Fontanelle è più tipica di
un'ambiente lacustre.
L'area fa parte dell'Oasi di Protezione Faunistica "Alimini"
ed è un punto di riferimento per l'avifauna migratoria.
Tra le piante particolarmente importanti l'Erba vescica (urticularia
vulgaris), curiosa e rara pianta carnivora presente in Puglia solo in
questa località, oltre a specie interessanti come il Giglio giallo di
palude, la Brasca trasparente (Potamogeton lucens) e la Zannichelia
Palustre.
BACINO DELL'IDUME TORRE CHIANCA
Di origine artificiale, in questo bacino è presente una
vegetazione sommersa di alghe characce e brasca pettinata.
Lungo le sponde sono presenti fitti canneti, con cannuccia di palude.
In prossimità del bacino è presente un'interessante vegetazione di
"steppa salata" con Salicornia annuale.
Nelle aree umide, circostanti il bacino, è frequente il narciso
nostrale.
ACQUATINA FRIGOLE
Il bacino costiero di Acquatina di Frigole, dal punto di vista ecologico, è più propriamente assimilabile ad un ambiente lagunare, con salinità che oscilla nel corso delle stagioni.
La laguna è separata dal mare da un
basso cordone dunale con rada vegetazione a sclerofille.
La vegetazione sommersa è costituita da erba da chiozzi comune, mentre
la vegetazione circostante è rappresentata da piantaggine crassulenta,
da piccole estensioni con salicornia glauca, estensioni macchiose con
arbusti di lentisco alti fino a 3 metri.
Il bacino è attualmente affidato all'Università di Lecce che sta
realizzando un intervento di ripristino vegetazionale ed un centro
pilota di ricerche in acquacultura.
CORRENTE RIVOLIA O RIVORA- TORRE LAPITTLO (DT)
SORGENTE RETROARGUETO (DT)
SOLETO:
laccu capraru
laccu feretru vedi riv. Naturalia 19/2010