MENHIR E DOLMEN per un elenco compledo vedi www.pinodenuzzo.com
vedi anche www.amicideimenhir.it
I menhir (dal bretone men = pietra e hir = lunga) o "pietrefitte" sono parallelepipedi ricavati da un unico blocco di roccia (monolite) conficcato originariamente nel terreno o nel banco roccioso in posizione verticale. Essi recano spesso incisioni o sono modellati in forme particolari, tanto da rendere lecite, ma non ancora dimostrate, le varie ipotesi interpretative che li vogliono, di volta in volta, simboli fallaci, monumenti funebri, segnali di confine di un territorio o strumenti astronomici. L'orientamento delle facce più larghe esposte, nella maggior parte dei casi, rispettivamente ad Est e ad Ovest e la collocazione di alcuni di essi lungo la direziono dei raggi del sole nei giorni di solstizio ed equinozio, potrebbero essere indizio di un rapporto con il culto degli astri e con i riti ad essi legati. I menhir sono ampiamente distribuiti in Europa, Africa ed Asia, ma sono più numerosi nell'Europa Occidentale, in particolare in Bretagna e nelle sue isole. In Italia la presenza di questi monumenti monolitici è attestata in Sardegna e in Puglia, con una particolare concentrazione nel Salento. Presentano, per quanto riguarda il territorio italiano, un altezza variabile compresa tra 1,5 m. e 5 m. con una profondità di circa 1 m. Molti dei menhir del Salento presentano tracce di lavorazione come ad esempio una punta smussata o dei fori sulle sommità, che, in genere, percorrono buon tratto del monolite e si crede che all'interno di questi fori, venissero inseriti degli oggetti che fungevano da coadiuvante di riti propiziatori. Sono, tuttavia, presenti anche delle incisioni a forma di croce o degli affreschi che riportano a soggetti della religione cristiana, testimonianza che essi hanno subito nel corso dei secoli un processo di cristianizzazione, e questo anche per evitare che venissero distrutti in seguito all'editto di Teodosio ( 380 d.C.), che proclamava la religione cristiana come religione di stato ed imponeva di distruggere tutti gli oggetti di culto riconducibili ad altre religioni. Secondo diversi studiosi tali monumenti in passato non hanno avuto sempre la stessa funzione: essa è stata variata e determinata dalla cultura, dalle necessità e dal contesto socio-economico delle popolazioni di quei tempi, ma a tutti generalmente è attribuita una funzione commemorativa, funeraria o di pratica rituale. Secondo altri studiosi questo alto blocco di pietra veniva eretto dai pagani per onorare il dio Priapo, il cui nome deriva proprio da "Prihapos", che vuoi dire " colui che ha davanti un hapos', cioè una protuberanza. Questa divinità della mitologia greca aveva tre "doti" fondamentali: proteggeva i campi, sconfiggeva il malocchio e, soprattutto, era il difensore della virilità, del vigore maschile. Il suo simbolo era proprio l'organo sessuale maschile. Sin dalla preistoria il sesso maschile, ma anche a volte quello femminile, è stato visto come l'unico antidoto alle negatività, alle avversità del destino. Solo successivamente essi sarebbero "serviti" da riferimento viario e per le centuriazioni romane. Nella maggior parte dei casi non sono mai stati rinvenuti in prossimità di dolmen e questo secondo alcuni studiosi tende a dimostrazione il fatto che appartengono ad epoche differenti, con una cronologia molto più antica per quanto riguarda i dolmen. Nel Salento, salvo rarissime eccezioni, sono del tipo di roccia comunemente detta "pietra leccese" ed infissi nel terreno o in banchi della stessa roccia soprattutto nella zona chiusa tra i comuni di Lecce, San Cesano, San Donato di Lecce, Galugnano, Zollino, Corigliano d'Otranto, Cursi, Minervino di Lecce, e ritornando verso Lecce, Martano, Castri di Lecce, Lizzanello, Cavallino e Merine, mentre sporadica è la presenza nel basso Salento. Centri di particolare importanza per la presenza di menhir e monumenti megalitici, sono Zollino: la "Città della storia", e Giurdignano: il "Giardino megalitico d'Europa". Il menhir più alto d'Italia attualmente riconosciuto è il "San Totano" (metri 5,20) a Martano. Per quanto riguarda l'aspetto cronologico è impossibile al giorno d'oggi poter azzardare una cronologia se pur relativa data la quasi totale assenza di dati relativi a contesti archeologici all'interno dei quali possiamo ricondurre i menhir e dunque sia possibile ipotizzare un ambito cronologico relativo ad essi. Secondo Giuseppe Palumbo, fra esistenti e scomparsi, ci sarebbero stati 96 menhir in 50 comuni salentini, precisando che 79 erano stati descritti dal De Giorgi nel 1916 in "Menhir di terra d'Otranto". Secondo Salvatore Masciullo nel suo "Dolmen e menhir della provincia di Lecce", 65 sono quelli esistenti. L'ultimo in ordine di tempo, nel caso in cui si fosse accertata la sua effettiva appartenenza a questa categoria di blocchi monoliti, è un blocco unico per mole ed importanza: il "Menhir Pseudo- Aristotele". Tale monolite misura circa 13 m., giace disteso sulla spiaggia di Torre San Giovanni, Marina del Comune di Ugento, presenta tracce di lavorazione ed è stato scambiato per molti secoli per scoglio affiorante. Vista la mole e la posizione, trovandosi a meno di mt.500 dal villaggio dell'Età del Bronzo "Le Pazze", una prima "suggestiva" ipotesi è che sia stato uno dei primi menhir ad essere innalzati, eretto probabilmente dai primi uomini sbarcati nel Salento e che la sua funzione fosse paragonabile a quella di un vero e proprio faro: un chiaro riferimento per il loro ritorno via mare e per gli altri nuovi arrivi. Ma è anche altrettanto vero che è impossibile, senza un'indagine sistematica, trarre delle conclusioni certe e condivise, come attesterebbe, ad esempio, il fatto che un monolite di tali dimensioni dovrebbe presentare un'enorme buca o un ampio vano sotterraneo entro cui poterlo innalzare e bloccare, ma tracce di questo genere non sono presenti soprattutto nelle sue immediate vicinanze. Osservare i menhir alla luce di queste considerazioni, permette di conoscere quali opere straordinarie essi rappresentino, "tracce" di culture lontane che, tuttavia, hanno avuto un forte impatto sul nostro territorio e sulla nostra tradizione.
articolo di Vincenzo Del Tufo pubblicato su Progetto Salento nr.11
Il menanthol del Manfio Contrada Manfio Casarano
Il Manfio è una bella località in altura su una serra (una collina) nell'interno del Salento; Il luogo è il punto di congiunzione tra diversi comuni: abbiamo qui, infatti, i confini di Ugento, Taurisano, Ruffano e Casarano.
Tuttavia, la parte più importante della collina, rappresentata dall'antico cenobio Basiliano di Santa Costantina, noto anche con il nome di Cripta del Crocefisso, ricade in agro del comune di Ruffano.
Oltre a questo, forse, non tutti sanno che il Manfio è sede di un altro importante monumento: un Menanthol. Il Menathol
Si tratta di un monumento megalitico che condivide la radice del nome con i Menhir; e, se Menhir, nell'antico linguaggio Bretone, significava pietra lunga, probabilmente Menanthol significa pietra forata.
Ed infatti, quello che possiamo vedere seminascosto dalla macchia sulla sommità ad occidente della collina, non è altro che un Menhir con un evidente buco al centro.
Sostanzialmente, un menhir come altriCome tutti i menhir è un masso rozzamente squadrato conficcato nel terreno; di sezione rettangolare di 15 per 30 centimetri, è poco più alto di un metro e mezzo; la sommità presenta un incavo a forma di V, con all'interno scavate delle fossette che, forse, un tempo erano destinate a raccogliere qualche liquido. Sulla facciata che volge a ponente è ben visibile una croce profondamente incisa nell'arenaria. cumoli di pietra al manfio
Poco sotto la croce, finalmente, la caratteristica unica di questo megalite: un buco che lo trapassa da parte a parte.Non possiamo dire se il buco e l'incavo alla sommità siano antichi quanto il megalite stesso: non ne abbiamo le prove. Si potrebbe anche pensare che, nel corso dei secoli, si sia rotto a causa degli agenti atmosferici che ne hanno indebolito il già tenero calcare; certamente -però- possiamo datare la croce incisa ad un periodo più recente in cui si identificavano queste strutture megalitiche come simboli del demonio e si procedeva alla loro cristianizzazione. La Cristianizzazione di un Menhir
La cristianizzazione di un menhir consisteva, appunto , nell'inciderci una o più croci (come in questo caso); o nel creare una sovrastruttura con croci in pietra (come, ad esempio, il menhir nel centro di Gemini) o anche con l'inserzione sulla cima di una croce in ferro (ed è questo il caso del Menhir Celimanna di Supersano) o in altro materiale.
Ma la cristianizzazione risale al medioevo e, quindi, la croce potrebbe essere una conferma che questa pietrafitta era già qui in quel periodo.
Il Menhir simboleggia, probabilmente, la fecondità della terra. Era, sostanzialmente, un simbolo fallico... Ma un menhir con un buco (una sorta di Menanthol, appunto) sembrerebbe quasi non avere un senso... la macchia mediterranea del manfio
Nel Salento ci sono almeno due luoghi dove esistono riti di fecondità e rinascita. Uno di questi è certamente la chiesetta di San Vito a Calimera, dove il rito della rinascita di rievoca ogni anno. Un altro luogo è probabilmente la grotta della Matonna tu Carottu (Madonna del Buco): il rito, praticato sino agli inizi del secolo scorso, consisteva nel passaggio degli adolescenti attraverso un buco in una parete di roccia posta nella grotta.
In questo modo, il giovane -simbolicamente- nasceva a nuova vita.Ma qui il foro è stretto e non lascia immaginare qualcosa di simile; inoltre è orientato a occidente, dove il sole tramonta. Che voglia indicare una data precisa in cui il sole, tramontando, possa essere visto attraverso il foro? Data pubblicazione: 22/03/2010 (19:13) Ultimo aggiornamento: 22/03/2010 (19:45)
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pubblicazione: 22/03/2010 (19:13) Ultimo aggiornamento: 22/03/2010 (19:45) |
SUPERSANO

in una aiuola all'incrocio del cimitero sono ben visibili questedue pietrefitte, un'altra è pure visibile a lato della strada andando verso il cimietro.
verso il
cimitero
Polisano (?) - Giuggianello
foto di
http://www.panoramio.com/user/1387948
GIULIANO
foto di
http://www.panoramio.com/user/864915&comments_page=1&photos_page=4
Giuliano menhir
foto di
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Menhir Grassi - Carpignano Salentino
DT
Menhir Staurotomea - Carpignano Salentino
La pietrafitta più interessante di Carpignano è quella conosciuta con il nome di Staurotomèa o Croce Grande. Posto poco fuori dall’abitato, presso il Santuario di Maria SS della Grotta, attorno a questo menhir sono sorte alcune leggende. Secondo una tradizione diffusa in tutto il Salento, i menhir nasconderebbero dei tesori, per trovare i quali è d’obbligo attenersi ad una certa ritualità. Nottetempo, due fanciulli devono essere condotti presso il monolite e fatti sedere con le spalle appoggiate alle facce più larghe dello stesso. A questo punto il menhir si inclinerebbe fino a cadere, schiacciando uno dei pargoli e lasciando all’altro scelto dal destino il tesoro. Secondo la leggenda locale, la leggera inclinazione della Staurotomèa sarebbe proprio da attribuire ad un tentativo di impadronirsi del tesoro, fallito per il sopraggiungere della paura in uno dei due piccoli, che sarebbe scappato prima della caduta del menhir. Un’altra leggenda narra di due sorelle, una nubile (vergine) e l’altra coniugata, le quali si sarebbero appoggiate al menhir per riposarsi. Questo sarebbe caduto, uccidendo la maritata e lasciando alla sorella il tesoro. A causa di queste leggende, molti menhir sono stati divelti nella speranza di trovare questi fantomatici quanto inesistenti tesori o “acchiature”
Menhir S.Totaro o del Teofilo - Martano

alla volta di Otranto e, giunti ai semafori, si svolta a destra, proseguendo per alcune centinaia di metri. In Via Teofilo si trova l’omonimo menhir, conosciuto anche come Menhir San Totaro. Con i suoi 4,70 m di altezza è la pietrafitta più alta di Puglia e presenta tracce di incisioni di rito cristiano sulle sue facce,
MENHIR STAZIONE - ZOLLINO
è uno dei più alti, m4.30
MENHIR S.ANNA - ZOLLINO
dal nome di una piccola chiesa ubicata poco fuori del paese. Da segnalare la leggenda legata a questo monolite che, si dice, sia stato eretto in onore del grande capo di una tribù di guerrieri che avrebbe abitato queste zone. Si tratta dell’unico menhir del Salento al quale sia stato attribuito un uso specificamente sepolcrale.
MENHIR SAN GIOVANNI MALCANTONE
da trovare

MENHIR VICINANZE I

TERENZANO
v. anche Masseria
Terenzano
MENHIR S.PAOLO GIURDIGNANO
il menhir si erge sulla omonima cripta di S.Paolo, una nicchia con affreschi.
altri due menhir a Giurdignano
menhir SAN VINCENZO Giurgignano
foto
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MENHIR GEMINI
MENHIR CRUCICCHE - TAVIANO

A Castelforte si può vedere un menhir che la manomissione subita ha inserito in un contesto non suo, snaturandolo, e togliendo la possibilità di localizzarne il sito di origine.
: originaria: largo Crucicche (S.Marina), attuale: villaggio Castelforte, altezza:ml. 250 faccia principale: cm. 60 faccia laterale: cm. 20 tipo di materiale: carparo orientamento facce larghe: (?) posizionamento catastale: F. (?) p.lla. (?)
Viene citato dal De Giorgi in una sua relazione. Da notizie raccolte in loco sembra che alcuni decenni fa il monolite sia stato spostato nel villaggio di Castelforte (Comune di Racale) e nel trasporto si sia rotto. Alcuni cultori-appassionati hanno intenzione di ricostruirlo e collocarlo nella sua posizione originaria al largo Crucicche (S.Marina). (fonte Arch. Eliseo Aprile) _
SANTU LASI - MONTEVERGINE (DT)

DOLMEN SCUSI
Il Parco Culturale del Dolmen "Scusi" è un progetto di conservazione, valorizzazione e fruizione degli itinerari megalitici intorno all'omonimo dolmen, che consente di potenziare il volume attrattivo della campagna locale, particolarmente ricca di sedimenti e testimonianze megalitiche. Il Premio Teknè, processi di contestualizzazione dell'arte urbana, assegnato anche ai progettisti del Parco Culturale del Dolmen "Scusi"ed in ex aequo al Comune di Monteroni di Lecce, è stato organizzato dall'Osservatorio Urbanistico omonimo, ed è da considerarsi come un vero e proprio concorso di idee e proposte, dove il Comune di Calimera assegna all'opera pubblica giudicata più interessante e confacente ai canoni di contestualizzazione urbana, attraverso l'insindacabile giudizio di una commissione tecnica appositamente costituita, che si è pronunciata dopo aver visionato le clip dei ventuno progetti selezionati, ammessi in finale dopo un primo esame di circa cinquanta candidature. Il riconoscimento si è arricchito quest'anno della partecipazione di ben 49 Comuni della provincia di Lecce ed ha ottenuto il patrocinio di Regione Puglia, Provincia di Lecce, Università del Salente, Accademia di Belle Arti, Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce, Ordine degli Architetti, Ordine degli Ingegneri, Scuola Edile e Azienda di Promozione Turistica. Con il Parco del Dolmen "Scusi", Minervino di Lecce propone un circuito di percorsi di natura che possono accrescere il fascino di una terra ricca e spiritualmente profonda. Un itinerario che si configura come una vera e propria passeggiata del benessere tra ulivi plurisecolari e millenari, muretti a secco e viottoli di campagna. Un cammino della salute e del relax incorniciato da centinaia di blocchi di pietra argentati che richiamano la fisionomia del territorio in epoca pre-romana e pre-ellenica. Percorrere questo tragitto esclusivo non significa soltanto seguire gli odori e i colori di un pezzo spettacolare della campagna salentina, ma ancor più immergersi in un mondo misterioso e magico, quello della civiltà megalitica, di popolazioni remote che possiamo tentare di conoscere solo attraverso le poche sopravvivenze architettoniche appartenenti alla loro organizzazione sociale. Quest'architettura strategica sostiene la ferrea volontà di rappresentare su larga scala il patrimonio "particolare" da suggerire ad un godimento "generale" come nel caso del Comune di Minervino di Lecce che ha organizzato con cura, attenzione, rispetto e passione un percorso di fruizione turistico - culturale nell'area dove si erge da millenni il dolmen "Scusi", magnifica opera di fattura preistorica che contribuisce ad arricchire il tesoro di bellezze megalitiche che fanno di questo territorio uno dei più interessanti sul piano delle novità storico artistiche da comunicare all'esterno attraverso una capillare ed efficace attività di comunicazione e marketing. Posto in aperta campagna, sulla via che da Minervino di Lecce conduce ad Uggiano la Chiesa, il dolmen "Li Scusi " è uno dei monumenti preistorici più rappresentativi del territorio salentino. Il monumento preistorico è ubicato nel fondo Scusi, che in dialetto significa "scundere", in quanto il dolmen potrebbe essere stato utilizzato come nascondiglio. Il megalite è composto da una lastra di calcare non lavorata, di metri 3.80 x 2.50, poggiato ad un metro dal suolo su otto pilastri, dei quali solo uno è monolitico, mentre gli altri pilastri sono costituiti da pietre sovrapposte. Il lastrone presenta un foro del diametro di 20 centimetri, che lo attraversa da parte a parte. Non è certa la destinazione di questo monumento, anche se le ipotesi più accreditate sono quelle che vi vedono una funzione cultuale oppure funeraria. Con il Parco del Dolmen "Li Scusi " viene proposto un percorso fra la cultura e la natura, una passeggiata tra ulivi plurisecolari e millenari, muretti a secco e viottoli di campagna, che contribuisce ad accrescere il fascino di una terra ricca di profonda spiritualità. Percorrere questo tragitto esclusivo significa seguire i profumi e i colori di un fratto caratteristico della campagna salentina, immersi in un mondo misterioso e magico, quello della civiltà megalitica. Dolmen e menhir, infatti, sono esempi straordinari di una cultura ancestrale che, grazie a questo progetto, giunge fino ai giorni nostri.
articolo di Maurizio Antonazzo pubblicato su Progetto Salento nr.11
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