SPECCHIE
specchia CAPECE - San Michele Salentino

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specchia MURGA o MURICA - Corigliano d'Otranto

Eravamo alla ricerca della specchia Murga (Murica), abbiamo trovato un cumulo di pietre, ma sinceramente con ci sembrano costituire una specchia. Il De Giorgi nei suoi "Bozzetti" parlando della Murga la descrive come delle specchie più belle dell Salento. Anche per questo motivo ci convinciamo che il cumulo di pietre non possa essere la famosa Specchia Murga.
Probabilmente di questo monumento megalitico oggi non rimane più niente. Nemmeno i contadini della zona, conoscitori dei luoghi, riescono ad indicarci una probabile specchia,... eppure sembrano avere una certa età.
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SPECCHIA ARTANISI


La specchia è ricoperta da macchia mediterranea e alberi di carrubo ed è fiancheggiata da un muro a secco. E’ costituita da due tumuli di forma approssimativamente circolare. Il primo cumulo misura 40x25 metri circa. Sulla sommità di questo fu individuata nel 2004, in seguito allo sradicamento di un albero, una prima tomba. Il secondo tumulo, un po’ più grande (45x30 metri) risulta molto compromesso per la rimozione di pietrame e per l’impianto di alcuni alberi di ulivo. In questo tumulo sono state individuate altre tre tombe.
In queste tombe, alcune delle quali interessate da scavi clandestini, sono state trovati reperti dell’età del bronzo: ossa umane, un pugnaletto in bronzo, frammenti di vasi, una brocca e uno scodellone praticamente intatti. Le campagne di scavo sono del 2004 e 2008 a cura della Soprintendenza dei beni archeologici di Puglia. (v. sezione archeologia)
PIZZO - Gallipoli
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SPECCHIA DI GIUGGIANELLO
SPECCHIA LI MORI - MARTANO
detta anche Segla tu Demoniu


SPECCHIA DEL CORNO O DEL CORVO
aveva un diam. di 20 metri ed è stata demolita nel 1960 per utilizzarne le pietre per lavori stradali
diam. 24 m, altezza 5 metri
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SPECCHIA LI SPECCHI RACALE
La specchia si trova sul punto più alto della collina degli 'Specchi', posta fra Racale e il mare Ionio, e permette di godere una bellissima vista della costa, da Gallipoli alla marina di Alliste, e della pianura di Racale. Essa è costituita da un grande cumulo di pietre informi dalla forma semiconica e presenta sulla sommità i resti di un parapetto circolare. Sull'origine e la funzione di queste strutture sono state formulate molte ipotese. Alcuni studiosi le reputano tombe di capi, altri punti di osservazione privilegiati. Il nome deriva dal latino 'specula' (dal verbo speculor, cioè osservare intorno). La specchia in esame è una delle ultime ancora esistenti nel Salento, ma non è accessibile facilmente anche a causa della vegetazione che la ricopre.
A Salve erano presenti almeno tre specchie, probabilmente di epoca Neolitica.
Da tempo però, sono state rimosse e di esse, purtroppo, è rimasto ben poco: poche pietre, lontani ricordi e delle vecchie immagini in bianco e nero.
La più imponente era quella situata presso la Masseria "Cucuruzzi", più nota come "specchia dei Fersini"
Dolmen e specchie salvesi - SalveWeb.it
Un'altra si trovava nella macchia degli "Spriculìzzi", mentre l'ultima in ordine di tempo ad essere completamente distrutta è stata la specchia "Cantoro".Dolmen e specchie salvesi - SalveWeb.it
da inserire

da inserire
Il megalite si erge sulla Serra di Montaldo, fuori dal centro abitato di
Botrugno.
Si eleva dal suolo metri 3,72; ha una base circolare di metri 30 di
diametro. È costruito con massi informi di calcare compatto-sabbioso
tipico del luogo.
Il megalite è ubicato fuori dal centro abitato di Botrugno. Si trova in un pessimo stato di conservazione. È poco fruibile per le cattive condizioni del terreno circostante
Detta anche "Segla tu demoniu", è situata a ridosso della strada provinciale Martano-Caprarica, 500 metri c.a dopo il cimitero, sul ciglio di faglia della Serra di Martignano. A base circolare di 30 metri c.a, fu postazione di avvistamento in epoca mediavele, ma non si esclude che si tratti di un monumento funerario protostorico.
Detta anche "Segla tu demoniu",
è situata a ridosso della strada provinciale Martano-Caprarica, 500
metri c.a dopo il cimitero, sul ciglio di faglia della Serra di
Martignano. Ha base circolare di 30 metri c.a di diametro e domina a est
una vasta pianura di oliveti che giunge fino alla costa idruntina. Nelle
giornate serene di tramontana vi si possono scorgere nitidamente il
mare, le navi di passaggio e sullo sfondo le montagne dell'Albania. Fu
postazione di avvistamento in epoca medievale, ma non si esclude che si
tratti di un monumento funerario protostorico.
Grandi cumuli di pietre informi alti fino a dieci metri, a base
circolare con sviluppo a forma conica, le specchie sorgono generalmente
in cima alle alture salentine o nel mezzo di altipiani prossimi al mare.
Per alcuni paleontologi rappresentano i ruderi di antiche e gigantesche
abitazioni, come i nuraghi sardi o i trulli della provincia di Lecce,
per altri sono i resti di sistemi difensivi elevati dall'uomo primitivo,
per altri infine sono tumuli funerari, simili a quelli descritti da
Omero e Plinio. Ricerche condotte fin dal 1941 dalla Soprintendenza alle
Antichità della Puglia ne distinguono due tipi: le grandi, visibili
solo nel Salento, e le piccole, che appaiono in tutta la Japigia e hanno
carattere prettamente funerario e risalgono alla prima età del ferro.
La specchia dell'Alto è situata nelle vicinanze della cappella dedicata alla Madonna dell'Alto, sul punto più alto della serra omonima, all'intrno di una pineta. Si tratta di un imponente cumulo di pietre dalle incerte e oscure funzioni. Per alcuni studiosi le specchie sono da considerarsi vere e proprie torri di avvistamento, data la loro configurazione e posizione altimetrica; per altri, invece, sono dei tumuli funerari, tanto più alti e grandi quanto più erano importanti le persone sulle cui spoglie venivano eretti. L'esperienza, però, ha dimostrato che spesso al di sotto di quei cumuli di pietre, dopo attenti lavori di scavo, non è stato trovato niente, lasciando delusi tutti coloro che speravano in chissà quali tesori nascosti. La specchia dell'Alto è in uno stato di conservazione discreto ed è fruibile.
Questa specchia non si trova nel sito originale, infatti è stata completamente smontata e spostata di qualche decina di metri per far posto alla costruzione di un ospizio, ora in stato di abbandono.

MOTTA TORRICELLA - SUPERSANO
foto
Angelo Puscio
Specchia Torricella, più volte citata da studiosi locali ( De Giorgi ) come
monumento di interesse archeologico, ma variamente datato, consiste in un
terrapieno circolare artificiale, con tracce di una torre sulla sommità.
Recenti ricerche dell'Università degli Studi di Lecce ( Insegnamento di
Archeologia Medievale ) hanno dimostrato che si tratta di una Motta di età
Normanna, presumibilmente databile alla fase di conquista del territorio nel
corso dell'XI secolo. Si erge in un'area già frequentata in età classica,
sebbene i vari reperti visibili in superficie si riferiscono al periodo di
frequentazione della Motta, che pare sia continuato sino al XIV
secolo.Attualmente sono visibili nella parte superiore della Motta le fondazioni
della torre e, disseminati sul terreno, abbondanti frammenti di ceramica
medievale.
La Motta è un tipo di monumento raramente attestato nell'Italia Meridionale, al
di fuori dei riferimenti nelle fonti documentarie.Nel Salento molte altre motte
dovevano esistere, ma sono state distrutte.
Un Casale Torricella è attestato in un documento del 1464, mentre il feudo
Torricella figurava in un atto del 1641.
tratto da www.comune.supersano.le.it
I normanni giunsero in Puglia e, in generale, nell'Italia Meridionale, intorno all'anno Mille. Si trattava di popolazioni nordiche che avevano da appena cento anni conquistato quella regione settentrionale della Francia che da essi prese il nome: la Normandia.
In poco tempo le bande normanne presero il controllo del meridione italiano, togliendolo ai longobardi e, nel caso della Puglia e del Salento, ai Bizantini. La loro tecnica di conquista era semplice: una o più bande si fermavano nelle campagne impedendo che esse fornissero il necessario sostegno alle città. Affamando le città, si assicuravano il controllo del territorio circostante.
Per fare questo, dovevano essere in grado di costruire in breve tempo delle adeguate fortificazioni: le motte. La motta normanna non è altro che una collinetta artificiale, circondata da un fossato. Il materiale estratto dal fossato di protezione era indispensabile per innalzare la collina. Sulla collina veniva costruita una torre in legno di uno o, al massimo, due piani, destinata a dimora del signore; una prima palizzata proteggeva la torre e la sommità della motta; una seconda palizzata, innalzata immediatamente all'interno del fossato, proteggeva il cortile esterno della motta. In questo modo si veniva a creare una semplice ma efficace fortificazione.
Le motte erano sconosciute nell'Italia meridionale prima dell'arrivo dei normanni; attualmente, in Puglia, ne esistono solo due riconosciute: la motta di Vaccarizza, vicino Troia, in provincia di Foggia e la Motta di Torricella, in agro di Supersano, lungo la strada che da Torrepaduli (frazione di Ruffano), porta a Surano.
Trovare questo antico monumento, fortunatamente, non è difficile ed il fatto che è proprio vicino alla strada aiuta moltissimo. Basta un rapido sguardo a Google Earth che ci permette di individuarlo alle coordinate geografiche di 40,002832 gradi di latitudine nord e 18.299543 gradi di longitudine est. In pratica, sono solo 4 km e mezzo dall'uscita di Ruffano, prendendo la strada provinciale che conduce a Surano.
La motta è a destra della strada, nascosta tra gli ulivi. Oggi, sembra una semplice collinetta, alla cui sommità, al posto della casa dell'antico signore normanno, c'è un grande ulivo secolare; una strada serpeggia tra i campi coltivati, seguendo, probabilmente, il percorso dell'antico recinto.
Al tempo dei normanni, mille anni fa, questi luoghi erano probabilmente molto diversi. Per costruire la motta c'era bisogno di tanto legname: qui c'era il grandissimo Bosco di Belvedere, che copriva un'area enorme, nel cuore del Salento meridionale, e la motta era ai margini del bosco, forse ad indicare il principio di quello sfruttamento agricolo che, con il volgere dei secoli, avrebbe portato alla scomparsa di questa antica foresta.
In verità, passeggiando ai margini della motta è possibile vedere ancora alcuni lecci e qualche quercia vallonea, probabili discendenti del Bosco di Belvedere. Lungo le pareti, coperti dall'edera, gli enormi massi che formano i fianchi della collina artificiale.
La collina è poco più alta degli alberi d'ulivo circostanti ma, complice il territorio pianeggiante, si scorge un bel panorama tutt'intorno che permette allo sguardo di rincorrere le serre ed i paesi vicini.
Il suolo è disseminato di cocci, nei quali è possibile riconoscere pezzi di vasellame e, soprattutto, di tegole; non è possibile datarli con precisione ma impasto e forme ne suggerirebbero un'origine medioevale; antichi documenti rinascimentali recano notizie di un Casale di Torricella e di un feudo con lo stesso nome. Di entrambi, comunque, oggi si è persa qualsiasi traccia.
La specchia è costituita di blocchi
informi di calcare compatto. Essa comunica visualmente con quella di
Santa Teresa del Territorio di Taurisano e con quella della Madonna
della Serra di Ruffano.
Ubicata in località San Sidero, la piccola specchia megalitica ha forma esagonale irregolare; sulla base, realizzata con enormi massi, si innalza un cumulo di pietre di medie dimensioni. Ha una orientazione N-S, con lunghezza massima di 8 metri e larghezza di circa 5 metri. L'interno potrebbe ancora conservare i resti ed il corredo del defunto.
La risorsa è in una zona interna alla strada provinciale Copertino-Nardò. La specchia San vito è costituita da un' altura del terreno dalla quale è possibile osservare la piana dei comuni vicini di Nardò, Leverano, sino alla marina ad Occidente. Era ritenuta un ottimo osservatorio, nonchè mezzo di difesa naturale in caso d'invasioni nemiche. Queste postazioni salvarono Copertino da Goti, Longobardi, Saraceni e lo resero un luogo sicuro.
SPECCHIA CAMBRO' COPERTINO
Specchia Cambro è posta in località Cambrò: si accede percorrendo via Pappo, via vicinale interna a via
Casole.
Questa specchia è anche detta Specchia Normanda poichè era il sito di
postazioni militari normanne. E' un'altura del terreno da cui è
possibile osservare le pianure dei comuni vicini di Soleto, Galatina e
la piana a Sud e a Sud-Est di Copertino. La sua posizione rese Copertino
un luogo sicuro da invasioni di Goti, Longobardi o Saraceni. La specchia
è nell'antico feudo di Cambrò, proprietà nel 1300 di Gualtiero di
Brienne e dopo di Alfonso Castriota. Forse quest' ultimo fece costruire
al posto della specchia la masseria a torre su tre piani, ancora intatta
in tutta la sua imponenza. Nelle vicinanze c'è un grande frantoio
ipogeo scavato nella roccia. Un poco lontano, tra le masserie Ogliastro
e La Cornula, sono state recentemente scoperte delle tombe. La necropoli
è in una piana che veniva utilizzata per il pascolo.
La specchia si innalza sull' orlo dell' altipiano che taglia il vertice della Serra di Ruffano, presso la chiesa della Madonna della Serra. Essa si innalza per 8 metri sul piano della collina ed è interamente formata da massi informi di calcare compatto.
SPECCHIA DI SCIUPPANO ALLISTE
vicino a specchia dell'alto
La specchia di Sciuppano si presenta ben tenuta, con una circonferenza di base di oltre 50 m ed un'altezza che va dai 4 ai 5 m. Restano incerte e oscure le finalità di queste costruzioni. Per alcuni studiosi si tratta di vere e proprie torri di avvistamento, data la loro configurazione e posizione altimetrica; per altri, invece, sono dei tumuli funerari, tanto più alti e grandi quanto più erano importanti le persone sulle cui spoglie venivano eretti. L'esperienza, però, ha dimostrato che spesso al di sotto di quei cumuli di pietre, dopo attenti lavori di scavo, non è stato trovato niente, lasciando delusi tutti coloro che speravano in chissà quali tesori nascosti.
foto di
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foto
Angelo Puscio
Specchia Silva rappresenta l'unica
superstite delle specchie del territorio di Taurisano (le altre sei sono
andate completamente distrutte nel tempo). La stessa sebbene ridotta a
un terzo della consistenza originaria, sul finire dell'800 aveva una
base circolare del diametro di 35 metri.
Si sollevava dal suolo come un cono dal vertice smussato per un'altezza
di oltre 20 metri e terminava in cima in forma mammellonata. E'
costituita da pietre informi di calcare compatto, di medie e piccole
dimensioni mentre le pietre più grandi (che fungevano da rivestimento)
sono state usate dagli abitanti locali per costruire fornaci di calce.
Specchia Silva, come le altre in passato presenti nel territorio delle
serre salentine, aveva funzione di vedetta, di difesa contro eventuali
assalitori o rappresentava il sepolcro di eroi e capitribù. Essendo
molto alta era un punto nevralgico di comunicazioni con le altre
specchie di altri villaggi (di età preistorica o protostorica).
Presenze dunque, sin dall'età neolitica, nei punti più alti del
territorio di Taurisano di genti che, da quei luoghi sassosi e privi di
risorgive, in seguito si spinsero verso l'avvallamento carsico (in età
messapica o romana) verso il solco imbrifero piano e verdeggiante, ricco
di falde (le zone attorno all'attuale piazza Castello e Libertà).
La specchia Silva è ubicata al di
fuori del paese di Ruffano. Sorge in mezzo ad un folto uliveto e sopra
ad un altipiano elevato 171 metri sul livello del mare. Ha forma conica
con l' apice a punta; la base è perfettamente circolare. E' interamente
costituita di pietre informi di calcare compatto, la maggior parte di
grandi dimensioni, mentre il sottosuolo è formato di sabbioni calcarei
tufacei.